{"id":8627,"date":"2024-09-09T20:52:24","date_gmt":"2024-09-09T18:52:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=8627"},"modified":"2024-09-09T20:52:24","modified_gmt":"2024-09-09T18:52:24","slug":"leditoria-del-mondo-nordico-intervista-a-pietro-biancardi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/leditoria-del-mondo-nordico-intervista-a-pietro-biancardi\/","title":{"rendered":"L&#8217;editoria del mondo nordico: intervista a Pietro Biancardi"},"content":{"rendered":"<p>Pietro Biancardi, succeduto come editore di Iperborea alla madre \u2013 nonch\u00e9 fondatrice della casa \u2013 Emilia Lodigiani, \u00e8 l\u2019ideatore del festival dei Boreali e della collaborazione con \u201cIl Post\u201d che ha prodotto le riviste \u201cThe Passenger\u201d e \u201cCOSE spiegate bene\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Cosa significa essere l\u2019editore di Iperborea? Il lavoro in una casa con una specializzazione come la sua \u00e8 diverso da quello che ha svolto agli inizi presso Il Saggiatore o Feltrinelli?<\/strong><\/h6>\n<p>La prima differenza \u00e8 che di Iperborea sono anche socio. Inoltre nel Saggiatore avevo un ruolo pi\u00f9 specifico, facevo il redattore e il <em>junior editor<\/em>. Quindi il mio lavoro \u00e8 molto cambiato: la mia giornata oggi \u00e8 spezzettata in molte diverse attivit\u00e0, che vanno dal verificare una bozza al controllare una copertina. Il mio lavoro \u00e8 pi\u00f9 ampio e meno specializzato. A parte questo direi che le esperienze sono simili, come case editrici, anche se non sembra, perch\u00e9 anche il Saggiatore aveva una sua specializzazione ed era una casa indipendente. Quindi diciamo che le esperienze sono abbastanza simili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><img decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-8638\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.38.48_a37a01a2.jpg\" alt=\"\" width=\"142\" height=\"281\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.38.48_a37a01a2.jpg 640w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.38.48_a37a01a2-152x300.jpg 152w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.38.48_a37a01a2-518x1024.jpg 518w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.38.48_a37a01a2-12x24.jpg 12w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.38.48_a37a01a2-18x36.jpg 18w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.38.48_a37a01a2-24x48.jpg 24w\" sizes=\"(max-width: 142px) 100vw, 142px\" \/><strong>Iperborea \u00e8 stata fondata nel 1987, trentasette anni fa. Se volesse raccontare le fasi, i momenti salienti della vostra storia editoriale con pochi libri, diciamo sette, quali sarebbero?<\/strong><\/h6>\n<p>Direi il primo libro pubblicato, <em>La notte di Gerusalemme<\/em>, del 1988, perch\u00e9 \u00e8 il primo e va messo. <em>L\u2019anno della lepre<\/em> di Arto Paasilinna, del \u201994, che \u00e8 stato il nostro primo longseller ed \u00e8 tuttora il libro pi\u00f9 venduto della casa editrice. Poi metterei anche <em>La vera storia del pirata Long John Silver<\/em>, che \u00e8 di Bj\u00f6rn Larsson ed \u00e8 il nostro secondo libro pi\u00f9 venduto. E con Larsson in particolare \u00e8 stato un caso abbastanza raro di libro e di autore che ha pi\u00f9 successo in Italia che nel suo paese d\u2019origine, quindi il rapporto tra Larsson e Iperborea \u00e8 stato particolarmente fruttuoso. E quello \u00e8 stato il primo di tantissimi libri. Salto alle nuove collane, altrimenti ho paura che in sette non ci stiamo. Metterei <em>Sai fischiare, Johanna?<\/em> di Ulf Stark, il primo della collana dei \u201cMiniborei\u201d, uscito nel 2017: pochi mesi dopo la pubblicazione ha vinto il Premio Andersen, che \u00e8 il premio pi\u00f9 importante per la letteratura per l\u2019infanzia, quindi un buon inizio per la collana. Poi metterei <em>The Passenger: Islanda<\/em>, anche quello \u00e8 stato il primo della serie \u201cThe Passenger\u201d, che \u00e8 andata in Top 10 in classifica fin da subito, quindi \u00e8 stata anche una sorpresa molto positiva. <em>A proposito di libri<\/em>, il primo \u201cCOSE spiegate bene\u201d, il libro-rivista che facciamo con \u201cIl Post\u201d, quello del 2021, che \u00e8 andato molto bene, anche quello il primo di una serie. Ci ha dato molte soddisfazioni.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10.72px\"><b>\u00a0<\/b><\/span><\/p>\n<h6><strong><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8639 alignright\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.39.36_b9010020.jpg\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"256\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.39.36_b9010020.jpg 1000w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.39.36_b9010020-200x300.jpg 200w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.39.36_b9010020-682x1024.jpg 682w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.39.36_b9010020-16x24.jpg 16w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.39.36_b9010020-24x36.jpg 24w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.39.36_b9010020-32x48.jpg 32w\" sizes=\"(max-width: 170px) 100vw, 170px\" \/>Quindi i capostipiti.