{"id":6177,"date":"2021-04-19T12:00:46","date_gmt":"2021-04-19T10:00:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=6177"},"modified":"2021-04-18T15:19:13","modified_gmt":"2021-04-18T13:19:13","slug":"la-lingua-madre-di-maddalena-fingerle","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/la-lingua-madre-di-maddalena-fingerle\/","title":{"rendered":"La Lingua Madre di Maddalena Fingerle"},"content":{"rendered":"<p>Esordio della bolzanina Maddalena Fingerle (classe &#8217;93), <em>Lingua madre<\/em> vince la XXXIII edizione del <a href=\"https:\/\/www.premiocalvino.it\/\">Premio Italo Calvino<\/a>, la prima interamente online, e approda nella collana &#8220;Incursioni&#8221; della casa editrice <a href=\"https:\/\/www.italosvevo.it\/\">Italo Svevo<\/a>. Dopo i finalisti Veronica Galletta (<em>Le isole di Norman<\/em>, 2020) e Gianni Agostinelli (<em>Resti<\/em>, 2020), l&#8217;editor e scout Dario De Cristofaro torna a pescare dal ricco bacino del Premio e si aggiudica una vera gemma. <em>Lingua madre<\/em> \u00e8 un lucidissimo flusso di coscienza che attraversa i luoghi e gli affetti, che li trasforma negli occhi, ma soprattutto sulla lingua del protagonista, Paolo Prescher. Una storia di formazione, anzi di trasformazione, a partire dalle parole.<\/p>\n<h2>Andata e ritorno: Bolzano &#8211; Berlino &#8211; Bolzano<\/h2>\n<blockquote><p>\u00c8 da quando sono nato che mia madre piange. Piange perch\u00e9 la mia prima parola \u00e8 parola. Piange perch\u00e9 dico parola e non mamma. Piange perch\u00e9 pap\u00e0 non parla nemmeno quando dico parola e non mamma. Mia madre piange, piange, piange. Piange perch\u00e9 le dico che ormai la parola non significa pi\u00f9 parola perch\u00e9 lei mi ha sporcato la parola.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da sempre, per Paolo le parole non sono solo parole: le parole pulite, quelle che \u00abdicono quello che devono dire senza fare la doppia faccia\u00bb, rendono anche la vita pi\u00f9 limpida. La sorte beffarda lo vuole originario di Bolzano, citt\u00e0 che dell\u2019identit\u00e0 linguistica fa una mania: italiano, tedesco o ladino, sei ci\u00f2 che parli. Ma per Paolo tutti parlano sporco: la madre, la sorella, tutti tranne il padre, Biagio, che non parla affatto. Soffocati dalle apprensioni e dai vezzi delle due donne di casa, Paolo e Biagio sembrano uniti in un fronte di silenziosa resistenza. Silenzio che Paolo non trova le parole per rompere, e che al padre sar\u00e0 fatale.<\/p>\n<p>Paolo non riesce a non darsi la colpa del suicidio di Biagio: non ha trovato parole abbastanza pulite. Deve cercare altrove e opta per il tedesco. Parole nuove, intonse. I ricordi non possono sporcare una lingua che non ha mai parlato. Paolo compie diciotto anni e a Bolzano \u00e8 il momento della dichiarazione: tedesco o italiano? Europeo. L&#8217;orizzonte si apre a questo punto sull&#8217;universo dei giovani apolidi in cerca di una sorte migliore. Paolo approda a Berlino con qualche paia di mutande e una saponetta, trova in fretta una sistemazione e anche l\u2019amore, Mira. Mira di Pienaglossa parla pulito, cos\u00ec pulito che gli pulisce persino l\u2019italiano. Con lei la metropoli si riduce a una biblioteca, una vasca da bagno, qualche amico e uno scantinato: un confortevole equilibrio destinato a rompersi.<\/p>\n<p>Mira aspetta un bambino e vuole crescerlo a Bolzano: lui si fida di Mira, finch\u00e9 \u00e8 con lei e le parole sono pulite va tutto bene, anche Bolzano. Ma la rabbia e la nostalgia sporcano tutto, Mira e la bambina che Paolo tanto desidera. \u00c8 un maschio e la nonna vuole chiamarlo Biagio. Paolo diventa pap\u00e0, ma non desidera altro che lavare via (letteralmente e non) lo sporco delle parole e <em>purificare <\/em>anche la piccola.<\/p>\n<blockquote><p>In Dialekt konnsch net oanfach so lernen, woash? Non fai un cazzo, sei dichiarato? S\u00ec, quindi pagato. Insegnami il tedesco. Mi dispiace, cercher\u00f2 parole pulite e poi te lo richieder\u00f2. Die bl\u00f6de Kuh heult rum. Andiamo al lido, vieni? Mi dispiace, cercher\u00f2 parole pulite e poi te lo richieder\u00f2. Siamo in Italia, eh. Cinquemila anni fa, facciamo blaun, sulle gelide alture dei ghiacciai della Val Senales. Mor\u00ec.\u00a0<em>Thialetto<\/em>. Nessuno ha il diritto di obbedire. Mi dispiace, cercher\u00f2 parole pulite e te lo richieder\u00f2. Des isch die Sproch der eigenen Leit. \u00c8 bilingue come io. Paaaaolo! E siamo bilingui, noi. Es regnet. Tu devi morire.<\/p><\/blockquote>\n<p>In un crescendo che segue l\u2019insinuarsi dell\u2019ossessione, quella vera, si consuma la tragedia.