{"id":7254,"date":"2022-10-07T11:01:26","date_gmt":"2022-10-07T09:01:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=7254"},"modified":"2022-10-07T11:01:26","modified_gmt":"2022-10-07T09:01:26","slug":"via-col-verde-limpatto-della-comunicazione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/via-col-verde-limpatto-della-comunicazione\/","title":{"rendered":"\u201cVia col verde\u201d: L\u2019impatto della comunicazione"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400\">Ed eccoci giunti alla penultima sezione del nostro libro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Via col verde<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, intitolata <\/span><b><i>L\u2019impatto della comunicazione<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400\">. Al suo interno sono proposti tre saggi, tutti concentrati sulle strategie di divulgazione da parte delle case editrici italiane: da Aboca edizioni che ha adottato un modello di comunicazione multidisciplinare, anche grazie al contributo delle piante di Stefano Mancuso, al programma di Mondadori per far fronte al fenomeno di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">greenwashing<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> attraverso la pubblicazione del libro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">\u00c8 naturale bellezza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> di Beatrice Mautino. E ancora, come il genere della Climate fiction viene oggi valorizzato e trattato nel mondo editoriale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Ed \u00e8 proprio da quest\u2019ultimo punto che parte il nostro approfondimento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Se avete perso i precedenti articoli, vi invito a cliccare <a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/\">qui<\/a>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"font-weight: 400\">Giulia Ottoni<\/span><\/p>\n<h4><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><b>Bene <\/b><del><b>o male<\/b><\/del><b>, ma parlate d\u2019ambiente<\/b><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">\u00abIl nostro cervello funziona in base a narrazioni. Noi non percepiamo la realt\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8, ma il nostro cervello la rielabora e ce la presenta a modo di storie\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-7257\" style=\"text-align: right\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9-febbraio-incontro-con-Bruno-Arpaia-autore-di-Qualcosa-la-fuori_large.jpg\" alt=\"Bruno Arpaia\" width=\"182\" height=\"182\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9-febbraio-incontro-con-Bruno-Arpaia-autore-di-Qualcosa-la-fuori_large.jpg 258w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9-febbraio-incontro-con-Bruno-Arpaia-autore-di-Qualcosa-la-fuori_large-200x200.jpg 200w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9-febbraio-incontro-con-Bruno-Arpaia-autore-di-Qualcosa-la-fuori_large-75x75.jpg 75w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9-febbraio-incontro-con-Bruno-Arpaia-autore-di-Qualcosa-la-fuori_large-24x24.jpg 24w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9-febbraio-incontro-con-Bruno-Arpaia-autore-di-Qualcosa-la-fuori_large-36x36.jpg 36w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9-febbraio-incontro-con-Bruno-Arpaia-autore-di-Qualcosa-la-fuori_large-48x48.jpg 48w\" sizes=\"(max-width: 182px) 100vw, 182px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Cos\u00ec, a somme righe, lo scrittore <\/span><b>Bruno Arpaia<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> nel suo libro <\/span><b><i>Qualcosa, l\u00e0 fuori<\/i><\/b> <span style=\"font-weight: 400\">spiega come sia quasi necessario per il genere umano nutrirsi di storie; e di storie, nei libri, ce ne sono a bizzeffe. E diciamocelo, non c\u2019\u00e8 arma pi\u00f9 accattivante di parole utilizzate per descrivere i pericoli che spave<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">ntano il genere umano. Certo, se pensiamo ad autori come Jules Verne, ci vengono in mente mostri dai tentacoli che spuntano dal fondo degli abissi e rendono l\u2019entrata in acqua abbastanza spiacevole se si va al mare. Di sicuro la nostra mente non va dritta all\u2019am<\/span><\/p>\n<p><span>biente. <\/span><b>L\u2019ambiente \u00e8 sullo sfondo<\/b><span>, uno specchio dello stato