{"id":7288,"date":"2022-11-03T17:43:12","date_gmt":"2022-11-03T16:43:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=7288"},"modified":"2022-11-03T17:43:12","modified_gmt":"2022-11-03T16:43:12","slug":"la-responsabilita-di-scrivere-a-lettori-sconosciuti-i-risvolti-firmati-dalleditor-di-utopia-gerardo-masuccio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/la-responsabilita-di-scrivere-a-lettori-sconosciuti-i-risvolti-firmati-dalleditor-di-utopia-gerardo-masuccio\/","title":{"rendered":"La responsabilit\u00e0 di scrivere a lettori sconosciuti. I risvolti firmati dall\u2019editor di Utopia Gerardo Masuccio"},"content":{"rendered":"<p>Prima di girare tra gli stand del Salone del libro di Torino non avevo idea che esistesse una giovane casa editrice milanese chiamata Utopia. <i>Un nome originale, insolito<\/i>, ho pensato, perch\u00e9 non credo che i nomi di molte case editrici inizino con la lettera \u201cu\u201d. Incuriosita, mi avvicino al banco di libri, attirata dai colori delle copertine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il contrasto cromatico e la particolarit\u00e0 iconografica della copertina mi spingono a prendere <i>La fiaba nucleare dell\u2019uomo bambino<\/i> di Hamid Ismailov tra le mani. Chi studia editoria ben conosce il concetto di \u201csoglia\u201d elaborato da G\u00e9rard Genette e io sapevo di averne appena attraversata una. Volto il libro, convinta di trovare una descrizione della trama in quarta di copertina, ma non c\u2019\u00e8. <i>Poco male, sar\u00e0 in uno dei risvolti<\/i>, mi dico. In quello di quarta trovo una breve biografia dell\u2019autore e diverse informazioni sulla traduzione, in quello di prima trovo s\u00ec qualcosa sulla trama, come avevo sperato, ma anche qualcosa di pi\u00f9: una lettera a un lettore sconosciuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Firmata dall\u2019editor Gerardo Masuccio, la lettera di cui mi sento destinataria mi permette di capire cosa lui per primo, in veste di lettore, abbia trovato avvincente in questo testo per inserirlo nel catalogo della casa editrice. Ed \u00e8 proprio la comprensione delle sue ragioni a convincermi ad andare alla cassa per acquistare il libro, dove, ignara di avere davanti Gerardo stesso, gli confesso di essere rimasta davvero colpita da quanto ho letto nel risvolto. All\u2019affermazione: \u00abbeh, puoi prendertela con me se poi il libro non ti piace\u00bb non ho potuto evitare di chiedergli quando potesse rispondere a qualche domanda in pi\u00f9 su Utopia e sui suoi libri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Il catalogo descrive Utopia come \u00abla pi\u00f9 giovane delle case editrici\u00bb. Quali sono le radici di questa casa editrice fondata nel 2020?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Credo che non ci sia un momento preciso in cui il progetto si \u00e8 veramente radicato in me. Ho fondato Utopia col sostegno di una squadra in gamba, per\u00f2 la vocazione editoriale era in me gi\u00e0 da molto tempo. Penso di essere stato un lettore precoce e al contempo una persona che amava porsi domande su molti aspetti dei libri che un semplice lettore non tiene in considerazione: chi li avesse scelti, da dove venissero, chi avesse deciso quale carta adoperare, i colori, le copertine, ecc. Ho capito dopo, ovviamente, che si trattava di un amore per l\u2019editoria, l\u2019ho razionalizzato negli anni del liceo, provando anche a capire quale fosse il percorso pi\u00f9 giusto per arrivare a fondare una casa editrice. Una volta iscritto all\u2019universit\u00e0 ho avuto dei buoni maestri che mi hanno indirizzato verso \u201cfacolt\u00e0 utili\u201d per arrivare dove sono oggi. Mi sono iscritto prima a Giurisprudenza per laurearmi in diritto d\u2019autore, poi a Economia per laurearmi in editoria libraria, mentre seguivo un percorso di studi personali di letteratura. Dopo la seconda laurea ho svolto un periodo di apprendistato in Bompiani. Dopo due o tre anni circa mi sentivo pronto per fondare una casa editrice mia, che avesse l\u2019obiettivo di pubblicare solo letteratura di qualit\u00e0, senza compromessi commerciali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Immagino che il progetto abbia iniziato a muovere i suoi primi passi in salita a causa della pandemia. Qual \u00e8 stato il suo impatto sulle prime pubblicazioni?