Recensioni

Il ritorno dell’esplosiva tribù Malaussène

 

 

 

 

 

 

 

 

Il caso Malaussène. Mi hanno mentito

Daniel Pennac

Feltrinelli, pp. 288

18,50 €

 

di Flavia Scotti

 

“Io sottoscritto Benjamin Malaussène vi sfido, oggi, chiunque voi siate, ovunque vi nascondiate, quale che sia il vostro grado di indifferenza alle cose di questo mondo, a ignorare l’ultima notizia appena uscita, la notizia che farà discutere la Francia e crepitare i social.”

Sono queste le prime parole pronunciate da Benjamin nel nuovo poliziesco di Daniel Pennac, in cui ritroviamo, 18 anni dopo, la mitica famiglia Malaussène. Finalmente per Benjamin la vita scorre tranquilla, gli ultimi bambini della famiglia, È un angelo, Maracuja e Signor Malaussène, sono ormai cresciuti e viaggiano per il mondo facendo volontariato nelle ONG. Insieme a Julie, ha lasciato il trambusto di Belleville, rifugiandosi nella pace e nella solitudine del Vercors, con il compito di proteggere lo scrittore misantropo Alceste, nuova miniera d’oro delle Edizioni del Taglione. Il suddetto Alceste, ossessionato dalla ricerca della “Verità vera”, dopo la pubblicazione del caso editoriale Mi hanno mentito, in cui smaschera le menzogne raccontategli per anni dai genitori, scampa per miracolo all’aggressione dei fratelli e ha bisogno di protezione per poter scrivere il seguito. Nonostante gli sforzi di Malaussène per rimanere fuori dal mondo, la caotica assurdità della realtà lo insegue anche nella quiete assoluta del Vercors: giunge fin lì la notizia del rapimento di Georges Lapietà, istrionico uomo d’affari dalla dubbia moralità. I rapitori hanno chiesto un curioso riscatto: ventidue milioni ottocentosettemiladuecentoquattro euro, da consegnare sulla scalinata di Notre Dame all’integerrimo reverendo Courson de Loir, una montagna d’uomo tatuato con giubbotto di pelle, che sembra uscito da un raduno di motociclisti. Benjamin, da bravo capro espiatorio, immancabilmente verrà coinvolto nella vicenda.

Questi gli avvenimenti intorno a cui ruota l’universo di incredibili personaggi (un vero universo se si pensa che il libro si apre, teatralmente, con un repertorio sterminato di “attori”) che navigano nel caos degli eventi, nello spasmodico tentativo di raccapezzarsi in una realtà dominata principalmente dal caso, inserito a pieno titolo nel novero dei personaggi. Non è infatti Benjamin il vero protagonista del libro, bensì la coralità, in una realtà in cui la nostalgia dei bei tempi andati lascia spazio al riscatto della gioventù dalla generazione precedente. Ritroviamo, accanto ai nuovi personaggi, la tribù Malaussène al completo con Verdun nei panni dell’incorruttibile giudice Talvern, Julie, la ex suora Gervaise, e gli storici agenti Silistri e Titus; ricompare anche il vecchio commissario Rabdomant, alle prese con il suo libro sull’errore giudiziario, in cui Benjamin viene usato come vero e proprio caso da studiare. E non manca il mitico cane Julius (il terzo Julius in realtà, copia sputata dei primi due).

Pennac con questo libro rimane fedele a se stesso, restituendo quell’universo complesso e caotico che rispecchia inesorabilmente la realtà in cui viviamo. Rimane fedele anche ai suoi personaggi, e al linguaggio caratteristico che ha costruito per loro, reso magistralmente in italiano da Yasmina Melaouah: un linguaggio gergale, diretto, a tratti grottesco, ma allo stesso tempo evocativo e raffinato. Non mancano poi fini rimandi letterari, da Molière a Lacan passando per Sergio Leone, sapientemente distribuiti nel testo a più livelli. Rimandi che costituiscono la trama sotterranea su cui Pennac costruisce la realtà che ci presenta.

Vista la chiusura ex abrupto del romanzo, che lascia il lettore a bocca asciutta, non resta che attendere, con il fiato sospeso, per scoprire se sarà solo il caso Lapietà a far “discutere la Francia e crepitare i social”.

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