{"id":77,"date":"2010-06-23T23:04:56","date_gmt":"2010-06-23T23:04:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/?p=77"},"modified":"2010-06-23T23:04:56","modified_gmt":"2010-06-23T23:04:56","slug":"qforse-la-giovinezza-e-solo-questo-perenne-amare-i-sensi-e-non-pentirsiq","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/qforse-la-giovinezza-e-solo-questo-perenne-amare-i-sensi-e-non-pentirsiq\/","title":{"rendered":"&#8220;Forse la giovinezza \u00e8 solo questo \/ perenne amare i sensi e non pentirsi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><!--more--><\/p>\n<p>di Sandra Bardotti<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 realizzare un\u2019opera quando \u00e8 cos\u00ec bello sognarla soltanto?\u201d si chiede l\u2019allievo di Giotto nel Decameron, con stupore innamorato, osservando la propria opera d\u2019arte e la realt\u00e0 da cui essa ha preso forma. Parole che dovevano essere pronunciate da Sandro Penna, al quale Pasolini aveva deciso di affidare la parte dell\u2019allievo nel suo film. Penna all\u2019ultimo si rifiut\u00f2, e cos\u00ec fu Pasolini stesso a personificare il ruolo. Il fatto che Pasolini avesse pensato a Penna per una parte in cui c\u2019era bisogno di pronunciare solo queste poche parole ma significative, \u00e8 importante per capire l\u2019idea che Pasolini aveva di Penna, della sua figura e della sua poesia.<\/p>\n<p>La grandezza di Penna si avverte anche solo nella difficolt\u00e0 a trovare misure adatte per definirlo. Alla base del problema sta il fatto che la poesia di Penna nasce dalle illuminazioni del desiderio. Tutto, nella vita di questo amante del mondo, felice di girare con il suo \u201cbianco taccuino sotto il sole\u201d<a title=\"title\" href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, oscilla tra l\u2019espressione panica e luminosa dell\u2019io e una regressione nell\u2019infelicit\u00e0. Quasi come trovarsi d\u2019improvviso a met\u00e0 Novecento tra Pascoli e D\u2019Annunzio. La libido si presenta in maniera discontinua: ai momenti in cui essa si manifesta e agisce come una droga, facendo sfavillare la realt\u00e0 e la presenza del poeta in essa, si alternano le cadute, i risvegli, segni del nume che ci rinnega e ci esclude dalla visione numinosa del mondo, l\u2019esilio. Proprio dal riconoscimento dell\u2019estraneit\u00e0 e della fuggevolezza nasce l\u2019amore di Penna per le cose del mondo e per la vita. E se tutto, nella sua poesia fatta di presente gi\u00e0 passato e di passato fulmineo come il presente<a title=\"title\" href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, sembra essere sempre nuovo, emozione mai vissuta, \u00e8 perch\u00e9 l\u2019appagamento del poeta non nasce dall\u2019immedesimazione con la natura e le cose, ma dal riconoscimento dell\u2019esclusione. Dunque esso pu\u00f2 ricostruirsi ogni volta come fosse nuovo, grazie alle illuminazioni concesse dalla libido. Il distacco dalla realt\u00e0 diventa essenziale per far s\u00ec che la visione delle cose risulti sempre nuova, inesplorata. Infatti, la realt\u00e0, dopo che il soggetto l\u2019ha trasposta nel proprio mondo, nel proprio spazio vitale, deve essere rifiutata, in modo che la sola verit\u00e0 superstite, quella che conta, sia prodotto del soggetto desiderante. Solo cos\u00ec \u00e8 possibile garantire verit\u00e0 a una poesia epigrammatica, di piccole cose quotidiane, che non ha pretese se non quella di esistere nel mondo che istantaneamente l\u2019ha creata. Ma il soggetto non pu\u00f2 esistere al di fuori del mondo. Cos\u00ec Penna decider\u00e0, per scelta consapevole, di vivere al di qua del mondo e della storia, \u201cal di qua, mai al di l\u00e0, di ogni inquietudine morale e di ogni complessit\u00e0 romantica e sentimentale riflessione\u201d (Anceschi)<a title=\"title\" href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. L\u2019indifferenza di Penna nei confronti delle vicende storiche sembra assoluta. Il contrasto