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Hunger Games
Recensioni

Hunger Games – Ballata dell’usignolo e del serpente | Recensione

Dopo dieci anni di lunga attesa, Suzanne Collins ritorna con un prequel della sua fortunata serie distopica Hunger Games. Uscito in contemporanea mondiale il 19 maggio, che per noi ha coinciso con la tanta attesa libertà di tornare in libreria, il romanzo ci riporta a Panem, sessantaquattro anni prima degli eventi della trilogia.

La copertina

Su uno sfondo verde scuro e nero, l’attenzione si concentra immediatamente sull’usignolo dorato, posto al centro della copertina, e al serpente avvoltolato sullo stesso ramo. Quest’ultimo rappresenta Coriolanus Snow, il famigerato futuro Presidente di Panem, infatti l’associazione tra Snow e il serpente è ancora ben viva nella memoria del lettore affezionato.

Ma i rimandi alla trilogia non si limitano a questo: in evidenza sia per la grandezza del carattere sia per il colore dorato è la scritta Hunger Games, rispetto al titolo dell’opera, bianco e molto più piccolo; il ramo che sostiene i due animali forma una circonferenza, che ricorda il famoso simbolo della Ghiandaia Imitatrice.

La trama

È la mattina della Mietitura dei decimi Hunger Games. Coriolanus Snow, all’epoca diciottenne studente all’Accademia di Capitol City, deve risollevare le sorti della famiglia vincendo i Giochi: non come tributo, ma come mentore. Ma la fortuna non è a suo favore: gli viene assegnata la ragazza del distretto 12, da tutti considerato il più debole.
Suzanne Collins ci presenta un Presidente Snow non ancora crudele come l’abbiamo conosciuto la prima volta, ma neanche troppo lontano dall’esserlo. In parte apparentemente giustificato dall’essere nato e cresciuto a Capitol City, in realtà ci viene mostrato in lotta tra la sua ambizione e il suo orgoglio di essere uno Snow, rappresentati dalla “signoranonna”, e il non assecondarle per seguire la parte migliore di sé, rappresentata da sua cugina Tigris.

Gli Hunger Games a cui deve partecipare come mentore mettono in mostra questa sua divisione: da un lato, l’amico Seianus, ex abitante del distretto 2, ora a Capitol City grazie alla fortuna del padre dopo la guerra, che evidenzia l’aspetto barbarico dei Giochi come punizione per i distretti; dall’altro la dottoressa Gaul che induce Coriolanus a riconoscere nei Giochi non soltanto una punizione, portandolo anche a ristrutturarli.

L’autrice non riesce, però, a fare uno studio psicologico del personaggio molto approfondito: non sempre c’è coerenza tra i vari passaggi dello sviluppo di Coriolanus. Questo non le impedisce di creare una storia appassionante e di rivelare alcuni dettagli della vita di Snow che permettono di vedere sotto un’altra luce il suo comportamento di sessantaquattro anni dopo.

Considerazioni finali

La lettura di questo prequel non è scorrevole quanto quella della trilogia: la scrittura è meno concisa, si sofferma di più sulla descrizione dei luoghi, ma soprattutto su i pensieri di Coriolanus Snow. Rimane, comunque, uno stile di scrittura semplice, che senza troppi giri di parole consegna il messaggio al lettore. Lettore che, nonostante il marketing, non è più il giovane adulto, ma l’adulto giovane.

Anna Balliana