<\/strong><\/h6>\n<p>S\u00ec, ci metterei i capostipiti, che sono sempre quelli significativi. Metterei anche gli altri primi a questo punto, che sono <em>L\u2019uomo con lo scandaglio<\/em> di Patrik Svensson, il primo libro a inaugurare la serie dei \u201cCorvi\u201d, uscito a settembre, e poi \u2013 questo non \u00e8 un primo, \u00e8 un settimo, ma \u00e8 il primo che abbiamo fatto insieme \u2013 <em>L\u2019integrale <\/em>[n.7], una rivista indipendente nata nel 2020 che dal 2023 pubblichiamo noi sotto il marchio Iperborea. E poi il primo libro del nuovo marchio che abbiamo creato con \u201cIl Post\u201d, \u201cAltre COSE\u201d: il libro si chiama <em>Mostri <\/em>ed \u00e8 della scrittrice americana Claire Dederer. E dovremmo esserci, forse ho sforato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Restiamo sulle collane. Una caratteristica dell\u2019Iperborea degli ultimi anni \u00e8 proprio avere tante collane che coprono diversi ambiti. Cosa tiene uniti progetti cos\u00ec diversi tra loro?<\/strong><\/h6>\n<p><strong style=\"font-size: 10.72px\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-8634 alignleft\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4.jpg\" alt=\"\" width=\"447\" height=\"234\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4.jpg 1500w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4-300x157.jpg 300w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4-1024x535.jpg 1024w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4-1140x596.jpg 1140w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4-24x13.jpg 24w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4-36x19.jpg 36w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.52_d5c9f1f4-48x25.jpg 48w\" sizes=\"(max-width: 447px) 100vw, 447px\" \/><\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un percorso che unisce alcune collane. La collana storica [\u201cGli Iperborei\u201d] doveva portare i libri nordici in Italia, e cos\u00ec \u00e8 rimasto per molto, molto tempo, fino al 2017, quando abbiamo aggiunto \u201cI Miniborei\u201d, che sono sempre legati alla letteratura nordica, quindi la filiazione \u00e8 evidente. Il primo cambio di direzione significativo rispetto alla storia della casa editrice \u00e8 quello di \u201cThe Passenger\u201d. Quello era qualcosa di diverso, ma l\u2019idea dietro, lo spunto che la fa nascere \u00e8 molto simile a quello delle altre collane, cio\u00e8 che, andando in libreria, ci siamo accorti che qualcosa che volevamo tanto che ci fosse mancava. Un po\u2019 come quando mia madre ha fondato Iperborea: l\u2019ha fondata perch\u00e9 aveva scoperto la letteratura nordica nelle librerie parigine e, quando \u00e8 tornata in Italia, si \u00e8 accorta che questi grandi autori non si trovavano in italiano e ha deciso di fondare una casa editrice. Non solo io, ma tutte le persone che lavorano in questa casa e che hanno collaborato negli anni, siamo tutti lettori-viaggiatori, ci piacciono i <em>long-form<\/em>, le grandi riviste americane, e ci eravamo resi conto che in libreria, se da un lato era pieno di guide turistiche di vario tipo, mancava, relativamente ai luoghi, un libro o una rivista che ti facesse capire cosa sta succedendo oggi in quel paese. Per cui abbiamo iniziato a lavorarci, senza sapere bene che direzione avrebbe preso, e questo ha portato a \u201cThe Passenger\u201d. E poi tutte le altre collane che sono seguite sono in qualche modo derivazioni di questo. Luca Sofri, il direttore del \u201cPost\u201d, un giorno mi ha detto: \u00abPerch\u00e9 non facciamo una rivista come \u201cThe Passenger\u201d con i contenuti del \u201cPost\u201d?\u00bb, e da l\u00ec \u00e8 nata \u201cCOSE spiegate bene\u201d. \u201cI Corvi\u201d invece si trovano a met\u00e0 strada: nascono dal lavoro fatto da Iperborea sui libri letterari e la ricerca che fa \u201cThe Passenger\u201d per i suoi articoli. Quando lavoriamo ai \u201cThe Passenger\u201d ci imbattiamo in moltissimi libri di saggistica, narrativa o in autori che non vengono mai tradotti in italiano, oppure ci accorgiamo che dei capitoli di questi libri, che noi abbiamo estratto e pubblicato dentro \u201cThe Passenger\u201d, sono stati montati da altri editori che poi hanno pubblicato il libro intero. Quindi ci siamo resi conto che grazie al lavoro di \u201cThe Passenger\u201d ci imbattevamo in tanti libri che non arrivavano in Italia, e che parallelamente nella collana \u201cGli Iperborei\u201d avevamo gi\u00e0 e vendevamo molto bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Anche l\u2019apertura per cui poi agli autori nordici si sono aggiunti autori baltici, tedeschi, olandesi, serviva a supplire ad alcune mancanze dell\u2019editoria italiana?<\/strong><\/h6>\n<p>Non \u00e8 stata in nessuno di questi casi una cosa programmatica, ed era sottintesa fin dall\u2019inizio. Nel senso che mia madre aveva cominciato con gli scandinavi; poi aveva trovato degli autori islandesi e li aveva pubblicati; poi aveva trovato il primo olandese, che era stato Cees Nooteboom, che aveva scoperto trovando un libro su una bancarella, amandolo molto e decidendo di aggiungere anche gli olandesi; lo stesso \u00e8 successo poi con gli estoni. Quindi diciamo che non \u00e8 stata una cosa programmatica, ma sempre l\u2019imbattersi in autori o libri molto belli e molto importanti, pensando che, finch\u00e9 non si snatura l\u2019idea iniziale, ci sta fare delle piccole incursioni anche in altri Paesi. Senza contare poi che quella della Germania, come influenza e contiguit\u00e0 con il mondo nordico, ci sembra una letteratura che Iperborea pu\u00f2 pubblicare senza far stranire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Iperborea \u00e8 legata all\u2019esperienza di sua madre, Emilia Lodigiani, cui lei \u00e8 succeduto come editore in un contesto culturale ormai molto diverso da quello del 1987. Eppure, Iperborea mantiene ancora oggi la sua identit\u00e0 inconfondibile. Quali sono le differenze fra l\u2019editoria di oggi e quella di allora, e come definirebbe questo passaggio del testimone?