{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"La Regina Esigente e la Madre Consolatrice - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"J5tVqv3MA2\"><a href=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/la-regina-esigente-e-la-madre-consolatrice\/\">La Regina Esigente e la Madre Consolatrice<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/la-regina-esigente-e-la-madre-consolatrice\/embed\/#?secret=J5tVqv3MA2\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;La Regina Esigente e la Madre Consolatrice&#8221; &#8212; il BLOG di EDITORIA\" data-secret=\"J5tVqv3MA2\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script>\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","description":"di Sandra Bardotti &nbsp; La crisi ideologica che, negli anni Sessanta e Settanta, ha portato Pasolini fino alla sfiducia testimoniata dagli Scritti corsari e dalla Lettere luterane, oltre che dalla produzione poetica, narrativa, teatrale e cinematografica, fu una profonda crisi personale, che port\u00f2 alla rottura con una grande personalit\u00e0 che si era legata a lui con un vincolo di affetto profondo e intimo, Elsa Morante. Non ha senso cercare di stabilire quale delle due sia maggiormente rilevante. Credo sia solo possibile affermare che furono concomitanti, che l\u2019una coinvolse l\u2019altra. Sicuramente il distacco dalla Morante fu un momento molto difficile per Pasolini, perch\u00e9 coinvolse e mise in crisi anche la visione di intellettuale e di uomo che egli aveva di se stesso. Pasolini e la Morante si conobbero verso la met\u00e0 degli anni Cinquanta, e la loro conoscenza fu mediata dalla figura di Alberto Moravia. L\u2019ammirazione di Pasolini per la scrittrice si manifesta gi\u00e0 nel 1953, quando egli ha la possibilit\u00e0 di leggere Lo scialle andaluso, apparso su \u2039\u2039Botteghe oscure\u203a\u203a. \u00c8 tra il 1953 e l\u2019anno successivo, dunque, che si deve collocare l\u2019incontro personale, testimoniato dall\u2019epistolario pasoliniano. Subito tra i due scatta una reciproca stima, ma anche un dialogo produttivo che non risparmia critiche e biasimi; insomma, un rapporto di sincera amicizia. La frequentazione si fa assidua soprattutto durante gli anni Sessanta, e nel 1961 l\u2019amicizia si era consolidata a tal punto che i tre organizzarono insieme un viaggio in India. Di questa esperienza rimangono le testimonianze di Pasolini (L\u2019odore dell\u2019India) e di Moravia (Un\u2019idea dell\u2019India), cos\u00ec diverse tra loro, che documentano due approcci assai distanti al paese visitato. Indicativo \u00e8 che Pasolini si presenti pi\u00f9 solidale con le idee di carit\u00e0 che Elsa mostra di avere, rispetto al maggiore realismo scettico dell\u2019amico Moravia. \u201cLa fraternit\u00e0 si cementa in una comune appartenenza alla razza di coloro che hanno \u2039\u2039come ideale della vita, quello di svuotare con un ditale il mare\u203a\u203a[i]\u201d[ii]. Anche se il realismo dei primi romanzi romani pasoliniani sembra cos\u00ec diverso dall\u2019indagine psicologica con cui sono indagati i personaggi delle borgate romane nei romanzi della Morante, un filo sottile lega i due scrittori. \u00c8 l\u2019amore per i ragazzini, per una societ\u00e0 sottoproletaria che appare ancora incosciente dei cambiamenti messi in atto dal nuovo Potere consumistico, che attraversa i loro romanzi. Il discorso potrebbe essere pi\u00f9 chiaro se analizzassimo il significato che il concetto di \u201cbarbarie\u201d