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Mondo Editoriale

Iperborea, oltre il vento del nord

«Perché viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è sempre la via più utile e più breve per arrivare a se stessi».

(Anime baltiche, Jan Brokken, edito da Iperborea)

Viaggiare attraverso la letteratura: è questo ciò che la casa editrice Iperborea si prefigge.

«Negli anni ’80 il formato lungo e stretto era quello delle guide di viaggio, ci piaceva quest’idea di una casa editrice che potesse proporre viaggi letterari metaforici in territori inesplorati». Nasce dunque un’immagine che si distingue nell’esteso panorama editoriale e fidelizza il lettore. Un libro trasportabile, maneggevole, comodo da impugnare, un mattone indispensabile nella costruzione della casa editrice. C’è chi lo ama e chi lo odia, ma è impossibile non riconoscerlo.

Sono tantissimi i libri esposti in una libreria, alcuni si mostrano al cliente senza timidezza, altri si nascondono in fondo alla sala o sono quasi irraggiungibili sugli scaffali più alti, ma tutti nascono da un legame unico e ben preciso tra un autore e il suo editore. Cogliere le peculiarità di questa collaborazione è spesso molto difficile, ma valorizza inevitabilmente ogni libro pubblicato e permette di capire il motivo per il quale una casa editrice è stata teatro di elaborazione di quel testo specifico.

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Per ogni libro possiamo immaginare innumerevoli combinazioni tra autore e editore: ci si può aspettare un Marco Malvaldi edito da Sellerio come da Giunti, oppure un Bohumil Hrabal per Einaudi o Edizioni e/o, ma nel caso dell’autore svedese Björn Larsson poco scampo è lasciato alle ipotesi: una sola è la possibile casa editrice ed è appunto Iperborea. Ce lo confermano all’unisono l’autore stesso e l’editore, Pietro Biancardi, al termine dell’incontro presso la libreria “Il delfino” di Pavia, in occasione della presentazione dell’ultimo libro dell’autore, La Lettera di Gertrud. Larsson apre l’intervista dicendo che Iperborea per lui è come una casa, una realtà familiare in cui si sente al sicuro; la confessione è stata poi avvalorata dalle parole compiaciute dell’editore: «Rarissimi sono stati i casi in cui degli autori abbiano posto fine alla nostra collaborazione, forse due, e uno poi è tornato a casa». Casa editrice percepita dunque come una grande famiglia, culla di storie, scoperte e collaborazioni fortemente volute. Biancardi ci racconta con soddisfazione che molti dei suoi autori sono diventati per lui veri amici, la fiducia reciproca si è fatta legante indissolubile per la relazione umana e allo stesso tempo lavorativa.

Ogni appassionato di editoria, quindi, collega Larsson a Iperborea. Questo perché la casa editrice è un perfetto esempio di posizionamento ben riuscito: in Italia nel 1987 nemmeno nei nascondigli più remoti delle librerie più sconosciute si sarebbero potuti trovare libri di letteratura nordeuropea.

Il formato Iperborea

Il bisogno di riempire questa inspiegabile assenza era forte. Così Emilia Lodigiani, che aveva già letto in lingua francese tanti autori nordici durante gli anni vissuti a Parigi, decide di farli viaggiare ancora più a sud e, tornata in Italia, fonda a Milano la casa editrice Iperborea (etimologicamente “oltre il vento del nord”), termine evocativo delle moderne colonne d’Ercole e di paesi che non conoscono guerre. Biancardi, figlio della Lodigiani, spiega che l’esigenza primaria era quella di creare una collana che si differenziasse dalle altre: da qui nasce il già citato formato Iperborea.

10 x 20 cm sono le misure di ogni libro, le stesse di un mattone di cotto. I libri Iperborea stanno comodamente nella tasca di una giacca, pretendono di essere pratici, e mirano a colpire il lettore con grafica accattivante e carta molto pregiata, a partire da quella vergata della copertina. Ma oltre all’aspetto, si guarda al contenuto: svedese, norvegese, danese, islandese, finlandese sono solo alcune delle letterature da cui attinge la casa editrice, tradotte dalle rispettive lingue direttamente in italiano; da poco, infine, il catalogo può vantare un traduttore dall’estone, dal lettone e dal faroese.