<\/strong><\/h6>\n<p>Le differenze sono che ci sono delle cose che erano pi\u00f9 difficili allora e delle cose che sono pi\u00f9 difficili adesso. Quelle pi\u00f9 difficili allora, complicate d sono che \u00e8 difficile per noi, che oggi siamo immersi dentro Internet, i computer e il mondo digitale, capire come poteva funzionare un mondo totalmente non digitale, il mondo in cui ha cominciato Iperborea, in cui non c\u2019erano i computer, si faceva tutto via carta. Era molto pi\u00f9 difficile ottenere informazioni sui libri, ottenere i libri; uno vedeva un libro e doveva farselo spedire dalla Svezia, tempi molto pi\u00f9 dilatati, senza appunto contare che, se nessuno pubblicava i nordici, il motivo era anche che c\u2019erano molti meno contatti, molti meno traduttori, quindi mia madre si \u00e8 dovuta creare una rete di traduttori, di collaboratori, di lettori da zero. Oggi tutto questo \u00e8 molto pi\u00f9 fluido, \u00e8 pi\u00f9 facile. La cosa un po\u2019 pi\u00f9 difficile \u00e8 che oggi vengono pubblicati molti pi\u00f9 libri di un tempo, quindi, se un tempo l\u2019editore faceva una proposta editoriale interessante, chiara e ben fatta, c\u2019erano forse pi\u00f9 possibilit\u00e0 di emergere. Oggi si pubblica credo tre volte tanto quello che si pubblicava negli anni \u201980, a fronte di un numero di lettori simile, quindi oggi questa parte di comunicazione \u00e8 molto pi\u00f9 impegnativa. Noi diamo per scontato oggi che ci siano i festival letterari e le fiere del libro, ma il Salone del Libro \u00e8 nato nell\u201988, quindi insieme a Iperborea, e il Festival di Mantova, che \u00e8 stato il capostipite dei festival letterari in Italia, risale alla fine degli anni \u201990 [1997, <em>ndr<\/em>].<\/p>\n<p>Il passaggio generazionale \u00e8 stato molto facile e molto fluido, grazie a mia madre che si era data un obiettivo, quando ha cominciato: arrivare a 25 anni di attivit\u00e0. Quando ci \u00e8 arrivata io nel frattempo ero entrato, e con me erano arrivate altre persone. Lei ci ha molto serenamente lasciato lo spazio per dedicarci a nuovi progetti e li ha anche supportati molto, cosa che non \u00e8 per niente scontata. In altri casi il passaggio generazionale \u00e8 molto pi\u00f9 difficile, soprattutto per la difficolt\u00e0 di una persona che ha fondato un progetto \u2013 in questo caso una casa editrice, un\u2019azienda \u2013 di vedere la trasformazione di questo progetto. Invece mia madre mi ha sempre dato una mano in questa direzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>A proposito di quanto si pubblica in Italia, e di quanto si legge, che confronto possiamo trarre tra l\u2019editoria dei paesi scandinavi e quella italiana? Pensando specialmente all\u2019Islanda, dove leggono tutti e quasi tutti pubblicano, c\u2019\u00e8 un rapporto molto forte con il libro, mentre da noi si legge meno, si pubblica probabilmente molto pi\u00f9 di quanto si legge, c\u2019\u00e8 una differenza di consumo. Potremmo apprendere qualcosa dal rapporto degli islandesi con i libri? E quanto \u00e8 diversa l\u2019editoria dei paesi scandinavi dalla nostra?<\/strong><\/h6>\n<p>Tutti i paesi scandinavi hanno tassi di lettura infinitamente pi\u00f9 alti del nostro: da noi neanche la met\u00e0 della popolazione ha familiarit\u00e0 con il libro, il che vuol dire che pi\u00f9 della met\u00e0 degli italiani non ha letto un libro negli ultimi dodici mesi. Queste percentuali nei paesi nordici sono invece intorno al 10%, quindi parliamo di un altro mondo. Questa cosa ha chiaramente ragioni storiche, nel senso che per vari motivi, che risalgono veramente alla Riforma, l\u2019alfabetizzazione di massa c\u2019\u00e8 da molto pi\u00f9 tempo che da noi. Da noi \u00e8 un fenomeno relativamente recente. Infatti succede spesso che, quando uno legge un classico dei paesi del nord o libri scritti adesso ma ambientati nel Settecento \u2013 penso all\u2019ultimo <em>Paradiso e inferno<\/em> di J\u00f3n Kalman Stef\u00e1nsson, che \u00e8 ambientato nell\u2019800 tra pescatori islandesi che fanno una vita di miseria e si citano Milton e tutti i grandi poeti della storia \u2013 \u00a0il rapporto con la cultura che traspare possa sembrare un\u2019invenzione. In realt\u00e0 no, \u00e8 una situazione assolutamente plausibile. Dall\u2019altro lato, in tanti paesi nordici c\u2019\u00e8 molta attenzione alla lettura: tantissimi fondi vengono destinati alle biblioteche. Se ti capita di andare a Oslo, Helsinki, ma anche citt\u00e0 pi\u00f9 piccole, in pieno centro uno dei palazzi pi\u00f9 belli e moderni spesso \u00e8 la biblioteca. Le biblioteche l\u00ec sono questi posti bellissimi, su pi\u00f9 piani, luminosi, accoglienti, dove la gente passa il tempo. L\u2019importanza delle biblioteche, al di l\u00e0 della posizione centrale che hanno, nella citt\u00e0 e nella vita culturale, \u00e8 anche sintomo del fatto che sono ben finanziate: i governi investono molto sulla lettura e sulla sua diffusione in tutte le fasce della popolazione. Da noi ti metti le mani nei capelli. Un passo in quella direzione era stato fatto, negli anni del Covid, come aiuto alla filiera editoriale, quando il ministro Franceschini aveva ridato dei fondi alle biblioteche per poter comprare i libri. Una cifra di qualche milione, non cifre radicali che cambiano il panorama, ma questa cosa aveva permesso alle biblioteche di proporre libri nuovi; erano anni che le biblioteche non avevano pi\u00f9 soldi e proponevano libri vecchi, o si basavano sulle donazioni. Da quando io sono in editoria le biblioteche non acquistano pi\u00f9 libri, il che \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0, perch\u00e9 significa essere tagliati fuori dal dibattito, dal centro della cultura di un paese. Era una piccola cosa e questo governo ha pensato bene di tagliarla. Questo per dire che siamo molto lontani dal modello scandinavo. Non c\u2019\u00e8 molta speranza di andare in quella direzione nel breve termine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-8630 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.29_ad1c2286.jpg\" alt=\"\" width=\"749\" height=\"288\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.29_ad1c2286.jpg 910w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.29_ad1c2286-300x115.jpg 300w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.29_ad1c2286-24x9.jpg 24w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.29_ad1c2286-36x14.jpg 36w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Immagine-WhatsApp-2024-09-09-ore-17.24.29_ad1c2286-48x18.jpg 48w\" sizes=\"(max-width: 749px) 100vw, 749px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Questa parte rimane pessimistica. Una nota felice \u00e8 invece il fatto che il pubblico di Iperborea \u00e8 un pubblico in crescita e che, mi sembra, va ringiovanendo. Nella vostra esperienza, cosa apprezza di pi\u00f9 il vostro pubblico degli autori scandinavi e delle vostre scelte e a cosa lo si pu\u00f2 ricondurre?<\/strong><\/h6>\n<p>La mia impressione \u00e8 che sia cos\u00ec. Non possiamo permetterci studi statistici, che in editoria si fanno poco, si va pi\u00f9 a naso e a sensazione di gente che si vede alle fiere, agli incontri e ai festival, ma la mia sensazione sul pubblico \u00e8 che sia cos\u00ec. Vedo anche, riferendomi alla parte nordica, che rispetto a vent\u2019anni fa sono molto cresciuti gli iscritti alle facolt\u00e0 in cui si studiano le lingue nordiche, facolt\u00e0 in cui abbiamo buoni rapporti e collaborazioni con la maggior parte dei professori, che ci confermano che i numeri sono in crescita ovunque. A me sembra di notare anche, pi\u00f9 in generale, al di l\u00e0 del Nord Europa, che ci sia un pubblico molto giovane che viene alle fiere, frequenta i festival. Prendiamo anche gli ultimi grandi fenomeni librari che hanno dato una scossa al mondo dell\u2019editoria: sono tutti fenomeni giovanili, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stato il manga nel 2020-21, poi c\u2019\u00e8 tutto il mondo del fantasy, il romance, e poi c\u2019\u00e8 anche l\u2019altro fenomeno interessante che \u00e8 quello di TikTok. Negli ultimi due o tre anni alcuni dei libri pi\u00f9 venduti in Italia e in tutto il mondo sono fenomeni nati su TiktTok che, come tutti sanno, ha un\u2019et\u00e0 media molto giovane. E a me sembra che questi giovani, quando li si incontra alle fiere, siano molto attenti, molto consapevoli, non solo dei contenuti del libro ma dell\u2019editoria: sanno chi sono i marchi editoriali, si interessano alla carta e molti altri aspetti strettamente editoriali. E questo fa da specchio al pessimismo di prima, mi sembrano elementi che danno speranza.<\/p>\n<h6><strong>Rimaniamo sul tema delle fiere e parliamo dei Boreali. Questa \u00e8 stata la decima edizione e, oltre all\u2019appuntamento milanese, ci sono sempre quelli in altre regioni \u2013 l\u2019ultimo \u00e8 stato a Siracusa a novembre. Come si coordinano fra di loro questi eventi e in che modo rispondono alle differenze tra le regioni che li ospitano?<\/strong><\/h6>\n<p>L\u2019edizione principale \u00e8 sempre quella di Milano: la nostra sede \u00e8 a Milano, ci viene pi\u00f9 facile anche solo come costi e come logistica. La nostra comunicazione \u00e8 pi\u00f9 efficace a Milano che altrove. L\u2019edizione milanese dura tre giorni \u2013 prima anche quattro, poi l\u2019abbiamo un po\u2019 condensata \u2013 ed \u00e8 fatta con una trentina di eventi di vario genere, da quelli letterari alle cose per bambini e i concerti. Quelli che portiamo in giro sono invece festival pi\u00f9 piccoli, fatti di solito di sette o otto eventi, e in realt\u00e0 nascono quasi tutti da inviti o da dialoghi. Per esempio, non conosciamo bene la realt\u00e0 di Siracusa: l\u00ec \u00e8 stato un gruppo di librerie a dire \u00abMi piacerebbe ospitare i vostri autori\u00bb, poi il discorso si \u00e8 ampliato fino a dire \u00abMa perch\u00e9 non organizziamo un festival?\u00bb e da l\u00ec c\u2019\u00e8 stato un forte appoggio di realt\u00e0 locali. Per cui quando troviamo un dialogo e un humus fertile ci muoviamo, perch\u00e9 senn\u00f2 per noi sarebbe troppo difficile andare da un posto all\u2019altro. Tutti i Boreali che abbiamo fatto non a Milano, che ormai sono una quindicina, sono nati cos\u00ec.