viene ad assumere nell\u2019opera di entrambi, ma non \u00e8 questo il luogo per affrontare un parallelo che pure si rivelerebbe interessantissimo; per chi volesse approfondire l\u2019argomento preferiamo rimandare al bel saggio di Massimo Fusillo[iii]. Basterebbe la testimonianza dell\u2019incipit de Il pianto della scavatrice: \u201cSolo l\u2019amare, solo il conoscere \/ conta\u201d[iv], che omaggia il morantiano \u201cSolo chi ama conosce\u201d[v](Alibi), per capire la comunione di visione e le corrispondenze che si venivano a creare tra i due poeti. Si tratta di un\u2019adulazione reciproca, di un omaggiarsi a doppio senso, di rispecchiamenti continui dell\u2019altro nella propria opera. Per celebrare l\u2019amica, Pasolini le dedica anche il volume La religione del mio tempo, uscito nel 1961. Pasolini deve essersi presentato alla Morante, fin dai primi momenti della loro amicizia, come un nuovo Rimbaud. Del resto, egli \u00e8 uno dei pochi autori del nostro Novecento che abbia ripetuto un\u2019esperienza cos\u00ec rivoluzionaria come fu quella di Rimbaud un secolo prima. La sua genialit\u00e0, la sua precocit\u00e0 colpirono immediatamente una donna cos\u00ec sensibile e attenta al mondo letterario. Poi ci fu la comunanza di motivi, temi, intenti: Pasolini le appariva come colui che avrebbe potuto, come Rimbaud, accusare con violenza inaudita il mondo del nuovo capitalismo, dare una scossa a tutta la societ\u00e0 borghese che stava procedendo al genocidio del mondo sottoproletario, svelare con la forza della sua parola l\u2019inganno che si celava dietro l\u2019apparente benessere. Gi\u00e0 in Poesia in forma di rosa, per\u00f2, Elsa scorger\u00e0 una radice narcisistica e una vena di populismo che non apprezzer\u00e0. Cos\u00ec, dopo aver letto Poesia in forma di rosa, nel 1964, scrive e invia all\u2019amico un testo \u201cscherzoso\u201d, Madrigale in forma di gatto, un calligramma in cui lo accusa di ipocrisia, di finto amore, di malafede ideologica: La rosa \u00e8 la forma delle beatitudini. Beata l\u2019angoscia in forma di rosa. Beato il disordine e la libidine sanguinosa la passione di s\u00e9 invereconda gli eccessi di velocit\u00e0 e le orge funebri il nero rifiuto dello sposalizio le bandiere dell\u2019oltran- za le corazze dell\u2019ignoranza i vari equivoci dell\u2019egoismo le mascherate degli stracci le carit\u00e0 pretestuose le immondizie deificate i pregiudizi di casta l\u2019alibi storicistico le complicit\u00e0 attuali, l\u2019adorazione ai padri farisei, la paura della castrazione il candido tradimento il pianto vantone la corda sentimentale e la spada della ragione beate le secrezioni i visceri della letteratura l\u2019oratorio la mistificazione quando finalmente s\u2019aprono in forma di rosa! Il ragazzo che si intende protagonista del mondo (protagonista anche se bandito, anzi di pi\u00f9 perch\u00e9 bandito\u2026 star\u00e0 sempre beato al centro della rosa. E lui beato ignorer\u00e0 gli altri peccatori al bando della rosa e al bando di se stessi non protagonisti del mondo non leggenda di se stessi soli senza nessun addio. Agonie senza nessun pianto e nessuna rosa Il gatto che non crepa[vi] Non sono accuse da poco. Sostanzialmente Elsa accusa Pasolini proprio di falso amore verso il sottoproletariato, di narcisismo e protagonismo. A ci\u00f2 si aggiunger\u00e0 uno screzio ancora pi\u00f9 grande: quando l\u2019Arco Film si rifiuta di pagare due attori amici di Elsa che avevano partecipato al Vangelo secondo Matteo, e