<\/p>\n<h2>La lingua<\/h2>\n<p>In <em>Lingua Madre<\/em>, la centralit\u00e0 della parola si traduce in un lavoro certosino sulla lingua, non privo di qualche<em> divertissement<\/em>. Primo fra tutti, il gioco con i nomi dei protagonisti: Paolo Prescher \u00e8, infatti, l&#8217;anagramma di &#8220;parole sporche&#8221;, mentre Mira di Pienaglossa di &#8220;sapone di marsiglia&#8221;.<\/p>\n<p>Le numerose contaminazioni confluiscono a loro volta in un insolito miscuglio, un <em>Misch-masch <\/em>linguistico, per dirla alla bolzanina, a tratti straniante ma denso di suggestioni quasi uditive. Esperienza sinestetica per il lettore, contagiato dall\u2019ossessione del protagonista. Non solo, la\u00a0&#8220;lingua madre&#8221; della Fingerle \u00e8 materia viva, magmatica, in costante trasformazione.<\/p>\n<p>La fissazione di Paolo si fa innanzitutto poesia ingenua e disarmante di bambino, un gioco che diventa presto fin troppo serio. Paolo adolescente \u00e8 arrabbiato, tagliente: eredita l&#8217;insofferenza del padre per la borghesia bolzanina, ne ridicolizza gli assiomi e le ipocrisie. Il rifiuto della perdita e della lingua dell&#8217;infanzia si traducono in un cortocircuito tra questa e la nuova lingua, il tedesco. Poi, l&#8217;incontro con Mira e la tenerezza del primo amore distendono la narrazione. Nello scantinato berlinese si ricrea una dimensione di gioco, stavolta condiviso, in sperimentazioni quasi dadaiste ad opera di amici artistoidi e scrittori-non-scrittori. Infine, con il ritorno a Bolzano, la scrittura si fa sincopata, sintomo della concitazione del protagonista, incapace di arginare l&#8217;ossessione, pi\u00f9 prepotente che mai.<\/p>\n<h2>Un&#8217;aldina d&#8217;avanguardia<\/h2>\n<p>Grazie al raffinato progetto grafico di Maurizio Ceccato in copertina, il volume acquista un aspetto di assoluta modernit\u00e0, pur conservando un retrogusto quasi antico nel formato (aldina caratteristica delle edizioni Italo Svevo), con tagli laterali delle pagine ancora intonsi. L&#8217;esperienza di lettura si fa totale: se l&#8217;ossessione del protagonista contagia il lettore fino a fargli soppesare ogni parola, la lentezza data dal gesto di separare le pagine, come una volta, restituisce il piccolo piacere della scoperta, la sensazione di addentrarsi nell&#8217;intimo e nel segreto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span data-sheets-value=\"{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:&quot;Laura Carlomagno&quot;}\" data-sheets-userformat=\"{&quot;2&quot;:513,&quot;3&quot;:{&quot;1&quot;:0},&quot;12&quot;:0}\">Laura Carlomagno<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esordio della bolzanina Maddalena Fingerle (classe &#8217;93), Lingua madre vince la XXXIII edizione del Premio Italo Calvino, la prima interamente online, e approda nella collana &#8220;Incursioni&#8221; della casa editrice Italo Svevo. 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Paolo compie diciotto anni e a Bolzano \u00e8 il momento della dichiarazione: tedesco o italiano? Europeo. L&#8217;orizzonte si apre a questo punto sull&#8217;universo dei giovani apolidi in cerca di una sorte migliore. Paolo approda a Berlino con qualche paia di mutande e una saponetta, trova in fretta una sistemazione e anche l\u2019amore, Mira. Mira di Pienaglossa parla pulito, cos\u00ec pulito che gli pulisce persino l\u2019italiano. Con lei la metropoli si riduce a una biblioteca, una vasca da bagno, qualche amico e uno scantinato: un confortevole equilibrio destinato a rompersi. Mira aspetta un bambino e vuole crescerlo a Bolzano: lui si fida di Mira, finch\u00e9 \u00e8 con lei e le parole sono pulite va tutto bene, anche Bolzano. Ma la rabbia e la nostalgia sporcano tutto, Mira e la bambina che Paolo tanto desidera. \u00c8 un maschio e la nonna vuole chiamarlo Biagio. Paolo diventa pap\u00e0, ma non desidera altro che lavare via (letteralmente e non) lo sporco delle parole e purificare anche la piccola. In Dialekt konnsch net oanfach so lernen, woash? Non fai un cazzo, sei dichiarato? S\u00ec, quindi pagato. Insegnami il tedesco. Mi dispiace, cercher\u00f2 parole pulite e poi te lo richieder\u00f2. Die bl\u00f6de Kuh heult rum. Andiamo al lido, vieni? Mi dispiace, cercher\u00f2 parole pulite e poi te lo richieder\u00f2. Siamo in Italia, eh. Cinquemila anni fa, facciamo blaun, sulle gelide alture dei ghiacciai della Val Senales. Mor\u00ec.\u00a0Thialetto. Nessuno ha il diritto di obbedire. Mi dispiace, cercher\u00f2 parole pulite e te lo richieder\u00f2. Des isch die Sproch der eigenen Leit. \u00c8 bilingue come io. Paaaaolo! E siamo bilingui, noi. Es regnet. Tu devi morire. In un crescendo che segue l\u2019insinuarsi dell\u2019ossessione, quella vera, si consuma la tragedia. 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