<\/p>\n<h6><strong>Quest\u2019anno i Boreali hanno incluso per la prima volta un dibattito sul tema dei videogiochi in collaborazione con Everyeye.it. Possiamo aspettarci di trovare nuove piattaforme nelle prossime edizioni?<\/strong><\/h6>\n<p>L\u2019idea del festival in realt\u00e0 \u00e8 proprio quella di mischiare il pi\u00f9 possibile sia discipline sia arti sia anche passioni, realt\u00e0 diverse, collaborazioni; ci piace quell\u2019idea l\u00ec di arrivare dove di solito non si arriva, magari approfondire delle cose che non sono il tuo normale ambito professionale, ti permettono di fare degli esperimenti e di divertirti un po\u2019. Quest\u2019anno ci sono stati i videogiochi: ci piace esplorare gli aspetti pi\u00f9 pop della cultura \u2013 l\u2019anno scorso l\u2019abbiamo fatto sul successo delle serie tv nordiche, un anno l\u2019abbiamo fatto sul metal, cerchiamo sempre di fare degli approfondimenti in ambiti non propriamente nostri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6 style=\"text-align: right\"><strong>Francesco Tomasello<\/strong><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pietro Biancardi, succeduto come editore di Iperborea alla madre \u2013 nonch\u00e9 fondatrice della casa \u2013 Emilia Lodigiani, \u00e8 l\u2019ideatore del festival dei Boreali e della collaborazione con \u201cIl Post\u201d che ha prodotto le riviste \u201cThe Passenger\u201d e \u201cCOSE spiegate bene\u201d. &nbsp; Cosa significa essere l\u2019editore di Iperborea? Il lavoro in una casa con una specializzazione come la sua \u00e8 diverso da quello che ha svolto agli inizi presso Il Saggiatore o Feltrinelli? La prima differenza \u00e8 che di Iperborea sono anche socio. Inoltre nel Saggiatore avevo un ruolo pi\u00f9 specifico, facevo il redattore e il junior editor. Quindi il mio lavoro \u00e8 molto cambiato: la mia giornata oggi \u00e8 spezzettata in molte diverse attivit\u00e0, che vanno dal verificare una bozza al controllare una copertina. Il mio lavoro \u00e8 pi\u00f9 ampio e meno specializzato. A parte questo direi che le esperienze sono simili, come case editrici, anche se non sembra, perch\u00e9 anche il Saggiatore aveva una sua specializzazione ed era una casa indipendente. Quindi diciamo che le esperienze sono abbastanza simili. &nbsp; Iperborea \u00e8 stata fondata nel 1987, trentasette anni fa. Se volesse raccontare le fasi, i momenti salienti della vostra storia editoriale con pochi libri, diciamo sette, quali sarebbero? Direi il primo libro pubblicato, La notte di Gerusalemme, del 1988, perch\u00e9 \u00e8 il primo e va messo. L\u2019anno della lepre di Arto Paasilinna, del \u201994, che \u00e8 stato il nostro primo longseller ed \u00e8 tuttora il libro pi\u00f9 venduto della casa editrice. Poi metterei anche La vera storia del pirata Long John Silver, che \u00e8 di Bj\u00f6rn Larsson ed \u00e8 il nostro secondo libro pi\u00f9 venduto. E con Larsson in particolare \u00e8 stato un caso abbastanza raro di libro e di autore che ha pi\u00f9 successo in Italia che nel suo paese d\u2019origine, quindi il rapporto tra Larsson e Iperborea \u00e8 stato particolarmente fruttuoso. E quello \u00e8 stato il primo di tantissimi libri. Salto alle nuove collane, altrimenti ho paura che in sette non ci stiamo. Metterei Sai fischiare, Johanna? di Ulf Stark, il primo della collana dei \u201cMiniborei\u201d, uscito nel 2017: pochi mesi dopo la pubblicazione ha vinto il Premio Andersen, che \u00e8 il premio pi\u00f9 importante per la letteratura per l\u2019infanzia, quindi un buon inizio per la collana. Poi metterei The Passenger: Islanda, anche quello \u00e8 stato il primo della serie \u201cThe Passenger\u201d, che \u00e8 andata in Top 10 in classifica fin da subito, quindi \u00e8 stata anche una sorpresa molto positiva. A proposito di libri, il primo \u201cCOSE spiegate bene\u201d, il libro-rivista che facciamo con \u201cIl Post\u201d, quello del 2021, che \u00e8 andato molto bene, anche quello il primo di una serie. Ci ha dato molte soddisfazioni. \u00a0 Quindi i capostipiti. S\u00ec, ci metterei i capostipiti, che sono sempre quelli significativi. Metterei anche gli altri primi a questo punto, che sono L\u2019uomo con lo scandaglio di Patrik Svensson, il primo libro a inaugurare la serie dei \u201cCorvi\u201d, uscito a settembre, e poi \u2013 questo non \u00e8 un primo, \u00e8 un settimo, ma \u00e8 il primo che abbiamo fatto insieme \u2013 L\u2019integrale [n.7], una rivista indipendente nata nel 2020 che dal 2023 pubblichiamo noi sotto il marchio Iperborea. E poi il primo libro del nuovo marchio che abbiamo creato con \u201cIl Post\u201d, \u201cAltre COSE\u201d: il libro si chiama Mostri ed \u00e8 della scrittrice americana Claire Dederer. E dovremmo esserci, forse ho sforato. &nbsp; &nbsp; Restiamo sulle collane. Una caratteristica dell\u2019Iperborea degli ultimi anni \u00e8 proprio avere tante collane che coprono diversi ambiti. Cosa tiene uniti progetti cos\u00ec diversi tra loro? C\u2019\u00e8 un percorso che unisce alcune collane. La collana storica [\u201cGli Iperborei\u201d] doveva portare i libri nordici in Italia, e cos\u00ec \u00e8 rimasto per molto, molto tempo, fino al 2017, quando abbiamo aggiunto \u201cI Miniborei\u201d, che sono sempre legati alla letteratura nordica, quindi la filiazione \u00e8 evidente. Il primo cambio di direzione significativo rispetto alla