d\u2019animo dei protagonisti, un ostacolo, un aiutante, sempre in funzione dei protagonisti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Parlando di cervello, secondo diversi studi (scientifici, psicologici e filosofici) la nostra mente \u00e8 piena di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">bias<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, pregiudizi, che ci fanno reagire a pericoli immediati, mentre <\/span><b>il cambiamento climatico viene percepito come qualcosa di astratto<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, e tuttavia \u00abquei due gradi di temperatura in pi\u00f9 che sembrano pochissimi\u00bb, sottolinea Arpaia durante la nostra conversazione, \u00absignificano un disastro ambientale\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Cos\u00ec entra in scena l\u2019arma accattivante, la parola, ci\u00f2 che universalmente pu\u00f2 raggiungere ogni singola persona: strumento pi\u00f9 potente \u2013 e pi\u00f9 interessante anche di un rapporto scientifico seppur ben scritto \u2013 \u00e8 la narrazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Ecco che quindi ci\u00f2 che comincia a spaventare qualche manciata di persone diventa meno mostruoso e pi\u00f9 probabile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Bene, allora combiniamo un po\u2019 le cose e vediamo come gli autori, gi\u00e0 nell\u2019800, avessero cominciato a concepire le loro storie come strumento di descrizione di una possibile realt\u00e0 futura.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Riprendiamo Verne. Nel suo libro<\/span> <b><i>Il mondo sottosopra<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400\"> (1889) il disastro climatico non solo ci viene sbattuto in faccia, ma \u00e8 l\u2019uomo stesso a causarlo. Benvenuti nell\u2019Antropocene. Certo, con questo termine ci si riferisce pi\u00f9 all\u2019impatto che l\u2019uomo sta avendo sui processi geologici, che ai ghiacciai che si sciolgono o alla temperatura terrestre che si sta alzando.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Un disastro climatico che nel secolo scorso continua nelle opere di autori come Le Guin, Atwood e Robinson: storie distopiche in cui l\u2019uomo deve affrontare questa minaccia ambientale, che di distopico oramai non hanno pi\u00f9 niente. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 quel senso di defamiliarizzazione che permetteva ai lettori o agli spettatori di godersi lo spettacolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Gli eventi,<\/span><b> i fatti che stanno accadendo in questi anni, rappresentano uno scenario molto fertile per autori da tutto il mondo<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> i quali vi attingono per le loro storie.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Quindi s\u00ec, <\/span><b>parliamo di fantascienza<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, <\/span><b>di solar punk<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, <\/span><b>di climate fiction<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, ma parliamo anche <\/span><b>di comunicazione<\/b><span style=\"font-weight: 400\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Storie in libri, film e podcast che vengono usate per comunicare una crisi ambientale, il cui scopo \u00e8 risvegliare empatia e spingere il lettore ad agire.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Ma come invogliare le persone a interessarsi, a sentirsi parte di qualcosa che deve lottare per un futuro meno desolante?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Nel 2020, a Berlino, c\u2019\u00e8 stato il <\/span><b>Festival Cli-fi<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, in cui autori ed esperti hanno discusso della situazione ambientale e di come la <\/span><b>combinazione di fatti reali e fiction fosse una delle principali fonti di ispirazione degli scrittori<\/b><span style=\"font-weight: 400\">. Ancora prima, nel 2015 e sempre a Berlino, c\u2019\u00e8 stata la European Climate Fiction (alla quale ha partecipato anche Arpaia stesso). Festival, quindi, utili a dare informazioni, a invogliare le persone a viaggiare con la mente, ad approfondire la tematica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Con la pandemia, inoltre, molti eventi potevano essere seguiti online grazie a internet, una finestra nel mondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Questo \u00e8 stato il caso di un evento come <\/span><b><i>Utopia Awards and Climate Fiction Conference<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400\">, svoltosi il primo ottobre, in cui studiosi, ricercatori e scrittori si sono cimentati in workshops e panels, discutendo di temi come solar punk, black and African climate fiction, la climate fiction come <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">setting and plot device<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">: uno spazio di discussione e apprendimento per editor, case editrici, scrittori e anche lettori, chiamati in causa per scegliere i racconti pi\u00f9 belli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Purtroppo, forse data la prima esperienza o la sua scarsa presenza in articoli e social media, l\u2019evento non ha fatto scalpore, riscuotendo poco successo: \u00e8 un peccato perch\u00e9 questo spazio, il cui unico scopo \u00e8 la comunicazione della crisi ambientale e la fondazione di una comunit\u00e0 internazionale, con la possibilit\u00e0 di avere pi\u00f9 punti di vista, ha l\u2019opportunit\u00e0 di riunire persone da pi\u00f9 parti del mondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Pi\u00f9 fortunato \u00e8 stato il concorso indetto da <\/span><b>Fix Solution Lab<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, appartenente alla societ\u00e0 americana Grist, che si occupa proprio di media e dimostra come la combinazione di storytelling, eventi e la costituzione di un network, sia in grado di raggiungere persone in ogni parte del mondo. Grazie a <\/span><b><i>Imagine 2200: Climate Fiction for Future Ancestors<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400\">,<\/span> <span style=\"font-weight: 400\">scrittori da ogni dove (85 paesi), cresciuti in ambienti diversi, immaginano futuri diversi, diventano una fonte inestimabile di prospettive differenti, in grado di esplorare nuove possibilit\u00e0 con cui le storie aiutino a concepire un futuro. Il lettore, sul sito, ha a disposizione tutti i racconti finalisti, provvisti anche di una traccia audio per chi avesse la necessit\u00e0 di ascoltarli, e permette di ascoltare sul canale youtube appuntamenti tra gli scrittori finalisti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Un insieme di racconti, quindi, che vengono da pi\u00f9 parti del mondo, scritti per\u00f2 nella lingua pi\u00f9 conosciuta, l\u2019inglese.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Cercando informazioni sui modi di comunicare la climate fiction, mi sono imbattuta nella casa editrice<\/span><b> Future Fiction<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, il cui direttore editoriale <\/span><b>Francesco Verso<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> \u00e8 un avido scrittore e lettore di solar punk. Non solo, il mese scorso ha pubblicato <\/span><b><i>Meteopatia<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400\">, una raccolta di racconti cli-fi provenienti dal sud del mondo, tradotti direttamente dalla lingua natale in cui erano scritti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Parlando di comunicazione, inoltre, sono disponibili anche una serie di incontri gratuiti in libreria a Roma e Torino dove fantascienza, solar punk e climate fiction verranno discussi da autori di tutto il mondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400\">\u201cThere is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.\u201d Sperando di non aver snaturalizzato la citazione di Wilde, dico che uno dei primi passi, grazie anche all\u2019editoria, \u00e8 stato fatto: se ne parla, e si partecipa.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"font-weight: 400\">Caterina Fortuna<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed eccoci giunti alla penultima sezione del nostro libro Via col verde, intitolata L\u2019impatto della comunicazione. Al suo interno sono proposti tre saggi, tutti concentrati sulle strategie di divulgazione da parte delle case editrici italiane: da Aboca edizioni che ha adottato un modello di comunicazione multidisciplinare, anche grazie al contributo delle piante di Stefano Mancuso, al programma di Mondadori per far fronte al fenomeno di greenwashing attraverso la pubblicazione del libro \u00c8 naturale bellezza di Beatrice Mautino. E ancora, come il genere della Climate fiction viene oggi valorizzato e trattato nel mondo editoriale.