tra intensit\u00e0 del desiderio e inappagamento si risolve cos\u00ec, nella scelta di una vita sul marciapiede, tutta incentrata sul proprio io amante e amoroso. L\u2019eros \u00e8 la molla di ogni impulso vitale, forza a cui tutta la vita di Penna ha deciso di votarsi, anche solo per vivere dei piccoli attimi di felicit\u00e0 narcotica concessi dal Dio. Non c\u2019\u00e8 altra legge che quella dettata dagli alti e bassi dell\u2019energia erotica vitale. Una sensualit\u00e0 evidente attraversa tutta la sua poesia, una sensualit\u00e0 che non pu\u00f2 appartenere all\u2019umano per il suo carattere intermittente e misterioso. \u00c8 questa onnipotenza del desiderio che affascin\u00f2 profondamente Pasolini, e che lo port\u00f2 ad essere sempre attento lettore e critico di Penna. Se la vita di Penna, il suo carattere cos\u00ec evanescente, insicuro, a tratti scontroso e indifferente, non potevano che suscitare il suo biasimo, la poesia di questo piccolo poeta epigrammista di sensazioni lo attirava in una rete di incanto. Pasolini non avrebbe mai potuto scegliere di vivere al di qua della storia. \u00c8 una questione di carattere e di scelta ideologica. L\u2019obiettivo della poesia pasoliniana era completamente estraneo a Penna: coniugare la propria biografia, la propria esperienza sofferta di uomo e di diverso, con la storia e la cronaca. \u00c8 proprio da questa osmosi che Penna era fuggito, come spaventato da quelle che sarebbero potute essere le conseguenze della realt\u00e0 che veniva in contatto con il suo mondo infantile. Come se non fosse stato in grado di sopportarle, come se avesse avuto paura che le illuminazioni sarebbero venute meno e lo avrebbero recluso nella banale quotidianit\u00e0. In Penna non si manifesta l\u2019urgenza del dire, come invece in Pasolini. E forse, proprio per questo, la poesia di Penna non poteva che realizzarsi entro forme metriche brevi e in s\u00e9 perfette, lunghe quanto la durata dell\u2019attimo di magia concesso dal Dio; e, ancora per questo, d\u2019altro canto, la poesia di Pasolini non poteva che rivelarsi talvolta mancante alla compiutezza dell\u2019espressione. Ma il fascino dell\u2019eros nella poesia di Penna era forte, tanto che non si attard\u00f2 a definirlo \u201cil pi\u00f9 grande, e il pi\u00f9 lieto, poeta italiano vivente\u201d<a title=\"title\" href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<blockquote><p>Lo stato di Penna \u00e8 quello di uno che si senta punito e torturato ingiustamente: si torce sotto il dolore della punizione e si sente innocente. Se appena gli si presenta il sospetto della colpevolezza, lo rimuove. Intendiamo, appunto, la consapevolezza di non essere nella coscienza e nella storia: di aver ridotto il mondo a teatro delle vicende e dei trascorsi dell\u2019io.<a title=\"title\" href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 soprattutto nell\u2019 Eros indisciplinato e innocente che Pasolini sente una vicinanza con la poesia di Penna. L\u2019omosessualit\u00e0, sicuramente, poneva Pasolini cos\u00ec vicino a Penna. Eppure Garboli riconosce la profonda differenza dell\u2019omosessualit\u00e0 di Penna da quella di Pasolini: \u201cL\u2019eros di Pasolini \u00e8 virile, marziale, da flagellazione caravaggesca; quello di Penna \u00e8 femminile, androgino, da discreto mistero umbro\u201d<a title=\"title\" href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Ma uno stesso amore per i ragazzi delle borgate romane accomuna i due poeti. E come ci si sente vicini ai compagni di pena, cos\u00ec Pasolini non pu\u00f2 che guardare a Penna come un fratello, che condivide con lui il peso di una colpa. La poesia di Penna \u00e8 colma di una fisicit\u00e0 traboccante. Il corpo \u00e8 come se si sostituisse all\u2019anima, determinando la ragione di essere ed esistere di una vita intera. Il mondo sociale \u00e8 avvertibile tramite l\u2019esperienza del corpo; il mondo storico, invece, dovrebbe essere avvertibile tramite