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ScrittuRa festival | la letteratura in Romagna

Da appassionati di letteratura non è raro partecipare a eventi letterari, festival e fiere. Come si capisce, però, se ciò a cui abbiamo assistito ha seminato davvero qualcosa in noi? Per quanto riguarda me, l’obiettivo è raggiunto quando scribacchio sul mio taccuino fino a riempirlo o quando vedo moltiplicarsi le note degli appunti nel mio telefono. Sono spunti, parole che a posteriori faccio anche fatica a decifrare, ma che mi danno un’idea di quanto ho assimilato e di quanto, soprattutto, la letteratura e i suoi dintorni si manifestino potenziati nel momento del confronto e dell’incontro “da vicino”.

Ecco, la bassa Romagna, in luglio, ha offerto i suoi spazi più belli a ScrittuRa festival. Il mio taccuino ormai è completo e tra le note del mio telefono i numeri dei piatti da ordinare all’all you can eat sono stati sostituiti da pensieri lampo digitati in tutta fretta.

 

ScrittuRa Festival

ScrittuRa è un festival di letteratura nato nel 2014, che si svolge solitamente nell’arco di due settimane tra Ravenna, Lugo e dintorni. Basta citare alcuni dei protagonisti delle scorse edizioni (Luis Sepulveda, David Grossman, Shirin Ebadi e tanti altri) per capire come questa iniziativa abbia non solo una vocazione regionale e nazionale, ma anche l’intento di mettere la nostra regione al centro del panorama letterario internazionale.

Nella cornice di Ravenna, uno dei centri storici con più librerie in Italia, di Lugo (la mia città!), e di tutti i luoghi più suggestivi dell’Emilia-Romagna, ScrittuRa è un Festival che più di tanti altri propone, da una parte, la lettura come esperienza di valore e, dall’altra, l’incontro pubblico come un momento di condivisione e crescita per i cittadini.

L’ottava edizione di ScrittuRa aveva già vinto negli intenti: un po’ sfortunata per la situazione mondiale, ma partecipe di un momento di ripresa e di voglia di uscire non indifferente. Manifesta tutto quello che, da giovani appassionati di letteratura e di editoria, i ragazzi di oggi vorrebbero trovare nella propria regione. Gli incontri sono stimolanti, lontani dalla staticità della semplice intervista che popola spesso i festival di questo genere. I temi toccati sono infiniti: c’è il male e come narrarlo, c’è il dietro le quinte dell’editoria, ci sono i social e come gestirli, c’è la filosofia come continua ricerca di autoformazione, c’è il valore dei classici e della letteratura, il suo compito e come tradurlo in atto. 

«Sono molto soddisfatto proprio perché è stato probabilmente l’anno più difficile. L’anno scorso siamo riusciti a fare il festival dal vivo e “in presenza” nonostante il Covid e pensavo che il peggio fosse passato. Dover ripensare ancora una volta tutto, con norme che cambiavano continuamente, confini che aprivano e richiudevano a intermittenza e istituzioni non sempre pronte a dare una mano perché fossilizzate su vecchi schemi è stato molto complesso. Per fortuna il pubblico e i volontari ci hanno dato una mano determinante. Altrimenti forse mi sarei arreso», ha confessato Matteo Cavezzali, ideatore e direttore artistico di ScrittuRa Festival.

E l’ottava edizione, infatti, ha vinto anche nei numeri: iniziato il viaggio dall’incontro con il premio Nobel Olga Tokarczuk e terminato con l’attore Elio Germano e Chiara Lagani, quasi tutti gli eventi hanno fatto il tutto esaurito, con la partecipazione di un totale di circa seimila spettatori.

 

La scimmia dell’ottava edizione

Sul volantino di questa edizione dello ScrittuRa Festival – illustrato da Gianluca Achilli – campeggia un ibrido tra un primate e un automa che guarda incuriosito il cranio di un suo parente prossimo. Un futuro meccanico che guarda a un passato che fa paura, ma che permette di esplorare anche l’interno del proprio essere. Al di là di ciò che viene rappresentato da questa illustrazione, come ci insegna Riccardo Falcinelli in uno degli incontri del Festival, riuscire a comprendere quale sia lo stimolo, il potere emotivo di ciò che troviamo sui volantini e sulle locandine appese tra Ravenna e Lugo, forse ci potrebbe aiutare a comprendere la portata e l’importanza di questa iniziativa.

volantino di ScrittuRa festival

 

La scimmia di Gianluca Achilli ci mette davanti alla contraddittorietà, all’insensatezza di vedere questi due soggetti appaiati. Si tratta di generare un appetito, ma non – questa volta – per una Corona ghiacciata o per un panino alla Nutella, come accade durante una pubblicità, quanto piuttosto un appetito per il dialogo e il confronto, per smascherare ciò di più perturbante e antitetico che abita la nostra vita quotidiana. Per interrogarci e comprendere come questa, in fin dei conti, funzioni, e come deve porsi la letteratura e tutto quello che gravita attorno a essa per dare la propria mano e fornire il proprio sguardo.