storia della casa editrice \u00e8 quello di \u201cThe Passenger\u201d. Quello era qualcosa di diverso, ma l\u2019idea dietro, lo spunto che la fa nascere \u00e8 molto simile a quello delle altre collane, cio\u00e8 che, andando in libreria, ci siamo accorti che qualcosa che volevamo tanto che ci fosse mancava. Un po\u2019 come quando mia madre ha fondato Iperborea: l\u2019ha fondata perch\u00e9 aveva scoperto la letteratura nordica nelle librerie parigine e, quando \u00e8 tornata in Italia, si \u00e8 accorta che questi grandi autori non si trovavano in italiano e ha deciso di fondare una casa editrice. Non solo io, ma tutte le persone che lavorano in questa casa e che hanno collaborato negli anni, siamo tutti lettori-viaggiatori, ci piacciono i long-form, le grandi riviste americane, e ci eravamo resi conto che in libreria, se da un lato era pieno di guide turistiche di vario tipo, mancava, relativamente ai luoghi, un libro o una rivista che ti facesse capire cosa sta succedendo oggi in quel paese. Per cui abbiamo iniziato a lavorarci, senza sapere bene che direzione avrebbe preso, e questo ha portato a \u201cThe Passenger\u201d. E poi tutte le altre collane che sono seguite sono in qualche modo derivazioni di questo. Luca Sofri, il direttore del \u201cPost\u201d, un giorno mi ha detto: \u00abPerch\u00e9 non facciamo una rivista come \u201cThe Passenger\u201d con i contenuti del \u201cPost\u201d?\u00bb, e da l\u00ec \u00e8 nata \u201cCOSE spiegate bene\u201d. \u201cI Corvi\u201d invece si trovano a met\u00e0 strada: nascono dal lavoro fatto da Iperborea sui libri letterari e la ricerca che fa \u201cThe Passenger\u201d per i suoi articoli. Quando lavoriamo ai \u201cThe Passenger\u201d ci imbattiamo in moltissimi libri di saggistica, narrativa o in autori che non vengono mai tradotti in italiano, oppure ci accorgiamo che dei capitoli di questi libri, che noi abbiamo estratto e pubblicato dentro \u201cThe Passenger\u201d, sono stati montati da altri editori che poi hanno pubblicato il libro intero. Quindi ci siamo resi conto che grazie al lavoro di \u201cThe Passenger\u201d ci imbattevamo in tanti libri che non arrivavano in Italia, e che parallelamente nella collana \u201cGli Iperborei\u201d avevamo gi\u00e0 e vendevamo molto bene. &nbsp; Anche l\u2019apertura per cui poi agli autori nordici si sono aggiunti autori baltici, tedeschi, olandesi, serviva a supplire ad alcune mancanze dell\u2019editoria italiana? Non \u00e8 stata in nessuno di questi casi una cosa programmatica, ed era sottintesa fin dall\u2019inizio. Nel senso che mia madre aveva cominciato con gli scandinavi; poi aveva trovato degli autori islandesi e li aveva pubblicati; poi aveva trovato il primo olandese, che era stato Cees Nooteboom, che aveva scoperto trovando un libro su una bancarella, amandolo molto e decidendo di aggiungere anche gli olandesi; lo stesso \u00e8 successo poi con gli estoni. Quindi diciamo che non \u00e8 stata una cosa programmatica, ma sempre l\u2019imbattersi in autori o libri molto belli e molto importanti, pensando che, finch\u00e9 non si snatura l\u2019idea iniziale, ci sta fare delle piccole incursioni anche in altri Paesi. Senza contare poi che quella della Germania, come influenza e contiguit\u00e0 con il mondo nordico, ci sembra una letteratura che Iperborea pu\u00f2 pubblicare senza far stranire. &nbsp; Iperborea \u00e8 legata all\u2019esperienza di sua madre, Emilia Lodigiani, cui lei \u00e8 succeduto come editore in un contesto culturale ormai molto diverso da quello del 1987. Eppure, Iperborea mantiene ancora oggi la sua identit\u00e0 inconfondibile. Quali sono le differenze fra l\u2019editoria di oggi e quella di allora, e come definirebbe questo passaggio del testimone? Le differenze sono che ci sono delle cose che erano pi\u00f9 difficili allora e delle cose che sono pi\u00f9 difficili adesso. Quelle pi\u00f9 difficili allora, complicate d sono che \u00e8 difficile per noi, che oggi siamo immersi dentro Internet, i computer e il mondo digitale, capire come poteva funzionare un mondo totalmente non digitale, il mondo in cui ha cominciato Iperborea, in cui non c\u2019erano i computer, si faceva tutto via carta. Era molto pi\u00f9 difficile ottenere informazioni sui libri, ottenere i libri; uno vedeva un libro e doveva farselo spedire dalla Svezia, tempi molto pi\u00f9 dilatati, senza appunto contare che, se nessuno pubblicava i nordici, il motivo era anche che c\u2019erano molti meno contatti, molti meno traduttori, quindi mia madre si \u00e8 dovuta creare una rete di traduttori, di collaboratori, di lettori da zero. Oggi tutto questo \u00e8 molto pi\u00f9 fluido, \u00e8 pi\u00f9 facile. La cosa un po\u2019 pi\u00f9 difficile \u00e8 che oggi vengono pubblicati molti pi\u00f9 libri di un tempo, quindi, se un tempo l\u2019editore faceva una proposta editoriale interessante, chiara e ben fatta, c\u2019erano forse pi\u00f9 possibilit\u00e0 di emergere. Oggi si pubblica credo tre volte tanto quello che si pubblicava negli anni \u201980, a fronte di un numero di lettori simile, quindi oggi questa parte di comunicazione \u00e8 molto pi\u00f9 impegnativa. Noi diamo per scontato oggi che ci siano i festival letterari e le fiere del libro, ma il Salone del Libro \u00e8 nato nell\u201988, quindi insieme a Iperborea, e il Festival di Mantova, che \u00e8 stato il capostipite dei festival letterari