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Interviste

Da vent’anni al servizio degli autori: intervista a Piergiorgio Nicolazzini – PNLA

Rappresentano autrici e autori presso le case editrici, si occupano dei diritti primari, riguardanti il contratto di edizione, ma anche dei diritti secondari, quindi delle traduzioni dell’opera, degli adattamenti per il cinema o per il teatro, e di molto altro ancora. Le Agenzie letterarie furono introdotte in Italia da Erich Linder, che per anni nella seconda metà del Novecento ha avuto il quasi totale monopolio del settore. Oggi sono sempre più numerose e rappresentano una parte importante della filiera editoriale. La Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency (PNLA) è nata nel 2000 e rappresenta, tra gli altri, autori del calibro di Giorgio Fontana e Marco Balzano, entrambi vincitori del Premio Campiello, oltre a gestire i diritti sulle opere di Giorgio Faletti e Gianni Rodari.

di: Emma Bernardi / Master Editoria 2020

Piergiorgio Nicolazzini mi ha gentilmente dato la sua disponibilità per rispondere a un’intervista, e per prima cosa gli ho chiesto di aiutarmi a definire meglio la figura dell’Agente letterario.

Piergiorgio Nicolazzini: Un agente letterario, secondo la definizione più semplice, riceve un mandato per rappresentare autori. L’agente stabilisce con essi un rapporto di fiducia, allo scopo di costruire il percorso che entrambi ritengono il più proficuo possibile. Questo vuol dire non solo portare i testi alla pubblicazione, ma anche fare in modo che tutti i diritti connessi all’opera d’ingegno siano sfruttati al meglio. Dal punto di vista pratico, l’attività principale dell’agente consiste nel negoziare diritti, ma è un’attività che nel migliore dei casi può cambiare la vita dei nostri autori.

Emma Bernardi: Potrebbe indicare tre qualità necessarie secondo lei in un Agente letterario?

P.N.: Sicuramente è importante la capacità di stabilire un rapporto fiduciario con l’autore. Uno spirito di servizio, nel senso migliore del termine, è alla base del lavoro dell’agente, ed è attraverso di esso che si può costruire un buon rapporto di fiducia con l’autore. In secondo luogo, è necessaria la capacità di individuare con precisione degli obiettivi. E infine, è necessario essere attivi, come dice il termine stesso “agente”, ovvero bisogna saper mettere in campo un’attività dinamica per raggiungere gli obiettivi individuati.

E.B.: Dal punto di vista formativo, come si diventa agenti letterari?

P.N.: Ad oggi in Italia non esiste un percorso istituzionale, come un corso universitario o un master, come del resto non esiste un percorso ufficiale per diventare autori. Esistono tuttavia percorsi dedicati all’editoria, che possono introdurre alla professione di agente letterario. Il requisito fondamentale è comunque quello di conoscere approfonditamente il mercato editoriale, possibilmente avendo lavorato al suo interno e avendo alle spalle studi in campo umanistico.

E.B.: E infatti, prima di fondare PNLA, Piergiorgio Nicolazzini lavorava già in ambito editoriale. Com’è stato passare dall’altra parte della produzione libraria?

P.N.: Creare PNLA fu il risultato di una scelta. Vent’anni fa ho capito che l’attività di agente letterario mi avrebbe permesso, rispetto al lavoro editoriale, di avere un maggiore impatto sul destino degli autori, e di essere parte integrante del loro percorso. Ancora oggi sono convinto di aver fatto un’ottima scelta.

E.B.: Venendo all’attualità, in questi mesi l’editoria ha subito un duro colpo a causa della chiusura delle librerie dovuta al Covid-19. Come è stato vissuto questo momento in PNLA?

P.N.: Anche noi come molti abbiamo dovuto attivare una procedura di lavoro a distanza. Anche se non è avvenuto senza difficoltà, riconosco che questa modalità di lavoro in alcuni casi ha portato con sé un arricchimento, ha permesso di organizzare alcuni scambi in maniera efficace e ha reso più pratici gli incontri. Di contro si è persa la presenza fisica, che rimane sempre molto importante. Poi naturalmente la nostra attività, come quella degli editori, ha subito un certo contraccolpo dovuto all’interruzione dei canali di vendita e del rapporto con i lettori. Nel caso specifico di PNLA però siamo riusciti a portare avanti l’attività quasi normalmente, senza dover ricorrere alla cassa integrazione, e questo è un buon risultato anche se per fare un bilancio complessivo bisognerà aspettare la fine dell’anno.

E.B.: Mentre quali sono state le principali difficoltà manifestate dai vostri autori?

P.N.: Abbiamo cercato di restare il più possibile vicino ai nostri autori durante il lockdown, e in questo modo abbiamo osservato che non tutti hanno reagito allo stesso modo. C’è chi ha vissuto la fase di emergenza con grande difficoltà e ha subito una sorta di blocco psicologico nei confronti della scrittura. Altri hanno invece approfittato delle condizioni di isolamento forzato per aumentare la produttività, completando la stesura di opere in progress e sviluppando nuove idee e progetti.

E.B.: Se dovesse cambiare un aspetto della sua professione, quale sarebbe?

P.N.: Sono molto soddisfatto del mio lavoro, che ogni giorno mi porta nuovi stimoli e mi appassiona come quando avevo cominciato. Se proprio devo rispondere a questa domanda, direi che mi sarebbe piaciuto provare a svolgerlo anche all’interno di un mercato più grande rispetto a quello italiano, per esempio quello anglosassone.

E.B.: Dopo più di vent’anni che lavora con i libri, ama ancora leggere?

P.N.: Sì! Leggere è un’attività essenziale del mio lavoro e continua a essere un grande piacere, soprattutto quando si tratta della nuova opera molto attesa di un nostro autore. Ma anche se rimane poco tempo per leggere al di fuori del lavoro, riscoprire un classico o coltivare i propri autori preferiti è sempre un momento di gioia.

E.B.: Qual è il difetto che la spinge più spesso a rifiutare un manoscritto?

P.N.: Per la maggior parte del tempo lavoro con autori che sono già miei clienti, e in quel caso non si tratta di accettare o rifiutare un manoscritto, ma di coglierne le potenzialità. Invece quando arrivano nuove proposte, un fattore che spesso mi porta a rifiutarle è l’incapacità dell’autore di presentare la propria opera, e di illustrare adeguatamente le motivazioni alla base del suo lavoro. Per quanto riguarda il testo, è fondamentale che riesca a coinvolgere il lettore in modo forte in tutti i suoi aspetti: contenuti, ritmo, struttura, ma soprattutto la voce.

E.B.: Per finire, ci vorrebbe raccontare una sua recente soddisfazione?

P.N.: Di soddisfazione ce n’è più d’una, senza dubbio. Quella che in questo momento mi sento di raccontare anche se si realizzerà nel giro di alcuni mesi, è di essere riuscito a portare un autore molto importante della nostra tradizione letteraria come Gianni Rodari alla pubblicazione in un Meridiano Mondadori. Oggi tendiamo a considerare Rodari un grande scrittore per l’infanzia, ma io credo sia molto più di questo, e averlo portato nella più prestigiosa collana di classici è per me motivo di enorme soddisfazione.