{"id":6127,"date":"2021-04-26T12:00:21","date_gmt":"2021-04-26T10:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=6127"},"modified":"2021-04-25T19:09:52","modified_gmt":"2021-04-25T17:09:52","slug":"il-pane-perduto-la-memoria-di-edith-bruck","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/il-pane-perduto-la-memoria-di-edith-bruck\/","title":{"rendered":"Il pane perduto &#8211; La memoria di Edith Bruck"},"content":{"rendered":"<h2><strong>La scrittrice<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Edith Bruck<\/strong>, scrittrice e poetessa ungherese naturalizzata italiana, oggi residente a Roma, per anni ha vagato in cerca di una patria e di una identit\u00e0. Il suo libro <em>Il pane perduto,<\/em> pubblicato nel gennaio di quest\u2019anno dalla casa editrice La nave di Teseo, candidato dai lettori della domenica, figura nella dozzina dei semifinalisti del <strong>Premio Strega 2021<\/strong>. Ancora una volta la scrittrice, testimone della Shoa, ci apre la porta dei suoi ricordi e non ci lascia soli, ma ci offre la sua mano in un viaggio lungo e doloroso.<\/p>\n<p>Il libro si apre con una poesia di <strong>Nelo Risi<\/strong> \u2013 poeta e regista italiano, per anni compagno di vita e di intelletto dell\u2019autrice, scomparso nel 2015 \u2013 posta in esergo, come chiave interpretativa e riassunto di ci\u00f2 che verr\u00e0 dopo:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>La storia<\/p>\n<p>quella vera<\/p>\n<p>che nessuno studia<\/p>\n<p>che oggi ai pi\u00f9 d\u00e0 soltanto fastidio<\/p>\n<p>(che addusse lutti infiniti)<\/p>\n<p>d\u2019un sol colpo ti priv\u00f2 dell\u2019infanzia<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><strong>La morte<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Tanto tanto tempo fa c\u2019era una bambina che, al sole della primavera, con le sue treccine bionde sballonzolanti correva scalza nella polvere tiepida.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il racconto comincia in terza persona, con la leggerezza delle parole di una bambina, la pi\u00f9 piccola e non desiderata, ma amata, di una famiglia numerosa. <strong>Ditke<\/strong> va a scuola, ha qualche amica, una sorella maggiore, <strong>Judit<\/strong>, che sar\u00e0 per lei gemella e madre e che le \u00e8 molto cara, e un grande amore per la poesia, molti sorrisi da offrire e progetti per il futuro. Ditke per\u00f2 ha una colpa, \u00e8 ebrea.<\/p>\n<p>La protagonista comincia raccontando s\u00e9 stessa, le sue stranezze e peculiarit\u00e0 e le sue speranze, la povert\u00e0 della sua casa, la religiosit\u00e0 della madre, l\u2019importanza e l\u2019incertezza del pane e della fede. Nella piccola citt\u00e0 dell\u2019Ungheria, dove la sicurezza sembra essere garantita, ben presto tutte le certezze vengono meno e la grande famiglia si disperde. I suoi membri sono bruscamente separati. Solo Ditke e Judit riescono a rimanere unite, tra le domande, che si pongono reciprocamente senza risposta, e il terrore.<\/p>\n<p>Da qui le vicende della protagonista, ormai privata persino del suo nome, passano in prima persona, accelerano e prendono vita; man mano che la bambina scalza, che saltava e rideva, si avvicina alla morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u201cMi hanno separata dalla mamma, la mamma, la mamma\u201d ripetevo mentre venni spogliata, e cadevano le mie trecce con i fiocchi e venivo rasata, disinfettata, rivestita con una lunga palandrana grigia, zoccoli di legno ai piedi e sul collo appeso un numero: 11152, da allora il mio nome.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019infanzia \u00e8 tranciata via con brutalit\u00e0, cos\u00ec come ogni segno di innocenza, prima dalla povert\u00e0, poi dalla paura e, fin troppo presto, dalla consapevolezza che la religione non era una scelta di libert\u00e0 o l\u2019ebraismo una possibilit\u00e0 concessa a tutti. Nel 1944, in Europa, non era una possibilit\u00e0 concessa a nessuno. Ditke e Judit l\u2019avevano capito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Sembrava l\u2019esodo dall\u2019Egitto senza un Mos\u00e8, senza che apparisse l\u2019Eterno, e invece del Mar Rosso si aprirono con un rumore lacerante i vagoni per bestiame, e la mandria umana veniva spinta dentro con violenza.