Pasolini non fa niente contro la casa di produzione cinematografica, scriver\u00e0 all\u2019amico: \u00c9 chiaro che aspettarsi un simile rispetto da parte di quegli immondi stronzi dell\u2019Arco Film era utopistico, per non dire cretino, giacch\u00e9 loro non rispettano che la merda (cio\u00e8 proprio quelle poche miserabili lire che tu dici). Almeno avrei voluto che tu, con la tua autorit\u00e0, gli facessi almeno mettere il muso nella merda loro, almeno per un momento, e che si vergognassero almeno (loro stessi per la loro parte in quanto persone) della loro merda ecc. ecc. [\u2026] E tu sai benissimo che il pagare di tua tasca (o io di mia tasca) qui non significa niente [\u2026]. Perci\u00f2 anche se tu fossi miliardario (e purtroppo non lo sei) non potrei accettare i tuoi soldi [\u2026]. L\u2019ombra che tu dici sulla nostra amicizia lo sai benissimo non \u00e8 il debito tuo, che fra l\u2019altro non esiste; ma \u2039\u2039l\u2019adorazione ai Padri Farisei\u203a\u203a come ti avevo gi\u00e0 scritto nella poesia. Ma non \u00e8 vero che questa \u00e8 la prima volta che c\u2019\u00e8 quest\u2019ombra.[vii] Elsa, dunque, gli rimprovera una complicit\u00e0 con i padroni, l\u2019incapacit\u00e0 di opporsi alla forza capitalistica; accusa durissima per un poeta civile che tutto voleva mostrare di essere tranne che un borghese omologato e consumista come gli altri. L\u2019immagine che Elsa si era costruita di Pier Paolo continuer\u00e0 a sgretolarsi col tempo. Intanto, siamo arrivati alla met\u00e0 degli anni Sessanta e, nonostante queste polemiche tra i due, si pu\u00f2 affermare che \u00e8 il periodo di maggiore vicinanza ideologica. Entrambi sono in disarmonia con il mondo, ma mentre Pasolini sembra spinto a scrivere e produrre sempre di pi\u00f9 come se si trattasse di una competizione contro la societ\u00e0 del Potere, Elsa se ne sta da parte facendosi scudo con il suo ammaliante umorismo. Mentre Pasolini accusa e respinge quella societ\u00e0 che continuamente lo esclude, Elsa ama chi la odia e non chiede niente in cambio, come amano le madri. Mentre Pasolini cerca di rinnegare la sua appartenenza piccolo-borghese con lo strumento della rimozione, Elsa usa quello della parodia innamorata. Dopo il 1969 i contrasti subiscono una chiusura comunicativa e cessano di essere dispute produttive e stimolanti per entrambi. La Morante si sente sostanzialmente delusa. Pasolini non si \u00e8 rivelato essere quell\u2019uomo che lei aveva dipinto, quel geniale Rimbaud forte della sua maledizione. Pasolini era diventato insopportabile nella sua angoscia di sentirsi sempre messo sotto accusa. Si sentiva escluso e condannato anche quando non lo era, e avvertiva il bisogno di difendersi continuamente. Si ripiegava sempre pi\u00f9 su se stesso, e aveva abiurato per sempre quella vena poetica cos\u00ec pura delle poesie friulane e delle Ceneri. Alla Morante sembrava che egli perdesse tempo inutilmente. D\u2019altra parte, lui si sentiva chiuso nel rimorso di non essere stato all\u2019altezza di quella figura che lei aveva creato di lui. Si sentiva sopravvalutato da Elsa, e ci\u00f2 gli provocava il vergognoso rimorso di non essere riuscito a soddisfare le sue aspettative. Nel 1971, dopo l\u2019uscita di Trasumanar e organizzar, Elsa scriver\u00e0 una lettera per cercare di sottrarsi al ruolo di \u201cRegina Esigente\u201d che Pasolini le aveva attribuito: Si sa che ogni spiegazione \u00e8 inutile. Tanto l\u2019altro spiega la nostra spiegazione con la sua spiegazione. E