{"id":8622,"date":"2024-08-01T15:47:15","date_gmt":"2024-08-01T13:47:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=8622"},"modified":"2024-08-01T15:48:36","modified_gmt":"2024-08-01T13:48:36","slug":"senza-respiro-di-raffaella-mottana-dove-il-confine-fra-il-dolore-e-il-piacere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/senza-respiro-di-raffaella-mottana-dove-il-confine-fra-il-dolore-e-il-piacere\/","title":{"rendered":"&#8220;Senza respiro&#8221; di Raffaella Mottana: dov&#8217;\u00e8 il confine fra il dolore e il piacere?"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Arriva un altro schiaffo, poi un altro. Gli occhi si riempiono di lacrime, respirare si fa ancora pi\u00f9 difficile. Non riesce a trattenere un singhiozzo rumoroso. Si morde l\u2019interno delle labbra, quando Tommaso le d\u00e0 un altro schiaffo sente il sapore del sangue in bocca. Inizia a piangere.<\/p>\n<p>\u00abVa tutto bene\u00bb le dice, mentre continua a colpirla. \u00abCi sono io\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019<strong>esordio dell\u2019autrice milanese Raffaella Mottana<\/strong> (classe 1995) \u00e8 uscito a ottobre 2022 per Accento, la casa editrice fondata da Alessandro Cattelan e Matteo B. Bianchi quello stesso anno. Si inserisce nella collana \u201cAccento Acuto\u201d, la collana principale della casa editrice, dedicata agli esordienti. Le altre due collane sono \u201cAccento grave\u201d, focalizzato sui recuperi o sulle riscoperte, ovvero testi andati fuori catalogo oppure mai tradotti prima, e \u201cDieresi\u201d, una collana di saggi contemporanei, anticonvenzionali e decisamente pop.<\/p>\n<p>\u201cAccento Acuto\u201d viene cos\u00ec chiamata perch\u00e9 la collana raccoglie i debutti dei narratori e le narratrici le cui proposte hanno appunto uno spirito acuto, capace di narrare con un guizzo diverso la contemporaneit\u00e0, e Raffella Mottana rientra senza dubbio fra questi. Prima della pubblicazione, l\u2019autrice aveva frequentato la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi, dove ha iniziato a prendere forma questo romanzo, segnalato peraltro alla XXXIV Edizione del Premio Italo Calvino. <em>Senza respiro<\/em> ha fatto inoltre parte della <strong>cinquina finalista del Premio Opera Prima<\/strong>, dove si \u00e8 aggiudicato la menzione per la curatela editoriale.<\/p>\n<p>Il romanzo si divide nettamente in <strong>due parti molto diverse fra loro, eppure strettamente correlate<\/strong>. Nella prima parte la protagonista ventiduenne Cecilia assiste al progressivo peggioramento della malattia della madre, ricoverata da tempo in ospedale e sottoposta a chemioterapia. Per quanto possa provare a distrarsi, ad andare anche in vacanza in Francia con la zia Lucia, il pensiero della madre \u00e8 sempre presente, e diviene centrale quando il padre la chiama e le dice di tornare a Milano, perch\u00e9 le condizioni di salute della madre si sono aggravate. Qui inizia il calvario finale, che non concede sconti a nessuno. La zia, il padre, la sorella Greta e la stessa Cecilia vedono la madre spegnersi sempre di pi\u00f9, fino a non riuscire pi\u00f9 a parlare, fino a non riuscire pi\u00f9 a respirare, ma solo a emettere rantoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Il capannello di persone si schiude e Cecilia vede la mamma. La testa nuda \u00e8 rivolta all\u2019indietro, preme contro il cuscino. Gli occhi sono enormi, le labbra livide sono aperte, la bocca \u00e8 spalancata. \u00c8 da lei che viene quel suono, quel risucchio roco e affannoso.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La prima parte si conclude con il funerale della madre. Quattro mesi dopo, la notte di Capodanno, Cecilia conosce Andrea e inizia a frequentarsi con lui. Una volta in cui fanno sesso, lui le mette una mano sul collo e stringe. Lei capisce che la cosa le piace, la eccita, ma quando gli chiede di ripetere l\u2019esperienza lui si rifiuta, sembra disgustato. Non si vedono pi\u00f9, lei intanto si informa sull\u2019asfissia erotica, detta <em>breath play<\/em> in inglese, e scopre su Facebook il <em>munch<\/em>, un aperitivo informale BDSM, in cui ci si conosce, ci si scambiano informazioni, e poi chi vuole