{"id":21,"date":"2010-04-02T09:32:48","date_gmt":"2010-04-02T07:32:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=21"},"modified":"2016-04-11T18:32:19","modified_gmt":"2016-04-11T16:32:19","slug":"io-so-tu-sai-egli-sa-noi-non-sappiamo-mai-tutta-la-verita-il-verbo-sapere-e-un-verbo-irregolare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/io-so-tu-sai-egli-sa-noi-non-sappiamo-mai-tutta-la-verita-il-verbo-sapere-e-un-verbo-irregolare\/","title":{"rendered":"Io so, tu sai, egli sa. Noi NON sappiamo mai tutta la verit\u00e0. Il verbo sapere \u00e8 un verbo irregolare"},"content":{"rendered":"<div>di Sandra Bardotti<\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Lo diceva Pier Paolo Pasolini nel 1975 che \u201cuno dei temi pi\u00f9 misteriosi del teatro tragico greco \u00e8 la predestinazione dei figli a pagare le colpe dei padri\u201d. Gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni Settanta uno degli ultimi intellettuali impegnati del secolo scorso avvertiva su di s\u00e9 e sulla sua generazione il peso della catastrofe del fallimento delle ideologie, che lasciavano terra bruciata e impossibilit\u00e0 di sostituzione o ricostruzione di nuovi ideali. Pier Paolo Pasolini era un intellettuale sincero, di una statura civile, etica e morale rara, disposto ad ammettere in primis la sua colpa in quanto \u201cpadre\u201d e, allo stesso tempo, raggiunta questa consapevolezza, a lanciare il suo sentimento di condanna verso i \u201cfigli\u201d. Uno dei pochi che si accorse, in anticipo sui tempi, del pericolo celato sotto la potenza dei mezzi di comunicazione di massa e sotto le illusioni dispensate dal potere dei consumi. Per questo le analisi \u201ccorsare\u201d di Pasolini sono ancora oggi cos\u00ec attuali: perch\u00e9 colsero nel segno, profeticamente, cambiamenti sociali e culturali profondi e drammatici, che a met\u00e0 degli anni Settanta erano ancora a livello embrionale, pronti a esplodere di l\u00ec a pochi anni nel tessuto connettivo della societ\u00e0 italiana.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Se la colpa dei \u201cpadri\u201d \u00e8 \u201cla rimozione dalla coscienza [\u2026] del vecchio fascismo\u201d e \u201cl\u2019accettazione \u2013 tanto pi\u00f9 colpevole quanto pi\u00f9 inconsapevole \u2013 della violenza degradante e dei veri, immensi genocidi del nuovo fascismo\u201d, prodotta dalla societ\u00e0 del benessere e del consumo di massa, la colpa dei \u201cfigli\u201d \u00e8 stata quella di non esitare neppure un attimo a innalzare il monumento funebre alla figura intellettuale e all\u2019esercizio della ragione. Distrutto il Vecchio, relegato nel ghetto, i \u201cfigli\u201d si sono trovati in un mondo di rovine, da cui non sono riusciti a edificare niente di Nuovo. Il postmoderno \u00e8 stato un periodo di risate isteriche, ebbro di sarcasmo. Il disincanto \u00e8 dilagato come un fiume che rompe gli argini, creando la sensazione che niente andasse pi\u00f9 preso sul serio (e che la seriet\u00e0 fosse, in definitiva, il peggiore dei difetti). La figura dell\u2019intellettuale tradizionale \u00e8 morta, la sua autorit\u00e0 \u00e8 svanita, la sua voce testimoniale \u00e8 muta (eppure egli <i>sa<\/i>, come ci ricorda Pasolini, e anzi egli <i>non pu\u00f2 non sapere<\/i>, in quanto intellettuale, perch\u00e9 la ricostruzione della verit\u00e0 sta alla base di ogni costruzione intellettuale e narrativa, perch\u00e9 il discorso mimetico collega frammenti disordinati in un intreccio coerente, cos\u00ec come il ragionamento intellettuale collega fatti apparentemente disgiunti in una logica coerente).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">E poi, questi \u201cfigli\u201d si sono finalmente accorti, di colpo, di essere diventati naturalmente \u201cpadri\u201d, i nuovi padri. Credo che il celebre discorso di Wallace, gi\u00e0 ricordato da Wu Ming I nell\u2019intervento <i>Noi dobbiamo essere i genitori<\/i>,\u00a0renda perfettamente il senso di ci\u00f2 che qui si vuole dire:<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesti ultimi anni dell&#8217;era postmoderna mi sono sembrati un po&#8217; come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po&#8217; va benissimo, \u00e8 sfrenato e liberatorio, l&#8217;autorit\u00e0 parentale se ne \u00e8 andata, \u00e8 spodestata, il gatto \u00e8 via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre pi\u00f9 chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sof\u00e0, e tu sei il padrone di casa, \u00e8 anche casa tua, cos\u00ec, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po&#8217; di ordine, cazzo&#8230; Non \u00e8 una similitudine perfetta, ma \u00e8 come mi sento, \u00e8 come sento la mia generazione di scrittori e intellettuali o qualunque cosa siano, sento che sono le tre del mattino e il sof\u00e0 \u00e8 bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L&#8217;opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno \u00e8 stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria pu\u00f2 compensare il fatto che gli scrittori della mia et\u00e0 sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sar\u00e0 che abbiamo bisogno di autorit\u00e0 e paletti? E poi arriva il disagio pi\u00f9 acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realt\u00e0 i genitori non torneranno pi\u00f9 &#8211; e che <i>noi<\/i> dovremo essere i genitori\u201d.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Dopo la sperimentazione della letteratura di genere degli anni Ottanta e Novanta, negli ultimi 10-15 anni sembra che qualcosa di nuovo si affacci all\u2019orizzonte. Si tratta di opere di tipo diverso, che Wu Ming classifica come la \u201cnebulosa\u201d del New Italian Epic. Chiamatelo come volete: NIE, ritorno al reale, nuovo naturalismo, narrativa di ampio respiro, grande romanzo italiano, neo-neorealismo (ma Dio ci scampi dai <i>post-<\/i> e dagli <i>\u2013ismi<\/i>).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Sul NIE si continua a discutere gi\u00e0 da alcuni anni. C\u2019\u00e8 chi considera l\u2019azione di Wu Ming un puro e semplice effetto mediatico e pubblicitario, costruito a tavolino solo per autopromozione. Si tratta solo di una questione di nomenclatura? No, il dibattito dilaga dalla scelta dell\u2019etichetta inglese per un fenomeno tutto italiano, alla legittimit\u00e0 fare critica pi\u00f9 che concentrarsi sulle opere. In effetti \u00e8 lo stesso Wu Ming I che dichiara di riferirsi a \u201copere\u201d piuttosto che a \u201cautori\u201d, anche se poi l\u2019indagine sulle opere non si sviluppa in modo cos\u00ec incisivo. Forse \u00e8 questa la pecca maggiore: tutto il discorso di Wu Ming si risolve in una furia classificatoria che alla fine risulta un po\u2019 sterile, e l\u2019impegno nell\u2019analisi dei testi ne risente. Bisognerebbe forse muoversi oltre il manifesto ideologico e il discorso pubblico, e focalizzarsi sul laboratorio e sulle potenzialit\u00e0 pratiche di questa nuova letteratura. Proprio perch\u00e9, come dice Wu Ming I stesso, \u201cla letteratura non deve, non deve mai, non deve mai credersi in pace\u201d.