 

Contraddizioni

Non è un caso che a questa edizione abbiano partecipato nomi del calibro di Olga Tokarczuk, Nicola Lagioia, Teresa Ciabatti, Amélie Nothomb, Marco Baliani, Maura e Andrea di Tlon, Stefania Auci, Giuliano Sangiorgi e tantissimi altri. Certo, non sarebbe sufficiente un articolo per ognuno degli incontri proposti, che sono stati ricchissimi di spunti e di riflessioni. Ma tra gli eventi di quest’anno si può trovare un fil rouge: a suo modo, ognuno traduce l’illustrazione del volantino e manifesta in grande stile l’intento di sbatterci in faccia tutte le contraddizioni di cui il genere umano è protagonista, emerse – prepotenti – anche a causa della pandemia che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. 

Si parla di contraddizioni molto antiche, come il rapporto tra il bene e il male o tra la politica e la spiritualità, e di quelle contemporanee: i social, luoghi di perdizione ma anche luoghi di incontro e dialogo, ben lontani da essere un mero “mondo parallelo”, alienato dalla realtà che viviamo. Si parla delle contraddizioni apparenti: è dalle prime parole dell’incontro con Sandro Ferri, fondatore nel 1979 della casa editrice e/o, che si sottolinea il legame stretto che intercorre tra editoria e imprenditoria. Quel rovescio della medaglia che a volte siamo titubanti a considerare, ma che è parte integrante del lavorare con i libri. Si parla anche di ciò che sta tra gli estremi di ogni dicotomia: quella zona grigia troppo spesso ignorata in favore di una polarizzazione che appiattisce ogni sfumatura della nostra realtà.  

«Ci sono stati una serie di argomenti che sono stati trattati», ha raccontato Matteo, «c’è stata molta filosofia, per capire e ragionare su come affrontare quello che sta succedendo e come ripartire senza rifare gli stessi errori del passato. Sullo stesso tema abbiamo interrogato anche musicisti, docenti universitari, intellettuali, scrittori, poeti. Sono nate molte idee e suggestioni in questa edizione». 

Ecco la scimmia: l’automa che guarda il teschio, due opposti che creano una forma dialogica, dialettica se vogliamo, che porta avanti un messaggio legato alla letteratura forte e chiaro. Un festival, oggi, non può essere scollato dalla realtà. Deve essere un luogo di approfondimento del reale, deve fornire occasioni per ripensare la nostra posizione in mezzo a questa vita fluida e conflittuale. È una visione della letteratura a suo modo impegnata, senza necessariamente essere politica (nonostante non si neghi – è ovvio – il potere politico dei libri). Una letteratura che non propone una visione tutta bianca o tutta nera e che si protegge dalla tendenza a dividere il mondo in buoni e cattivi o belli e brutti. Una letteratura concentrata nella promozione dell’autoformazione e della riflessione: dell’interrogativo che ogni romanzo, ogni saggio, ogni manuale, pone al lettore che lo prende in mano e che si fa abitare da ciò che legge.

 

Un esempio

Un esempio. Per comprendere la portata di quello che significa oggi la letteratura basta pensare alla tendenza tra gli autori degli ultimi anni a dedicarsi, nei propri libri, a eventi realmente accaduti. Nicola Lagioia, in dialogo con Matteo Cavezzali alla Biblioteca Classense di Ravenna, ha interpretato questa inclinazione come figlia di una contemporaneità che ci appare sempre più caotica e che sentiamo sempre più incomprensibile. Siamo subissati di informazioni che, di fatto, non ci spiegano niente. Non ci forniscono le griglie interpretative tramite le quali sciogliere i nodi di ciò di cui veniamo a conoscenza. Piegare poeticamente, con un coinvolgimento che sia anche emotivo, questo enorme bacino di dati è una pratica del tutto estranea all’equipe di giornalisti, psicologi e cronisti e scoperchia una verità che prima, da pubblico, si faceva molta fatica a comprendere. È la letteratura che offre nuove questioni, nuovi problemi da risolvere e a cui dare risposta.

