Vai alla barra degli strumenti
Editoria per ragazzi,  News

#ioeditoacasa: la favola del papavero innamorato

In questo difficile periodo storico che stiamo vivendo, l’editoria, così come molti altri settori, non se la sta passando bene. Eppure, ci sono tante bellissime iniziative da parte di case editrici, biblioteche e librerie che ci danno ancora speranza e ci fanno #rimanereacasa sì, ma in compagnia di personaggi immaginari e all’interno di storie mozzafiato che, in qualche modo, ci permettono di uscire dalle nostre abitazioni e ci catapultano dentro altri mondi.
Anche all’interno di alcuni appartamenti nascono nuove storie da raccontare ed è quello che è successo a casa di Rosangela Leotta, una tatuatrice siciliana che ha messo su carta, illustrandola e scrivendola a mano, il papavero innamorato, una favola che ha inventato per il suo bambino per raccontarla anche a tutti noi. Una sorta di #ioeditoacasa, un’editoria casalinga che ha tutta la poesia della carta filigranata, degli acquarelli e della bella grafia a penna che non ammette errori di distrazione e non conosce refusi.

Rosangela, raccontaci qualcosa di te!

Sono nata e cresciuta a Ribera, un paese nella provincia di Agrigento. Ho conseguito gli studi all’Accademia di Belle Arti di Palermo, in pittura, con la tesi Esito, una storia romantic-horror raccontata solo dalle illustrazioni, senza alcuna didascalia, alla quale il relatore, Marco Cingolani, dedicò uno spazio nella sua rubrica d’arte contemporanea su Cronaca Vera.
Sono passati dieci anni e non ho mai smesso di disegnare e continuare il mio percorso artistico professionale. Oggi sono una tatuatrice e qualche mese fa ho inaugurato, a Favara (AG), dove vivo da otto anni, il mio studio Casamatta tattoo club; il nome deriva da una struttura di difesa, una tipologia di bunker della Seconda Guerra Mondiale. Casamatta è il mio rifugio ed è abbastanza grande, per cui lo sfrutto anche come spazio espositivo, culturale e come residenza per artisti.

Come è nata la storia del papavero innamorato?

Ho sempre amato scrivere, inventare storie e racconti, fin da bambina.
Ricordo un aneddoto in quarta elementare, quando la mia maestra mi convinse a partecipare ad un concorso per il quale dovevamo scrivere una favola e illustrarla. Dopo qualche giorno dall’invio del mio racconto, però, purtroppo risposero che non potevano inserirmi tra i partecipanti perché pensavano che un adulto mi avesse aiutata. Ci rimasi malissimo, anche se adesso ci ripenso con tenerezza e mi viene da sorridere!
Dopo la tesi non ho più lavorato alle mie storie, o meglio le ho scritte ma non illustrate. Sono rimaste in sospeso, disegnate solo nella mia testa. Perché nascono così: un’immagine, una scena, un soggetto nella mia mente e poi tutto il resto viene fuori in modo naturale, senza forzature.
Da quando sono mamma lo faccio per il mio bambino che, quando lo metto a letto, mi chiede di inventare una storia per lui: è così che è nato Il papavero innamorato la sera del 4 marzo. Il giorno dopo hanno chiuso le scuole e la settimana successiva è cominciato l’isolamento qui in Sicilia.

Come mai hai deciso di raccontarla anche a noi?

Dopo i primi giorni di confusione per la condizione del tutto nuova nella quale ci troviamo, ho cominciato a pensare a cosa avrei potuto fare, sapendo solo disegnare. Ripensando alla storia del papavero mi sono resa conto che potevo tenere compagnia agli altri bambini ma anche agli adulti, raccontando loro le mie fiabe. Quindi l’ho trascritta, illustrata e condivisa con tutti.

Pensi che ci racconterai altre storie durante questo isolamento necessario?

Mi scrivono in molti per ringraziarmi di questo regalo e per chiedermene una copia e ne sono contenta! È un modo per essere presenti anche da lontano e accorciare le distanze. Per questo proverò a raccontarvi una storia a settimana.

Hai degli illustratori ai quali ti ispiri quando disegni?

Non penso di ispirarmi a degli illustratori nello specifico: cerco semplicemente di riportare su carta le immagini, così come sono all’interno della mia testa.

Ti piacerebbe illustrare anche storie altrui?

Sì, credo che farlo sarebbe molto divertente!

 

Anna Mazza