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Cinecittà non è stata costruita in un giorno

di Letizia Spettoli

Stefano Malatesta
Quando Roma era un paradiso
Collana: Storie Skira
Skira, 2015
pp. 138, 15 €

romaCy Twombly definì il periodo del secondo dopoguerra «Quando Roma era un paradiso». All’insegna di un’atmosfera nostalgica, ma non melensa, Stefano Malatesta racconta di quell’età dell’oro (placcato) in Quando Roma era un paradiso, edito da Skira nel 2015. Giornalista e grande viaggiatore, nato a Roma nel 1940, Malatesta era un ragazzino quando l’Urbe, dopo essere stata liberata dagli “Amerikani”, rinasceva, scrollandosi di dosso le ceneri del fascismo. Perfino Parigi ci impiega più tempo a riprendersi. La città viene descritta come un luogo mitico in cui, sembra, non era difficile vedere Luchino Visconti rendere omaggio al papa in piazza San Pietro alla fine della guerra o Clark Gable che andava a farsi fare le camicie in via Condotti.

Malatesta racconta di come gli americani abbiano invaso Roma, non con i soldati, ma con i cineasti e di come Quo vadis? abbia dato il là per l’inesauribile produzione di film hollywoodiani a Cinecittà.

Erano gli anni in cui nascevano espressioni come “vitelloni”, “l’arte di arrangiarsi” e “paraculi”, di cui viene spiegata la bizzarra etimologia. Ostia, Trastevere, le trattorie, tutto contribuisce a creare un caleidoscopio di ricordi di qualcuno che di quegli anni era un attento osservatore, adolescente, che sognava l’America, che andava al cinema a vedere i kolossal in costume più e più volte, che saltava sui motorini dei paparazzi per andare a scovare il gossip.

Nella seconda metà del volume Malatesta ci porta a visitare una galleria di realistici ritratti di intellettuali, artisti e falsari che vivevano a Roma. Personaggi che pur non avendoli conosciuti personalmente, con le parole di Malatesta, sembra di aver saputo tutto di loro da sempre, come si sa tutto dei ragazzi popolari a scuola, anche se non vi hanno mai presentati.

Quello che lo scrittore cerca di fare, riuscendoci a mio parere, è di raccontare la storia vera dell’Urbe degli anni ’50 e ’60. Non la storia della politica, ma la storia di persone raccontate vividamente, che andavano in trattoria, che nella vita si arrangiavano e che provavano a sbarcare il lunario in un clima culturale di dimentico – a volte incosciente – ottimismo. «La Roma di oggi» dice Malatesta «sembra così lontana da quella di ieri, così diversa da far pensare che quella che abbiamo conosciuto […] era una Roma inventata».

Fonte foto: http://www.sololibri.net/Quando-Roma-era-un-paradiso.html

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