{"id":8420,"date":"2024-04-29T18:38:07","date_gmt":"2024-04-29T16:38:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=8420"},"modified":"2024-04-30T02:53:19","modified_gmt":"2024-04-30T00:53:19","slug":"la-giornata-tipo-di-una-direttrice-editoriale-intervista-a-federica-manzon","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/la-giornata-tipo-di-una-direttrice-editoriale-intervista-a-federica-manzon\/","title":{"rendered":"La giornata tipo di una direttrice editoriale: intervista a Federica Manzon"},"content":{"rendered":"<p>Scrittrice di romanzi, editor di narrativa italiana e poi straniera per Mondadori, collaboratrice per \u201cTuttolibri\u201d e \u201cIl Piccolo\u201d, insegnante alla Scuola Holden di Torino. Oltre a tutto questo, <strong>Federica Manzon<\/strong>, a partire dal 30 gennaio 2023, \u00e8 anche<strong> direttrice editoriale di Guanda<\/strong> e in questa intervista ci racconta come si svolge il suo lavoro e quali cambiamenti ha attraversato la casa editrice nel tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Buongiorno Federica, sono molto felice di averla qui. Parto subito con la prima domanda: secondo lei quali sono stati i cambiamenti principali in Guanda dalla sua fondazione fino ad adesso? Che visione ne ha ora come direttrice editoriale? <\/strong><\/h6>\n<p>Dunque, in realt\u00e0 l\u2019editoria \u00e8 un settore che ha tempi lunghi, i programmi si fanno l\u2019anno precedente, quindi i cambiamenti arriveranno a partire da quest\u2019anno. Posso dire che <strong>non si tratter\u00e0 di trasformare l\u2019anima di Guanda<\/strong>, ma piuttosto di <strong>tradurre nel presente la sua grande tradizione letteraria<\/strong> con l\u2019acquisizione di nuovi autori dal mondo straniero ma anche italiano. Negli ultimi trent\u2019anni la casa editrice si \u00e8 focalizzata principalmente sulla letteratura straniera, senza vincoli di paesi o lingue, ma andando a cercare di volta in volta voci che rappresentassero uno scarto, una deviazione dai terreni pi\u00f9 battuti, romanzi che avessero al proprio cuore un\u2019<strong>anomalia sorprendente<\/strong>. Per il futuro intendo seguire questo solco, e il mio sguardo sar\u00e0 rivolto in modo particolare agli<strong> autori europei e latino-americani<\/strong>, continuando a cercare romanzi che interroghino il nostro presente in modo non scontato, da angolature meno battute ma con la forza di parlare a un pubblico grande. Accanto alla letteratura straniera, ci dedicheremo con cura e attenzione maggiori alla letteratura italiana, anche qui andando alla ricerca di nuovi autori che possano ben dialogare con la tradizione internazionale di Guanda, come gi\u00e0 fanno <strong>scrittori come Helena Janeczek e Bruno Arpaia<\/strong>. Da qualche anno \u00e8 stata aperta \u201c<strong>Guanda noir<\/strong>\u201d, una collana dedicata al genere che vede <strong>nomi come Gian Andrea Cerone, Marco Vichi e Gianni Biondillo<\/strong>. Questa \u00e8 una linea che continuer\u00e0 e verr\u00e0 sostenuta. Ci tengo per\u00f2 a dire che <strong>Guanda nasce come casa editrice di poesia<\/strong>. Quella \u00e8 una caratteristica che \u00e8 sempre rimasta, ma si \u00e8 andata un po\u2019 affievolendo nel tempo: dall\u2019anno prossimo abbiamo intenzione di rilanciarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Con quali criteri scegliete come pubblicare un libro di narrativa italiana? E, in particolare, come vi muovete nel caso degli esordi? <\/strong><\/h6>\n<p>Esordienti non ne pubblichiamo molti, due o massimo tre all\u2019anno, perch\u00e9 