gioca. Corde, collari, coltelli, schiaffi, cinture, bisturi. Tutto \u00e8 concesso, a patto che ci siano il consenso e le <em>safe word<\/em>, che corrispondono ai colori del semaforo. \u201cVerde\u201d va tutto bene, \u201cgiallo\u201d attenzione, \u201crosso\u201d bisogna fermarsi. In uno di questi incontri, di cui Cecilia diventa assidua frequentatrice mentendo al padre e alla sorella, la protagonista conosce Tommaso, un trentaseienne dominatore con cui condivide la passione per la fotografia. Insieme scattano foto artistiche, vanno nella casa in montagna di lui o a mangiare hamburger nei luoghi in cui Cecilia andava al liceo, e ovviamente giocano.<\/p>\n<p>Risiede in questo preciso punto la peculiarit\u00e0 e il fascino di questo romanzo, nel <strong>confine labile e incerto fra piacere e dolore<\/strong>. Cecilia si fa picchiare, strozzare, comandare da Tommaso: dopo, segue un rituale di pulizia del corpo praticamente identico a quello che usava quando la madre era malata. <strong>La scrittura chirurgica, fredda, asettica, \u00e8 lo stile perfetto per questo romanzo<\/strong>, probabilmente l\u2019unico adatto. <strong>Non c\u2019\u00e8 una parola che non sia necessaria, nella prosa di Mottana, nessun sentimentalismo, nessun pietismo, nemmeno un aggettivo di troppo<\/strong>. Sembra, a volte, che l\u2019autrice descriva le azioni che la protagonista compie come fossero un rituale, o come se Cecilia stesse seguendo scupolosamente un libretto delle istruzioni. Mettersi i guanti, la mascherina, lavarsi le mani, disinfettarsi. E poi, dopo che \u00e8 la madre \u00e8 morta: coprire i lividi in faccia con il fondotinta, applicare i cerotti sui tagli, lavarsi dopo aver giocato. <strong>Una serie di azioni che la protagonista esegue quasi fosse un automa, con grande distacco da s\u00e9 stessa, lo stesso distacco che pare, ma solo in superficie, allontanare il personaggio dal lettore, sensazione accentuata dal narratore in terza persona<\/strong>. Non sappiamo mai cosa pensa Cecilia, come si sente, se soffra. Mottana fa l\u2019unica cosa necessaria che una scrittrice dovrebbe fare: quel dolore, in tutta la sua stranezza e inspiegabilit\u00e0, lo mostra.<\/p>\n<p><strong>Nel titolo si coglie appieno tutto il senso del romanzo, in quell\u2019essere senza respiro<\/strong>. \u00c8 senza respiro la madre morente, senza respiro Cecilia con il collo bloccato dal collare ansimante dal piacere, senza respiro i lettori che, pagina dopo pagina, non possono fare a meno di restare agganciati alla storia.<\/p>\n<h6 style=\"text-align: right\"><strong>Maria Luisa Da Rold<\/strong><\/h6>\n<p style=\"text-align: right\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriva un altro schiaffo, poi un altro. Gli occhi si riempiono di lacrime, respirare si fa ancora pi\u00f9 difficile. Non riesce a trattenere un singhiozzo rumoroso. Si morde l\u2019interno delle labbra, quando Tommaso le d\u00e0 un altro schiaffo sente il sapore del sangue in bocca. 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Prima della pubblicazione, l\u2019autrice aveva frequentato la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi, dove ha iniziato a prendere forma questo romanzo, segnalato peraltro alla XXXIV Edizione del Premio Italo Calvino. Senza respiro ha fatto inoltre parte della cinquina finalista del Premio Opera Prima, dove si \u00e8 aggiudicato la menzione per la curatela editoriale. Il romanzo si divide nettamente in due parti molto diverse fra loro, eppure strettamente correlate. Nella prima parte la protagonista ventiduenne Cecilia assiste al progressivo peggioramento della malattia della madre, ricoverata da tempo in ospedale e sottoposta a chemioterapia. Per quanto possa provare a distrarsi, ad andare anche in vacanza in Francia con la zia Lucia, il pensiero della madre \u00e8 sempre presente, e diviene centrale quando il padre la chiama e le dice di tornare a Milano, perch\u00e9 le condizioni di salute della madre si sono aggravate. Qui inizia il calvario finale, che non concede sconti a nessuno. La zia, il padre, la sorella Greta e la stessa Cecilia vedono la madre spegnersi sempre di pi\u00f9, fino a non riuscire pi\u00f9 a parlare, fino a non riuscire pi\u00f9 a respirare, ma solo a emettere