la memoria morale e ideologica. \u00c8 come se Penna, dunque, avesse rinunciato a quest\u2019ultima. Per questo la sua poesia si presenta di per s\u00e9, in virt\u00f9 di questa semplice condizione, mostruosa. Penna non compie nessun scandalo, nessun gesto moralmente inaccettabile, perch\u00e9 la sua visione della realt\u00e0, spoglia dei codici che regolano la normale comprensione, tutta orientata dalla percezione corporea, basta da sola a creare un alone di oscurit\u00e0 intorno alla sua poesia; alone che rende ancora oggi un poeta all\u2019apparenza semplice e cantabile come Penna un \u201cmonstrum\u201d<a title=\"title\" href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, un mistero insondabile. \u00c8 la fedelt\u00e0 che Penna dimostra nei confronti del Dio-amore che attrasse tanto Pasolini, l\u2019obbedienza alle ragioni del corpo e dell\u2019Eros pronta a spingersi fino al martirio. In questa posizione Pasolini riusciva a intravedere l\u2019unica forma perfetta di santit\u00e0 possibile.<\/p>\n<blockquote><p>In cosa consiste la sua santit\u00e0? Nel silenzio con cui ha rinunciato alla vita e al suo godimento cos\u00ec come \u00e8 inteso nella nostra parte di storia in cui siamo apparsi su questa terra. Ripeto, ha cercato il suo godimento altrove, in cose considerate da tutti futili, remote, incomprensibili, infantili e sconvenienti. Anche Penna \u00e8 stato, ripeto, un po\u2019 predone di quella realt\u00e0 che forse dovrebbe essere unicamente contemplata. Ma \u00e8 proprio da questi suoi momenti di peccato \u2013 in cui \u00e8 venuto meno alla regola della rinuncia e della umile, silenziosa, monastica protesta contro il mondo, cos\u00ec sublime e cos\u00ec in accogliente \u2013 che ha trovato le ispirazioni per la sua poesia. Essa consiste nell\u2019osservazione lieta e priva di ogni speranza delle cose (per Penna pochissime, anzi forse una sola) che si possono avere nel mondo per sopravviverci: ma questa osservazione \u00e8 compiuta nel silenzio di quel luogo dove non si vive pi\u00f9 ma, appunto, si contempla soltanto. Questa sua esclusione di se stesso da un mondo che del resto lo escludeva, \u00e8 stata una lunga ascesi, fatta di notti e di giorni senza regola, in cui si ride e si piange, come ingenui personaggi di opere romantiche senza principio n\u00e9 fine, con le loro croci e le loro delizie: una lunga ascesi in cui, anzich\u00e9 pregare, egli ha cantato le forme del mondo lontano.<a title=\"title\" href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Dunque l\u2019ammirazione di Pasolini sembra passare anche attraverso una lettura para-cristiana, che invece \u00e8 del tutto estranea al profondo realismo di cui \u00e8 intrisa la poesia di Penna. Concordiamo con il critico Alfonso Berardinelli nel pensare che la diversit\u00e0 assoluta di Penna inquietasse Pasolini, e che egli, come per scongiurare la paura di qualcosa che non si fa mai conoscere completamente e a fondo, cercasse di ricondurre la sua poesia su toni eufemistici. La figura che ne \u00e8 venuta fuori \u00e8 quella di un Penna problematico, che sublima e nasconde. Ma in realt\u00e0 Penna non sublima o nasconde: semplicemente, ignora. La sua \u00e8 un\u2019indifferenza assoluta nei confronti della morale, il suo linguaggio \u00e8 solo quello della nuda vita, fuori dalla storia, presenza reale e non paradosso ideologico. Le sole leggi da cui si lascia governare sono quelle naturali, perch\u00e9 inspiegabili e non umane.