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>S\u00ec, incidentalmente tutto questo \u00e8 successo venti giorni prima dello svuotamento di massa dei supermercati qui a Milano. Secondo me quanto \u00e8 accaduto \u00e8 stato un vantaggio, non uno svantaggio per la casa editrice, perch\u00e9 mentre Utopia nasceva in controtendenza rispetto all\u2019industria nazionale, i giornalisti si sono subito accorti che nella stasi collettiva o nell\u2019assopimento coattivo \u2013 perch\u00e9 non \u00e8 stata colpa di nessuno, ma c\u2019\u00e8 stato \u2013 invece una giovane realt\u00e0 si stava iniziando a muovere. Penso che se Utopia fosse nata in un periodo normale, ordinario, non sarebbe diventata la piccola casa editrice che \u00e8 e non avrebbe avuto la stessa rapida crescita; sarebbe stato pi\u00f9 difficile \u201crincorrere gli altri\u201d, invece noi siamo partiti a ruote ferme ed eravamo molto veloci, mentre gli altri erano inevitabilmente obbligati alla stasi. Ci\u00f2 non vuole togliere nulla alla complessit\u00e0 del periodo, per\u00f2 quando noi siamo nati la parte iniziale era pura progettazione, non c\u2019erano libri da portare in libreria, anche perch\u00e9 le librerie erano chiuse in quel momento. Per\u00f2 a settembre 2020, quando sono usciti come da programma i primi libri di Utopia, il sistema era tornato a regime determinando un successo immediato, nel senso che con i primi due volumi abbiamo raggiunto delle tirature, stando alle richieste dei librai, da grande casa editrice. Da un lato \u00e8 stata fortuna, dall\u2019altro \u00e8 stato un programma, un piano di lavoro molto dettagliato. Per questo non penso che la pandemia, tutto sommato, abbia comportato uno svantaggio per la casa editrice. Forse il nostro nome si \u00e8 incastonato alla perfezione nel periodo storico, no? La letteratura, l\u2019<i>utopia<\/i> nel tempo della pandemia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Parlando strettamente dei libri, se graficamente non sembra esserci alcuna distinzione tra i vari titoli, in copertina viene comunque indicata una sorta di divisione tra letteratura europea e letteratura straniera. Per questo mi domando: si pu\u00f2 parlare di collane per i libri di Utopia?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>S\u00ec, in senso stretto sono due collane diverse, vengono classificate e catalogate come collane nelle librerie fisiche e in rete. C\u2019\u00e8 una collana di letteratura italiana ed europea e c\u2019\u00e8 una collana di letteratura straniera. Siccome in casa editrice siamo tutti nati nei primi anni novanta, quindi siamo una generazione europea, degli anni di Maastricht, ci sembrava anacronistico utilizzare la dicotomia storica dell\u2019editoria novecentesca, che semplicemente divideva i titoli di letteratura italiana da quelli di letteratura straniera. No. Per noi la letteratura \u00e8 europea oppure straniera. Cos\u00ec abbiamo deciso di tenere queste due etichette, che in realt\u00e0 sono delle etichette di pura forma, nella misura in cui non c\u2019\u00e8 nessuna variazione grafica della copertina. Le copertine sono tutte uguali, come hai ben notato. C\u2019\u00e8 un computo di codici diverso, ma nient\u2019altro, proprio perch\u00e9 sono le due collane fondanti \u2013 per il momento le uniche \u2013 della casa editrice; al di l\u00e0 dell\u2019appartenenza geografica e culturale degli autori non le differenzia nulla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Il\u00a0paratesto \u00e8 estremamente suggestivo. In particolare, qual \u00e8 la scelta che si cela dietro agli elementi che compongono la prima copertina?