rantoli. &nbsp; Il capannello di persone si schiude e Cecilia vede la mamma. La testa nuda \u00e8 rivolta all\u2019indietro, preme contro il cuscino. Gli occhi sono enormi, le labbra livide sono aperte, la bocca \u00e8 spalancata. \u00c8 da lei che viene quel suono, quel risucchio roco e affannoso. &nbsp; La prima parte si conclude con il funerale della madre. Quattro mesi dopo, la notte di Capodanno, Cecilia conosce Andrea e inizia a frequentarsi con lui. Una volta in cui fanno sesso, lui le mette una mano sul collo e stringe. Lei capisce che la cosa le piace, la eccita, ma quando gli chiede di ripetere l\u2019esperienza lui si rifiuta, sembra disgustato. 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Le altre due collane sono \u201cAccento grave\u201d, focalizzato sui recuperi o sulle riscoperte, ovvero testi andati fuori catalogo oppure mai tradotti prima, e \u201cDieresi\u201d, una collana di saggi contemporanei, anticonvenzionali e decisamente pop. \u201cAccento Acuto\u201d viene cos\u00ec chiamata perch\u00e9 la collana raccoglie i debutti dei narratori e le narratrici le cui proposte hanno appunto uno spirito acuto, capace di narrare con un guizzo diverso la contemporaneit\u00e0, e Raffella Mottana rientra senza dubbio fra questi. Prima della pubblicazione, l\u2019autrice aveva frequentato la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi, dove ha iniziato a prendere forma questo romanzo, segnalato peraltro alla XXXIV Edizione del Premio Italo Calvino. Senza respiro ha fatto inoltre parte della cinquina finalista del Premio Opera Prima, dove si \u00e8 aggiudicato la menzione per la curatela editoriale. Il romanzo si divide nettamente in due parti molto diverse fra loro, eppure strettamente correlate. Nella prima parte la protagonista ventiduenne Cecilia assiste al progressivo peggioramento della malattia della madre, ricoverata da tempo in ospedale e sottoposta a chemioterapia. Per quanto possa provare a distrarsi, ad andare anche in vacanza in Francia con la zia Lucia, il pensiero della madre \u00e8 sempre presente, e diviene centrale quando il padre la chiama e le dice di tornare a Milano, perch\u00e9 le condizioni di salute della madre si sono aggravate. Qui inizia il calvario finale, che non concede sconti a nessuno. La zia, il padre, la sorella Greta e la stessa Cecilia vedono la madre spegnersi sempre di pi\u00f9, fino a non riuscire pi\u00f9 a parlare, fino a non riuscire pi\u00f9 a respirare, ma solo a emettere rantoli. &nbsp; Il capannello di persone si schiude e Cecilia vede la mamma. La testa nuda \u00e8 rivolta all\u2019indietro, preme contro il cuscino. Gli occhi sono enormi, le labbra livide sono aperte, la bocca \u00e8 spalancata. \u00c8 da lei che viene quel suono, quel risucchio roco e affannoso. &nbsp; La prima parte si conclude con il funerale della madre. Quattro mesi dopo, la notte di Capodanno, Cecilia conosce Andrea e inizia a frequentarsi con lui. Una volta in cui fanno sesso, lui le mette una mano sul collo e stringe. Lei capisce che la cosa le piace, la eccita, ma quando gli chiede di ripetere l\u2019esperienza lui si rifiuta, sembra disgustato. Non si vedono pi\u00f9, lei intanto si informa sull\u2019asfissia erotica, detta breath play in inglese, e scopre su Facebook il munch, un aperitivo informale BDSM, in cui ci si conosce, ci si scambiano informazioni, e poi chi vuole gioca. Corde, collari, coltelli, schiaffi, cinture, bisturi. 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La scrittura chirurgica, fredda, asettica, \u00e8 lo stile perfetto per questo romanzo, probabilmente l\u2019unico adatto. Non c\u2019\u00e8 una parola che non sia necessaria, nella prosa di Mottana, nessun sentimentalismo, nessun pietismo, nemmeno un aggettivo di troppo. Sembra, a volte, che l\u2019autrice descriva le azioni che la protagonista compie come fossero un rituale, o come se Cecilia stesse seguendo scupolosamente un libretto delle istruzioni. Mettersi i guanti, la mascherina, lavarsi le mani, disinfettarsi. E poi, dopo che \u00e8 la madre \u00e8 morta: coprire i lividi in faccia con il fondotinta, applicare i cerotti sui tagli, lavarsi dopo aver giocato. Una serie di azioni che la protagonista esegue quasi fosse un automa, con