Bellissima Fiera
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Nuove letture per nuovi lettori: la sfida d’esordio di BellissimaFiera

Bellissima FieraMilano cambia, il mondo dell’editoria cambia. E allora perché non cambiare anche quel compartimento un po’ anacronistico che sono oggi le fiere del libro?

Con questo proposito la cooperativa Doc(k)s di Roma ha sviluppato l’idea di Bellissima Fiera, l’anno zero di un progetto che vuole cambiare la concezione tradizionale di Fiera del Libro, utilizzando come traino l’eterogeneo mondo delle case editrici indipendenti italiane senza però rimanerne soffocato all’interno, allargando bensì gli orizzonti, strizzando l’occhio anche a cinema, giornalismo e al concetto di sharing economy, sempre più contingente al giorno d’oggi.

Un nuovo mondo “lib(e)ro” quindi, che ha trovato la sua casa naturale al Palazzo del Ghiaccio di Milano il quale, da deposito frigoriferi, tra il 18 e il 20 di marzo si è trasformato in un vero e proprio calderone di nuovi approcci, freschi e innovativi.

L’evento ha visto la presenza di quasi 60 case editrici indipendenti italiane tra le quali Contrasto, DeriveApprodi, Quodlibet, Edizioni Henry Beyle, NNEditore, Lavieri, Marcos y Marcos, Mimesis, Sellerio e Vallardi, insieme ad alcune importanti realtà editoriali inglesi e tedesche. C__Data_Users_DefApps_AppData_INTERNETEXPLORER_Temp_Saved Images_10633257_10154087515963413_2573394221254764453_o

La fiera è stata impreziosita da un fitto programma di incontri, conversazioni e tavole rotonde con ospiti di rilievo attivi in ambito letterario come Nanni Balestrini e Aldo Nove, cinematografico come Liliana Cavani, giornalistico come Emanuele Bevilacqua e Gad Lerner, concludendo nell’ultima giornata con due veri e propri catalizzatori di pubblico come Toni Negri e Zerocalcare.

In qualità di rappresentanti del Master in Professioni dell’Editoria di Pavia, abbiamo visitato Bellissima approfittando dell’occasione per porgere alcune domande a Riccardo Antoniucci, addetto stampa di DeriveApprodi e fra gli organizzatori dell’evento, che ringraziamo per la disponibilità dimostrata. foto_16_12_15-190x190

Quali sono le peculiarità di Bellissima Fiera? In cosa vuole distinguersi dai numerosi altri eventi che si svolgono a Milano e non solo?

Bellissima è un evento a cura della cooperativa Doc(k)s, con la quale organizziamo attività su tutto il territorio italiano. Vorremmo consolidare questo evento in particolare qui a Milano, che rimane la capitale del settore nonostante le molte trasformazioni che interessano il mondo dell’editoria.

La vera trasformazione in atto consiste nella concentrazione del mercato in enormi gruppi, che in molti casi non fanno dell’editoria l’attività prevalente: abbiamo già assistito a fenomeni analoghi negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia. Queste concentrazioni coinvolgono oltre alla produzione dei libri anche la distribuzione e la vendita stessa nelle librerie di catena. In una filiera così controllata, gli editori indipendenti trovano sempre meno spazio e hanno di conseguenza meno risorse. Non riescono più a fare quelle attività di sperimentazione che li hanno sempre caratterizzati, faticano a svolgere la loro funzione di laboratori culturali.

Cosa facciamo noi? La nostra scommessa è che esiste un pubblico italiano che non legge perché non trova quello che vorrebbe leggere. Da qui il motto Nuove letture per nuovi lettori”. C__Data_Users_DefApps_AppData_INTERNETEXPLORER_Temp_Saved Images_1273215_10154087516593413_8414187143844890996_o

Sicuramente viviamo una congiuntura economica e sociale che mette in difficoltà il possibile consumatore, ma c’è anche un problema di contenuti, perché in paesi con condizioni equiparabili alla nostra la lettura non è così scarsamente popolare e il numero dei lettori così esiguo quanto in Italia.

La nostra idea è quella di rinnovare lapproccio al libro: a Bellissima potete trovare dei primi tentativi di superare gli schemi tradizionali.

Abbiamo una libreria internazionale, lo spazio del prato per gli eventi, curiamo una comunicazione social innovativa e offriamo contenuti legati alla sharing economy, alla precarietà, a un certo tipo di attualità. Abbiamo come partner altre fiere, per esempio il Festival di Santarcangelo, o il Writers Festival di Milano. Cerchiamo di coinvolgere un pubblico che di solito non andrebbe a una fiera legata all’editoria libraria.

Bellissima è una fiera delleditoria indipendente. Gli editori di dimensioni medio-piccole rispondono sempre con entusiasmo a questo tipo di iniziative?

Abbiamo dato a Bellissima una connotazione precisa. É una fiera che guarda al rafforzamento e al sostegno delle produzioni indipendenti, non solo dell’editoria. Proprio in questo momento, durante i loro incontri, Liliana Cavani e Emanuele Bevilacqua di Pagina99 stanno parlando di come il fenomeno della concentrazione in grandi gruppi coinvolga anche altri media. C__Data_Users_DefApps_AppData_INTERNETEXPLORER_Temp_Saved Images_12593696_10154087526298413_2454817111595205498_o

Gli editori hanno risposto con entusiasmo alla nostra proposta di rinnovare gli schemi, pur essendo questo un settore che tende a conservare.

Il fatto che il supporto libro sia rimasto praticamente invariato per tanto tempo spinge verso una tendenza alla conservazione. Eppure il recente boom dei libri per ragazzi e delle graphic novel dimostra un interesse per un supporto diverso, con altre peculiarità. Nella nostra libreria internazionale si vede bene come all’estero le case editrici abbiano tentato di innovare e curare il supporto anche in un settore tradizionalista come la saggistica. Stiamo cercando di proporre una mentalità nuova, che guardi con decisione all’innovazione. Anche il modello della fiera divisa per stand è un po’ obsoleto, l’anno prossimo proveremo a superarlo.

Perché è stato scelto il nome Bellissima e non si è cercato un termine che rimandasse direttamente al mondo del libro e delleditoria?

Abbiamo fatto una riflessione: Milano è la città dell’editoria, ma anche della moda, due ambiti che solitamente non si parlano.

La parola Bellissima richiama questo mondo, così attento all’innovazione e all’estetica. Volevamo creare un cortocircuito tra questi due realtà. Si doveva trovare un nome che non risvegliasse subito limmagine della classica fiera libraria, perché Bellissima nasce per non essere la classica fiera.

A Bellissima si ricerca la commistione fra i generi e i media. Questa commistione, nel migliore periodo culturale italiano, esisteva. Esisteva un’unità nella ricerca culturale. Noi puntiamo a ritrovare questa tradizione, con metodi nuovi.

La situazione delleditoria oggi è oggettivamente complicata, ma dalla crisi bisogna sforzarsi di sviluppare opportunità nuove.

a cura di Enea Brigatti, Flavio Mainetti, Giulia Maurelli, Andrea Papa

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