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Un giocoliere tra le parti

di Anna Laura Carrus

Ivano Granata
L’”Omnibus” di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937 – gennaio 1939)
Collana: Studi e ricerche di storia dell’editoria
Franco Angeli, 2015
pp. 288, 30 €

Granata1Quando mai si direbbe di un direttore di periodici che «non amava informare»? Eppure è proprio ciò che di Leo Longanesi dice Pietro Albonetti. «L’ansia documentaria è repressa o manipolata dal giocoliere Longanesi», aggiunge. Affermazioni singolari, ma solo due delle tante e bizzarre che fanno da cornice al lavoro dello storico contemporaneo Ivano Granata, L’ “Omnibus” di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937 – gennaio 1939), edito da Franco Angeli nella collana Studi e ricerche di storia dell’editoria.

Il libro, spiega la premessa, nasce per comprendere quanto il primo vero rotocalco italiano fosse effettivamente anticonformista, come impone la vulgata, in un’epoca in cui l’informazione sottostava al controllo del regime.
Dopo aver chiarito l’obiettivo, Granata presenta un’analisi di parte di “Omnibus”. Prende infatti in esame solo certe pagine del periodico e gli scritti che «risultano più significativi». Tralascia la grafica, le firme, le lettere al direttore, la rubrica di costume, quella di critica letteraria, a favore di un’analisi approfondita di quattro grandi sezioni: la politica interna, la politica estera, la critica cinematografica, musicale, teatrale e urbanistica, e la fotografia. E dimostra che le due sezioni politiche sono pura propaganda di regime; le pagine di critica demoliscono la scarsa creatività italica come facevano un po’ tutti i periodici dell’epoca; la fotografia, il regno di Longanesi, alternava ritratti di dubbio gusto al racconto delle imprese del duce.
Dall’esame di Granata, quindi, l’anticonformismo tanto celebrato di Longanesi, svanisce. E non ci si può nascondere dietro la giustificazione che non fosse lui in prima persona a scrivere gli articoli, perché, come dice Indro Montanelli, non c’era «riga stampata su Omnibus che non fosse stata suggerita e all’occorrenza corretta da Longanesi».

Si metta pure fine alla vexata quaestio, Granata si prodiga ampiamente nel dimostrarlo: Leo Longanesi era fascista. In Mussolini vedeva chi finalmente avrebbe potuto concretizzare il suo mondo a caratteri bodoni, borghese, ottocentesco. Necessitava di quel fascismo come il beduino di un miraggio. «La mia condotta giornalistica si è sempre ispirata alle Vostre direttive» scriverà al duce in occasione della soppressione del settimanale. E nella ricca cornice di citazioni e note a piè di pagina accuratamente riportate da Granata, sorprende quella carrellata di definizioni che, dal dopoguerra in poi, i suoi seguaci si sono affrettati a cucirgli addosso: antifascista, afascista, precursore della fronda, fascista sui generis. Un’esaltazione dell’uomo volta a rendere mito lui e inattaccabili i suoi fedeli.

In tutto questo ambaradan semi-apologetico, si è ignorata la voce più titolata a parlare, quella di “Omnibus”, che risuona energica negli articoli. A leggere quelli citati nel libro, si fanno due scoperte. La prima è che le pagine di critica sono divertentissime: senz’altro snob e contraddittorie, ma taglienti e fresche ancora oggi. «Tutto ai tedeschi è concesso, ma non l’ironia, il sarcasmo e l’allegra parodia», tuona Mario Pannunzio contro la cinematografia alemanna.
La seconda scoperta è che, a Longanesi, il settimanale non serviva per informare. Serviva per fissare «come uno spillo fissa la farfalla al cartoncino» la sua realtà, quella agognata, che indicava ai suoi collaboratori e sfoggiava davanti ai lettori.

«La fantasia tentatrice di Longanesi è disposta al gioco e al doppiogioco e, imbrogliando, si conquista un margine di libertà», dice Albonetti. Un margine di libertà, per Montanelli una «trincea all’ombra del regime» interrata nel gennaio 1939 da Mussolini.
L’ultimo capitolo del libro è dedicato alla soppressione di “Omnibus” e qui, nuovamente, Granata sfata un mito: la leggenda tramandata sull’articolo-oltraggio a Giacomo Leopardi è incompleta, si sono taciute delle parti. È proprio una costante questa di tralasciare delle parti quando, a favore o contro, si parla di Longanesi.

Fonte foto: www.mondadoristore.it

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