grande distacco da s\u00e9 stessa, lo stesso distacco che pare, ma solo in superficie, allontanare il personaggio dal lettore, sensazione accentuata dal narratore in terza persona. Non sappiamo mai cosa pensa Cecilia, come si sente, se soffra. Mottana fa l\u2019unica cosa necessaria che una scrittrice dovrebbe fare: quel dolore, in tutta la sua stranezza e inspiegabilit\u00e0, lo mostra. Nel titolo si coglie appieno tutto il senso del romanzo, in quell\u2019essere senza respiro. \u00c8 senza respiro la madre morente, senza respiro Cecilia con il collo bloccato dal collare ansimante dal piacere, senza respiro i lettori che, pagina dopo pagina, non possono fare a meno di restare agganciati alla storia. 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Le altre due collane sono \u201cAccento grave\u201d, focalizzato sui recuperi o sulle riscoperte, ovvero testi andati fuori catalogo oppure mai tradotti prima, e \u201cDieresi\u201d, una collana di saggi contemporanei, anticonvenzionali e decisamente pop. \u201cAccento Acuto\u201d viene cos\u00ec chiamata perch\u00e9 la collana raccoglie i debutti dei narratori e le narratrici le cui proposte hanno appunto uno spirito acuto, capace di narrare con un guizzo diverso la contemporaneit\u00e0, e Raffella Mottana rientra senza dubbio fra questi. Prima della pubblicazione, l\u2019autrice aveva frequentato la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi, dove ha iniziato a prendere forma questo romanzo, segnalato peraltro alla XXXIV Edizione del Premio Italo Calvino. Senza respiro ha fatto inoltre parte della cinquina finalista del Premio Opera Prima, dove si \u00e8 aggiudicato la menzione per la curatela editoriale. Il romanzo si divide nettamente in due parti molto diverse fra loro, eppure strettamente correlate. Nella prima parte la protagonista ventiduenne Cecilia assiste al progressivo peggioramento della malattia della madre, ricoverata da tempo in ospedale e sottoposta a chemioterapia. Per quanto possa provare a distrarsi, ad andare anche in vacanza in Francia con la zia Lucia, il pensiero della madre \u00e8 sempre presente, e diviene centrale quando il padre la chiama e le dice di tornare a Milano, perch\u00e9 le condizioni di salute della madre si sono aggravate. Qui inizia il calvario finale, che non concede sconti a nessuno. La zia, il padre, la sorella Greta e la stessa Cecilia vedono la madre spegnersi sempre di pi\u00f9, fino a non riuscire pi\u00f9 a parlare, fino a non riuscire pi\u00f9 a respirare, ma solo a emettere rantoli. &nbsp; Il capannello di persone si schiude e Cecilia vede la mamma. La testa nuda \u00e8 rivolta all\u2019indietro, preme contro il cuscino. 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La scrittura chirurgica, fredda, asettica, \u00e8 lo stile perfetto per questo romanzo, probabilmente l\u2019unico adatto. Non c\u2019\u00e8 una parola che non sia necessaria, nella prosa di Mottana, nessun sentimentalismo, nessun pietismo, nemmeno un aggettivo di troppo. Sembra, a volte, che l\u2019autrice descriva le azioni che la protagonista compie come fossero un rituale, o come se Cecilia stesse seguendo scupolosamente un libretto delle istruzioni. Mettersi i guanti, la mascherina, lavarsi le mani, disinfettarsi. E poi, dopo che \u00e8 la madre \u00e8 morta: coprire i lividi in faccia con il fondotinta, applicare i cerotti sui tagli, lavarsi dopo aver giocato. Una serie di azioni che la protagonista esegue quasi fosse un automa, con grande distacco da s\u00e9 stessa, lo stesso distacco che pare, ma solo in superficie, allontanare il personaggio dal lettore, sensazione accentuata dal narratore in terza persona. Non sappiamo mai cosa pensa Cecilia, come si sente, se soffra. Mottana fa l\u2019unica cosa necessaria che una scrittrice dovrebbe fare: quel dolore, in tutta la sua stranezza e inspiegabilit\u00e0, lo mostra. Nel titolo si coglie appieno tutto il senso del romanzo, in quell\u2019essere senza respiro. \u00c8 senza respiro la madre morente, senza respiro Cecilia con il collo bloccato dal collare ansimante dal piacere, senza respiro i lettori che, pagina dopo pagina, non possono fare a meno di restare agganciati alla storia. 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