<\/p>\n<p>Penna e Pasolini furono amici a Roma. Si frequentavano vicendevolmente, anche grazie alle amicizie comuni, in primis quella con Elsa Morante. Dunque ebbero modo di apprezzarsi direttamente, di scambiarsi poesie e pensieri. Eppure l\u2019insofferenza nella vita di Penna negli ultimi anni era giunta ad un punto tale che l\u2019atteggiamento di Pasolini nei suoi confronti si fece addirittura bonariamente ironico. Non manc\u00f2 mai il rispetto e l\u2019ammirazione nei confronti del grande poeta, ma Pasolini impar\u00f2 a non prenderlo pi\u00f9 cos\u00ec sul serio, almeno nelle sue scelte di vita ed editoriali. Ne abbiamo testimonianza in una lettera a Nico Naldini del marzo 1952, dove consiglia al cugino di non inviare poesie a Penna: \u201c\u00c8 perfettamente inutile mandare poesie a Penna: se ne frega altamente di tutto. Comunque ha sempre una vaga idea di scrivere sul tuo friulano (nota che sono alcuni anni che non scrive una riga: quindi c\u2019\u00e8 poco da sperare)\u201d<a title=\"title\" href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, Pasolini fu un grande ammiratore e sostenitore di Penna. Quel Penna, poeta vagabondo, era destinato a diventare, dopo la prima raccolta di poesie, un piccolo maestro per le nuove generazioni, soprattutto per quelle della scuola romana, come Pasolini e Dario Bellezza.<\/p>\n<p>Il secondo libro di versi di Penna usc\u00ec nel 1950 nelle edizioni milanesi della Meridiana col titolo di Appunti. Pasolini gli dedica un articolo su \u2039\u2039Il Popolo di Roma\u203a\u203a, il 28 settembre dello stesso anno. E gi\u00e0 in questo si pu\u00f2 vedere la sincera ammirazione per la poesia pura di Penna, per il mistero che essa racchiude e svela a tratti, a illuminazioni improvvise. Significativamente Pasolini accosta la figura di Penna a quella di un altro grande maestro:<\/p>\n<blockquote><p>Naturalmente, la tecnica di Penna \u00e8 inimitabile, come, del resto, \u00e8 senza veri precedenti: se gli volessimo trovare una figura cui assimilarlo, crediamo che l\u2019unico nome da fare sarebbe quello di Rimbaud, il Rimbaud ragazzo, con tutto il suo d\u00e9r\u00e8glement ancora potenziale, e magari con una vena melodica ancora pi\u00f9 fluida e tersa. Come Rimbaud, Penna \u00e8, nelle lettere italiane, il ribelle infantile e assolto. Naturalmente anch\u2019egli giunge spesso, nel suo quotidiano delirio, a un\u2019illogica saggezza, a un\u2019acerba e ingenua maturit\u00e0.<a title=\"title\" href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Nel 1955 vi fu la pubblicazione di Una strana gioia di vivere, che costituisce un punto fermo nella storia di Sandro Penna, accolta molto bene dalla critica tanto da meritare l&#8217;assegnazione di un premio letterario, il fiorentino \u201cLe Grazie\u201d, e Pier Paolo Pasolini, lettore attento del volume, con un articolo su \u2039\u2039Paragone\u203a\u203a, a. VII, n. 76, aprile 1956, riconobbe la modernit\u00e0 della poeta, analizzando e controbattendo le critiche che finora si erano sviluppate nel panorama letterario. Quella di Pasolini \u00e8 una delle prime letture originali e intelligenti fatte della poesia di Penna. Pasolini \u00e8 uno dei critici pi\u00f9 profondi e analitici della sua poesia. E il mondo di sensazioni che Penna riusciva miracolosamente a creare con la forza dell\u2019Eros non poteva non entrare anche nel mondo poetico e narrativo di Pasolini, anche in Petrolio.<\/p>\n<p>Nel 1956 esce la raccolta Poesie, che vinse il premio Viareggio insieme con Le ceneri di Gramsci dello stesso Pasolini.<\/p>\n<p>\u201cIo ho fatto un culto di Penna: e, come tutti i culti, esso mi d\u00e0 il rimorso di non essere cos\u00ec forte e fedele da praticarlo degnamente\u201d<a title=\"title\" href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> scriver\u00e0 Pasolini nel \u2039\u2039Segnalibro\u203a\u203a all\u2019edizione di Tutte le poesie di Penna, uscita nel 1970 per Garzanti. \u00c8 il segno di una stima che va ben oltre la parola poetica, e anche sintomo di un\u2019identificazione personale che si \u00e8 consumata tra due poeti accomunati dall\u2019aver scelto Roma come patria di elezione e dall\u2019averla vissuta negli stessi anni, portandosi dietro lo scandalo dell\u2019omosessualit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo grande elogio per Penna \u00e8 la recensione che Pasolini dedica alla raccolta Un po\u2019 di febbre, sul \u2039\u2039Tempo\u203a\u203a, a. XXXV, n. 23, 10 giugno 1973. Nell\u2019epoca fascista niente \u00e8 stato pi\u00f9 antifascista della visione che Penna dette dell\u2019Italia di quel periodo. Egli ha preferito rimanere al di qua della storia, descrivendo la bellezza e la bont\u00e0 del nostro paese senza immettervi tracce della ferocia e dell\u2019ottusit\u00e0 fascista.