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Per conoscere la mafia e non il suo mito

di Anna Laura Carrus

Capitale & capitali. Dialoghi su mafie e corruzione in Italia
A cura di Giovanna Torre
Introduzione di Enzo Ciconte
Testi di Lirio Abbate, Raffaele Cantone, Enzo Ciconte, Carlo Lucarelli, Lionello Mancini, Toni Mira, Francesco Saverio Pavone, mons. Michele Pennisi, Umberto Postiglione, Michele Prestipino, Pierpaolo Romani, Giovanni Tizian
Collana: Biblioteca del Collegio Santa Caterina
Edizioni Santa Caterina, 2016
p. 152, 12 €

Capitale & capitali 3001«Raccontare i mafiosi come abbiamo fatto noi, esaltandone le gesta criminali e facendoli diventare dei miti, è stato un errore». Il mea culpa del giornalista Lirio Abbate non lascia scampo. «Bisognava raccontare, e speriamo di farlo d’ora in poi, i lati oscuri che i mafiosi vogliono tenere nascosti perché se ne vergognano». Resistere alla fascinazione del male dunque, affinché le informazioni fornite ai cittadini siano basate sui fatti reali e non siano invece influenzate dalla narrazione.

Partendo dalla consapevolezza degli errori passati, quale può essere oggi la forma di racconto che riesca a coinvolgere i lettori sempre più annoiati dalle cronache di mafia?

Un esempio è offerto dal libro Capitale & Capitali. Dialoghi su mafie e corruzione in Italia, di recentissima pubblicazione per le Edizioni Santa Caterina. Si tratta di una raccolta, la terza, delle conversazioni serali svoltesi presso l’Università di Pavia in occasione del corso in Storia delle mafie italiane, coordinato dallo scrittore Enzo Ciconte. Tra gli ospiti si ritrovano i volti più impegnati nella lotta alla criminalità organizzata: il già citato Lirio Abbate, Michele Prestipino, Raffaele Cantone, Monsignor Pennisi, Umberto Postiglione e tanti altri. I loro interventi vengono riportati quasi a mo’ di verbale, senza alcun ornamento o spazio per lo storytelling. E qui sta proprio la forza del libro, perché gli argomenti trattati durante gli incontri non dovrebbero essere abbelliti mai: mafia capitale, le collusioni col potere economico, la delocalizzazione delle attività al nord, le infiltrazioni nelle cooperative e nelle ONLUS, sono temi per i quali è necessaria un’informazione schietta e diretta.

La mafia stessa è estremamente interessata alle informazioni che la riguardano e da cui può trarre vantaggio; come ricorda il magistrato Cantone «il vero problema è che la criminalità organizzata è molto più attenta di tutti noi nel capire quali sono i meccanismi nei quali arriva il denaro». In questo modo ha sviluppato la «grande capacità di tenere insieme tradizione e modernità» parole, queste, del giornalista Pierpaolo Romani, che ricordano gli slogan da grande azienda. E cosa è la mafia se non la grande impresa made in Italy che accumula ricchezza e produce morte da due secoli? L’immagine che è riuscita a costruire intorno a sé è un canto delle sirene contro il quale tapparsi le orecchie non serve a nulla, anzi, vanno tenute ben aperte. Gli unici antidoti sono l’informazione e il comportamento corretto di ogni singolo cittadino. A cominciare dai gesti più semplici, come le parole dette dal procuratore Prestipino quando, all’inizio dell’incontro, avvisa che salterà «le domande scomode alle quali un magistrato non può, perché non deve, rispondere pubblicamente». Una frase semplice, che sorprende per la sua risolutezza e ha il suo fondamento nelle parole di Monsignor Pennisi: «la legalità presuppone la moralità, ossia dei valori che vanno osservati sempre, convengano o non convengano». La moralità si costruisce solo informandosi, «la conoscenza è strumento fondamentale per contrastare fenomeni illeciti» dice Cantone mentre Abbate, durante l’incontro con lo scrittore Carlo Lucarelli, avvisa che «meno cultura hai e più possibilità hai di sbagliare».

Nell’epoca dell’informazione a portata di click, non ci sono più scuse. Se su questo punto la voce dei protagonisti delle conversazioni serali è unanime, anche la voce del pubblico, soprattutto quella dei giovani, non è da meno. Si fa sentire attraverso le domande poste alla fine degli incontri: domande documentate e schiette, a dimostrazione che il tempo dei miti è finito.

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