{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"Islandesi che sanno raccontare: tradizioni e traduzioni - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"LhhDRI5ACI\"><a href=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/islandesi-che-sanno-raccontare-tradizioni-e-traduzioni\/\">Islandesi che sanno raccontare: tradizioni e traduzioni<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/islandesi-che-sanno-raccontare-tradizioni-e-traduzioni\/embed\/#?secret=LhhDRI5ACI\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Islandesi che sanno raccontare: tradizioni e traduzioni&#8221; &#8212; il BLOG di EDITORIA\" data-secret=\"LhhDRI5ACI\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script>\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","thumbnail_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/copertinaboreali.png","thumbnail_width":1536,"thumbnail_height":864,"description":"Dall\u20191 al 3 marzo si \u00e8 svolta la decima edizione de I Boreali Nordic Festival a Milano. In questo primo articolo della nuova rubrica Diario del Master \u2013 attraverso la quale vi offriremo una finestra sugli eventi pi\u00f9 affascinanti dell\u2019editoria italiana \u2013 vi presentiamo uno degli incontri del festival targato Iperborea a cui abbiamo partecipato. La forma novellistica, nonostante i grandi fasti del passato, ha oggi uno statuto piuttosto precario nell\u2019editoria italiana. Un racconto ha bisogno di stare all\u2019interno di una raccolta, e anche allora attira meno di un romanzo, richiedendo strategie ingegnose per competere sul mercato. Ancora pi\u00f9 difficile sar\u00e0 dunque piazzare dei racconti brevi scritti dagli scaldi \u2013 poeti che tra il sec. IX e il XV venivano accolti presso le corti dell\u2019Islanda medievale \u2013, sfida che Silvia Cosimini ha brillantemente superato con il libro L\u2019Islandese che sapeva raccontare storie, pubblicato il 28 febbraio da Iperborea. La traduttrice l\u2019ha presentato il 3 marzo durante il festival de I Boreali nell\u2019intervento intitolato \u201cIslandesi che sanno raccontare: tradizioni e traduzioni\u201d: un viaggio attraverso il Medioevo scandinavo tra storia, filologia germanica e iconografie nordiche che ha presentato al pubblico un genere letterario non familiare, ma riconoscibile. Il nuovo libro della collana \u201cIperborei\u201d \u00e8 infatti una raccolta di quattordici \u00fe\u00e6ttir, racconti brevi che affollano i manoscritti medievali islandesi, come lo splendido Flateyjarb\u00f3k, intervallandosi alle saghe e costituendone un\u2019espansione che approfondisce un personaggio, un contesto o un evento storico. Dei veri e propri spin-off, dunque, che isolati dalle saghe perdono parte dei loro rimandi ma, se raccolti insieme, permettono al lettore moderno di comprendere molti aspetti della politica e della cultura del Nord Europa del XIV secolo. I \u00fe\u00e6ttir raccolti da Cosimini seguono islandesi che si spostano in cerca di fortuna tra la Scandinavia, la Groenlandia e le corti dell\u2019Europa mediterranea; non hanno una monarchia e non sanno come ci si comporti davanti al re, ma riescono sempre a ottenere prestigio grazie all\u2019astuzia, all\u2019intraprendenza e, soprattutto, all\u2019abilit\u00e0 nel raccontare storie, come si legge nel \u00fe\u00e1ttr che d\u00e0 il titolo alla raccolta. E ogni tanto anche loro imparano qualcosa dai re che incontrano: la curatrice l\u2019ha dimostrato leggendo la bella storia in cui Eysteinn di Norvegia riesce a lenire le pene d\u2019amore di \u00cdvar Ingimundarson non con doni o ricchezze, ma invitandolo a conversare insieme, \u00abperch\u00e9 a volte succede che i dispiaceri si alleviano quando se ne parla\u00bb. Far parlare questi islandesi nella nostra lingua \u00e8 \u00abuna cosa che non si pu\u00f2 fare ma che si fa\u00bb, come afferma Cosimini a proposito del difficile mestiere della traduzione. Occorrono spesso scelte che allontanano il testo dalle intenzioni dell\u2019autore \u2013 o del copista \u2013 per avvicinarlo alla comprensione di un lettore dalle abitudini letterarie molto diverse. Formule e ripetizioni diffusissime nei manoscritti vengono omesse per non interrompere la lettura, i tempi verbali discontinui sono uniformati e un\u2019attenzione particolare al lessico distingue i dialoghi dei re da quelli di personaggi semplici come l\u2019adorabile Hrei\u00f0arr lo Sciocco. In questo modo L\u2019Islandese che sapeva raccontare storie, avvolto dall\u2019inconfondibile veste libraria degli \u201cIperborei\u201d, pu\u00f2 entrare nei nostri scaffali come un prontuario di storie veloci, immediate e vicine, nonostante provengano da tempi e luoghi lontani. &nbsp; Francesco Tomasello"}