richiedono un grande lavoro se non si vuole che le pubblicazioni cadano nel nulla. Nell\u2019acquisire un libro, che sia di narrativa italiana o straniera, le caratteristiche per me sono sempre due: ci deve essere un\u2019<strong>invenzione di lingua, di stile<\/strong>, un\u2019attenzione alla forma (anche se non siamo pi\u00f9 negli anni in cui si pu\u00f2 dividere forma da contenuto), e ci deve essere poi anche un\u2019<strong>idea di storia<\/strong>. Io non amo molto i romanzi ombelicali, preferisco quelli che guardano all\u2019altro, ad altri pezzi di mondo. Non \u00e8 semplice, perch\u00e9 forse il novanta per cento della letteratura italiana che leggiamo adesso \u00e8 autofiction, o meglio, autobiografia. La maggior parte dei manoscritti che arrivano hanno un cuore autobiografico. In linea generale posso dire che <strong>a Guanda non puntiamo mai ad acquisire singoli libri, ma sempre autori<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Il nostro \u00e8 un master in cui cerchiamo anche di analizzare e comprendere i mestieri dell\u2019editoria. Le andrebbe di raccontarci la sua giornata tipo come direttrice editoriale? <\/strong><\/h6>\n<p>La mia giornata tipo \u00e8 molto ricca. Io mi occupo sostanzialmente di tre cose. Prima di tutto<strong> delineo una strategia<\/strong>: che tipi di libri vogliamo pubblicare, in che direzione andare, quali autori italiani e stranieri vogliamo acquisire. <strong>A questa fase segue quella acquisitiva<\/strong>, di lettura e valutazione, e poi c\u2019\u00e8 la <strong>fase di <em>publishing<\/em><\/strong>: la faccia esterna del libro, l\u2019idea grafica, l\u2019organizzazione in collane, le bandelle, sempre in costante contatto con l\u2019ufficio marketing e comunicazione e commerciale, per far s\u00ec che tutte le parti che progettano il libro possano lavorare nel loro settore al meglio. In Guanda questo avviene in maniera molto sinergica, <strong>sempre in squadra<\/strong>. Il mio obiettivo finale \u00e8 far s\u00ec che l\u2019idea editoriale arrivi in maniera pi\u00f9 limpida possibile ai librai e ai lettori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>In cosa si distingue Guanda rispetto ad altre case editrici italiane storiche come Feltrinelli, Mondadori, Einaudi? Come definirebbe la sua specificit\u00e0, quali sono i suoi autori pi\u00f9 significativi? <\/strong><\/h6>\n<p>Guanda, fra le case editrici grandi, \u00e8 forse l\u2019unica che si pu\u00f2 permettere di <strong>pubblicare solo letteratura, e non intrattenimento<\/strong>, anche perch\u00e9 \u00e8 un campo presidiato benissimo da altre case editrici all\u2019interno del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Non serve quindi farsi concorrenza interna, e questo \u00e8 un privilegio. Alcuni dei nostri autori pi\u00f9 importanti sono <strong>Javier Cercas e Fernando Aramburu, Anne Tyler e Jonathan Safran Foer, ma anche Luis Sepulveda<\/strong>, uno degli ultimi di grande pubblico e di bandiera per la casa editrice. Sono <strong>autori e autrici i cui libri hanno sempre dei punti di anomalia, di stranezza<\/strong>. Nessuno si sarebbe aspettato che Guanda potesse pubblicare una fiaba come <em>La gabbianella e il gatto<\/em>, o un libro scandaloso come <em>Trainspotting<\/em>. Sono, questi, libri che deragliano, ma che parlano comunque a un pubblico grande. Guanda, infatti, non ha una vocazione a pubblicare autori particolarmente sperimentali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Lei \u00e8 anche scrittrice: come la influenza questo nel suo