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L’ignoranza. Storia di un’identità e di una patria perdute

di Elena Villanova

Milan Kundera
L’ignoranza
Collana: gli Adelphi
Adelphi, 2003
p. 184, 11 €

41yPRSqtAWL._SX319_BO1,204,203,200_ (1)«I marinai di Feacia adagiarono Ulisse avvolto nei lini sulla spiaggia di Itaca, ai piedi di un ulivo, e se ne andarono. Fu questa la fine del viaggio. Ulisse dormiva, esausto. Quando si svegliò, non sapeva dovera. Poi Atena disperse la nebbia dai suoi occhi e fu lebbrezza; lebbrezza del Grande Ritorno; lestasi del noto; la musica che fece vibrare laria fra la terra e il cielo: vide linsenatura che conosceva sin dallinfanzia, i due monti che la sovrastavano, e carezzò il vecchio ulivo per assicurarsi che fosse ancora quello di ventanni prima».

NellIgnoranza (Adelphi, Milano 2000) «la nostalgia», idea fondante e sottesa allintero romanzo, «appare come la sofferenza dell’ignoranza. Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano, e io non so cosa succede laggiù».

È l’ignoranza in tal senso intesa ad aver plasmato le vite dei protagonisti di questa storia, Irena e Josef, cittadini cechi emigrati rispettivamente in Francia e in Danimarca per sfuggire all’oppressione del regime comunista. Dopo il crollo dell’URSS entrambi decidono di tornare in patria, ma ritrovano il loro vecchio e ferito paese allo stesso tempo troppo simile e troppo diverso da come lo avevano lasciato: troppo simile per poter accogliere il loro cambiamento, troppo diverso per poter conciliare le loro nostalgie. Lesame cui Josef sottopone il volto del fratello ritrovato, alla ricerca instancabile dei lineamenti di un tempo, e il passato da cui Irena si divincola strappandosi di dosso il vestito nuovo comprato in un negozio di Praga che «non traboccava ancora di merci occidentali» sono l’immagine di un legame inscindibile con una terra che è impossibile smettere di cercare, ma che Irena e Josef non conoscono più. Né essa li riconosce: nessuno, neanche i parenti e gli amici più cari, li interroga su cosa sia stato della loro vita durante quei vent’anni desilio; a nessuno interessa davvero comprendere chi siano ora. Così, notando il proprio vecchio orologio stretto al polso del fratello, Josef si sente come un morto che, tornato a vagare fra i vivi, «inciampa di continuo nei resti della sua vita», mentre Irena, che le amiche praghesi sembrano voler reintegrare nel proprio gruppo disinteressandosi ai suoi ventanni parigini e annientandoli nella rievocazione di ricordi comuni ormai troppo lontani, si sente «come se le amputassero l’avambraccio e fissassero la mano direttamente al gomito; come se le amputassero il polpaccio e unissero i piedi alle ginocchia». Irena e Josef condividono così il fallimento di quello che avrebbe dovuto essere il loro «Grande Ritorno». Kundera intreccia e racconta le loro esistenze con il realismo cinico e crudo che gli è proprio: li fa rincontrare a Praga a distanza di più di ventanni, ma mentre Irena ricorda tutto di Josef, Josef non sa neppure più chi lei sia. Lincontro di Irena con Josef, simbolo solo apparente delloccasione perduta che miracolosamente si ripresenta una seconda volta, poggia sull’«ineguaglianza ingiusta e ripugnante» di una realtà mistificata e dunque intollerabile.

In questa tragedia della memoria e della dimensione umana del ricordo, intrinsecamente anarchica e fuori controllo, Lignoranza parla al lettore di una nostalgia tiranna, del paradosso di una patria straniera e di una lingua, il ceco, che è allo stesso tempo «lingua madre (la lingua di Itaca)», unica chiave dellio più profondo, e «lingua ignota», «monotona e sgradevolmente blasé».

Romanzo sugli esuli, opera di un esule, Kundera scrisse Lignoranza non in ceco ma in francese, sua lingua d’adozione, significando in questa scelta unadesione intima e personale alla sorte dei suoi personaggi. Lirresistibile attrattiva esercitata dal passato, cristallizzato e immutabile, che a suo tempo aveva spinto Ulisse a intraprendere un lungo viaggio verso la sua Itaca perduta, strappandolo allamore attuale e vitale di Calipso, ha condannato alle stesse peripezie Irena e Josef, attori di un dramma tragicamente ridicolo in cui lanelito al ritorno non può avere però, come ebbe per Ulisse, alcuna epica grandezza. E così, chiuso il libro, si ripresenta alla memoria del lettore una domanda che egli aveva letto molte pagine addietro e poi dimenticato: «Sarebbe concepibile, oggi, lOdissea? Lepopea del ritorno appartiene ancora alla nostra epoca? Svegliandosi un mattino sulla spiaggia di Itaca, Ulisse avrebbe potuto ascoltare in estasi la musica del Grande Ritorno se il vecchio ulivo fosse stato abbattuto e se nulla intorno a lui fosse stato riconoscibile?».

Fonte immagine: http://www.amazon.it/Lignoranza-Milan-Kundera/dp/8845917959

 

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