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nonostante tutto, penso che il fenomeno in s\u00e9 sia da salutare con sollievo: finalmente una nuova generazione letteraria ha recuperato il senso etico del narrare e la fiducia nel potere maieutico di una parola ricaricata di significato. Un nuovo impegno e una fondamentale assunzione di responsabilit\u00e0, pur lungi dalle caratteristiche della letteratura <i>engag\u00e9e<\/i> degli anni Cinquanta e Sessanta, individua una nuova serie di opere, \u201coggetti narrativi non identificati\u201d perturbanti (finalmente perturbanti). Facciamo alcuni nomi (in disordine): Saviano, De Cataldo, Evangelisti, Genna, Siti, Camilleri, Lucarelli, Babsi Jones, Carlotto, Scurati, Janeczek, Philopat, Zaccuri e Bellu, Arpaia, De Michele, e tanti altri ancora. E visto il grande successo di alcune opere di questi scrittori sembra che le domande scomode e \u201ccattive\u201d non se le pongono solo gli autori, ma anche i lettori.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Non mi prolungo qui sulle caratteristiche che accomunano queste opere NIE messe in evidenza da Wu Ming I. Per chiunque ne voglia sapere di pi\u00f9, il <i>Memorandum 1993-2008<\/i> \u00e8 chiaro e esauriente, cos\u00ec come gli interventi successivi su <i>Carmillaonline<\/i>. La vera novit\u00e0, a mio avviso, sta nella ricerca di un codice di comunicazione tra l\u2019autore e un numero sempre crescente di lettori, che si interessano a riscoprire la storia recente come metodo d\u2019indagine di quella attuale e futura. Qualcosa di nuovo sta accadendo, ne possiamo prendere atto, se tra gli scaffali delle librerie pullulanti di colorate agiografie di veline, prostitute e magnaccia (ma vorrei qui ricordare il libello <i>Una storia italiana<\/i>, che narra le eroiche gesta del Cavaliere, Berlusconeide in piena regola, che tutta Italia si \u00e8 vista recapitare tra le mani, direttamente a casa propria, senza scelta e senza scampo), si fanno spazio opere non identificate che cercano di analizzare la storia italiana da vari punti di vista contro la crosta spessa del sentimento reazionario tipicamente italiano (non siamo un paese da rivoluzioni, lo sappiamo bene).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Quello che vorrei invece fare adesso \u00e8 entrare nel merito della situazione sociale e culturale che ha determinato il rifiorire di un\u2019etica narrativa, del bisogno di narrare fatti e episodi rimasti oscuri nelle vicende giudiziarie italiane, di creare una nuova forma di romanzo storico che abbia presa sul reale. A partire dagli anni Settanta si \u00e8 assistito all\u2019infrangersi della relazione tra letteratura ed esperienza. Il boom economico e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione e di trasmissione ci ha gettato definitivamente nel tempo reale e nel paradiso della conoscenza mediata, eliminando la dimensione antropometrica dello spazio e del tempo. Annullando la vastit\u00e0 degli spazi, anche lo scarto temporale tra evento e reazione si \u00e8 drasticamente ridotto, rendendo sempre pi\u00f9 difficile la riflessione critica che sta alla base della progettazione dell\u2019esperienza e del racconto. Gi\u00e0 negli anni Trenta Benjamin teorizzava la crisi dell\u2019esperienza nel mondo moderno e l\u2019estraneit\u00e0 degli uomini nei confronti del proprio passato. Il tempo del <i>prestissimo<\/i> ha impedito la rielaborazione degli eventi e il distanziamento critico dall\u2019informazione, provocando la morte del concetto di esperienza, di memoria e di tradizione. Con l\u2019avvento della societ\u00e0 dell\u2019immagine e della televisione di massa l\u2019effetto si \u00e8 amplificato, ma la frattura storica risale alla fine del primo conflitto mondiale, quando i reduci si trovarono di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di raccontare il proprio vissuto doloroso e tragico durante la guerra. La prima guerra mondiale fu dunque il primo vero conflitto \u201cintimo\u201d e privato, dal quale l\u2019umanit\u00e0 torn\u00f2 ammutolita e povera di esperienze partecipabili. Da l\u00ec, abbiamo assistito nel corso del Novecento al rapido affermarsi dell\u2019inesperienza quale condizione trascendentale del concetto di esperienza moderna. L\u2019autorit\u00e0 moderna si fonda sull\u2019inesperibile, sul caos, sul divenire e scorrere continuo (che non \u00e8 certo quello eracliteo) in cui ogni contenuto si dissolve tra milioni di altri contenuti. Tutto fluisce, nel mondo televisivo, nel fiume dell\u2019eterno presente, di un presente che non dura nemmeno un attimo prima di divenire gi\u00e0 passato. E se viene meno l\u2019idea dell\u2019importanza del passato, dell\u2019esperienza, della tradizione, allora siamo alla fine del mondo, al mondo dopo la fine del mondo, in cui non possiamo che essere esclusi anche dal nostro futuro. Terminata la \u201ccorrispondenza di amorosi sensi\u201d con l\u2019umanit\u00e0 precedente e con la sua lezione, nessun orizzonte futuro si profila davanti ai nostri occhi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La posizione del narratore, all\u2019interno di questo universo mutato, si complica, perch\u00e9 \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile che il tempo si umanizzi entrando in un racconto, ma soprattutto che l\u2019attivit\u00e0 stessa del narrare diventi condizione dell\u2019esperienza umana. Ogni narrazione trasmette un\u2019immagine del mondo, ma quando non si intravede un mondo all\u2019orizzonte la possibilit\u00e0 di riprodurre la struttura delle cose e degli avvenimenti attraverso un sistema di segni significativi viene meno. Lo specchio che riflette il grande racconto del mondo sembra essersi infranto in miliardi di inautentici frammenti, e il problema oggi sta nel dar vita a un\u2019opera letteraria che racconti l\u2019assenza di contenuti e di un mondo che inizia e finisce con la televisione. Entrando in crisi il concetto stesso di pre-comprensione temporale (perch\u00e9 l\u2019uomo deve pensarsi come inserito nel tempo, tra un inizio, un centro e una fine), la mimesis non possiede pi\u00f9 gli strumenti per interpretare la nostra esperienza nel mondo, per dare un ordine significativo allo scorrere nudo del tempo. Senza passato n\u00e9 futuro, questo mondo non conosce pi\u00f9 il senso della fine, e con esso la possibilit\u00e0 di uno sguardo retrospettivo ordinante.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la sconfitta storica e culturale della generazione dei \u201cfigli\u201d, e dopo l\u2019epoca postmoderna l\u2019unica speranza di rinascita per la letteratura \u00e8 quella di recuperare una voce autoriale critica, che sparga nuovo veleno nell\u2019ambiente sociale e si riappropri di un senso del futuro per parlare alle nuove generazioni. E tutto ci\u00f2 avviene da un decennio a questa parte, a partire dal successo del noir, in Italia, perch\u00e9 sono tanti gli episodi ancora oscuri della storia politica italiana che le indagini giudiziarie non sono riuscite a risolvere.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il successo di <i>Gomorra<\/i> ha alzato voci critiche da parte di molta politica italiana. Innanzitutto, vale la pena osservare come anche la politica degli ultimi decenni sia cos\u00ec tristemente postmoderna. Anche la politica \u00e8 diventata ironica, nel senso peggiore del termine. Abbiamo degli uomini politici veramente esperti nell\u2019arte dell\u2019avanspettacolo, dello show, dell\u2019intrattenimento e del reality. Pienamente conforme alla societ\u00e0 dei sorrisi creata dalla televisione, anche la politica sconfina in pietosa barzelletta e nella continua provocazione (anche qui, intesa nel senso peggiore del termine).