lavoro? <\/strong><\/h6>\n<p><strong>Il lavoro editoriale non \u00e8 utile per il lavoro di scrittore, anzi, ma quello di scrittore \u00e8 molto utile per il lavoro editoriale<\/strong>, perch\u00e9 si conoscono la fatica e le paure dello scrivere. Io cerco di essere sempre veloce nel leggere un testo, perch\u00e9 la cosa migliore che si possa fare per un autore italiano \u00e8 dargli una risposta il pi\u00f9 presto possibile. In pi\u00f9, da scrittrice, condividere con un autore delle soluzioni su cui hai gi\u00e0 riflettuto, delle vie che hai sperimentato, degli autori a cui guardare, \u00e8 una cosa sempre utile. Il mio lato autoriale poi mi ha convinto dell\u2019<strong>inutilit\u00e0 di lavorare sui testi con un editing che stravolge i libri<\/strong>: credo che le intuizioni originali, anche in termini commerciali, arrivino sempre dall\u2019autore, che chi scrive sia sempre pi\u00f9 bravo dell\u2019editore nel creare la storia e quindi <strong>rimaneggiare a fondo un testo sulla base dell\u2019idea editoriale mi sembra una via poco efficace<\/strong>, che rischia di portare poi a testi tutti simili. Eppure, al tempo stesso, credo che sia <strong>importante per l\u2019autore avere qualcuno con cui confrontarsi<\/strong>, capire come valorizzare i punti forti, le cose sottotraccia, togliere le incrostazioni dovute al primo sforzo di scrittura. <strong>Conservando intanto la propria scintilla creativa. Questo per me \u00e8 il lavoro di editing.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6 style=\"text-align: right\">Maria Luisa Da Rold<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scrittrice di romanzi, editor di narrativa italiana e poi straniera per Mondadori, collaboratrice per \u201cTuttolibri\u201d e \u201cIl Piccolo\u201d, insegnante alla Scuola Holden di Torino. Oltre a tutto questo, Federica Manzon, a partire dal 30 gennaio 2023, \u00e8 anche direttrice editoriale di Guanda e in questa intervista ci racconta come si svolge il suo lavoro e quali cambiamenti ha attraversato la casa editrice nel tempo. &nbsp; Buongiorno Federica, sono molto felice di averla qui. Parto subito con la prima domanda: secondo lei quali sono stati i cambiamenti principali in Guanda dalla sua fondazione fino ad adesso? Che visione ne ha ora come direttrice editoriale? Dunque, in realt\u00e0 l\u2019editoria \u00e8 un settore che ha tempi lunghi, i programmi si fanno l\u2019anno precedente, quindi i cambiamenti arriveranno a partire da quest\u2019anno. Posso dire che non si tratter\u00e0 di trasformare l\u2019anima di Guanda, ma piuttosto di tradurre nel presente la sua grande tradizione letteraria con l\u2019acquisizione di nuovi autori dal mondo straniero ma anche italiano. Negli ultimi trent\u2019anni la casa editrice si \u00e8 focalizzata principalmente sulla letteratura straniera, senza vincoli di paesi o lingue, ma andando a cercare di volta in volta voci che rappresentassero uno scarto, una deviazione dai terreni pi\u00f9 battuti, romanzi che avessero al proprio cuore un\u2019anomalia sorprendente. Per il futuro intendo seguire questo solco, e il mio sguardo sar\u00e0 rivolto in modo particolare agli autori europei e latino-americani, continuando a cercare romanzi che interroghino il nostro presente in modo non scontato, da angolature meno battute ma con la forza di parlare a un pubblico grande. Accanto alla letteratura straniera, ci dedicheremo con cura e attenzione maggiori alla letteratura italiana, anche qui andando alla ricerca di nuovi autori che possano ben dialogare con la tradizione internazionale di Guanda, come