<\/p>\n<blockquote><p>Che paese meraviglioso era l\u2019Italia durante il periodo del fascismo e subito dopo!<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 finivano con grandi viali, circondati da case, villette o palazzoni popolari dai \u201ccari terribili colori\u201d nella campagna folta: subito dopo i capolinea dei tram o degli autobus cominciavano le distese di grano, i canali con le file dei pioppi o dei sambuchi, o le inutili, meravigliose macchie di gaggie e more. I paesi avevano ancora la loro forma intatta, o sui pianori verdi, o sui cocuzzoli delle antiche colline, o di qua e di l\u00e0 dei piccoli fiumi. La gente indossava vestiti rozzi e poveri (non importava che i calzoni fossero rattoppati, bastava che fossero puliti e stirati); i ragazzi erano tenuti in disparte dagli adulti, che provavano davanti a loro quasi un senso di vergogna per la loro svergognata virilit\u00e0 nascente, bench\u00e9 cos\u00ec pieni di pudore e di dignit\u00e0, con quei casti calzoni dalle saccocce profonde; e i ragazzi, obbedendo alla tacita regola che li voleva ignorati, tacevano in disparte, ma nel loro silenzio c\u2019era una intensit\u00e0 e una umile volont\u00e0 di vita (altro non volevano che prendere il posto dei loro padri, con pazienza), un tale splendore di occhi, una tale purezza in tutto il loro essere, una tale grazia nella loro sensualit\u00e0, che finivano col costituire un mondo dentro il mondo, per chi sapesse vederlo. \u00c8 vero che le donne erano ingiustamente tenute in disparte dalla vita, e non solo da giovinette. Ma erano tenute in disparte, ingiustamente, anche loro, come i ragazzi e i poveri. Era la loro grazia e la loro umile volont\u00e0 di attenersi a un ideale antico e giusto, che le faceva rientrare nel mondo, da protagoniste. Perch\u00e9 cosa aspettavano, quei ragazzi un po\u2019 rozzi, ma retti e gentili, se non il momento di amare una donna? [\u2026]<\/p>\n<p>Per quelle citt\u00e0 dalla forma intatta e dai confini precisi con la campagna, vagavano in gruppi, a piedi, oppure in tram: non li aspettava niente, ed essi erano disponibili, e resi da questo puri. La naturale sensualit\u00e0, che restava miracolosamente sana malgrado la repressione, faceva s\u00ec che essi fossero semplicemente pronti a ogni avventura, senza perdere neanche un poco della loro rettitudine e della loro innocenza. Anche i ladri e i delinquenti avevano una qualit\u00e0 meravigliosa: non erano mai volgari.<a title=\"title\" href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>E questa realt\u00e0 descritta da Penna \u00e8 la stessa che \u00e8 stata amata e riprodotta da Pasolini nei suoi primi due romanzi romani, quando ancora l\u2019illusione della purezza del mondo delle borgate romane sopravviveva.<\/p>\n<blockquote><p>Ora che tutto \u00e8 laido e pervaso da un mostruoso senso di colpa \u2013 e i ragazzi brutti, pallidi, nevrotici, hanno rotto l\u2019isolamento cui li condannava la gelosia dei padri, irrompendo stupidi, presuntuosi e ghignanti nel mondo di cui si sono impadroniti, e costringendo gli adulti al silenzio o all\u2019adulazione \u2013 \u00e8 nato uno scandaloso rimpianto; quello per l\u2019Italia fascista o distrutta dalla guerra.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>Nel libro di Penna quel mondo appare ancora in tutta la sua stabilit\u00e0 ed eternit\u00e0, quando era \u201cil\u201d mondo, e nulla avrebbe mai fatto sospettare che sarebbe cambiato.