in Italia, risale alla fine degli anni \u201990 [1997, ndr]. Il passaggio generazionale \u00e8 stato molto facile e molto fluido, grazie a mia madre che si era data un obiettivo, quando ha cominciato: arrivare a 25 anni di attivit\u00e0. Quando ci \u00e8 arrivata io nel frattempo ero entrato, e con me erano arrivate altre persone. Lei ci ha molto serenamente lasciato lo spazio per dedicarci a nuovi progetti e li ha anche supportati molto, cosa che non \u00e8 per niente scontata. In altri casi il passaggio generazionale \u00e8 molto pi\u00f9 difficile, soprattutto per la difficolt\u00e0 di una persona che ha fondato un progetto \u2013 in questo caso una casa editrice, un\u2019azienda \u2013 di vedere la trasformazione di questo progetto. Invece mia madre mi ha sempre dato una mano in questa direzione. &nbsp; A proposito di quanto si pubblica in Italia, e di quanto si legge, che confronto possiamo trarre tra l\u2019editoria dei paesi scandinavi e quella italiana? Pensando specialmente all\u2019Islanda, dove leggono tutti e quasi tutti pubblicano, c\u2019\u00e8 un rapporto molto forte con il libro, mentre da noi si legge meno, si pubblica probabilmente molto pi\u00f9 di quanto si legge, c\u2019\u00e8 una differenza di consumo. Potremmo apprendere qualcosa dal rapporto degli islandesi con i libri? E quanto \u00e8 diversa l\u2019editoria dei paesi scandinavi dalla nostra? Tutti i paesi scandinavi hanno tassi di lettura infinitamente pi\u00f9 alti del nostro: da noi neanche la met\u00e0 della popolazione ha familiarit\u00e0 con il libro, il che vuol dire che pi\u00f9 della met\u00e0 degli italiani non ha letto un libro negli ultimi dodici mesi. Queste percentuali nei paesi nordici sono invece intorno al 10%, quindi parliamo di un altro mondo. Questa cosa ha chiaramente ragioni storiche, nel senso che per vari motivi, che risalgono veramente alla Riforma, l\u2019alfabetizzazione di massa c\u2019\u00e8 da molto pi\u00f9 tempo che da noi. Da noi \u00e8 un fenomeno relativamente recente. Infatti succede spesso che, quando uno legge un classico dei paesi del nord o libri scritti adesso ma ambientati nel Settecento \u2013 penso all\u2019ultimo Paradiso e inferno di J\u00f3n Kalman Stef\u00e1nsson, che \u00e8 ambientato nell\u2019800 tra pescatori islandesi che fanno una vita di miseria e si citano Milton e tutti i grandi poeti della storia \u2013 \u00a0il rapporto con la cultura che traspare possa sembrare un\u2019invenzione. In realt\u00e0 no, \u00e8 una situazione assolutamente plausibile. Dall\u2019altro lato, in tanti paesi nordici c\u2019\u00e8 molta attenzione alla lettura: tantissimi fondi vengono destinati alle biblioteche. Se ti capita di andare a Oslo, Helsinki, ma anche citt\u00e0 pi\u00f9 piccole, in pieno centro uno dei palazzi pi\u00f9 belli e moderni spesso \u00e8 la biblioteca. Le biblioteche l\u00ec sono questi posti bellissimi, su pi\u00f9 piani, luminosi, accoglienti, dove la gente passa il tempo. L\u2019importanza delle biblioteche, al di l\u00e0 della posizione centrale che hanno, nella citt\u00e0 e nella vita culturale, \u00e8 anche sintomo del fatto che sono ben finanziate: i governi investono molto sulla lettura e sulla sua diffusione in tutte le fasce della popolazione. Da noi ti metti le mani nei capelli. Un passo in quella direzione era stato fatto, negli anni del Covid, come aiuto alla filiera editoriale, quando il ministro Franceschini aveva ridato dei fondi alle biblioteche per poter comprare i libri. 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Quindi ci siamo resi conto che grazie al lavoro di \u201cThe Passenger\u201d ci imbattevamo in tanti libri che non arrivavano in Italia, e che parallelamente nella collana \u201cGli Iperborei\u201d avevamo gi\u00e0 e vendevamo molto bene. &nbsp; Anche l\u2019apertura per cui poi agli autori nordici si sono aggiunti autori baltici, tedeschi, olandesi, serviva a supplire ad alcune mancanze dell\u2019editoria italiana? Non \u00e8 stata in nessuno di questi casi una cosa programmatica, ed era sottintesa fin dall\u2019inizio. Nel senso che mia madre aveva cominciato con gli scandinavi; poi aveva trovato degli autori islandesi e li aveva pubblicati; poi aveva trovato il primo olandese, che era stato Cees Nooteboom, che aveva scoperto trovando un libro su una bancarella, amandolo molto e decidendo di aggiungere anche gli olandesi; lo stesso \u00e8 successo poi con gli estoni. Quindi diciamo che non \u00e8 stata una cosa programmatica, ma sempre l\u2019imbattersi in autori o libri molto belli e molto importanti, pensando che, finch\u00e9 non si snatura l\u2019idea iniziale, ci sta fare delle piccole incursioni anche in altri Paesi. Senza contare poi che quella della Germania, come influenza e contiguit\u00e0 con il mondo nordico, ci sembra una letteratura che Iperborea pu\u00f2 pubblicare senza far stranire. &nbsp; Iperborea \u00e8 legata all\u2019esperienza di sua madre, Emilia Lodigiani, cui lei \u00e8 succeduto come editore in un contesto culturale ormai molto diverso da quello del 1987. Eppure, Iperborea mantiene ancora oggi la sua identit\u00e0 inconfondibile. Quali sono le differenze fra l\u2019editoria di oggi e quella di allora, e come definirebbe questo passaggio del testimone? Le differenze sono che ci sono delle cose che erano pi\u00f9 difficili allora e delle cose che sono pi\u00f9 difficili adesso. Quelle pi\u00f9 