gi\u00e0 fanno scrittori come Helena Janeczek e Bruno Arpaia. Da qualche anno \u00e8 stata aperta \u201cGuanda noir\u201d, una collana dedicata al genere che vede nomi come Gian Andrea Cerone, Marco Vichi e Gianni Biondillo. Questa \u00e8 una linea che continuer\u00e0 e verr\u00e0 sostenuta. Ci tengo per\u00f2 a dire che Guanda nasce come casa editrice di poesia. Quella \u00e8 una caratteristica che \u00e8 sempre rimasta, ma si \u00e8 andata un po\u2019 affievolendo nel tempo: dall\u2019anno prossimo abbiamo intenzione di rilanciarla. &nbsp; Con quali criteri scegliete come pubblicare un libro di narrativa italiana? E, in particolare, come vi muovete nel caso degli esordi? Esordienti non ne pubblichiamo molti, due o massimo tre all\u2019anno, perch\u00e9 richiedono un grande lavoro se non si vuole che le pubblicazioni cadano nel nulla. Nell\u2019acquisire un libro, che sia di narrativa italiana o straniera, le caratteristiche per me sono sempre due: ci deve essere un\u2019invenzione di lingua, di stile, un\u2019attenzione alla forma (anche se non siamo pi\u00f9 negli anni in cui si pu\u00f2 dividere forma da contenuto), e ci deve essere poi anche un\u2019idea di storia. Io non amo molto i romanzi ombelicali, preferisco quelli che guardano all\u2019altro, ad altri pezzi di mondo. Non \u00e8 semplice, perch\u00e9 forse il novanta per cento della letteratura italiana che leggiamo adesso \u00e8 autofiction, o meglio, autobiografia. La maggior parte dei manoscritti che arrivano hanno un cuore autobiografico. In linea generale posso dire che a Guanda non puntiamo mai ad acquisire singoli libri, ma sempre autori. &nbsp; Il nostro \u00e8 un master in cui cerchiamo anche di analizzare e comprendere i mestieri dell\u2019editoria. Le andrebbe di raccontarci la sua giornata tipo come direttrice editoriale? La mia giornata tipo \u00e8 molto ricca. Io mi occupo sostanzialmente di tre cose. Prima di tutto delineo una strategia: che tipi di libri vogliamo pubblicare, in che direzione andare, quali autori italiani e stranieri vogliamo acquisire. A questa fase segue quella acquisitiva, di lettura e valutazione, e poi c\u2019\u00e8 la fase di publishing: la faccia esterna del libro, l\u2019idea grafica, l\u2019organizzazione in collane, le bandelle, sempre in costante contatto con l\u2019ufficio marketing e comunicazione e commerciale, per far s\u00ec che tutte le parti che progettano il libro possano lavorare nel loro settore al meglio. In Guanda questo avviene in maniera molto sinergica, sempre in squadra. Il mio obiettivo finale \u00e8 far s\u00ec che l\u2019idea editoriale arrivi in maniera pi\u00f9 limpida possibile ai librai e ai lettori. &nbsp; In cosa si distingue Guanda rispetto ad altre case editrici italiane storiche come Feltrinelli, Mondadori, Einaudi? Come definirebbe la sua specificit\u00e0, quali sono i suoi autori pi\u00f9 significativi? Guanda, fra le case editrici grandi, \u00e8 forse l\u2019unica che si pu\u00f2 permettere di pubblicare solo letteratura, e non intrattenimento, anche perch\u00e9 \u00e8 un campo presidiato benissimo da altre case editrici all\u2019interno del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Non serve quindi farsi concorrenza interna, e questo \u00e8 un privilegio. Alcuni dei nostri autori pi\u00f9 importanti sono Javier Cercas e Fernando Aramburu, Anne Tyler e Jonathan Safran Foer, ma anche Luis Sepulveda, uno degli ultimi di grande pubblico e di bandiera per la casa editrice. Sono autori e autrici i cui libri hanno sempre dei punti di anomalia, di stranezza. Nessuno si