Negli ultimi anni anche la veste grafica è cambiata, pur non perdendo la sua riconoscibilità. La carta è stata sostituita, i libri sono più morbidi ed è stata abbandonata del tutto la rigidità che ne ostacolava l’apertura. Ma il cambiamento radicale è quello del lettering e della ricerca iconografica rispetto alle immagini di copertina: si prediligono ancora i grandi pittori del nord Europa, ma si dà spazio a molti illustratori, anche italiani.

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Le linee guida sono le sintonie cromatiche, l’armonia dei colori e la sobria eleganza; inoltre, come ha affermato Biancardi: «L’immagine è libera di girare sul dorso e sulla quarta, avvolge completamente il libro quasi a creare un prolungamento ideale della storia perché invita il lettore ad andare avanti, a non fermarsi solo alla prima pagina. Il lettore tocca il libro, lo fa girare tra le mani, sente al tatto la porosità della carta che sembra quasi la tela di un quadro, lo apre, lo esplora, vive il libro e lo assapora ancor prima di leggerlo».

I Boreali

Un nuovo stile è nato anche da I boreali, festival italiano dedicato alla cultura nordeuropea, organizzato appunto da Iperborea per la prima volta nel 2015 e ora alla V edizione, sulla scia dei piccoli festival-caffè: Caffè Amsterdam in primis, ma anche Caffè Copenaghen, Caffè Stoccolma e Caffè Helsinki.

Il festival, non più solo nella realtà milanese ma itinerante in diverse città italiane, ospita grandi scrittori e personalità nordiche e incoraggia l’incontro delle diverse culture europee, nonché della letteratura divulgata dalla casa editrice. La collaborazione con il “Corriere della sera” dà i suoi frutti nella collana intitolata anch’essa I boreali, in cui vengono scelti alcuni tra i titoli più rappresentativi di Iperborea, in uscita settimanale in edicola con l’acquisto del quotidiano.

Il successo avuto lo scorso anno ha dato la spinta a un futuro ciclo di nuove uscite. Nonostante il formato naturalmente non sia quello originale, e le versioni siano in brossura economica, i libri sono molto eleganti e subito riconducibili all’editore, in quanto la grafica è stata curata sempre da Iperborea.

L’iniziativa è un’idea molto valida per allargare il pubblico dei lettori affezionati, poiché una casa editrice specializzata e settoriale risulta spesso molto elitaria.

Narratori di grandi storie

Claudio Magris ha espresso al meglio l’essenza di Iperborea: «Alle edizioni Iperborea si deve tanta conoscenza delle appartate letterature nordiche, che così spesso sono state anticipatrici e rivoluzionarie stazioni metereologiche della modernità». Sono proprio i temi affrontanti a rendere grande questa realtà editoriale: «I nordici sanno raccontare storie – spiega Biancardi – e noi vogliamo diffondere queste grandi storie eccezionali, storie di ingiustizie e di spiritualità, di amore per la natura e libertà».

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Racconta continuamente storie il protagonista del libro di Björn Larsson Il porto dei sogni incrociati, vive all’insegna della libertà Vatanen che, ne L’anno della lepre (primo best seller, 1994), sceglie di abbandonare la sua infelice quotidianità per vivere con una lepre e viaggiare. Parla di libertà La Vera storia del pirata Long John Silver (secondo best seller, 1998) e ogni altro libro di Bjorn Larsson, il quale ha fatto della libertà la sua massima fonte di ispirazione per la scrittura. Lui stesso riconduce la libertà al mare: i suoi colori, il suono cadenzato delle onde e della risacca, il profumo di salsedine, il verso dei gabbiani, la navigazione e quel senso di sradicamento che lo identifica: ha vissuto per parecchi anni in barca a vela e a bordo ha scritto molti dei suoi libri, come anche gran parte de La lettera di Gertrud, confessa.

Questo suo ultimo libro non è centrato sul tema del mare e della navigazione, ma il riferimento alla libertà non manca, questa volta inteso come libertà di scegliere chi si vuole essere: Martin Brenner, giovane genetista, scopre che sua madre, appena deceduta, non gli aveva mai detto di essere un’ebrea sopravvissuta all’Olocausto. Martin si trova, quindi, nella condizione di dover scegliere se rendere pubblica la propria origine ebrea o rimanere per sempre in silenzio con familiari e amici; scelta che conduce il lettore nei più profondi meandri della riflessione individuale attraverso l’identificazione con il personaggio. L’obiettivo – dichiara Larsson – è quello di indurre il lettore a chiedersi cosa avrebbe fatto se fosse stato nei panni del protagonista e, pertanto, di percorrere in prima persona ogni passo del viaggio interiore di Martin.