Per questo è utile spaziare: c’è il Premio Strega del 2014 Nicola Lagioia e c’è Teresa Ciabatti, protagonisti indiscussi del panorama intellettuale italiano. Ma ci sono anche le “nuove leve”, le voci nuove. C’è Camilla Boniardi e ci sono i fondatori di Tlon, a loro modo entrambi celebrità dell’era social. C’è Matteo B Bianchi, che lega la letteratura a un modo di veicolarla nuovo, il podcast. Ci sono delle grandi rockstar: Giuliano Sangiorgi e Francesco Bianconi. Ma non solo: filosofi, editori, comici, grafici, traduttori, attori, poeti, giornalisti.

Si sbriciolano i confini di genere, si scarta dall’atteggiamento snobista per capire che nel grande bacino della letteratura c’è spazio per qualsiasi cosa ci ponga un interrogativo e ci interpelli su un modo diverso di vedere la nostra realtà. Non solo a livello di nuclei tematici, che sono tanto vari da spaziare dalla traduzione, alle immagini, ai romanzi gotici, fantastici, introspettivi, ai grandi romanzi di non-fiction, ecc. Ma si comprende, finalmente, che in letteratura il vero motore è la curiosità (quella della scimmia!), che non ha senso precludere la possibilità di capire qualcosa in più su di noi e di crescere come esseri umani. Anche attraverso penne che non sono solo quelle canoniche, quelle già consacrate, ma sono le nuove leve e i nuovi modi di interpretare e veicolare la letteratura.

 

Il viaggio

«Non si viaggia per vedere la Torre Eiffel o il Big Ben, ma per respirare l’aria di qualcosa che accade. […] Viaggiare è saper cogliere ciò che accade attorno a noi».

Lo ha scritto, nel suo ultimo libro, Supercamper, Matteo Cavezzali. Ed è vero: ScrittuRa è stato un viaggio che ci ha accompagnato per le ultime settimane. Tra le nostre “S” strascicate, qualche “ciò” origliato in platea e l’appellativo “sagra della letteratura” (guadagnato il primo giorno, durante il dialogo con Nicola Lagioia), ci ha regalato tanto. Chiunque abbia respirato l’aria di quello che è accaduto in questi giorni nei luoghi più belli della Romagna ha, ne sono certa, piantato un semino da cui germoglieranno non solo domande e stimoli alla lettura, ma anche la voglia di tornare. Di rendersi parte della comunità di lettori – e non solo – che sono rimasti seduti ad ascoltare alcune grandi personalità dei nostri tempi. Quella stessa comunità che, per quanto parola antica e fuori moda, secondo Loredana Lipperini, sarebbe utile a tutti riportare in auge. 

Forse «cogliere ciò che accade attorno a noi» è proprio questo: fare parte di un gruppo, di una serie di menti che non si accontentano di respirare passivamente tutto quello che accade nel mondo.

 

Ravenna, Lugo e dintorni

Ho partecipato a tanti degli incontri di questo Festival. Sento, credo, di averlo vissuto fino in fondo, di essermi fatta permeare dal simposio di idee che caratterizzano gli eventi di questo genere. 

Loredana Lipperini, parlando del 2008 come anno cruciale per il genere umano colpito dalla crisi economica e dall’arrivo di qualcosa che ancora oggi non abbiamo capito bene come utilizzare, Facebook, ha citato Ray Bradbury: «Avranno la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno». 

Ecco, possiamo dire che per noi queste settimane sono state il contrario: eravamo seduti nel mezzo dei nostri luoghi di ritrovo, quelli che conosciamo bene. Il Pavaglione e il Chiostro del Carmine di Lugo, la Rocca Brancaleone e la Biblioteca Classense di Ravenna, il Teatro Binario di Cotignola, il bagno Hana-bi di Marina di Ravenna, il Chiostro della biblioteca Taroni di Bagnacavallo, il parco Piancastelli di Fusignano. Ma ci stavamo muovendo tantissimo. Stavamo viaggiando. È vero, per usare le parole di Matteo Cavezzali: «Il viaggio è, in fondo, la metafora più calzante della vita».

 

Cristina Gimini