sarebbe aspettato che Guanda potesse pubblicare una fiaba come La gabbianella e il gatto, o un libro scandaloso come Trainspotting. Sono, questi, libri che deragliano, ma che parlano comunque a un pubblico grande. Guanda, infatti, non ha una vocazione a pubblicare autori particolarmente sperimentali. &nbsp; Lei \u00e8 anche scrittrice: come la influenza questo nel suo lavoro? Il lavoro editoriale non \u00e8 utile per il lavoro di scrittore, anzi, ma quello di scrittore \u00e8 molto utile per il lavoro editoriale, perch\u00e9 si conoscono la fatica e le paure dello scrivere. Io cerco di essere sempre veloce nel leggere un testo, perch\u00e9 la cosa migliore che si possa fare per un autore italiano \u00e8 dargli una risposta il pi\u00f9 presto possibile. In pi\u00f9, da scrittrice, condividere con un autore delle soluzioni su cui hai gi\u00e0 riflettuto, delle vie che hai sperimentato, degli autori a cui guardare, \u00e8 una cosa sempre utile. Il mio lato autoriale poi mi ha convinto dell\u2019inutilit\u00e0 di lavorare sui testi con un editing che stravolge i libri: credo che le intuizioni originali, anche in termini commerciali, arrivino sempre dall\u2019autore, che chi scrive sia sempre pi\u00f9 bravo dell\u2019editore nel creare la storia e quindi rimaneggiare a fondo un testo sulla base dell\u2019idea editoriale mi sembra una via poco efficace, che rischia di portare poi a testi tutti simili. Eppure, al tempo stesso, credo che sia importante per l\u2019autore avere qualcuno con cui confrontarsi, capire come valorizzare i punti forti, le cose sottotraccia, togliere le incrostazioni dovute al primo sforzo di scrittura. Conservando intanto la propria scintilla creativa. 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Negli ultimi trent\u2019anni la casa editrice si \u00e8 focalizzata principalmente sulla letteratura straniera, senza vincoli di paesi o lingue, ma andando a cercare di volta in volta voci che rappresentassero uno scarto, una deviazione dai terreni pi\u00f9 battuti, romanzi che avessero al proprio cuore un\u2019anomalia sorprendente. Per il futuro intendo seguire questo solco, e il mio sguardo sar\u00e0 rivolto in modo particolare agli autori europei e latino-americani, continuando a cercare romanzi che interroghino il nostro presente in modo non scontato, da angolature meno battute ma con la forza di parlare a un pubblico grande. Accanto alla letteratura straniera, ci dedicheremo con cura e attenzione maggiori alla letteratura italiana, anche qui andando alla ricerca di nuovi autori che possano ben dialogare con la tradizione internazionale di Guanda, come gi\u00e0 fanno scrittori come Helena Janeczek e Bruno Arpaia. Da qualche anno \u00e8 stata aperta \u201cGuanda noir\u201d, una collana dedicata al genere che vede nomi come Gian Andrea Cerone, Marco Vichi e Gianni Biondillo. Questa \u00e8 una linea che continuer\u00e0 e verr\u00e0 sostenuta. Ci tengo per\u00f2 a dire che Guanda nasce come casa editrice di poesia. Quella \u00e8 una caratteristica che \u00e8 sempre rimasta, ma si \u00e8 andata un po\u2019 affievolendo nel tempo: dall\u2019anno prossimo abbiamo intenzione di rilanciarla. &nbsp; Con quali criteri scegliete come pubblicare un libro di narrativa italiana? E, in particolare, come vi muovete nel caso degli esordi? Esordienti non ne pubblichiamo molti, due o massimo tre all\u2019anno, perch\u00e9 richiedono un grande lavoro se non si vuole che le pubblicazioni cadano nel nulla. Nell\u2019acquisire un libro, che sia di narrativa italiana o straniera, le caratteristiche per me sono