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i>Gomorra<\/i> \u00e8 stato accusato di gettare cattiva luce sul nostro paese, di mettere in evidenza solo le storture, di esagerarle addirittura, di offrire un\u2019immagine negativa dell\u2019Italia all\u2019estero. Queste affermazioni non fanno altro che ribadire che il resoconto di Saviano \u00e8 assolutamente esatto, che chi detiene un potere politico o culturale continua a nascondere i problemi e a mascherarli con un ottimismo e un\u2019allegria pateticamente fuori luogo. \u00a0In primo luogo, l\u2019ironia non \u00e8 certo lo strumento giusto per risolvere i grossi problemi che ci troviamo di fronte oggi. In secondo luogo, \u201crac\u00adcon\u00adtare le con\u00adtrad\u00addizioni sig\u00adnifica amare il pro\u00adprio paese e non diffamarlo. Scri\u00advere sig\u00adnifica resistere e tentare di dare gli stru\u00admenti per cam\u00adbiare\u201d. Ho gi\u00e0 riflettuto in un articolo precedente sull\u2019importanza della figura intellettuale, prendendo Pasolini come esempio massimo, e soffermandomi sul suo \u201cIo so\u201d. L\u2019intellettuale sa, proprio in quanto intellettuale, le trame oscure del paese. Sta nel suo DNA la spinta a ordinare i fatti, ad avere una visione pi\u00f9 ampia, globale, della storia e della societ\u00e0, e ad andare l\u00e0 dove la magistratura spesso non riesce ad arrivare. Il problema in Italia \u00e8 che poi la collettivit\u00e0 non arriva mai a sapere in modo definitivo il risultato delle analisi, spesso sviata da un\u2019informazione pubblica poco seria, se non addirittura manipolata, e molti processi e indagini rimangono oscuri. La velocit\u00e0 mediatica con cui i fatti vengono archiviati fa s\u00ec che l\u2019informazione pubblica non arrivi mai ad una \u201cverit\u00e0\u201d definitiva.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 <i>Gomorra<\/i> e la figura dell\u2019intellettuale fanno cos\u00ec paura? \u201c\u00c8 com\u00adpli\u00adcato dare una sola risposta\u201d, risponde Saviano, \u201ce, in ver\u00adit\u00e0, l\u2019unica risposta che mi viene in mente, la pi\u00f9 plau\u00adsi\u00adbile \u00e8 che sia pro\u00adprio la dif\u00adfu\u00adsione della parola a met\u00adtere paura. Non \u00e8 lo scrit\u00adtore, l\u2019autore, non \u00e8 neanche il libro in s\u00e9, n\u00e9 la parola da sola, che riesce ad accen\u00addere riflet\u00adtori e per questo a met\u00adtere paura. Quello che real\u00admente spaventa \u00e8 che si possa venire a conoscenza di deter\u00admi\u00adnati eventi e, soprat\u00adtutto, che si pos\u00adsano final\u00admente intravedere i mec\u00adca\u00adn\u00adismi che li hanno provo\u00adcati. Quel che spaventa \u00e8 che qual\u00adcuno possa d\u2019improvviso avere la pos\u00adsi\u00adbil\u00adit\u00e0 di capire come vanno le cose. Avere gli stru\u00admenti che svelino quel che sta dietro. E soprat\u00adtutto avere la pos\u00adsi\u00adbil\u00adit\u00e0 di per\u00adcepire deter\u00admi\u00adnate sto\u00adrie come le pro\u00adprie sto\u00adrie. Non pi\u00f9 come sto\u00adrie lon\u00adtane, non pi\u00f9 come vicende geografi\u00adca\u00admente dis\u00adtanti, ma come facenti parte della pro\u00adpria vita\u201d. In definitiva gli intellettuali sono sempre scomodi e scandalosi, almeno alcuni tipi di intellettuali: quelli che non tacciono e che sono pronti a gettare il proprio corpo nella lotta, diventando icone viventi per imporre la propria presenza e la propria voce. Allora, oltre al fatto che chiama in causa anche una buona parte della politica a rendere conto del suo passato, si pu\u00f2 dire che <i>Gomorra<\/i> fa paura perch\u00e9 \u00e8 maledettamente serio, perch\u00e9 non lascia spazio a indulgenza, e ci\u00f2 contrasta nettamente con il castello della societ\u00e0 dei sorrisi e del divertimento creato dalla televisione. Sui fatti di <i>Gomorra<\/i>, insomma, non si pu\u00f2 ricorrere all\u2019ironia sistematica che smonta ogni parola deprivandola di seriet\u00e0. No, <i>Gomorra<\/i> \u00e8 serio, maledettamente duro, un cazzotto nello stomaco.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Sono convinta che \u00e8 un diritto e un dovere morale non permettere che le parole di Saviano siano gettate nel fiume dell\u2019oblio e della dimenticanza. Oggi egli vive solo dell\u2019attenzione mediatica che crea intorno a s\u00e9, facendo parlare della sua persona e dei suoi scritti. Quando i riflettori saranno spenti sul suo caso, allora la camorra avr\u00e0 vinto la sua battaglia: avr\u00e0 ottenuto di nuovo il silenzio contro la voce pericolosa.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Uno dei miti pi\u00f9 antichi della nostra cultura racconta che l\u2019uomo \u00e8 prigioniero dell&#8217;opinione perch\u00e9 crede passivamente alle immagini delle cose sensibili, cio\u00e8 le ombre delle forme proiettate sulla parete di una caverna. Egli entra nella sfera dell&#8217;intellegibile quando passa dallo scorgere oggetti e uomini nel riflesso dell&#8217;acqua all&#8217;osservazione diretta. A questo punto potr\u00e0 volgere lo sguardo alla luce delle stelle e della luna, approdando al mondo della pura intellezione e giungendo a scorgere l&#8217;idea del Bene. Giunto a questo stadio, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di piet\u00e0. Il problema, per\u00f2, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all&#8217;ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna, e durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri. Inoltre, questa sua temporanea inabilit\u00e0 influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento ed, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell&#8217;accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte. \u201cE se egli dovesse di nuovo tornare a conoscere quelle ombre, gareggiando con quelli che sono rimasti sempre prigionieri, fino a quando rimanesse con la vista offuscata e prima che i suoi occhi ritornassero allo stato normale, e questo tempo dell\u2019adattamento non fosse affatto breve, non farebbe forse ridere e non si direbbe di lui che, per essere salito sopra, ne \u00e8 disceso con gli occhi guasti, e che, dunque, non mette conto di cercare di salire su? E chi tentasse di scioglierli e di portarli su, se mai potessero afferrarlo nelle loro mani, non lo ucciderebbero?\u201d. Ma il compito dell\u2019intellettuale \u00e8 questo: tornare indietro, a costo della vita, fra gli uomini, per raccontare una storia che, senza che se ne rendano conto, riguarda anche loro, per suggerire che una via al cambiamento esiste, in un futuro non troppo remoto, e che in fondo ad essa risiede la possibilit\u00e0 della felicit\u00e0.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">A proposito del NIE rimando al <i>Memorandum 1993-2008<\/i> e alla discussione su Carmillaonline.com.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Sulla letteratura dell\u2019inesperienza c\u2019\u00e8 un buon saggio di Antonio Scurati, <i>La letteratura dell\u2019inesperienza. Scrivere romanzi al tempo della televisione<\/i>.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Sul rapporto tra essere e tempo si rimanda ovviamente a Ricoeur, mentre per il tema del senso della fine a Kermode, <i>Il senso della fine<\/i>.