<\/p><\/blockquote>\n<h2><\/h2>\n<h2><strong>La vita<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le vicende narrate sembrano toccare l\u2019irrealt\u00e0, ma fanno rabbrividire. I giorni trascorsi nel campo pesano, diventano mesi, anni\u2026 Tutto \u00e8 descritto: l\u2019incapacit\u00e0 di reagire, il terrore, l\u2019abbandono, la repulsione per se stessi e i propri simili, la bestialit\u00e0 \u2013 quella degli aguzzini e quella delle vittime, rese bestie dalla crudelt\u00e0 subita. E poi l\u2019eredit\u00e0 lasciata dal dolore, l\u2019impeto del rancore e la necessit\u00e0 del perdono, il senso di perdita, il peso della sopravvivenza. Infine, il potere della <strong>scrittura<\/strong>, zavorra e \u00e0ncora di salvataggio, che Ditke afferra \u00abper necessit\u00e0, per respirare\u00bb.<\/p>\n<p>Da qui la liberazione, solo fisica, e il sofferto percorso di riavvicinamento alla vita, il bisogno di percepirla di nuovo, con tutti i mezzi: nella speranza della Terra Promessa, nei pellegrinaggi per l\u2019Europa alla ricerca di un luogo, fino all\u2019<strong>Italia<\/strong>, dove il calore del sole finalmente riesce a scaldare quella bambina di tredici anni, ora adulta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><strong>La testimonianza<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scrittrice narra un episodio che non \u00e8 n\u00e9 romanzo, n\u00e9 finzione, ma <strong>cronaca<\/strong>, documento. \u00c8 un resoconto netto di ci\u00f2 che \u00e8 stato, scandito dalla tenerezza degli affetti familiari, cos\u00ec puri e, allo stesso tempo, instabili, cercati e sofferti.<\/p>\n<p>Di tutto questo tratta <em>Il<\/em> <em>pane perduto<\/em>, una narrazione intensa che percorre la vita della protagonista, che da sessant\u2019anni \u2013 alla soglia dei suoi novanta, con la vista che si fa opaca \u2013 invoca con decisione la forza della sua voce portatrice di verit\u00e0 e il tempo per utilizzarla ancora una volta. Perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto non si ripeta; perch\u00e9 ci\u00f2 di cui l\u2019uomo si \u00e8 macchiato verso il suo fratello non vada dimenticato. Perch\u00e9 la voce dei sopravvissuti, la voce di Edith Bruck abbia eco, risonanza e si faccia messaggio, si faccia grido, per tutti coloro a cui questa possibilit\u00e0 \u00e8 stata negata.<\/p>\n<p>Non un consiglio di lettura, ma una <strong>testimonianza<\/strong> toccante che merita di essere ascoltata. <em>Il pane perduto<\/em> porta con s\u00e9 il peso della memoria. \u00c8 una promessa fatta con un filo di voce, tra le lacrime \u2013 in un passaggio narrato nel libro \u2013 agli uomini quasi senza vita che alcune donne, tra cui Dikte, furono costrette, dagli ordini inumani dei soldati, a trascinare, trasportandone i corpi scheletrici fino alla tenda della morte. Una implorazione: \u00abRacconta, non ci crederanno, racconta, se sopravvivi, anche per noi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Stefania Malerba<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scrittrice &nbsp; Edith Bruck, scrittrice e poetessa ungherese naturalizzata italiana, oggi residente a Roma, per anni ha vagato in cerca di una patria e di una identit\u00e0. Il suo libro Il pane perduto, pubblicato nel gennaio di quest\u2019anno dalla casa editrice La nave di Teseo, candidato dai lettori della domenica, figura nella dozzina dei semifinalisti del Premio Strega 2021. Ancora una volta la scrittrice, testimone della Shoa, ci apre la porta dei suoi ricordi e non ci lascia soli, ma ci offre la sua mano in un viaggio lungo e doloroso. Il