sempre due: ci deve essere un\u2019invenzione di lingua, di stile, un\u2019attenzione alla forma (anche se non siamo pi\u00f9 negli anni in cui si pu\u00f2 dividere forma da contenuto), e ci deve essere poi anche un\u2019idea di storia. Io non amo molto i romanzi ombelicali, preferisco quelli che guardano all\u2019altro, ad altri pezzi di mondo. Non \u00e8 semplice, perch\u00e9 forse il novanta per cento della letteratura italiana che leggiamo adesso \u00e8 autofiction, o meglio, autobiografia. La maggior parte dei manoscritti che arrivano hanno un cuore autobiografico. In linea generale posso dire che a Guanda non puntiamo mai ad acquisire singoli libri, ma sempre autori. &nbsp; Il nostro \u00e8 un master in cui cerchiamo anche di analizzare e comprendere i mestieri dell\u2019editoria. Le andrebbe di raccontarci la sua giornata tipo come direttrice editoriale? La mia giornata tipo \u00e8 molto ricca. Io mi occupo sostanzialmente di tre cose. Prima di tutto delineo una strategia: che tipi di libri vogliamo pubblicare, in che direzione andare, quali autori italiani e stranieri vogliamo acquisire. A questa fase segue quella acquisitiva, di lettura e valutazione, e poi c\u2019\u00e8 la fase di publishing: la faccia esterna del libro, l\u2019idea grafica, l\u2019organizzazione in collane, le bandelle, sempre in costante contatto con l\u2019ufficio marketing e comunicazione e commerciale, per far s\u00ec che tutte le parti che progettano il libro possano lavorare nel loro settore al meglio. In Guanda questo avviene in maniera molto sinergica, sempre in squadra. Il mio obiettivo finale \u00e8 far s\u00ec che l\u2019idea editoriale arrivi in maniera pi\u00f9 limpida possibile ai librai e ai lettori. &nbsp; In cosa si distingue Guanda rispetto ad altre case editrici italiane storiche come Feltrinelli, Mondadori, Einaudi? Come definirebbe la sua specificit\u00e0, quali sono i suoi autori pi\u00f9 significativi? Guanda, fra le case editrici grandi, \u00e8 forse l\u2019unica che si pu\u00f2 permettere di pubblicare solo letteratura, e non intrattenimento, anche perch\u00e9 \u00e8 un campo presidiato benissimo da altre case editrici all\u2019interno del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Non serve quindi farsi concorrenza interna, e questo \u00e8 un privilegio. Alcuni dei nostri autori pi\u00f9 importanti sono Javier Cercas e Fernando Aramburu, Anne Tyler e Jonathan Safran Foer, ma anche Luis Sepulveda, uno degli ultimi di grande pubblico e di bandiera per la casa editrice. Sono autori e autrici i cui libri hanno sempre dei punti di anomalia, di stranezza. Nessuno si sarebbe aspettato che Guanda potesse pubblicare una fiaba come La gabbianella e il gatto, o un libro scandaloso come Trainspotting. Sono, questi, libri che deragliano, ma che parlano comunque a un pubblico grande. Guanda, infatti, non ha una vocazione a pubblicare autori particolarmente sperimentali. &nbsp; Lei \u00e8 anche scrittrice: come la influenza questo nel suo lavoro? Il lavoro editoriale non \u00e8 utile per il lavoro di scrittore, anzi, ma quello di scrittore \u00e8 molto utile per il lavoro editoriale, perch\u00e9 si conoscono la fatica e le paure dello scrivere. Io cerco di essere sempre veloce nel leggere un testo, perch\u00e9 la cosa migliore che si possa fare per un autore italiano \u00e8 dargli una risposta il pi\u00f9 presto possibile. In pi\u00f9, da scrittrice, condividere con un autore delle soluzioni su cui hai gi\u00e0 riflettuto, delle vie che hai sperimentato, degli autori a cui guardare, \u00e8 una cosa sempre utile. Il