{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"\"Nessuno ne uscir\u00e0 illeso. Nemmeno il lettore.\" - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"aTqSplBbvg\"><a href=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/qnessuno-ne-uscira-illeso-nemmeno-il-lettoreq\/\">&#8220;Nessuno ne uscir\u00e0 illeso. Nemmeno il lettore.&#8221;<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/qnessuno-ne-uscira-illeso-nemmeno-il-lettoreq\/embed\/#?secret=aTqSplBbvg\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;&#8220;Nessuno ne uscir\u00e0 illeso. 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This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","description":"Rivelazione, di Anita Shreve La videocassetta che Mike Bordwin, preside dell&#8217;Avery Academy, si trova tra le mani, \u00e8 roba che scotta, e potrebbe distruggere la carriera e le aspirazioni di molte persone, oltre a rovinare per sempre la reputazione di uno dei migliori istituti del Vermont. Perch\u00e9 in quei pochi minuti di filmato si vedono chiaramente tre dei migliori allievi della scuola, tutti promettenti giocatori di basket, mentre hanno un rapporto sessuale con una ragazza giovane. Molto giovane. E palesemente ubriaca. Cos\u00ec si apre l&#8217;ultimo romanzo di Anita Shreve, che, a rischio di deludere i suoi fan, abituati a toni molto pi\u00f9 morigerati, sceglie un inizio forte, crudo, sconvolgente. E non a caso decide di lasciare gli abituali dintorni di Boston per ambientare la sua storia in Vermont, uno stato che ha fatto della moralit\u00e0 la sua bandiera: l\u00ec fare sesso con una minorenne \u00e8 considerato reato di violenza sessuale, e le case non hanno tende alle finestre perch\u00e9 da fuori si possa vedere che all&#8217;interno non succede nulla di inaccettabile. E forse un po&#8217; moralisti lo diventiamo anche noi lettori, che, alla fine del primo capitolo non esitiamo minimamente a condannare i tre \u201cstupratori\u201d, Silas, J. Punto e Robert, e ad impietosirci per la povera vittima e la sua innocenza perduta. Ma se c&#8217;\u00e8 una cosa che il romanzo insegna \u00e8 che niente \u00e8 quello che sembra. Usa una metafora, la Shreve. Il ghiaccio nero, che non si vede, perch\u00e9 si confonde con l&#8217;asfalto, ma \u00e8 capace di provocare danni indicibili al guidatore disattento. E il ghiaccio nero ha pi\u00f9 responsabilit\u00e0 di quanto non si creda, all&#8217;interno della vicenda. E&#8217; la scintilla che d\u00e0 il via ad una serie di esplosioni sempre pi\u00f9 distruttive, in una catena drammatica di eventi che porteranno all&#8217;epilogo impensabile, e, allo stesso tempo, inevitabile. No man is an island, e non c&#8217;\u00e8 azione che rimanga senza conseguenze, quindi. Il tema \u00e8 piuttosto inflazionato, ma la Shreve ha saputo affrontarlo con un&#8217;abilit\u00e0 che rende il suo libro qualcosa in pi\u00f9 del solito romanzo. Ha preso il concetto di molteplicit\u00e0 dei punti di vista e l&#8217;ha portato all&#8217;estremo, e in questo senso, le conseguenze della bravata da una notte si sono trasformate in un pretesto per una catabasi distruttiva spettacolarizzata (un&#8217;Espiazione), in cui tutti vogliono dire la loro, e tutti hanno una spiegazione per ci\u00f2 che \u00e8 accaduto. L&#8217;intuizione geniale dell&#8217;autrice \u00e8 stata regalare a tutti quanti una voce, uno stile, dei tratti, uno o pi\u00f9 capitoli. E in questo modo, ognuno ha i suoi cinque minuti di celebrit\u00e0, per dirla alla Andy Warhol. Dai protagonisti (Mike, Anna, Silas), ai personaggi minori (custodi, infermiere, camerieri), tutti hanno diritto di parola. Ed \u00e8 solo grazie a questa molteplicit\u00e0 di sguardi che il lettore, nella sua prospettiva privilegiata, pu\u00f2 giungere alla verit\u00e0. Sar\u00e0 ancora pi\u00f9 doloroso assistere impotenti all&#8217;ineluttabilit\u00e0 del destino, pur sapendo che sarebbe bastato un gesto, o anche solo una parola per cambiare la situazione. Imbavagliato nella condizione straniante di esterno (per quanto riceva le confidenze e le testimonianze di tutti), il ruolo del lettore si limita a quello di fruitore passivo, di confessore, sconvolto dal peso dei segreti che ha ascoltato, ma senza possibilit\u00e0 di agire. Quando gli eventi precipitano inesorabili verso la tragedia finale, sa cosa succeder\u00e0, e come sarebbe stato facile evitare che accadesse. E rimanere orfani di una voce \u2013 la pi\u00f9 importante \u2013 lascia tanto amareggiati da non sapere pi\u00f9 a chi rivolgersi, n\u00e9 a chi dare fiducia, in quel microcosmo di esseri egoisti che non riescono a percepire il potenziale distruttivo delle loro azioni. Nemmeno l&#8217;epilogo lascia posto ad una possibilit\u00e0 di cessazione del dolore. Lui, il responsabile \u2013 la scintilla \u2013 non pu\u00f2 che abbandonarsi ad una vita di quieta disperazione, sempre alla ricerca di quel sentimento che ha potuto solo toccare, per un attimo, prima di essere punito per la sua superba ricerca di quella felicit\u00e0 perfetta. Al lettore non rimane che un&#8217;ultima consolazione: la verit\u00e0, da guardare negli occhi. La voce di chi \u00e8 sempre rimasto in secondo piano, e che ora non ha pi\u00f9 niente da perdere ed \u00e8 disposto a raccontare la vicenda senza tralasciare i particolari. Un epilogo cos\u00ec simile al prologo, nei fatti, ma non nella sostanza. Perch\u00e9 ora sappiamo cosa c&#8217;\u00e8 dietro, e non osiamo puntare il dito, n\u00e9 tantomeno colpevolizzare. Comprensione: questa \u00e8 la chiave. (di Viola Tavazzani)"}