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sandra Bardotti Lo diceva Pier Paolo Pasolini nel 1975 che \u201cuno dei temi pi\u00f9 misteriosi del teatro tragico greco \u00e8 la predestinazione dei figli a pagare le colpe dei padri\u201d. Gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni Settanta uno degli ultimi intellettuali impegnati del secolo scorso avvertiva su di s\u00e9 e sulla sua generazione il peso della catastrofe del fallimento delle ideologie, che lasciavano terra bruciata e impossibilit\u00e0 di sostituzione o ricostruzione di nuovi ideali. Pier Paolo Pasolini era un intellettuale sincero, di una statura civile, etica e morale rara, disposto ad ammettere in primis la sua colpa in quanto \u201cpadre\u201d e, allo stesso tempo, raggiunta questa consapevolezza, a lanciare il suo sentimento di condanna verso i \u201cfigli\u201d. Uno dei pochi che si accorse, in anticipo sui tempi, del pericolo celato sotto la potenza dei mezzi di comunicazione di massa e sotto le illusioni dispensate dal potere dei consumi. Per questo le analisi \u201ccorsare\u201d di Pasolini sono ancora oggi cos\u00ec attuali: perch\u00e9 colsero nel segno, profeticamente, cambiamenti sociali e culturali profondi e drammatici, che a met\u00e0 degli anni Settanta erano ancora a livello embrionale, pronti a esplodere di l\u00ec a pochi anni nel tessuto connettivo della societ\u00e0 italiana. Se la colpa dei \u201cpadri\u201d \u00e8 \u201cla rimozione dalla coscienza [\u2026] del vecchio fascismo\u201d e \u201cl\u2019accettazione \u2013 tanto pi\u00f9 colpevole quanto pi\u00f9 inconsapevole \u2013 della violenza degradante e dei veri, immensi genocidi del nuovo fascismo\u201d, prodotta dalla societ\u00e0 del benessere e del consumo di massa, la colpa dei \u201cfigli\u201d \u00e8 stata quella di non esitare neppure un attimo a innalzare il monumento funebre alla figura intellettuale e all\u2019esercizio della ragione. Distrutto il Vecchio, relegato nel ghetto, i \u201cfigli\u201d si sono trovati in un mondo di rovine, da cui non sono riusciti a edificare niente di Nuovo. Il postmoderno \u00e8 stato un periodo di risate isteriche, ebbro di sarcasmo. Il disincanto \u00e8 dilagato come un fiume che rompe gli argini, creando la sensazione che niente andasse pi\u00f9 preso sul serio (e che la seriet\u00e0 fosse, in definitiva, il peggiore dei difetti). La figura dell\u2019intellettuale tradizionale \u00e8 morta, la sua autorit\u00e0 \u00e8 svanita, la sua voce testimoniale \u00e8 muta (eppure egli sa, come ci ricorda Pasolini, e anzi egli non pu\u00f2 non sapere, in quanto intellettuale, perch\u00e9 la ricostruzione della verit\u00e0 sta alla base di ogni costruzione intellettuale e narrativa, perch\u00e9 il discorso mimetico collega frammenti disordinati in un intreccio coerente, cos\u00ec come il ragionamento intellettuale collega fatti apparentemente disgiunti in una logica coerente). E poi, questi \u201cfigli\u201d si sono finalmente accorti, di colpo, di essere diventati naturalmente \u201cpadri\u201d, i nuovi padri. Credo che il celebre discorso di Wallace, gi\u00e0 ricordato da Wu Ming I nell\u2019intervento Noi dobbiamo essere i genitori,\u00a0renda perfettamente il senso di ci\u00f2 che qui si vuole dire: \u201cQuesti ultimi anni dell&#8217;era postmoderna mi sono sembrati un po&#8217; come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po&#8217; va benissimo, \u00e8 sfrenato e liberatorio, l&#8217;autorit\u00e0 parentale se ne \u00e8 andata, \u00e8 spodestata, il gatto \u00e8 via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre pi\u00f9 chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sof\u00e0, e tu sei il padrone di casa, \u00e8 anche casa tua, cos\u00ec, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po&#8217; di ordine, cazzo&#8230; Non \u00e8 una similitudine perfetta, ma \u00e8 come mi sento, \u00e8 come sento la mia generazione di scrittori e intellettuali o qualunque cosa siano, sento che sono le tre del mattino e il sof\u00e0 \u00e8 bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L&#8217;opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno \u00e8 stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria pu\u00f2 compensare il fatto che gli scrittori della mia et\u00e0 sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sar\u00e0 che abbiamo bisogno di autorit\u00e0 e paletti? E poi arriva il disagio pi\u00f9 acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realt\u00e0 i genitori non torneranno pi\u00f9 &#8211; e che noi dovremo essere i genitori\u201d. Dopo la sperimentazione della letteratura di genere degli anni Ottanta e Novanta, negli ultimi 10-15 anni sembra che qualcosa di nuovo si affacci all\u2019orizzonte. Si tratta di opere di tipo diverso, che Wu Ming classifica come la \u201cnebulosa\u201d del New Italian Epic. Chiamatelo come volete: NIE, ritorno al reale, nuovo naturalismo, narrativa di ampio respiro, grande romanzo italiano, neo-neorealismo (ma Dio ci scampi dai post- e dagli \u2013ismi). Sul NIE si continua a discutere gi\u00e0 da alcuni anni. C\u2019\u00e8 chi considera l\u2019azione di Wu Ming un puro e semplice effetto mediatico e pubblicitario, costruito a tavolino solo per autopromozione. Si tratta solo di una questione di nomenclatura? No, il dibattito dilaga dalla scelta dell\u2019etichetta inglese per un fenomeno tutto italiano, alla legittimit\u00e0 fare critica pi\u00f9 che concentrarsi sulle opere. In effetti \u00e8 lo stesso Wu Ming I che dichiara di riferirsi a \u201copere\u201d piuttosto che a \u201cautori\u201d, anche se poi l\u2019indagine sulle opere non si sviluppa in modo cos\u00ec incisivo. Forse \u00e8 questa la pecca maggiore: tutto il discorso di Wu Ming si risolve in una furia classificatoria che alla fine risulta un po\u2019 sterile, e l\u2019impegno nell\u2019analisi dei testi ne risente. Bisognerebbe forse muoversi oltre il manifesto ideologico e il discorso pubblico, e focalizzarsi sul laboratorio e sulle potenzialit\u00e0 pratiche di questa nuova letteratura. Proprio perch\u00e9, come dice Wu Ming I stesso, \u201cla letteratura non deve, non deve mai, non deve mai credersi in pace\u201d. Nonostante tutto, penso che il fenomeno in s\u00e9 sia da salutare con sollievo: finalmente una nuova generazione letteraria ha recuperato il senso etico del narrare e la fiducia nel potere maieutico di una parola ricaricata di significato. Un nuovo impegno e una fondamentale assunzione di responsabilit\u00e0, pur lungi dalle caratteristiche della letteratura engag\u00e9e degli anni Cinquanta e Sessanta, individua una nuova serie di opere, \u201coggetti narrativi non identificati\u201d perturbanti (finalmente perturbanti). Facciamo alcuni nomi (in disordine): Saviano, De Cataldo, Evangelisti, Genna, Siti, Camilleri, Lucarelli, Babsi Jones, Carlotto, Scurati, Janeczek, Philopat, Zaccuri e Bellu, Arpaia, De Michele, e tanti altri ancora. E visto il grande successo di alcune opere di questi scrittori sembra che le domande scomode e \u201ccattive\u201d non se le pongono solo gli autori, ma anche i lettori. Non mi prolungo qui sulle caratteristiche che accomunano queste opere NIE messe in evidenza da Wu Ming I. Per chiunque ne voglia sapere di pi\u00f9, il Memorandum 1993-2008 \u00e8 chiaro e esauriente, cos\u00ec come gli interventi successivi su Carmillaonline. La vera novit\u00e0, a mio avviso, sta nella ricerca di