mio lato autoriale poi mi ha convinto dell\u2019inutilit\u00e0 di lavorare sui testi con un editing che stravolge i libri: credo che le intuizioni originali, anche in termini commerciali, arrivino sempre dall\u2019autore, che chi scrive sia sempre pi\u00f9 bravo dell\u2019editore nel creare la storia e quindi rimaneggiare a fondo un testo sulla base dell\u2019idea editoriale mi sembra una via poco efficace, che rischia di portare poi a testi tutti simili. Eppure, al tempo stesso, credo che sia importante per l\u2019autore avere qualcuno con cui confrontarsi, capire come valorizzare i punti forti, le cose sottotraccia, togliere le incrostazioni dovute al primo sforzo di scrittura. Conservando intanto la propria scintilla creativa. 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Oltre a tutto questo, Federica Manzon, a partire dal 30 gennaio 2023, \u00e8 anche direttrice editoriale di Guanda e in questa intervista ci racconta come si svolge il suo lavoro e quali cambiamenti ha attraversato la casa editrice nel tempo. &nbsp; Buongiorno Federica, sono molto felice di averla qui. Parto subito con la prima domanda: secondo lei quali sono stati i cambiamenti principali in Guanda dalla sua fondazione fino ad adesso? Che visione ne ha ora come direttrice editoriale? Dunque, in realt\u00e0 l\u2019editoria \u00e8 un settore che ha tempi lunghi, i programmi si fanno l\u2019anno precedente, quindi i cambiamenti arriveranno a partire da quest\u2019anno. Posso dire che non si tratter\u00e0 di trasformare l\u2019anima di Guanda, ma piuttosto di tradurre nel presente la sua grande tradizione letteraria con l\u2019acquisizione di nuovi autori dal mondo straniero ma anche italiano. Negli ultimi trent\u2019anni la casa editrice si \u00e8 focalizzata principalmente sulla letteratura straniera, senza vincoli di paesi o lingue, ma andando a cercare di volta in volta voci che rappresentassero uno scarto, una deviazione dai terreni pi\u00f9 battuti, romanzi che avessero al proprio cuore un\u2019anomalia sorprendente. Per il futuro intendo seguire questo solco, e il mio sguardo sar\u00e0 rivolto in modo particolare agli autori europei e latino-americani, continuando a cercare romanzi che interroghino il nostro presente in modo non scontato, da angolature meno battute ma con la forza di parlare a un pubblico grande. Accanto alla letteratura straniera, ci dedicheremo con cura e attenzione maggiori alla letteratura italiana, anche qui andando alla ricerca di nuovi autori che possano ben dialogare con la tradizione internazionale di Guanda, come gi\u00e0 fanno scrittori come Helena Janeczek e Bruno Arpaia. Da qualche anno \u00e8 stata aperta \u201cGuanda noir\u201d, una collana dedicata al genere che vede nomi come Gian Andrea Cerone, Marco Vichi e Gianni Biondillo. Questa \u00e8 una linea che continuer\u00e0 e verr\u00e0 sostenuta. Ci tengo per\u00f2 a dire che Guanda nasce come casa editrice di poesia. Quella \u00e8 una caratteristica che \u00e8 sempre rimasta, ma si \u00e8 andata un po\u2019 affievolendo nel tempo: dall\u2019anno prossimo abbiamo intenzione di rilanciarla. &nbsp; Con quali criteri scegliete come pubblicare un libro di narrativa italiana? E, in particolare, come vi muovete nel caso degli esordi? Esordienti non ne pubblichiamo molti, due o massimo tre all\u2019anno, perch\u00e9 richiedono un grande lavoro se non si vuole che le pubblicazioni cadano nel nulla. Nell\u2019acquisire un libro, che sia di narrativa italiana o straniera, le caratteristiche per me sono sempre due: ci deve essere un\u2019invenzione di