\u00a0 Ed \u00e8 proprio da quest\u2019ultimo punto che parte il nostro approfondimento. Se avete perso i precedenti articoli, vi invito a cliccare qui. Giulia Ottoni &nbsp; Bene o male, ma parlate d\u2019ambiente &nbsp; \u00abIl nostro cervello funziona in base a narrazioni. Noi non percepiamo la realt\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8, ma il nostro cervello la rielabora e ce la presenta a modo di storie\u00bb. Cos\u00ec, a somme righe, lo scrittore Bruno Arpaia nel suo libro Qualcosa, l\u00e0 fuori spiega come sia quasi necessario per il genere umano nutrirsi di storie; e di storie, nei libri, ce ne sono a bizzeffe. E diciamocelo, non c\u2019\u00e8 arma pi\u00f9 accattivante di parole utilizzate per descrivere i pericoli che spave ntano il genere umano. Certo, se pensiamo ad autori come Jules Verne, ci vengono in mente mostri dai tentacoli che spuntano dal fondo degli abissi e rendono l\u2019entrata in acqua abbastanza spiacevole se si va al mare. Di sicuro la nostra mente non va dritta all\u2019am biente. L\u2019ambiente \u00e8 sullo sfondo, uno specchio dello stato d\u2019animo dei protagonisti, un ostacolo, un aiutante, sempre in funzione dei protagonisti. Parlando di cervello, secondo diversi studi (scientifici, psicologici e filosofici) la nostra mente \u00e8 piena di bias, pregiudizi, che ci fanno reagire a pericoli immediati, mentre il cambiamento climatico viene percepito come qualcosa di astratto, e tuttavia \u00abquei due gradi di temperatura in pi\u00f9 che sembrano pochissimi\u00bb, sottolinea Arpaia durante la nostra conversazione, \u00absignificano un disastro ambientale\u00bb. Cos\u00ec entra in scena l\u2019arma accattivante, la parola, ci\u00f2 che universalmente pu\u00f2 raggiungere ogni singola persona: strumento pi\u00f9 potente \u2013 e pi\u00f9 interessante anche di un rapporto scientifico seppur ben scritto \u2013 \u00e8 la narrazione. Ecco che quindi ci\u00f2 che comincia a spaventare qualche manciata di persone diventa meno mostruoso e pi\u00f9 probabile. Bene, allora combiniamo un po\u2019 le cose e vediamo come gli autori, gi\u00e0 nell\u2019800, avessero cominciato a concepire le loro storie come strumento di descrizione di una possibile realt\u00e0 futura.\u00a0 Riprendiamo Verne. Nel suo libro Il mondo sottosopra (1889) il disastro climatico non solo ci viene sbattuto in faccia, ma \u00e8 l\u2019uomo stesso a causarlo. Benvenuti nell\u2019Antropocene. Certo, con questo termine ci si riferisce pi\u00f9 all\u2019impatto che l\u2019uomo sta avendo sui processi geologici, che ai ghiacciai che si sciolgono o alla temperatura terrestre che si sta alzando. Un disastro climatico che nel secolo scorso continua nelle opere di autori come Le Guin, Atwood e Robinson: storie distopiche in cui l\u2019uomo deve affrontare questa minaccia ambientale, che di distopico oramai non hanno pi\u00f9 niente. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 quel senso di defamiliarizzazione che permetteva ai lettori o agli spettatori di godersi lo spettacolo. Gli eventi, i fatti che stanno accadendo in questi anni, rappresentano uno scenario molto fertile per autori da tutto il mondo i quali vi attingono per le loro storie.\u00a0 Quindi s\u00ec, parliamo di fantascienza, di solar punk, di climate fiction, ma parliamo anche di comunicazione.\u00a0 Storie in libri, film e podcast che vengono usate per comunicare una crisi ambientale, il cui scopo \u00e8 risvegliare empatia e spingere il lettore ad agire. Ma come invogliare le persone a interessarsi, a sentirsi parte di qualcosa che deve lottare per un futuro meno desolante? Nel 2020, a Berlino, c\u2019\u00e8 stato il Festival Cli-fi, in cui autori ed esperti hanno discusso della situazione ambientale e di come la combinazione di fatti reali e fiction fosse una delle principali fonti di ispirazione degli scrittori. Ancora prima, nel 2015 e sempre a Berlino, c\u2019\u00e8 stata la European Climate Fiction (alla quale ha partecipato anche Arpaia stesso). Festival, quindi, utili a dare informazioni, a invogliare le persone a viaggiare con la mente, ad approfondire la tematica. Con la pandemia, inoltre, molti eventi potevano essere seguiti online grazie a internet, una finestra nel mondo. Questo \u00e8 stato il caso di un evento come Utopia Awards and Climate Fiction Conference, svoltosi il primo ottobre, in cui