un codice di comunicazione tra l\u2019autore e un numero sempre crescente di lettori, che si interessano a riscoprire la storia recente come metodo d\u2019indagine di quella attuale e futura. Qualcosa di nuovo sta accadendo, ne possiamo prendere atto, se tra gli scaffali delle librerie pullulanti di colorate agiografie di veline, prostitute e magnaccia (ma vorrei qui ricordare il libello Una storia italiana, che narra le eroiche gesta del Cavaliere, Berlusconeide in piena regola, che tutta Italia si \u00e8 vista recapitare tra le mani, direttamente a casa propria, senza scelta e senza scampo), si fanno spazio opere non identificate che cercano di analizzare la storia italiana da vari punti di vista contro la crosta spessa del sentimento reazionario tipicamente italiano (non siamo un paese da rivoluzioni, lo sappiamo bene). Quello che vorrei invece fare adesso \u00e8 entrare nel merito della situazione sociale e culturale che ha determinato il rifiorire di un\u2019etica narrativa, del bisogno di narrare fatti e episodi rimasti oscuri nelle vicende giudiziarie italiane, di creare una nuova forma di romanzo storico che abbia presa sul reale. A partire dagli anni Settanta si \u00e8 assistito all\u2019infrangersi della relazione tra letteratura ed esperienza. Il boom economico e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione e di trasmissione ci ha gettato definitivamente nel tempo reale e nel paradiso della conoscenza mediata, eliminando la dimensione antropometrica dello spazio e del tempo. Annullando la vastit\u00e0 degli spazi, anche lo scarto temporale tra evento e reazione si \u00e8 drasticamente ridotto, rendendo sempre pi\u00f9 difficile la riflessione critica che sta alla base della progettazione dell\u2019esperienza e del racconto. Gi\u00e0 negli anni Trenta Benjamin teorizzava la crisi dell\u2019esperienza nel mondo moderno e l\u2019estraneit\u00e0 degli uomini nei confronti del proprio passato. Il tempo del prestissimo ha impedito la rielaborazione degli eventi e il distanziamento critico dall\u2019informazione, provocando la morte del concetto di esperienza, di memoria e di tradizione. Con l\u2019avvento della societ\u00e0 dell\u2019immagine e della televisione di massa l\u2019effetto si \u00e8 amplificato, ma la frattura storica risale alla fine del primo conflitto mondiale, quando i reduci si trovarono di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di raccontare il proprio vissuto doloroso e tragico durante la guerra. La prima guerra mondiale fu dunque il primo vero conflitto \u201cintimo\u201d e privato, dal quale l\u2019umanit\u00e0 torn\u00f2 ammutolita e povera di esperienze partecipabili. Da l\u00ec, abbiamo assistito nel corso del Novecento al rapido affermarsi dell\u2019inesperienza quale condizione trascendentale del concetto di esperienza moderna. L\u2019autorit\u00e0 moderna si fonda sull\u2019inesperibile, sul caos, sul divenire e scorrere continuo (che non \u00e8 certo quello eracliteo) in cui ogni contenuto si dissolve tra milioni di altri contenuti. Tutto fluisce, nel mondo televisivo, nel fiume dell\u2019eterno presente, di un presente che non dura nemmeno un attimo prima di divenire gi\u00e0 passato. E se viene meno l\u2019idea dell\u2019importanza del passato, dell\u2019esperienza, della tradizione, allora siamo alla fine del mondo, al mondo dopo la fine del mondo, in cui non possiamo che essere esclusi anche dal nostro futuro. Terminata la \u201ccorrispondenza di amorosi sensi\u201d con l\u2019umanit\u00e0 precedente e con la sua lezione, nessun orizzonte futuro si profila davanti ai nostri occhi. La posizione del narratore, all\u2019interno di questo universo mutato, si complica, perch\u00e9 \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile che il tempo si umanizzi entrando in un racconto, ma soprattutto che l\u2019attivit\u00e0 stessa del narrare diventi condizione dell\u2019esperienza umana. Ogni narrazione trasmette un\u2019immagine del mondo, ma quando non si intravede un mondo all\u2019orizzonte la possibilit\u00e0 di riprodurre la struttura delle cose e degli avvenimenti attraverso un sistema di segni significativi viene meno. Lo specchio che riflette il grande racconto del mondo sembra essersi infranto in miliardi di inautentici frammenti, e il problema oggi sta nel dar vita a un\u2019opera letteraria che racconti l\u2019assenza di contenuti e di un mondo che inizia e finisce con la televisione. Entrando in crisi il concetto stesso di pre-comprensione temporale (perch\u00e9 l\u2019uomo deve pensarsi come inserito nel tempo, tra un inizio, un centro e una fine), la mimesis non possiede pi\u00f9 gli strumenti per interpretare la nostra esperienza nel mondo, per dare un ordine significativo allo scorrere nudo del tempo. Senza passato n\u00e9 futuro, questo mondo non conosce pi\u00f9 il senso della fine, e con esso la possibilit\u00e0 di uno sguardo retrospettivo ordinante. Questa \u00e8 la sconfitta storica e culturale della generazione dei \u201cfigli\u201d, e dopo l\u2019epoca postmoderna l\u2019unica speranza di rinascita per la letteratura \u00e8 quella di recuperare una voce autoriale critica, che sparga nuovo veleno nell\u2019ambiente sociale e si riappropri di un senso del futuro per parlare alle nuove generazioni. E tutto ci\u00f2 avviene da un decennio a questa parte, a partire dal successo del noir, in Italia, perch\u00e9 sono tanti gli episodi ancora oscuri della storia politica italiana che le indagini giudiziarie non sono riuscite a risolvere. Il successo di Gomorra ha alzato voci critiche da parte di molta politica italiana. Innanzitutto, vale la pena osservare come anche la politica degli ultimi decenni sia cos\u00ec tristemente postmoderna. Anche la politica \u00e8 diventata ironica, nel senso peggiore del termine. Abbiamo degli uomini politici veramente esperti nell\u2019arte dell\u2019avanspettacolo, dello show, dell\u2019intrattenimento e del reality. Pienamente conforme alla societ\u00e0 dei sorrisi creata dalla televisione, anche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[104,107,105,88,103,106],"class_list":["post-21","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-gomorra","tag-inesperienza","tag-new-italian-epic","tag-pasolini","tag-saviano","tag-wu-ming"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Io so, tu sai, egli sa. Noi NON sappiamo mai tutta la verit\u00e0. 