lingua, di stile, un\u2019attenzione alla forma (anche se non siamo pi\u00f9 negli anni in cui si pu\u00f2 dividere forma da contenuto), e ci deve essere poi anche un\u2019idea di storia. Io non amo molto i romanzi ombelicali, preferisco quelli che guardano all\u2019altro, ad altri pezzi di mondo. Non \u00e8 semplice, perch\u00e9 forse il novanta per cento della letteratura italiana che leggiamo adesso \u00e8 autofiction, o meglio, autobiografia. La maggior parte dei manoscritti che arrivano hanno un cuore autobiografico. In linea generale posso dire che a Guanda non puntiamo mai ad acquisire singoli libri, ma sempre autori. &nbsp; Il nostro \u00e8 un master in cui cerchiamo anche di analizzare e comprendere i mestieri dell\u2019editoria. Le andrebbe di raccontarci la sua giornata tipo come direttrice editoriale? La mia giornata tipo \u00e8 molto ricca. Io mi occupo sostanzialmente di tre cose. Prima di tutto delineo una strategia: che tipi di libri vogliamo pubblicare, in che direzione andare, quali autori italiani e stranieri vogliamo acquisire. A questa fase segue quella acquisitiva, di lettura e valutazione, e poi c\u2019\u00e8 la fase di publishing: la faccia esterna del libro, l\u2019idea grafica, l\u2019organizzazione in collane, le bandelle, sempre in costante contatto con l\u2019ufficio marketing e comunicazione e commerciale, per far s\u00ec che tutte le parti che progettano il libro possano lavorare nel loro settore al meglio. In Guanda questo avviene in maniera molto sinergica, sempre in squadra. Il mio obiettivo finale \u00e8 far s\u00ec che l\u2019idea editoriale arrivi in maniera pi\u00f9 limpida possibile ai librai e ai lettori. &nbsp; In cosa si distingue Guanda rispetto ad altre case editrici italiane storiche come Feltrinelli, Mondadori, Einaudi? Come definirebbe la sua specificit\u00e0, quali sono i suoi autori pi\u00f9 significativi? Guanda, fra le case editrici grandi, \u00e8 forse l\u2019unica che si pu\u00f2 permettere di pubblicare solo letteratura, e non intrattenimento, anche perch\u00e9 \u00e8 un campo presidiato benissimo da altre case editrici all\u2019interno del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Non serve quindi farsi concorrenza interna, e questo \u00e8 un privilegio. Alcuni dei nostri autori pi\u00f9 importanti sono Javier Cercas e Fernando Aramburu, Anne Tyler e Jonathan Safran Foer, ma anche Luis Sepulveda, uno degli ultimi di grande pubblico e di bandiera per la casa editrice. Sono autori e autrici i cui libri hanno sempre dei punti di anomalia, di stranezza. Nessuno si sarebbe aspettato che Guanda potesse pubblicare una fiaba come La gabbianella e il gatto, o un libro scandaloso come Trainspotting. Sono, questi, libri che deragliano, ma che parlano comunque a un pubblico grande. Guanda, infatti, non ha una vocazione a pubblicare autori particolarmente sperimentali. &nbsp; Lei \u00e8 anche scrittrice: come la influenza questo nel suo lavoro? Il lavoro editoriale non \u00e8 utile per il lavoro di scrittore, anzi, ma quello di scrittore \u00e8 molto utile per il lavoro editoriale, perch\u00e9 si conoscono la fatica e le paure dello scrivere. Io cerco di essere sempre veloce nel leggere un testo, perch\u00e9 la cosa migliore che si possa fare per un autore italiano \u00e8 dargli una risposta il pi\u00f9 presto possibile. In pi\u00f9, da scrittrice, condividere con un autore delle soluzioni su cui hai gi\u00e0 riflettuto, delle vie che hai sperimentato, degli autori a cui guardare, \u00e8 una cosa sempre utile. 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