studiosi, ricercatori e scrittori si sono cimentati in workshops e panels, discutendo di temi come solar punk, black and African climate fiction, la climate fiction come setting and plot device: uno spazio di discussione e apprendimento per editor, case editrici, scrittori e anche lettori, chiamati in causa per scegliere i racconti pi\u00f9 belli. Purtroppo, forse data la prima esperienza o la sua scarsa presenza in articoli e social media, l\u2019evento non ha fatto scalpore, riscuotendo poco successo: \u00e8 un peccato perch\u00e9 questo spazio, il cui unico scopo \u00e8 la comunicazione della crisi ambientale e la fondazione di una comunit\u00e0 internazionale, con la possibilit\u00e0 di avere pi\u00f9 punti di vista, ha l\u2019opportunit\u00e0 di riunire persone da pi\u00f9 parti del mondo. Pi\u00f9 fortunato \u00e8 stato il concorso indetto da Fix Solution Lab, appartenente alla societ\u00e0 americana Grist, che si occupa proprio di media e dimostra come la combinazione di storytelling, eventi e la costituzione di un network, sia in grado di raggiungere persone in ogni parte del mondo. Grazie a Imagine 2200: Climate Fiction for Future Ancestors, scrittori da ogni dove (85 paesi), cresciuti in ambienti diversi, immaginano futuri diversi, diventano una fonte inestimabile di prospettive differenti, in grado di esplorare nuove possibilit\u00e0 con cui le storie aiutino a concepire un futuro. Il lettore, sul sito, ha a disposizione tutti i racconti finalisti, provvisti anche di una traccia audio per chi avesse la necessit\u00e0 di ascoltarli, e permette di ascoltare sul canale youtube appuntamenti tra gli scrittori finalisti. Un insieme di racconti, quindi, che vengono da pi\u00f9 parti del mondo, scritti per\u00f2 nella lingua pi\u00f9 conosciuta, l\u2019inglese. Cercando informazioni sui modi di comunicare la climate fiction, mi sono imbattuta nella casa editrice Future Fiction, il cui direttore editoriale Francesco Verso \u00e8 un avido scrittore e lettore di solar punk. Non solo, il mese scorso ha pubblicato Meteopatia, una raccolta di racconti cli-fi provenienti dal sud del mondo, tradotti direttamente dalla lingua natale in cui erano scritti.\u00a0 Parlando di comunicazione, inoltre, sono disponibili anche una serie di incontri gratuiti in libreria a Roma e Torino dove fantascienza, solar punk e climate fiction verranno discussi da autori di tutto il mondo. \u00a0\u201cThere is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.\u201d Sperando di non aver snaturalizzato la citazione di Wilde, dico che uno dei primi passi, grazie anche all\u2019editoria, \u00e8 stato fatto: se ne parla, e si partecipa. &nbsp; Caterina Fortuna<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":7223,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[803,167,1069,802,166],"tags":[1599,1570,1603,1590,1594,1591,1566,1589,1597,1264,1592,349,430,1593,1595,724,347,1602,1598,1596,248,114,1601,1600,1604],"class_list":["post-7254","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-autori","category-edizioni-santa-caterina","category-in-evidenza","category-mondo-editoriale","category-quaderni-del-master-di-editoria","tag-aboca-edizioni","tag-ambiente","tag-beatrice-mautino","tag-bruno-arpia","tag-cambiamento-climatico","tag-cli-fi","tag-clima","tag-climate-fiction","tag-comunicare","tag-comunicazione","tag-disastro-ambientale","tag-distopia","tag-editoria","tag-editoria-ambientale","tag-editoriapavia","tag-edizioni-santa-caterina","tag-fantascienza","tag-greenwashing","tag-impatto","tag-master-pavia","tag-mondadori","tag-pavia","tag-piante","tag-stefano-mancuso","tag-utopia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>\u201cVia col verde\u201d: L\u2019impatto della comunicazione - il BLOG di EDITORIA<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Ed eccoci giunti alla penultima sezione del nostro libro Via col verde, intitolata L\u2019impatto della comunicazione. Al suo interno sono proposti tre saggi, tutti concentrati sulle strategie di divulgazione da parte delle case editrici italiane: da Aboca edizioni che ha adottato un modello di comunicazione multidisciplinare, anche grazie al contributo delle piante di Stefano Mancuso, al programma di Mondadori per far fronte al fenomeno di greenwashing attraverso la pubblicazione del libro \u00c8 naturale bellezza di Beatrice Mautino. 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