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Uno dei pochi che si accorse, in anticipo sui tempi, del pericolo celato sotto la potenza dei mezzi di comunicazione di massa e sotto le illusioni dispensate dal potere dei consumi. Per questo le analisi \u201ccorsare\u201d di Pasolini sono ancora oggi cos\u00ec attuali: perch\u00e9 colsero nel segno, profeticamente, cambiamenti sociali e culturali profondi e drammatici, che a met\u00e0 degli anni Settanta erano ancora a livello embrionale, pronti a esplodere di l\u00ec a pochi anni nel tessuto connettivo della societ\u00e0 italiana. Se la colpa dei \u201cpadri\u201d \u00e8 \u201cla rimozione dalla coscienza [\u2026] del vecchio fascismo\u201d e \u201cl\u2019accettazione \u2013 tanto pi\u00f9 colpevole quanto pi\u00f9 inconsapevole \u2013 della violenza degradante e dei veri, immensi genocidi del nuovo fascismo\u201d, prodotta dalla societ\u00e0 del benessere e del consumo di massa, la colpa dei \u201cfigli\u201d \u00e8 stata quella di non esitare neppure un attimo a innalzare il monumento funebre alla figura intellettuale e all\u2019esercizio della ragione. Distrutto il Vecchio, relegato nel ghetto, i \u201cfigli\u201d si sono trovati in un mondo di rovine, da cui non sono riusciti a edificare niente di Nuovo. Il postmoderno \u00e8 stato un periodo di risate isteriche, ebbro di sarcasmo. Il disincanto \u00e8 dilagato come un fiume che rompe gli argini, creando la sensazione che niente andasse pi\u00f9 preso sul serio (e che la seriet\u00e0 fosse, in definitiva, il peggiore dei difetti). La figura dell\u2019intellettuale tradizionale \u00e8 morta, la sua autorit\u00e0 \u00e8 svanita, la sua voce testimoniale \u00e8 muta (eppure egli sa, come ci ricorda Pasolini, e anzi egli non pu\u00f2 non sapere, in quanto intellettuale, perch\u00e9 la ricostruzione della verit\u00e0 sta alla base di ogni costruzione intellettuale e narrativa, perch\u00e9 il discorso mimetico collega frammenti disordinati in un intreccio coerente, cos\u00ec come il ragionamento intellettuale collega fatti apparentemente disgiunti in una logica coerente). E poi, questi \u201cfigli\u201d si sono finalmente accorti, di colpo, di essere diventati naturalmente \u201cpadri\u201d, i nuovi padri. Credo che il celebre discorso di Wallace, gi\u00e0 ricordato da Wu Ming I nell\u2019intervento Noi dobbiamo essere i genitori,\u00a0renda perfettamente il senso di ci\u00f2 che qui si vuole dire: \u201cQuesti ultimi anni dell&#8217;era postmoderna mi sono sembrati un po&#8217; come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po&#8217; va benissimo, \u00e8 sfrenato e liberatorio, l&#8217;autorit\u00e0 parentale se ne \u00e8 andata, \u00e8 spodestata, il gatto \u00e8 via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre pi\u00f9 chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sof\u00e0, e tu sei il padrone di casa, \u00e8 anche casa tua, cos\u00ec, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po&#8217; di ordine, cazzo&#8230; Non \u00e8 una similitudine perfetta, ma \u00e8 come mi sento, \u00e8 come sento la mia generazione di scrittori e intellettuali o qualunque cosa siano, sento che sono le tre del mattino e il sof\u00e0 \u00e8 bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L&#8217;opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno \u00e8 stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria pu\u00f2 compensare il fatto che gli scrittori della mia et\u00e0 sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sar\u00e0 che abbiamo bisogno di autorit\u00e0 e paletti? E poi arriva il disagio pi\u00f9 acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realt\u00e0 i genitori non torneranno pi\u00f9 &#8211; e che noi dovremo essere i genitori\u201d. Dopo la sperimentazione della letteratura di genere degli anni Ottanta e Novanta, negli ultimi 10-15 anni sembra che qualcosa di nuovo si affacci all\u2019orizzonte. Si tratta di opere di tipo diverso, che Wu Ming classifica come la \u201cnebulosa\u201d del New Italian Epic. Chiamatelo come volete: NIE, ritorno al reale, nuovo naturalismo, narrativa di ampio respiro, grande romanzo italiano, neo-neorealismo (ma Dio ci scampi dai post- e dagli \u2013ismi). Sul NIE si continua a discutere gi\u00e0 da alcuni anni. 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Proprio perch\u00e9, come dice Wu Ming I stesso, \u201cla letteratura non deve, non deve mai, non deve mai credersi in pace\u201d. Nonostante tutto, penso che il fenomeno in s\u00e9 sia da salutare con sollievo: finalmente una nuova generazione letteraria ha recuperato il senso etico del narrare e la fiducia nel potere maieutico di una parola ricaricata di significato. Un nuovo impegno e una fondamentale assunzione di responsabilit\u00e0, pur lungi dalle caratteristiche della letteratura engag\u00e9e degli anni Cinquanta e Sessanta, individua una nuova serie di opere, \u201coggetti narrativi non identificati\u201d perturbanti (finalmente perturbanti). Facciamo alcuni nomi (in disordine): Saviano, De Cataldo, Evangelisti, Genna, Siti, Camilleri, Lucarelli, Babsi Jones, Carlotto, Scurati, Janeczek, Philopat, Zaccuri e Bellu, Arpaia, De Michele, e tanti altri ancora. E visto il grande successo di alcune opere di questi scrittori sembra che le domande scomode e \u201ccattive\u201d non se le pongono solo gli autori, ma anche i lettori. Non mi prolungo qui sulle caratteristiche che accomunano queste opere NIE messe in evidenza da Wu Ming I. Per chiunque ne voglia sapere di pi\u00f9, il Memorandum 1993-2008 \u00e8 chiaro e esauriente, cos\u00ec come gli interventi successivi su Carmillaonline. La vera novit\u00e0, a mio avviso, sta nella ricerca di un codice di comunicazione tra l\u2019autore e un numero sempre crescente di lettori, che si interessano a riscoprire la storia recente come metodo d\u2019indagine di quella attuale e futura. Qualcosa di nuovo sta accadendo, ne possiamo prendere atto, se tra gli scaffali delle librerie pullulanti di colorate agiografie di veline, prostitute e magnaccia (ma vorrei qui ricordare il libello Una storia italiana, che narra le eroiche gesta del Cavaliere, Berlusconeide in piena regola, che tutta Italia si \u00e8 vista recapitare tra le mani, direttamente a casa propria, senza scelta e senza scampo), si fanno spazio opere non identificate che cercano di analizzare la storia italiana da vari punti di vista contro la crosta spessa del sentimento reazionario tipicamente italiano (non siamo un paese da rivoluzioni, lo sappiamo bene). Quello che vorrei invece fare adesso \u00e8 entrare nel merito della situazione sociale e culturale che ha determinato il rifiorire di un\u2019etica narrativa, del bisogno di narrare fatti e episodi rimasti oscuri nelle vicende giudiziarie italiane, di creare una nuova forma di romanzo storico che abbia presa sul reale. 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Con l\u2019avvento della societ\u00e0 dell\u2019immagine e della televisione di massa l\u2019effetto si \u00e8 amplificato, ma la frattura storica risale alla fine del primo conflitto mondiale, quando i reduci si trovarono di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di raccontare il proprio vissuto doloroso e tragico durante la guerra. La prima guerra mondiale fu dunque il primo vero conflitto \u201cintimo\u201d e privato, dal quale l\u2019umanit\u00e0 torn\u00f2 ammutolita e povera di esperienze partecipabili. Da l\u00ec, abbiamo assistito nel corso del Novecento al rapido affermarsi dell\u2019inesperienza quale condizione trascendentale del concetto di esperienza moderna. L\u2019autorit\u00e0 moderna si fonda sull\u2019inesperibile, sul caos, sul divenire e scorrere continuo (che non \u00e8 certo quello eracliteo) in cui ogni contenuto si dissolve tra milioni di altri contenuti. 