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Strada per lo Strega 2019

Il mio dolore tuo – Strada per lo Strega

Nella mini-prefazione alla nuova, pregiata edizione Bompiani dello Straniero, Saviano afferma che Camus è riuscito nell’impresa impossibile di descrivere l’esistenza come qualcosa che accade. Da questa considerazione sorgerebbe il carattere refrattario di Mersault, il suo lasciarsi scivolare addosso gli eventi come pioggia, come acqua che prima o poi il sole asciugherà.

Per quanto limite, il caso del protagonista di Camus incarna una disposizione d’animo piuttosto comune, una salda resistenza ai traumi della vita, una ferrea volontà di non affrontare la tristezza, che appartiene a ciascuno di noi. Ognuno possiede il suo personale fantasma, una presenza cupa ed inquietante che non è stata elaborata, un ricordo incandescente che non è possibile comprimere in un cassetto. Ognuno attraversa la propria quotidianità con addosso il segno di un dolore al quale è, in qualche modo, sopravvissuto.

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Nadia Terranova dedica appunto il suo secondo romanzo, Addio fantasmi, a tutti i sopravvissuti, a chi ha costruito un fantasma e non riesce a liberarsene. La storia di Ida Liquidara si snoda attraverso tre sezioni, il nome, il corpo e la voce, e racconta con uno stile caldo e intimo l’edificazione e lo smantellamento di un trauma.

Il padre di Ida scompare nel nulla quando lei ha solo tredici anni, scavando una voragine nella parte di famiglia che resta. Ida e la madre abitano la loro casa di Messina come due reiette, senza menzionare l’assenza del padre, calpestandone i bordi senza mai affondare nella profonda verità di quel gesto. Neppure la fuga a Roma, il matrimonio, un lavoro gratificante possono lenire quel dolore e così quando Ida, venti anni dopo, è costretta a tornare nella casa della sua infanzia, si trova a fare i conti con quel vuoto.

Attraverso ricordi e interludi onirici il libro attraversa tutta la vita di Ida, dall’infanzia dorata con un padre giocondo alle turbolenze dell’adolescenza e i primi amori, fino ad arrivare al confronto con il passato lasciato dietro sé. Si corre il rischio, raccontando una storia come questa, di scadere nel sentimentalismo, nel facile piagnisteo. La Terranova però schiva con eleganza l’ostacolo, portando progressivamente al centro della storia non il dolore della protagonista, ma degli altri. Torniamo così a quella dedica, ai sopravvissuti, che guarda agli altri, che pone il libro come un dono, un vettore dall’io verso gli altri.

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Compassione è una parola che si confonde a volte con pietà. Ed invece ha un valore forte, molto meno religioso di quel che si penserebbe. La compassione ha a che fare con l’identità, con lo straziante riconoscimento del proprio sé nel patire di un altro. Per quanto sia contro intuitivo, la gamba che manca allo zoppo è la mia gamba e quando questa consapevolezza mi colpisce, lo stesso dolore mi attraversa e io desidero essere la sua stampella. Questa maledizione che piomba dall’alto e appiana ogni differenza, è quello che cerca Ida. Via via che la storia si dipana il romanzo assume sempre più la forma di un memoriale interiore, raccolto, di una storia privata. Ma alla fine solo il riconoscimento di un dolore altro, che non le appartiene, permetterà ad Ida di riscattarsi.

Perché questa è la storia, in definitiva, di una ricerca. Perché la scomparsa del padre, la sua assenza, è anche l’assenza di un punto di vista alternativo, di una negazione all’interno del discorso. L’esistenza sghemba che conduce Ida allo scoccare dei suoi trent’anni è figlia di questa visione monolitica del mondo, forzatamente unilaterale. Le sue esperienze adolescenziali sono segnate da un’ingenuità arrogante, che pretende di sapersi da sola, e così quest’ombra di ragazza geme e si dibatte per il mondo sconosciuto senza un’autorità a cui ribellarsi. Tra una madre inerte e un padre scomparso quel che davvero manca è un contrasto, e il rapporto con il marito pare più un rifugio che una risposta. La sua risposta la troverà nel dolore di un ragazzo che la costringe, inevitabilmente, a ridimensionare il suo. Il fantasma che credeva personale, appartiene a tutti.

Non è facile riuscire a veicolare un libro sottile come questo Addio fantasmi della Terranova. La campagna di comunicazione si è incentrata in particolar modo sui contributi di Annie Ernaux – interviste, recensioni – che da grande estimatrice del romanzo ha contribuito ad accreditarne il valore.

La cornice editoriale si distingue in particolar modo per il progetto grafico, sempre di alta qualità, a cura di Riccardo Falcinelli, che rende il prodotto di Nadia Terranova riconoscibile e lo riconduce con semplicità alla collana di cui fa parte. Una menzione speciale per la copertina, particolarmente azzeccata, che riesce ad immergerci subito nell’atmosfera del romanzo, con il muro crepato sullo sfondo e la valigia che sembra non volersi chiudere sotto il peso della ragazza inquieta in primo piano.

Il secondo libro Einaudi tra i dodici candidati al premio Strega si presenta dunque come il perfetto opposto del suo comprimario, quel Fedeltà da mesi sulla bocca di tutti e che molti danno già come trionfatore a Villa Giulia. Ma il libro della Terranova non teme confronti e trainato da una collana come “Stile Libero”, atipica nell’universo einaudiano e considerabile quasi come un oggetto estraneo alla casa madre, si candida come grande outsider della competizione.

Luca Biondo

Nella puntata precedente: http://www.mastereditoria.it/ilblog/lux-la-marangoni-e-la-nuova-luce-strada-strega/