«Sei quindi libero di scegliere chi e cosa essere. Il prezzo che ho dovuto pagare per questo è stato altissimo: non siamo mai stati davvero vicini. Ma ho anche guadagnato qualcosa, la certezza che tu fossi libero».

Dagli stessi temi nasce Io non mi chiamo Miriam della giornalista svedese Majgull Axelsson.

Malika il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno trova finalmente il coraggio di raccontare la sua storia: la sopravvivenza a due campi di sterminio fingendosi ebrea, il trasferimento nella Svezia del dopoguerra, la nascita di una nuova identità.

Identità – etnica, culturale, personale – nascosta, relegata e ripiegata con cura maniacale nell’angolo più buio della propria esistenza, in attesa di poterla un giorno rindossare.

Il timore spesso si declina in vergogna e rifiuto di appartenenza a una determinata etnia e porta a un forte desiderio – o meglio, bisogno – di inventare un nuovo io lontano anni luce dai propri natali.

«Non si può dire tutto! Non se si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo.» dice Miriam.

Chi subisce violenza raramente si concede felicità o leggerezza, è spesso condannato a una vita all’erta, a una doppia esistenza in cui non si rispecchia mai, soffocando i ricordi e la stessa individualità.

La libertà mancata di dire al mondo chi si è veramente si coniuga – sia nel personaggio di Larsson che in quello di Axelsson – con un bisogno di confessare il proprio segreto, di trasmettere ai propri cari chi si è veramente, di chiudere il cerchio negli anni della vecchiaia o in punto di morte.

I “Miniborei”

Questi argomenti sono affrontati anche nei Miniborei, collana di narrativa per l’infanzia nata anche per festeggiare i primi trent’anni di attività della casa editrice.

Iperborea li definisce «libri pensati per giovani lettori ribelli, liberi e indipendenti, che seguono le proprie passioni, e per adulti attenti che ancora amano leggere ad alta voce e che vogliono crescere i figli nel piacere per le grandi storie e nell’amore per la lettura».

Sono stati scelti autori contemporanei e grandi classici della letteratura riproposti in nuove traduzioni, non a caso il primo titolo è Greta Grintosa di Astrid Lindgren.

I nordici hanno un modo speciale di narrare, anche quando si tratta di libri per l’infanzia, toccando temi delicati in modo del tutto naturale, con leggerezza e senza creare tabù.

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In Sai fischiare, Johanna? di Ulf Stark, illustrato da Olof Landström, si affronta il tema della morte in maniera lieve, e l’umorismo permette di parlarne in modo estremamente autentico “come se si parlasse con i grandi.” All’interno della collana viene affrontato il tema della morte così come quello della discriminazione: Katitzi, protagonista rom dell’omonimo libro di Katarina Taikon (che scrive ispirandosi alla propria vicenda personale), ci comunica l’emarginazione, i pregiudizi e l’ingiustizia attraverso gli occhi di bambina, spiegandoci le ragioni del viaggio infinito di questo popolo.

Spaziando tra altre collane particolari, come The Passenger, dedicata a originali guide di viaggio, o la serie di libri sulle favole nordiche (passando dal Libro dei vulcani d’Islanda, scritto tra l’altro da un italiano, Leonardo Piccione), infine Iperborea espande i suoi orizzonti con iniziative che vanno oltre la casa editrice e mirano ad allargare il pubblico dei lettori affezionati.

«Rispetto alla storia universale e le guerre, i libri scandinavi è come se non fossero esistiti; tutto resta isolato e senza traccia, come se fosse accaduto in sogno o in quelle sfere di cristallo che consultano i veggenti. Nel XII secolo, gli Islandesi scoprirono il romanzo, l’arte di Cervantes e di Flaubert, e quella scoperta è tanto segreta e tanto sterile per il resto del mondo quanto la loro scoperta dell’America».

(J. L. Borges)

 

Un altro nostro articolo su Iperborea: Iperborea esplora il Giappone senza cartina

 

Valeria Frigau e Giulia Pagliuca