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Ogni narrazione trasmette un\u2019immagine del mondo, ma quando non si intravede un mondo all\u2019orizzonte la possibilit\u00e0 di riprodurre la struttura delle cose e degli avvenimenti attraverso un sistema di segni significativi viene meno. Lo specchio che riflette il grande racconto del mondo sembra essersi infranto in miliardi di inautentici frammenti, e il problema oggi sta nel dar vita a un\u2019opera letteraria che racconti l\u2019assenza di contenuti e di un mondo che inizia e finisce con la televisione. Entrando in crisi il concetto stesso di pre-comprensione temporale (perch\u00e9 l\u2019uomo deve pensarsi come inserito nel tempo, tra un inizio, un centro e una fine), la mimesis non possiede pi\u00f9 gli strumenti per interpretare la nostra esperienza nel mondo, per dare un ordine significativo allo scorrere nudo del tempo. Senza passato n\u00e9 futuro, questo mondo non conosce pi\u00f9 il senso della fine, e con esso la possibilit\u00e0 di uno sguardo retrospettivo ordinante. Questa \u00e8 la sconfitta storica e culturale della generazione dei \u201cfigli\u201d, e dopo l\u2019epoca postmoderna l\u2019unica speranza di rinascita per la letteratura \u00e8 quella di recuperare una voce autoriale critica, che sparga nuovo veleno nell\u2019ambiente sociale e si riappropri di un senso del futuro per parlare alle nuove generazioni. E tutto ci\u00f2 avviene da un decennio a questa parte, a partire dal successo del noir, in Italia, perch\u00e9 sono tanti gli episodi ancora oscuri della storia politica italiana che le indagini giudiziarie non sono riuscite a risolvere. Il successo di Gomorra ha alzato voci critiche da parte di molta politica italiana. Innanzitutto, vale la pena osservare come anche la politica degli ultimi decenni sia cos\u00ec tristemente postmoderna. Anche la politica \u00e8 diventata ironica, nel senso peggiore del termine. Abbiamo degli uomini politici veramente esperti nell\u2019arte dell\u2019avanspettacolo, dello show, dell\u2019intrattenimento e del reality. 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Gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni Settanta uno degli ultimi intellettuali impegnati del secolo scorso avvertiva su di s\u00e9 e sulla sua generazione il peso della catastrofe del fallimento delle ideologie, che lasciavano terra bruciata e impossibilit\u00e0 di sostituzione o ricostruzione di nuovi ideali. Pier Paolo Pasolini era un intellettuale sincero, di una statura civile, etica e morale rara, disposto ad ammettere in primis la sua colpa in quanto \u201cpadre\u201d e, allo stesso tempo, raggiunta questa consapevolezza, a lanciare il suo sentimento di condanna verso i \u201cfigli\u201d. Uno dei pochi che si accorse, in anticipo sui tempi, del pericolo celato sotto la potenza dei mezzi di comunicazione di massa e sotto le illusioni dispensate dal potere dei consumi. Per questo le analisi \u201ccorsare\u201d di Pasolini sono ancora oggi cos\u00ec attuali: perch\u00e9 colsero nel segno, profeticamente, cambiamenti sociali e culturali profondi e drammatici, che a met\u00e0 degli anni Settanta erano ancora a livello embrionale, pronti a esplodere di l\u00ec a pochi anni nel tessuto connettivo della societ\u00e0 italiana. Se la colpa dei \u201cpadri\u201d \u00e8 \u201cla rimozione dalla coscienza [\u2026] del vecchio fascismo\u201d e \u201cl\u2019accettazione \u2013 tanto pi\u00f9 colpevole quanto pi\u00f9 inconsapevole \u2013 della violenza degradante e dei veri, immensi genocidi del nuovo fascismo\u201d, prodotta dalla societ\u00e0 del benessere e del consumo di massa, la colpa dei \u201cfigli\u201d \u00e8 stata quella di non esitare neppure un attimo a innalzare il monumento funebre alla figura intellettuale e all\u2019esercizio della ragione. Distrutto il Vecchio, relegato nel ghetto, i \u201cfigli\u201d si sono trovati in un mondo di rovine, da cui non sono riusciti a edificare niente di Nuovo. Il postmoderno \u00e8 stato un periodo di risate isteriche, ebbro di sarcasmo. Il disincanto \u00e8 dilagato come un fiume che rompe gli argini, creando la sensazione che niente andasse pi\u00f9 preso sul serio (e che la seriet\u00e0 fosse, in definitiva, il peggiore dei difetti). La figura dell\u2019intellettuale tradizionale \u00e8 morta, la sua autorit\u00e0 \u00e8 svanita, la sua voce testimoniale \u00e8 muta (eppure egli sa, come ci ricorda Pasolini, e anzi egli non pu\u00f2 non sapere, in quanto intellettuale, perch\u00e9 la ricostruzione della verit\u00e0 sta alla base di ogni costruzione intellettuale e narrativa, perch\u00e9 il discorso mimetico collega frammenti disordinati in un intreccio coerente, cos\u00ec come il ragionamento intellettuale collega fatti apparentemente disgiunti in una logica coerente). E poi, questi \u201cfigli\u201d si sono finalmente accorti, di colpo, di essere diventati naturalmente \u201cpadri\u201d, i nuovi padri. Credo che il celebre discorso di Wallace, gi\u00e0 ricordato da Wu Ming I nell\u2019intervento Noi dobbiamo essere i genitori,\u00a0renda perfettamente il senso di ci\u00f2 che qui si vuole dire: \u201cQuesti ultimi anni dell&#8217;era postmoderna mi sono sembrati un po&#8217; come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po&#8217; va benissimo, \u00e8 sfrenato e liberatorio, l&#8217;autorit\u00e0 parentale se ne \u00e8 andata, \u00e8 spodestata, il gatto \u00e8 via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre pi\u00f9 chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sof\u00e0, e tu sei il padrone di casa, \u00e8 anche casa tua, cos\u00ec, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po&#8217; di ordine, cazzo&#8230; Non \u00e8 una similitudine perfetta, ma \u00e8 come mi sento, \u00e8 come sento la mia generazione di scrittori e intellettuali o qualunque cosa siano, sento che sono le tre del mattino e il sof\u00e0 \u00e8 bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L&#8217;opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno \u00e8 stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria pu\u00f2 compensare il fatto che gli scrittori della mia et\u00e0 sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sar\u00e0 che abbiamo bisogno di autorit\u00e0 e paletti? E poi arriva il disagio pi\u00f9 acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realt\u00e0 i genitori non torneranno pi\u00f9 &#8211; e che noi dovremo essere i genitori\u201d. Dopo la sperimentazione della letteratura di genere degli anni Ottanta e Novanta, negli ultimi 10-15 anni sembra che qualcosa di nuovo si affacci all\u2019orizzonte. Si tratta di opere di tipo diverso, che Wu Ming classifica come la \u201cnebulosa\u201d del New Italian Epic. Chiamatelo come volete: NIE, ritorno al reale, nuovo naturalismo, narrativa di ampio respiro, grande romanzo italiano, neo-neorealismo (ma Dio ci scampi dai post- e dagli \u2013ismi). Sul NIE si continua a discutere gi\u00e0 da alcuni anni. C\u2019\u00e8 chi considera l\u2019azione di Wu Ming un puro e semplice effetto mediatico e pubblicitario, costruito a tavolino solo per autopromozione. Si tratta solo di una questione di nomenclatura? No, il dibattito dilaga dalla scelta dell\u2019etichetta inglese per un fenomeno tutto italiano, alla legittimit\u00e0 fare critica pi\u00f9 che concentrarsi sulle opere. In effetti \u00e8 lo stesso Wu Ming I che dichiara di riferirsi a \u201copere\u201d piuttosto che a \u201cautori\u201d, anche se poi l\u2019indagine sulle opere non si sviluppa in modo cos\u00ec incisivo. Forse \u00e8 questa la pecca maggiore: tutto il discorso di Wu Ming si risolve in una furia classificatoria che alla fine risulta un po\u2019 sterile, e l\u2019impegno nell\u2019analisi dei testi ne risente. Bisognerebbe forse muoversi oltre il manifesto ideologico e il discorso pubblico, e focalizzarsi sul laboratorio e sulle potenzialit\u00e0 pratiche di questa