\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La copertina \u00e8 stata progettata da Giovanni Cavalleri, che \u00e8 il grafico della casa editrice, ed \u00e8 sempre la stessa con un ricambio legato ai colori e all\u2019iconografia. La gabbia \u00e8 una sezione aurea, ossia quella che in geometria e in matematica \u00e8 <i>la trasposizione dell\u2019utopia<\/i>, cio\u00e8 l\u2019asintoto, l\u2019approssimarsi alla perfezione nella piena consapevolezza che la perfezione non si pu\u00f2 mai raggiungere. Per me questa, in altre maniere, \u00e8 la definizione di utopia. Ogni volta noi realizziamo quella che Calasso chiamava <i>ecfrasi capovolta<\/i>, cio\u00e8 il tentativo di rappresentare in immagini \u2013 quasi una sinestesia \u2013 il senso di un libro. L\u2019immagine \u00e8 una sorta di spiegazione in colori e in tonalit\u00e0, in forme e in geometrie di ci\u00f2 che la parola scritta prova a trasferire all\u2019interno del testo.<\/p>\n<p>Un altro elemento distintivo \u00e8 sicuramente il logo a forma di U. \u00c8 stato realizzato da Francesca Pignataro, a cui Giovanni Cavalleri e io abbiamo delegato la scelta di questa immagine che avrebbe accompagnato per tutta la sua vita la casa editrice. Si tratta di una lettera poco adoperata nella nostra editoria, nel nostro caso \u00e8 caratterizzata da un motivo di ricorsivit\u00e0, da una spirale di linee parallele che a un certo punto s\u2019intrecciano. Quello che io avevo suggerito a Francesca era un\u2019alternanza di linee che in qualche modo evocasse la pagina di un libro che si apre, ma anche una certa geometria per richiamare la gabbia di copertina, rifacendosi sempre al concetto di approssimazione alla perfezione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Penso che i libri di Utopia siano gli unici a recare una lettera al lettore sconosciuto nel risvolto di prima. Da cosa deriva questa scelta?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019aletta di copertina \u00e8 firmata direttamente da me, perch\u00e9 io da lettore sono molto deluso dall\u2019editoria, specialmente da quella maggiore che reputo perlopi\u00f9 mediocre al giorno d\u2019oggi. Ogni volta che mi imbatto in un libro, tendenzialmente in un libro pessimo, vorrei individuare la persona che l\u2019ha scelto e non mi capita mai di poterlo fare. Questo perch\u00e9 le grandi case editrici sono un\u2019astrazione pura. C\u2019\u00e8 un nome, qualcuno le ha fondate cinquanta, settanta, cento anni fa e s\u00ec, gli addetti ai lavori possono sapere chi sono gli editor, per\u00f2 bisogna provare a mettersi nei panni del lettore: di fronte a tutti questi libri che circolano in libreria, e che tutti all\u2019unanimit\u00e0 della critica considerano \u201cbrutti\u201d, con chi deve prendersela? Non lo sa. Allora, quando ho pensato che avrei fondato una casa editrice di cui sarei stato, tra le altre cose, l\u2019editor, ho deciso, per un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0, di sostituire la sinossi con una lettera al lettore. \u00c8 un\u2019epoca in cui di sinossi sul e nel libro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno, perch\u00e9 con degli strumenti avanzati come i nostri facilmente le trame dei libri si trovano su tutte le piattaforme online e in tutte le lingue. Per questo, secondo me, \u00e8 molto pi\u00f9 interessante che il libro riporti le ragioni per cui l\u2019editor lo ha scelto e non qualche elemento di trama. Poi nelle mie lettere non manca un riferimento anche a ci\u00f2 di cui il libro parla, a quello che il libro veicola, per\u00f2 innanzitutto \u00e8 un modo per avere un confronto diretto tra un lettore che sceglie i libri, cio\u00e8 io, e un lettore che li compra in libreria. \u00c8 uno scambio di idee vivo, molti mi rispondono, ricevo almeno una cinquantina di mail a settimana da parte di lettori che a volte contestano, a volte approvano le mie scelte, altre volte arricchiscono la mia lettera\u2026 perci\u00f2 \u00e8 anche un modo per intavolare una sorta di conversazione letteraria di cui sono sempre molto contento!