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È ancora Tempo di Libri?

Cambia la sede, cambiano le date e Tempo di Libri registra il doppio delle presenze dello scorso anno: la II edizione ha capito cosa fare per crescere.
A pochi giorni dalla chiusura, facciamo il punto su come è andata.

Dall’8 al 12 febbraio l’editoria si è riunita a Milano per Tempo di Libri, la Fiera Internazionale dell’editoria organizzata dall’AIE. Cinque i temi di questa edizione, uno per giornata: donne, ribellione, Milano, libri e immagine, mondo digitale.

I due padiglioni della Fieramilanocity sono stati preparati con cura per non tralasciare nessun aspetto e per dare ai visitatori, dai più esperti ai piccoli curiosi, una visione a 360° sull’editoria. Dalla narrativa alla saggistica, dagli illustrati per bambini ai laboratori sulla carta, tutto era in funzione di attirare un pubblico vasto e variegato. Un obiettivo che alla fine della manifestazione è  stato raggiunto: circa 97.000 i biglietti venduti online e all’ingresso.

Oltre agli stand degli editori, gli spazi della Rai, del Corriere della Sera e di Robinson hanno aperto le porte a realtà che spaziavano dal mondo dello spettacolo a quello dello sport, fino ad arrivare ad accogliere ospiti come Oliviero Toscani, icona della fotografia, e Roberto Bolle, ballerino della Scala. Nomi che non avrebbero nemmeno bisogno di una presentazione e che, proprio per questo, hanno visto una folla davvero numerosa presentarsi ai loro incontri.

Interessante anche il percorso “Da Gutenberg a Zuckerberg”, allestito al Padiglione 4, che seguiva lo sviluppo della stampa e dei testi  dalla loro nascita fino ad oggi. L’iter della produzione fisica di un libro poteva essere osservato da vicino grazie alla presenza di macchinari d’epoca che simulavano tutte le fasi che realmente venivano eseguite per realizzare un volume prima dell’arrivo dei pc.

Ma cosa ha riscosso più successo?

Sicuramente l’attrattiva di quest’anno è stata la quantità di incontri a cui poter partecipare e, di conseguenza, quella di autori ed esperti del settore da poter ascoltare. John Grisham, Alessandro D’Avenia, Licia Troisi, Gianrico Carofiglio, Marco Missiroli, Massimo Recalcati: questi alcuni dei  nomi che hanno visto le sale riempirsi dopo lunghe code all’entrata.

Gli interrogativi che sono stati posti durante queste cinque giornate sono tutti legati alla crisi del mercato editoriale e alla figura dello scrittore. Alcuni ospiti hanno voluto dire la loro su questi temi. Donato Carrisi, ad esempio, ci ha scherzato su ricordando come, agli esordi, i suoi parenti volessero sapere quale fosse il suo vero mestiere e come, al momento del rinnovo della carta d’identità, si sentisse quasi in imbarazzo a riempire lo spazio “occupazione” con la parola scrittore. Anche Luigi Spagnol partecipa a questa discussione e non le manda a dire all’editoria truffaldina, avvertendoci di insospettirsi se l’editore a cui proponiamo il nostro lavoro non ci offre il caffè: è segno che tantomeno ci offrirà un contratto.

Piccoli scorci condivisi da parte di chi sa muoversi, e sa muoversi bene, nel settore. Piccoli aneddoti che ci danno un’idea molto più ampia di come funzionano le cose dentro e come vengono viste fuori.

Vale la pena poi segnalare la parole di Silvia Truzzi, giornalista del Fatto Quotidiano e autrice del romanzo Fai piano quando torni, che durante uno dei convegni ha lasciato un consiglio a chi vuole intraprendere la carriera dello scrittore, rivelando che una delle chiavi del successo è allenare la fantasia.

Ecco, Tempo di Libri ci ha dato modo di farlo e di capire che dovrebbe essere sempre tempo di libri (forse un po’ meno di fiere).

 

di Benedetta Rovardi

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