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La malinconia della storia

di Anna Laura Carrus

Luigi De Pascalis

Notturno bizantino

Collana: Visioni

La lepre edizioni, 2015

20 €

 

95a86e17-54d6-47ff-a6d9-2ec6d542fb1dIn un quadro del pittore Francesco Hayez si può vedere una donna, ben vestita, dal portamento elegante. Sembra però disincantata: il vestito cade e scopre una spalla, la pettinatura è quasi disfatta. Lo sguardo è diretto verso chi, osservandola, forse la disturba. È il ritratto de La malinconia, quel sentimento che la moglie del protagonista di Notturno bizantino, Teodora, promette di donare per tutta la vita al marito, al posto dell’amore.

Il quadro fu dipinto nel 1842, mentre il romanzo dello scrittore Luigi De Pascalis è ambientato negli ultimi decenni dell’Impero Romano d’Oriente. Il medico Lucas Pascali, ormai anziano, racconta al lettore la sua vita, legata per via del suo rango sociale a quella dei protagonisti della storia: l’infanzia a Mistra all’epoca del filosofo Pletone, gli studi e la maturità nella Costantinopoli dell’ultimo imperatore, la nuova vita dopo la presa della città da parte dei turchi nel maggio del 1453.

Ma se Pascali fa da voce narrante e punto di vista, lui stesso ammette che nella sua vita «i personaggi principali sono donne»: la madre Irene, il primo amore Clarice, la despotessa Cleofe e, sopra tutte, la moglie Teodora, della quale la donna nel quadro pare il ritratto, con «capelli neri, pelle ambrata, sopracciglia folte e occhi grandi, scuri e profondi».

La scena dipinta potrebbe essere quella in cui dice al marito Lucas che «una donna bizantina deve essere bella nel corpo e luminosa nell’anima senza bisogno di cosmetici, di vesti lussuose, di gioielli, perché la vera bellezza è quella interiore. Giusto?» Racchiudendo in quel Giusto? l’ironia malinconica di una condizione sociale che non le permette di vivere da protagonista, ma solo da comprimaria accanto al marito.

La malinconia, la protagonista femminile assoluta, contagia anche la vita dell’intera Costantinopoli ormai al tramonto. La scrittura di De Pascalis, colta e raffinata, è pervasa da questo sentimento dietro cui si nasconde la nostalgia per una città mitica che non si è mai più ripetuta. La capitale fu un centro di studio, meta per ricercatori, scienziati e filosofi. Forse proprio perché dedita alla cultura, la città non seppe rispondere all’assedio di Mehmet II. «Allora come adesso ci sono mali che nessuno sa come curare, proprio perché non tutto è scritto nei libri» disse profetico il suocero a Lucas.

I sapienti furono costretti a migrare, permettendo così la diffusione della conoscenza in altri luoghi e preservando la memoria di Costantinopoli, che continua a essere celebrata ancora oggi, anche nei libri, come Notturno bizantino.

 

Fonte immagine:

http://www.lalepreedizioni.com/catalogo_visualizza.php?Id=96

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