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Anna Sardano<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si ringrazia l\u2019editor Gerardo Masuccio per la disponibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima di girare tra gli stand del Salone del libro di Torino non avevo idea che esistesse una giovane casa editrice milanese chiamata Utopia. Un nome originale, insolito, ho pensato, perch\u00e9 non credo che i nomi di molte case editrici inizino con la lettera \u201cu\u201d. Incuriosita, mi avvicino al banco di libri, attirata dai colori delle copertine. &nbsp; Il contrasto cromatico e la particolarit\u00e0 iconografica della copertina mi spingono a prendere La fiaba nucleare dell\u2019uomo bambino di Hamid Ismailov tra le mani. Chi studia editoria ben conosce il concetto di \u201csoglia\u201d elaborato da G\u00e9rard Genette e io sapevo di averne appena attraversata una. Volto il libro, convinta di trovare una descrizione della trama in quarta di copertina, ma non c\u2019\u00e8. Poco male, sar\u00e0 in uno dei risvolti, mi dico. In quello di quarta trovo una breve biografia dell\u2019autore e diverse informazioni sulla traduzione, in quello di prima trovo s\u00ec qualcosa sulla trama, come avevo sperato, ma anche qualcosa di pi\u00f9: una lettera a un lettore sconosciuto. &nbsp; Firmata dall\u2019editor Gerardo Masuccio, la lettera di cui mi sento destinataria mi permette di capire cosa lui per primo, in veste di lettore, abbia trovato avvincente in questo testo per inserirlo nel catalogo della casa editrice. Ed \u00e8 proprio la comprensione delle sue ragioni a convincermi ad andare alla cassa per acquistare il libro, dove, ignara di avere davanti Gerardo stesso, gli confesso di essere rimasta davvero colpita da quanto ho letto nel risvolto. All\u2019affermazione: \u00abbeh, puoi prendertela con me se poi il libro non ti piace\u00bb non ho potuto evitare di chiedergli quando potesse rispondere a qualche domanda in pi\u00f9 su Utopia e sui suoi libri. &nbsp; Il catalogo descrive Utopia come \u00abla pi\u00f9 giovane delle case editrici\u00bb. Quali sono le radici di questa casa editrice fondata nel 2020? &nbsp; Credo che non ci sia un momento preciso in cui il progetto si \u00e8 veramente radicato in me. Ho fondato Utopia col sostegno di una squadra in gamba, per\u00f2 la vocazione editoriale era in me gi\u00e0 da molto tempo. Penso di essere stato un lettore precoce e al contempo una persona che amava porsi domande su molti aspetti dei libri che un semplice lettore non tiene in considerazione: chi li avesse scelti, da dove venissero, chi avesse deciso quale carta adoperare, i colori, le copertine, ecc. Ho capito dopo, ovviamente, che si trattava di un amore per l\u2019editoria, l\u2019ho razionalizzato negli anni del liceo, provando anche a capire quale fosse il percorso pi\u00f9 giusto per arrivare a fondare una casa editrice. Una volta iscritto all\u2019universit\u00e0 ho avuto dei buoni maestri che mi hanno indirizzato verso \u201cfacolt\u00e0 utili\u201d per arrivare dove sono oggi. Mi sono iscritto prima a Giurisprudenza per laurearmi in diritto d\u2019autore, poi a Economia per laurearmi in editoria libraria, mentre seguivo un percorso di studi personali di letteratura. Dopo la seconda laurea ho svolto un periodo di apprendistato in Bompiani. Dopo due o tre anni circa mi sentivo pronto per fondare una casa editrice mia, che avesse l\u2019obiettivo di pubblicare solo letteratura di qualit\u00e0, senza compromessi commerciali. &nbsp; Immagino che il progetto abbia iniziato a muovere i suoi primi passi in salita a causa della pandemia. Qual \u00e8 stato il suo impatto sulle prime pubblicazioni? &nbsp; S\u00ec, incidentalmente tutto questo \u00e8 successo venti giorni prima dello svuotamento di massa dei supermercati qui a Milano. Secondo me quanto \u00e8 accaduto \u00e8 stato un vantaggio, non uno