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Recensioni

Le cento vite di Nemesio. La storia del secolo

Marco Rossari

Le cento vite di Nemesio

Roma, edizioni e/o, 2016

pp. 512

€ 18,00

di Alessandro Betta

Ho sognato la vita di mio padre. In successione. Ogni notte.

 

Di norma cent’anni durano lo spazio di un secolo. Ma il tempo onirico, si sa, non è per nulla oggettivo né convenzionale: nel sogno si addensano immagini ora incoerenti, ora organiche, ora persino narrative, che durano pochi secondi; eppure a volte ci sembra di aver sognato tutta una vita.

Milano, 1999. Nemo ha trent’anni e lavora senza entusiasmo come maschera nella sala dei Vuotisti del museo delle Avanguardie delle Avanguardie, «(sì, due volte, forse ad lib.)», a Palazzo Reale. Suo padre è il famoso pittore Nemesio Viti, “ragazzo del ’99”, veterano di entrambe le guerre mondiali, ingegnere per formazione, artista per vocazione, partigiano, ex comunista e centenario. La sua ombra si staglia su tutto il Novecento e su Nemo, frutto tardivo di una vita straordinaria, inevitabilmente destinato a essere «materiale di risulta, scarto vivido, eco sbiadita di una vita precedente», al punto di non avere nemmeno la dignità di un nome proprio: il vero nome di Nemo è infatti Nemesio, come quello del padre con cui, dopo il Grande Evento Rimosso che lo ha spinto a interrompere i rapporti, non parla da anni.

…era dura ignorare la giornata in cui il tuo peggior nemico compie cento anni, soprattutto se quel nemico è tuo padre, l’immortale.

Per celebrare i cento anni del pittore, il museo organizza una mostra retrospettiva delle sue opere, durante la quale l’artista è preso da un colpo apoplettico che lo costringe al coma in un letto d’ospedale. Da quel momento, per una settimana, Nemo rivive in sogno i rocamboleschi cento anni del padre, dall’istante della sua nascita, attraverso l’infanzia, l’incontro con i futuristi, l’entrata in guerra, il fascismo, Weimar e la Parigi degli anni Trenta, la seconda guerra mondiale, la militanza nel PCI, la guerra fredda… La curiosità di conoscere gli eventi prima di sognarli spinge Nemo a cercare con molti sforzi e pochi risultati l’autobiografia del padre, Le rose rosse che non colsi, un tempo posseduta ma gettata nella spazzatura e ora quasi introvabile. Al termine di numerose ed esilaranti avventure, sarà l’agognato ritrovamento a colmare le distanze tra padre e figlio, a ricomporre la frattura tra il passato vulcanico dell’uno e il presente grigio e stagnante dell’altro.

In bilico tra il romanzo di formazione, il romanzo picaresco, la commedia e il diario onirico, Le cento vite di Nemesio è un’opera densa di umorismo, giocata sul tema del doppio: Nemo non si limita a ripercorrere la vita del padre come guardasse una vecchia pellicola, ma ogni notte “si trasforma” in lui. Al risveglio, i ricordi del sogno lo assalgono con la prepotenza della realtà, dell’esperienza: i vari battesimi dell’arte, della carne, delle armi, la vita nel sottobosco berlinese degli avanguardisti, la Resistenza, la militanza comunista gli lasciano addosso la sensazione di aver fatto e non semplicemente di aver visto. Nel solco del padre magnifico e inarrivabile, Nemo vive una vita che non potrà mai eguagliare, ma al tempo stesso impara a conoscere il genitore e a comprendere un aspetto fondamentale del loro rapporto: la distanza che li separa è anche responsabilità sua ma, soprattutto, non è incolmabile.

In queste notti mi sono reso conto che rinnegandolo, mio padre, non avevo solo negato me a lui, ma anche lui a me. E in questi giorni c’è stata come una riappropriazione emotiva.

La prosa di Marco Rossari fluisce limpida e fresca per cinquecento pagine che, come nelle distorsioni oniriche, trascorrono in un attimo di estrema densità e soddisfazione per il lettore. L’ironia e l’umorismo sono accuratamente dosati e mantengono una naturalezza sorprendente, anche nella piega intimista del finale, che chi legge assaporerà soltanto dopo “aver vissuto” cento anni.

 

 

 

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