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Memorie di un terrorista qualunque

di Francesco Zamboni

Giano Corte Moschin

Quaderni di un terrorista

Collana: Narrativa

Biblioteca dei Leoni, 2016

p. 268, 17 €

9788898613717«Contrapposta a quella generata dall’idiozia perversa della società dei consumi, a quella degli stupri di gruppo, a quella che emula i depravati di cinema e tivù, […] a quella delle inesorabili lobby economiche, a quella dei potentati politici, a quella del giornalismo dalle lacrime pelose, la violenza intesa in astrazione può emanare il fascino di una liturgia sacra e sembrare non ferocia, non efferatezza, non sopraffazione, ma catarsi.»

È con queste parole che, in Quaderni di un terrorista, Mario mette in guardia i “compagni” rivoluzionari dal ricorso alla violenza gratuita. Tra questi compagni c’è Lorenzo, protagonista del libro, uomo dalle forti convinzioni ma dalla scarsa capacità di trasformarle in azione.

Lungo i venti quaderni vergati sotto forma di diario, il lettore viene a conoscenza dei principali episodi della vita di Lorenzo tra il 1968 e il 1998, una vita grigia e per certi versi rocambolesca, una vita della quale Lorenzo non sembra avere mai il controllo.

L’impostazione iniziale del romanzo pare quasi quella di un libro giallo con tanto di vittima e sospettato (che sia proprio così, o sono solo le paranoie di Lorenzo a farlo fuggire da Milano al suo paesino d’origine?). Ma ecco che in poche pagine, lasciata la metropoli, il contesto cambia: veniamo a conoscenza dei trascorsi di Lorenzo, del suo gruppo di “rivoluzionari falliti”, dei conflitti familiari e dei ripetuti disastri sentimentali.

È proprio in occasione del nuovo incontro con Margherita, donna di cui era invaghito, che Lorenzo conosce Alessio, la persona che lo coinvolgerà in una serie di missioni dallo scopo ambiguo. Alessio afferma di lavorare per la prevenzione del terrorismo (il periodo è quello degli anni di piombo), ma Lorenzo intuisce che le sue azioni mirano a ben altro: capisce di essere il fattorino che trasporta gli strumenti della rivoluzione e ne va fiero. Quando le bombe iniziano a esplodere, Lorenzo osserva compiaciuto, incapace di prendere coscienza del fallimento della sua vita, una vita fatta di fughe dalla realtà delle cose concrete e di mille giustificazioni per i brucianti fallimenti, soprattutto familiari. Lorenzo è una persona debole, sfruttata costantemente dagli altri. Se lo merita? Forse. Avrà la sua rivalsa? Alle ultime pagine del libro il compito di svelarlo.

Non si sa quanto vi sia di reale e quanto di inventato nel romanzo di Giano Corte Moschin, autore che ha vissuto da vicino il “tempo delle bombe”. Quello che è certo è che lo stile della sua narrazione è di buon livello, sebbene talvolta i dialoghi risultino un po’ artificiosi. La tematica è di quelle che ancora oggi scottano, anche se editorialmente sfruttata oltre ogni misura, ma la prospettiva è abbastanza inusuale: quella del terrorista (ma lo è davvero?) fallito e sfruttato, dell’uomo sperduto e privo di controllo della sua vita, tutt’altro che sicuro di quello che sta facendo, vittima della sua ideologia e di quell’erronea tentazione di «liberarsi del ricatto di Abele, il finto Agnello, e saltarne fuori e rischiare non l’indifferenza ma il volo nel vuoto e nell’ignoto». Un vuoto dal quale Lorenzo potrebbe non uscire mai più.

 

Foto immagine: http://www.hoepli.it/libro/quaderni-di-un-terrorista/9788898613717.html