svantaggio per la casa editrice, perch\u00e9 mentre Utopia nasceva in controtendenza rispetto all\u2019industria nazionale, i giornalisti si sono subito accorti che nella stasi collettiva o nell\u2019assopimento coattivo \u2013 perch\u00e9 non \u00e8 stata colpa di nessuno, ma c\u2019\u00e8 stato \u2013 invece una giovane realt\u00e0 si stava iniziando a muovere. Penso che se Utopia fosse nata in un periodo normale, ordinario, non sarebbe diventata la piccola casa editrice che \u00e8 e non avrebbe avuto la stessa rapida crescita; sarebbe stato pi\u00f9 difficile \u201crincorrere gli altri\u201d, invece noi siamo partiti a ruote ferme ed eravamo molto veloci, mentre gli altri erano inevitabilmente obbligati alla stasi. Ci\u00f2 non vuole togliere nulla alla complessit\u00e0 del periodo, per\u00f2 quando noi siamo nati la parte iniziale era pura progettazione, non c\u2019erano libri da portare in libreria, anche perch\u00e9 le librerie erano chiuse in quel momento. Per\u00f2 a settembre 2020, quando sono usciti come da programma i primi libri di Utopia, il sistema era tornato a regime determinando un successo immediato, nel senso che con i primi due volumi abbiamo raggiunto delle tirature, stando alle richieste dei librai, da grande casa editrice. Da un lato \u00e8 stata fortuna, dall\u2019altro \u00e8 stato un programma, un piano di lavoro molto dettagliato. Per questo non penso che la pandemia, tutto sommato, abbia comportato uno svantaggio per la casa editrice. Forse il nostro nome si \u00e8 incastonato alla perfezione nel periodo storico, no? La letteratura, l\u2019utopia nel tempo della pandemia. &nbsp; Parlando strettamente dei libri, se graficamente non sembra esserci alcuna distinzione tra i vari titoli, in copertina viene comunque indicata una sorta di divisione tra letteratura europea e letteratura straniera. Per questo mi domando: si pu\u00f2 parlare di collane per i libri di Utopia? &nbsp; S\u00ec, in senso stretto sono due collane diverse, vengono classificate e catalogate come collane nelle librerie fisiche e in rete. C\u2019\u00e8 una collana di letteratura italiana ed europea e c\u2019\u00e8 una collana di letteratura straniera. Siccome in casa editrice siamo tutti nati nei primi anni novanta, quindi siamo una generazione europea, degli anni di Maastricht, ci sembrava anacronistico utilizzare la dicotomia storica dell\u2019editoria novecentesca, che semplicemente divideva i titoli di letteratura italiana da quelli di letteratura straniera. No. Per noi la letteratura \u00e8 europea oppure straniera. Cos\u00ec abbiamo deciso di tenere queste due etichette, che in realt\u00e0 sono delle etichette di pura forma, nella misura in cui non c\u2019\u00e8 nessuna variazione grafica della copertina. Le copertine sono tutte uguali, come hai ben notato. C\u2019\u00e8 un computo di codici diverso, ma nient\u2019altro, proprio perch\u00e9 sono le due collane fondanti \u2013 per il momento le uniche \u2013 della casa editrice; al di l\u00e0 dell\u2019appartenenza geografica e culturale degli autori non le differenzia nulla. &nbsp; Il\u00a0paratesto \u00e8 estremamente suggestivo. In particolare, qual \u00e8 la scelta che si cela dietro agli elementi che compongono la prima copertina?\u00a0 &nbsp; La copertina \u00e8 stata progettata da Giovanni Cavalleri, che \u00e8 il grafico della casa editrice, ed \u00e8 sempre la stessa con un ricambio legato ai colori e all\u2019iconografia. La gabbia \u00e8 una sezione aurea, ossia quella che in geometria e in matematica \u00e8 la trasposizione dell\u2019utopia, cio\u00e8 l\u2019asintoto, l\u2019approssimarsi alla perfezione nella piena consapevolezza che la perfezione non si pu\u00f2 mai raggiungere. Per me questa, in altre maniere, \u00e8 la definizione di utopia. Ogni volta noi realizziamo quella che Calasso chiamava ecfrasi capovolta, cio\u00e8 il tentativo di rappresentare in immagini \u2013 quasi una sinestesia \u2013 il senso di un libro. L\u2019immagine \u00e8 una sorta di