nuova letteratura. Proprio perch\u00e9, come dice Wu Ming I stesso, \u201cla letteratura non deve, non deve mai, non deve mai credersi in pace\u201d. Nonostante tutto, penso che il fenomeno in s\u00e9 sia da salutare con sollievo: finalmente una nuova generazione letteraria ha recuperato il senso etico del narrare e la fiducia nel potere maieutico di una parola ricaricata di significato. Un nuovo impegno e una fondamentale assunzione di responsabilit\u00e0, pur lungi dalle caratteristiche della letteratura engag\u00e9e degli anni Cinquanta e Sessanta, individua una nuova serie di opere, \u201coggetti narrativi non identificati\u201d perturbanti (finalmente perturbanti). Facciamo alcuni nomi (in disordine): Saviano, De Cataldo, Evangelisti, Genna, Siti, Camilleri, Lucarelli, Babsi Jones, Carlotto, Scurati, Janeczek, Philopat, Zaccuri e Bellu, Arpaia, De Michele, e tanti altri ancora. E visto il grande successo di alcune opere di questi scrittori sembra che le domande scomode e \u201ccattive\u201d non se le pongono solo gli autori, ma anche i lettori. Non mi prolungo qui sulle caratteristiche che accomunano queste opere NIE messe in evidenza da Wu Ming I. Per chiunque ne voglia sapere di pi\u00f9, il Memorandum 1993-2008 \u00e8 chiaro e esauriente, cos\u00ec come gli interventi successivi su Carmillaonline. La vera novit\u00e0, a mio avviso, sta nella ricerca di un codice di comunicazione tra l\u2019autore e un numero sempre crescente di lettori, che si interessano a riscoprire la storia recente come metodo d\u2019indagine di quella attuale e futura. Qualcosa di nuovo sta accadendo, ne possiamo prendere atto, se tra gli scaffali delle librerie pullulanti di colorate agiografie di veline, prostitute e magnaccia (ma vorrei qui ricordare il libello Una storia italiana, che narra le eroiche gesta del Cavaliere, Berlusconeide in piena regola, che tutta Italia si \u00e8 vista recapitare tra le mani, direttamente a casa propria, senza scelta e senza scampo), si fanno spazio opere non identificate che cercano di analizzare la storia italiana da vari punti di vista contro la crosta spessa del sentimento reazionario tipicamente italiano (non siamo un paese da rivoluzioni, lo sappiamo bene). Quello che vorrei invece fare adesso \u00e8 entrare nel merito della situazione sociale e culturale che ha determinato il rifiorire di un\u2019etica narrativa, del bisogno di narrare fatti e episodi rimasti oscuri nelle vicende giudiziarie italiane, di creare una nuova forma di romanzo storico che abbia presa sul reale. A partire dagli anni Settanta si \u00e8 assistito all\u2019infrangersi della relazione tra letteratura ed esperienza. Il boom economico e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione e di trasmissione ci ha gettato definitivamente nel tempo reale e nel paradiso della conoscenza mediata, eliminando la dimensione antropometrica dello spazio e del tempo. Annullando la vastit\u00e0 degli spazi, anche lo scarto temporale tra evento e reazione si \u00e8 drasticamente ridotto, rendendo sempre pi\u00f9 difficile la riflessione critica che sta alla base della progettazione dell\u2019esperienza e del racconto. Gi\u00e0 negli anni Trenta Benjamin teorizzava la crisi dell\u2019esperienza nel mondo moderno e l\u2019estraneit\u00e0 degli uomini nei confronti del proprio passato. Il tempo del prestissimo ha impedito la rielaborazione degli eventi e il distanziamento critico dall\u2019informazione, provocando la morte del concetto di esperienza, di memoria e di tradizione. Con l\u2019avvento della societ\u00e0 dell\u2019immagine e della televisione di massa l\u2019effetto si \u00e8 amplificato, ma la frattura storica risale alla fine del primo conflitto mondiale, quando i reduci si trovarono di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di raccontare il proprio vissuto doloroso e tragico durante la guerra. La prima guerra mondiale fu dunque il primo vero conflitto \u201cintimo\u201d e privato, dal quale l\u2019umanit\u00e0 torn\u00f2 ammutolita e povera di esperienze partecipabili. Da l\u00ec, abbiamo assistito nel corso del Novecento al rapido affermarsi dell\u2019inesperienza quale condizione trascendentale del concetto di esperienza moderna. L\u2019autorit\u00e0 moderna si fonda sull\u2019inesperibile, sul caos, sul divenire e scorrere continuo (che non \u00e8 certo quello eracliteo) in cui ogni contenuto si dissolve tra milioni di altri contenuti. Tutto fluisce, nel mondo televisivo, nel fiume dell\u2019eterno presente, di un presente che non dura nemmeno un attimo prima di divenire gi\u00e0 passato. E se viene meno l\u2019idea dell\u2019importanza del passato, dell\u2019esperienza, della tradizione, allora siamo alla fine del mondo, al mondo dopo la fine del mondo, in cui non possiamo che essere esclusi anche dal nostro futuro. Terminata la \u201ccorrispondenza di amorosi sensi\u201d con l\u2019umanit\u00e0 precedente e con la sua lezione, nessun orizzonte futuro si profila davanti ai nostri occhi. La posizione del narratore, all\u2019interno di questo universo mutato, si complica, perch\u00e9 \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile che il tempo si umanizzi entrando in un racconto, ma soprattutto che l\u2019attivit\u00e0 stessa del narrare diventi condizione dell\u2019esperienza umana. Ogni narrazione trasmette un\u2019immagine del mondo, ma quando non si intravede un mondo all\u2019orizzonte la possibilit\u00e0 di riprodurre la struttura delle cose e degli avvenimenti attraverso un sistema di segni significativi viene meno. Lo specchio che riflette il grande racconto del mondo sembra essersi infranto in miliardi di inautentici frammenti, e il problema oggi sta nel dar vita a un\u2019opera letteraria che racconti l\u2019assenza di contenuti e di un mondo che inizia e finisce con la televisione. Entrando in crisi il concetto stesso di pre-comprensione temporale (perch\u00e9 l\u2019uomo deve pensarsi come inserito nel tempo, tra un inizio, un centro e una fine), la mimesis non possiede pi\u00f9 gli strumenti per interpretare la nostra esperienza nel mondo, per dare un ordine significativo allo scorrere nudo del tempo. Senza passato n\u00e9 futuro, questo mondo non conosce pi\u00f9 il senso della fine, e con esso la possibilit\u00e0 di uno sguardo retrospettivo ordinante. Questa \u00e8 la sconfitta storica e culturale della generazione dei \u201cfigli\u201d, e dopo l\u2019epoca postmoderna l\u2019unica speranza di rinascita per la letteratura \u00e8 quella di recuperare una voce autoriale critica, che sparga nuovo veleno nell\u2019ambiente sociale e si riappropri di un senso del futuro per parlare alle nuove generazioni. E tutto ci\u00f2 avviene da un decennio a questa parte, a partire dal successo del noir, in Italia, perch\u00e9 sono tanti gli episodi ancora oscuri della storia politica italiana che le indagini giudiziarie non sono riuscite a risolvere. Il successo di Gomorra ha alzato voci critiche da parte di molta politica italiana. Innanzitutto, vale la pena osservare come anche la politica degli ultimi decenni sia cos\u00ec tristemente postmoderna. Anche la politica \u00e8 diventata ironica, nel senso peggiore del termine. Abbiamo degli uomini politici veramente esperti nell\u2019arte dell\u2019avanspettacolo, dello show, dell\u2019intrattenimento e del reality. 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