cos\u00ec l\u2019equivoco gira in eterno. Ma questo \u00e8 bene in fondo come in fondo tutto \u00e8 bene [\u2026]. A ogni modo (anche se NON \u2039\u2039a scanso di equivoci\u203a\u203a) io qui m\u2019affanno a comunicarti quello che tu vuoi negare: insomma che non rimprovero NIENTE A NESSUNO e tanto meno a te. [\u2026] [\u2026] Io rimprovero solo ME, per una cosa e anche me, per quella sola (ti avverto che se credi d\u2019averla indovinata ti sbagli). \u00c8 la sola cosa che non c\u2019\u00e8 nel tuo libro che pure \u00e8 un libro disperato. Disperato ma beato perch\u00e9 quella cosa non c\u2019\u00e8 (e se credi d\u2019indovinarla ti sbagli). Il tuo libro \u00e8 disperato-beato perch\u00e9 s\u00ec. Dentro c\u2019\u00e8 Pier Paolo e Ninetto e Maria e pure Elsa (bench\u00e9 solo l\u2019Elsa che tu vuoi conoscere e cio\u00e8 dico la pura la inconcussa Oh Dio essa \u00e8 concussa e invece impura ecc. ecc. Ma tu beato vuoi che gli appartenenti a Pier Paolo siano come Pier Paolo li vuole e hai ragione. BADA! HAI RAGIONE!! ? Forse il solo modo di farli esistere (gli altri) \u00c8 questo: il tuo). A ogni modo, nel tuo libro c\u2019\u00e8 Pier Paolo e basta[viii] La Morante testimonia dunque l\u2019impossibilit\u00e0 di un dialogo con Pasolini, perch\u00e9 quest\u2019ultimo non riesce pi\u00f9 ad ascoltare gli altri e a instaurare un confronto. Nelle sue poesie c\u2019\u00e8 solo lui, solo il suo narcisismo, e non c\u2019\u00e8 posto per gli altri. Al massimo vi si sente l\u2019eco di altre persone a lui care e vicine, ma la loro immagine risulta sempre filtrata e deformata dalla presenza di un Ego assoluto e totalizzante, padrone incontrastato della scena. Cos\u00ec Elsa gli rivela anche di non essere la pura e inconcussa che egli credeva, n\u00e9 tantomeno colei che crede di avere l\u2019autorit\u00e0 di rimproverare qualcuno. Poi, nel 1971 Ninetto decide di sposarsi. \u00c8 questo l\u2019anno della crisi definitiva con la Morante. Pasolini si sente abbandonato, tradito dall\u2019amico, e lo accusa di aver voluto seguire la propria natura allontanandosi da un \u201cdovere\u201d che aveva nei suoi confronti. Ad agosto scrive a Volponi: Dopo quasi nove anni Ninetto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Ho perso il senso della vita. Penso soltanto a morire o a cose simili. Tutto mi \u00e8 crollato intorno: Ninetto con la sua ragazza, disposto a tutto, anche a tornare a fare il falegname (senza battere ciglio) pur di stare con lei; e io incapace di accettare questa orrenda realt\u00e0, che non solo mi rovina il presente, ma getta una luce di dolore anche in tutti questi anni che io ho creduto di gioia, almeno per la presenza lieta, inalterabile di lui. Ti prego, non parlarne con persona al mondo. Non voglio che si parli di questa cosa. Tu e Elsa siete i soli (con Nico) che lo sanno. Pu\u00f2 darsi che io riesca a vivere ancora.[ix] Elsa sta dalla parte di Ninetto, sostiene il suo diritto a innamorarsi di una donna, e dice a Pasolini che amare vuol dire desiderare il bene di chi si ama, senza chiedere niente in cambio. Chi gli aveva finora dato sostegno e garantito forza vitale se ne va, lasciandolo solo. Egli non sopporta di restare solo con la propria diversit\u00e0. Cos\u00ec, proietta sulla Morante il fantasma della \u201cMadre Consolatrice\u201d. Sa che la verit\u00e0 della Morante, della Madre, \u00e8 superiore, ma proprio come un bambino non vuole accettarla. Il ritratto che Pasolini ci offre di Elsa in Petrolio dimostra come..."}