spiegazione in colori e in tonalit\u00e0, in forme e in geometrie di ci\u00f2 che la parola scritta prova a trasferire all\u2019interno del testo. Un altro elemento distintivo \u00e8 sicuramente il logo a forma di U. \u00c8 stato realizzato da Francesca Pignataro, a cui Giovanni Cavalleri e io abbiamo delegato la scelta di questa immagine che avrebbe accompagnato per tutta la sua vita la casa editrice. Si tratta di una lettera poco adoperata nella nostra editoria, nel nostro caso \u00e8 caratterizzata da un motivo di ricorsivit\u00e0, da una spirale di linee parallele che a un certo punto s\u2019intrecciano. Quello che io avevo suggerito a Francesca era un\u2019alternanza di linee che in qualche modo evocasse la pagina di un libro che si apre, ma anche una certa geometria per richiamare la gabbia di copertina, rifacendosi sempre al concetto di approssimazione alla perfezione. &nbsp; Penso che i libri di Utopia siano gli unici a recare una lettera al lettore sconosciuto nel risvolto di prima. Da cosa deriva questa scelta? &nbsp; L\u2019aletta di copertina \u00e8 firmata direttamente da me, perch\u00e9 io da lettore sono molto deluso dall\u2019editoria, specialmente da quella maggiore che reputo perlopi\u00f9 mediocre al giorno d\u2019oggi. Ogni volta che mi imbatto in un libro, tendenzialmente in un libro pessimo, vorrei individuare la persona che l\u2019ha scelto e non mi capita mai di poterlo fare. Questo perch\u00e9 le grandi case editrici sono un\u2019astrazione pura. C\u2019\u00e8 un nome, qualcuno le ha fondate cinquanta, settanta, cento anni fa e s\u00ec, gli addetti ai lavori possono sapere chi sono gli editor, per\u00f2 bisogna provare a mettersi nei panni del lettore: di fronte a tutti questi libri che circolano in libreria, e che tutti all\u2019unanimit\u00e0 della critica considerano \u201cbrutti\u201d, con chi deve prendersela? Non lo sa. Allora, quando ho pensato che avrei fondato una casa editrice di cui sarei stato, tra le altre cose, l\u2019editor, ho deciso, per un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0, di sostituire la sinossi con una lettera al lettore. \u00c8 un\u2019epoca in cui di sinossi sul e nel libro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno, perch\u00e9 con degli strumenti avanzati come i nostri facilmente le trame dei libri si trovano su tutte le piattaforme online e in tutte le lingue. Per questo, secondo me, \u00e8 molto pi\u00f9 interessante che il libro riporti le ragioni per cui l\u2019editor lo ha scelto e non qualche elemento di trama. Poi nelle mie lettere non manca un riferimento anche a ci\u00f2 di cui il libro parla, a quello che il libro veicola, per\u00f2 innanzitutto \u00e8 un modo per avere un confronto diretto tra un lettore che sceglie i libri, cio\u00e8 io, e un lettore che li compra in libreria. \u00c8 uno scambio di idee vivo, molti mi rispondono, ricevo almeno una cinquantina di mail a settimana da parte di lettori che a volte contestano, a volte approvano le mie scelte, altre volte arricchiscono la mia lettera\u2026 perci\u00f2 \u00e8 anche un modo per intavolare una sorta di conversazione letteraria di cui sono sempre molto contento! &nbsp; Anna Sardano &nbsp; Si ringrazia l\u2019editor Gerardo Masuccio per la disponibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":7289,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[803,172,1069,1112,802],"tags":[431,1565,430,173,1622,1621,1573,1620,826,1076,1604],"class_list":["post-7288","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-autori","category-eventi","category-in-evidenza","category-interviste","category-mondo-editoriale","tag-editor","tag-editore","tag-editoria","tag-editoria-indipendente","tag-pandemia","tag-piano-editoriale","tag-progettazione","tag-responsabilita","tag-salone-del-libro","tag-torino","tag-utopia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La responsabilit\u00e0 di scrivere a lettori sconosciuti. 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