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>Tanto che \u00e8 difficile parlare di Un po\u2019 di febbre come di un libro: esso \u00e8 un brano di tempo ritrovato. \u00c8 qualcosa di materiale. Un delicatissimo materiale fatto di luoghi cittadini con asfalto e erba, intonaci di case povere, interni coi modesti mobili, corpi di ragazzi coi loro casti vestiti, occhi ardenti di purezza e di innocente complicit\u00e0.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>Un dolore sconfinato vi \u00e8 a malapena contenuto come presentimento di perdere quella gioia. Questa illimitatezza sentimentale, fa intravedere in questo poeta, che (forse con Bertolucci) \u00e8 realmente il pi\u00f9 grande poeta italiano vivente \u2013 anche quel poeta che egli non \u00e8 stato: un poeta al di fuori dei limiti che egli si \u00e8 imposti con commovente e purissimo rigore.<a title=\"title\" href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Questo \u00e8 l\u2019ultimo pensiero di Pasolini su Penna. E in Petrolio, l\u00e0 dove vi sono quelle grandi descrizioni paesistiche, lungo le prefazioni, si sente l\u2019eco di quella citt\u00e0 e di quegli esseri viventi descritti mirabilmente da Penna. Non ci si pu\u00f2 sbagliare. \u00c8 la stessa realt\u00e0 ad essere invocata, \u00e8 lo stesso sole che getta una luce avvolgente su quei palazzi grigi e su quelle esistenze povere. \u00c8 la bellezza che non pu\u00f2 pi\u00f9 resistere alla corruzione. Ma Pasolini non pu\u00f2 reagire come Penna davanti a questa immanente distruzione. Pasolini \u00e8 per vocazione tutto immerso nella storia e non pu\u00f2 ignorare il degrado in cui la stessa istituzione culturale lascia sprofondare questa bella Italia del periodo fascista e subito seguente. La mercificazione, l\u2019omologazione, la distruzione di una purezza originaria delle coscienze non pu\u00f2 lasciarlo indifferente, n\u00e9 limitarlo a descrivere con nostalgia. Pasolini \u00e8 un poeta civile, in primo luogo, e dunque non pu\u00f2 starsene a guardare con gli occhi incantati di Penna quella dissoluzione.<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div id=\"ftn1\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> S. Penna, <em>Poesie<\/em>, Garzanti, Milano 2006, pag. 151.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn2\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Anche Pasolini aveva scritto delle considerazioni importanti su questo aspetto temporale anomalo, nuovo e affascinante della poesia di Penna: \u201cOgni accenno naturalistico poi, per la stessa qualit\u00e0 dello stile, si configura come un paradigma del cosmo: non \u00e8 mai visto e descritto se non in funzione dell\u2019assoluto (non c\u2019\u00e8 mai un\u2019indicazione di luogo, di tempo, una caratterizzazione linguistica locale o anagrafica); il particolare, che \u00e8 sempre estremamente vivido (come osservatore della realt\u00e0 in quanto mondo quotidiano, bisogna riconoscere a Penna una grande libert\u00e0 e limpidezza) viene distratto dalla sua totalit\u00e0 reale e immesso in una totalit\u00e0 reale ma in un mondo percepito da una personalit\u00e0 che ne sia imbevuta e deformata. La vanit\u00e0 delle cose \u00e8 uguale alla loro eternit\u00e0. Dire ieri o dire oggi \u00e8 l\u2019identica cosa. Vedere il ripetersi previsto dei fenomeni, \u00e8 stupendo e insieme doloroso\u201d; in Penna. <em>Una strana gioia di vivere<\/em>, apparso su \u2039\u2039Paragone\u203a\u203a, a. VII, n. 76, aprile 1956; ora in <em>Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte<\/em>, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 1135.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn3\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Il giudizio di Anceschi \u00e8 riportato da Pasolini nel saggio Penna.<em> Una strana gioia di vivere<\/em>, apparso su \u2039\u2039Paragone\u203a\u203a, a. VII, n. 76, aprile 1956; ora in Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 1130.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn4\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> P. P. Pasolini, \u2039\u2039Segnalibro\u203a\u203a, in S. Penna, Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1970; ora in <em>Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte<\/em>, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 2544.