libro si apre con una poesia di Nelo Risi \u2013 poeta e regista italiano, per anni compagno di vita e di intelletto dell\u2019autrice, scomparso nel 2015 \u2013 posta in esergo, come chiave interpretativa e riassunto di ci\u00f2 che verr\u00e0 dopo: &nbsp; La storia quella vera che nessuno studia che oggi ai pi\u00f9 d\u00e0 soltanto fastidio (che addusse lutti infiniti) d\u2019un sol colpo ti priv\u00f2 dell\u2019infanzia &nbsp; La morte &nbsp; Tanto tanto tempo fa c\u2019era una bambina che, al sole della primavera, con le sue treccine bionde sballonzolanti correva scalza nella polvere tiepida. &nbsp; Il racconto comincia in terza persona, con la leggerezza delle parole di una bambina, la pi\u00f9 piccola e non desiderata, ma amata, di una famiglia numerosa. Ditke va a scuola, ha qualche amica, una sorella maggiore, Judit, che sar\u00e0 per lei gemella e madre e che le \u00e8 molto cara, e un grande amore per la poesia, molti sorrisi da offrire e progetti per il futuro. 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Da qui le vicende della protagonista, ormai privata persino del suo nome, passano in prima persona, accelerano e prendono vita; man mano che la bambina scalza, che saltava e rideva, si avvicina alla morte. &nbsp; \u201cMi hanno separata dalla mamma, la mamma, la mamma\u201d ripetevo mentre venni spogliata, e cadevano le mie trecce con i fiocchi e venivo rasata, disinfettata, rivestita con una lunga palandrana grigia, zoccoli di legno ai piedi e sul collo appeso un numero: 11152, da allora il mio nome. &nbsp; L\u2019infanzia \u00e8 tranciata via con brutalit\u00e0, cos\u00ec come ogni segno di innocenza, prima dalla povert\u00e0, poi dalla paura e, fin troppo presto, dalla consapevolezza che la religione non era una scelta di libert\u00e0 o l\u2019ebraismo una possibilit\u00e0 concessa a tutti. Nel 1944, in Europa, non era una possibilit\u00e0 concessa a nessuno. Ditke e Judit l\u2019avevano capito. &nbsp; Sembrava l\u2019esodo dall\u2019Egitto senza un Mos\u00e8, senza che apparisse l\u2019Eterno, e invece del Mar Rosso si aprirono con un rumore lacerante i vagoni per bestiame, e la mandria umana veniva spinta dentro con violenza. La vita &nbsp; Le vicende narrate sembrano toccare l\u2019irrealt\u00e0, ma fanno rabbrividire. I giorni trascorsi nel campo pesano, diventano mesi, anni\u2026 Tutto \u00e8 descritto: l\u2019incapacit\u00e0 di reagire, il terrore, l\u2019abbandono, la repulsione per se stessi e i propri simili, la bestialit\u00e0 \u2013 quella degli aguzzini e quella delle vittime, rese bestie dalla crudelt\u00e0 subita. E poi l\u2019eredit\u00e0 lasciata dal dolore, l\u2019impeto del rancore e la necessit\u00e0 del perdono, il senso di perdita, il peso della sopravvivenza. Infine, il potere della scrittura, zavorra e \u00e0ncora di salvataggio, che Ditke afferra \u00abper necessit\u00e0, per respirare\u00bb. Da qui la liberazione, solo fisica, e il sofferto percorso di riavvicinamento alla vita, il bisogno di percepirla di nuovo, con tutti i mezzi: nella speranza della Terra Promessa, nei pellegrinaggi per l\u2019Europa alla ricerca di un luogo, fino all\u2019Italia, dove il calore del sole finalmente riesce a scaldare quella bambina di tredici anni, ora adulta. &nbsp; La testimonianza &nbsp; La scrittrice narra un episodio che non \u00e8 n\u00e9 romanzo, n\u00e9 finzione, ma cronaca, documento. \u00c8 un resoconto netto di ci\u00f2 che \u00e8 stato, scandito dalla tenerezza degli affetti familiari, cos\u00ec puri e, allo stesso tempo, instabili, cercati e sofferti. Di tutto questo tratta Il pane perduto, una narrazione intensa che percorre la vita della protagonista, che da sessant\u2019anni \u2013 alla soglia dei suoi novanta, con la vista che si fa opaca \u2013 invoca con decisione la forza della sua voce portatrice di verit\u00e0 e il tempo per utilizzarla ancora una volta. 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