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn5\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> P. P. Pasolini, Penna. <em>Una strana gioia di vivere<\/em>, apparso su \u2039\u2039Paragone\u203a\u203a, a. VII, n. 76, aprile 1956; ora in Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 1137.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn6\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> C. Garboli, Avete mai provato, relazione che ha inaugurato il Convegno dedicato a S. Penna dal Comune di Prato nell\u2019aprile 1985; ora in C. Garboli, <em>Penna papers<\/em>, Garzanti, Torino 1989, pag. 90.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn7\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Cos\u00ec Pasolini definisce la resistenza all\u2019analisi di alcuni prodotti puri della poesia di Penna, in Penna. Una strana gioia di vivere, apparso su \u2039\u2039Paragone\u203a\u203a, a. VII, n. 76, aprile 1956; ora in <em>Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte<\/em>, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 1134.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn8\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> P. P. Pasolini, \u2039\u2039Segnalibro\u203a\u203a, in S. Penna,<em> Tutte le poesie<\/em>, Garzanti, Milano 1970; ora in Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pagg. 2543-2544.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn9\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> P. P. Pasolini, <em>Vita attraverso le lettere<\/em>, a cura di N. Naldini, Einaudi, Torino 1994, pag. 142.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn10\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> P. P. Pasolini, <em>Gli Appunti di Sandro Penna<\/em>, in \u2039\u2039Il Popolo di Roma\u203a\u203a, 28 settembre 1950; ora in Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 352.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn11\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> P. P. Pasolini, \u2039\u2039Segnalibro\u203a\u203a in S. Penna, <em>Tutte le poesie<\/em>, Garzanti, Milano 1970; ora in <em>Saggi sulla letteratura e sull\u2019arte<\/em>, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 2543.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn12\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> P. P. Pasolini, <em>Sandro Penna: Un po\u2019 di febbre<\/em>, in \u2039\u2039Tempo\u203a\u203a, a. XXXV, n. 23, 10 giugno 1973; ora in P. P. Pasolini, <em>Saggi sulla politica e sulla societ\u00e0<\/em>, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 421-423.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"ftn13\">\n<p><a title=\"title\" href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> P. P. Pasolini, <em>Sandro Penna: Un po\u2019 di febbre<\/em>, in \u2039\u2039Tempo\u203a\u203a, a. XXXV, n. 23, 10 giugno 1973; ora in P. P. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla societ\u00e0, a cura di W. Siti e S. De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 1999, pag. 423-425.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":31,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[88,110],"class_list":["post-77","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-recensioni","tag-pasolini","tag-penna"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Forse la giovinezza \u00e8 solo questo \/ perenne amare i sensi e non pentirsi&quot; - il BLOG di EDITORIA<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/qforse-la-giovinezza-e-solo-questo-perenne-amare-i-sensi-e-non-pentirsiq\/\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"&quot;Forse la giovinezza \u00e8 solo questo \/ perenne amare i sensi e non pentirsi&quot; - 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