difficili allora, complicate d sono che \u00e8 difficile per noi, che oggi siamo immersi dentro Internet, i computer e il mondo digitale, capire come poteva funzionare un mondo totalmente non digitale, il mondo in cui ha cominciato Iperborea, in cui non c\u2019erano i computer, si faceva tutto via carta. Era molto pi\u00f9 difficile ottenere informazioni sui libri, ottenere i libri; uno vedeva un libro e doveva farselo spedire dalla Svezia, tempi molto pi\u00f9 dilatati, senza appunto contare che, se nessuno pubblicava i nordici, il motivo era anche che c\u2019erano molti meno contatti, molti meno traduttori, quindi mia madre si \u00e8 dovuta creare una rete di traduttori, di collaboratori, di lettori da zero. Oggi tutto questo \u00e8 molto pi\u00f9 fluido, \u00e8 pi\u00f9 facile. La cosa un po\u2019 pi\u00f9 difficile \u00e8 che oggi vengono pubblicati molti pi\u00f9 libri di un tempo, quindi, se un tempo l\u2019editore faceva una proposta editoriale interessante, chiara e ben fatta, c\u2019erano forse pi\u00f9 possibilit\u00e0 di emergere. Oggi si pubblica credo tre volte tanto quello che si pubblicava negli anni \u201980, a fronte di un numero di lettori simile, quindi oggi questa parte di comunicazione \u00e8 molto pi\u00f9 impegnativa. Noi diamo per scontato oggi che ci siano i festival letterari e le fiere del libro, ma il Salone del Libro \u00e8 nato nell\u201988, quindi insieme a Iperborea, e il Festival di Mantova, che \u00e8 stato il capostipite dei festival letterari in Italia, risale alla fine degli anni \u201990 [1997, ndr]. Il passaggio generazionale \u00e8 stato molto facile e molto fluido, grazie a mia madre che si era data un obiettivo, quando ha cominciato: arrivare a 25 anni di attivit\u00e0. Quando ci \u00e8 arrivata io nel frattempo ero entrato, e con me erano arrivate altre persone. Lei ci ha molto serenamente lasciato lo spazio per dedicarci a nuovi progetti e li ha anche supportati molto, cosa che non \u00e8 per niente scontata. In altri casi il passaggio generazionale \u00e8 molto pi\u00f9 difficile, soprattutto per la difficolt\u00e0 di una persona che ha fondato un progetto \u2013 in questo caso una casa editrice, un\u2019azienda \u2013 di vedere la trasformazione di questo progetto. Invece mia madre mi ha sempre dato una mano in questa direzione. &nbsp; A proposito di quanto si pubblica in Italia, e di quanto si legge, che confronto possiamo trarre tra l\u2019editoria dei paesi scandinavi e quella italiana? Pensando specialmente all\u2019Islanda, dove leggono tutti e quasi tutti pubblicano, c\u2019\u00e8 un rapporto molto forte con il libro, mentre da noi si legge meno, si pubblica probabilmente molto pi\u00f9 di quanto si legge, c\u2019\u00e8 una differenza di consumo. Potremmo apprendere qualcosa dal rapporto degli islandesi con i libri? E quanto \u00e8 diversa l\u2019editoria dei paesi scandinavi dalla nostra? Tutti i paesi scandinavi hanno tassi di lettura infinitamente pi\u00f9 alti del nostro: da noi neanche la met\u00e0 della popolazione ha familiarit\u00e0 con il libro, il che vuol dire che pi\u00f9 della met\u00e0 degli italiani non ha letto un libro negli ultimi dodici mesi. Queste percentuali nei paesi nordici sono invece intorno al 10%, quindi parliamo di un altro mondo. Questa cosa ha chiaramente ragioni storiche, nel senso che per vari motivi, che risalgono veramente alla Riforma, l\u2019alfabetizzazione di massa c\u2019\u00e8 da molto pi\u00f9 tempo che da noi. Da noi \u00e8 un fenomeno relativamente recente. Infatti succede spesso che, quando uno legge un classico dei paesi del nord o libri scritti adesso ma ambientati nel Settecento \u2013 penso all\u2019ultimo Paradiso e inferno di J\u00f3n Kalman Stef\u00e1nsson, che \u00e8 ambientato nell\u2019800 tra pescatori islandesi che fanno una vita di miseria e si citano Milton e tutti i grandi poeti della storia \u2013 \u00a0il rapporto con la cultura che traspare possa sembrare un\u2019invenzione. In realt\u00e0 no, \u00e8 una situazione assolutamente plausibile. Dall\u2019altro lato, in tanti paesi nordici c\u2019\u00e8 molta attenzione alla lettura: tantissimi fondi vengono destinati alle biblioteche. Se ti capita di andare a Oslo, Helsinki, ma anche citt\u00e0 pi\u00f9 piccole, in pieno centro uno dei palazzi pi\u00f9 belli e moderni spesso \u00e8 la biblioteca. Le biblioteche l\u00ec sono questi posti bellissimi, su pi\u00f9 piani, luminosi, accoglienti, dove la gente passa il tempo. L\u2019importanza delle biblioteche, al di l\u00e0 della posizione centrale che hanno, nella citt\u00e0 e nella vita culturale, \u00e8 anche sintomo del fatto che sono ben finanziate: i governi investono molto sulla lettura e sulla sua diffusione in tutte le fasce della popolazione. Da noi ti metti le mani nei capelli. Un passo in quella direzione era stato fatto, negli anni del Covid, come aiuto alla filiera editoriale, quando il ministro Franceschini aveva ridato dei fondi alle biblioteche per poter comprare i libri. 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Il lavoro in una casa con una specializzazione come la sua \u00e8 diverso da quello che ha svolto agli inizi presso Il Saggiatore o Feltrinelli? La prima differenza \u00e8 che di Iperborea sono anche socio. Inoltre nel Saggiatore avevo un ruolo pi\u00f9 specifico, facevo il redattore e il junior editor. Quindi il mio lavoro \u00e8 molto cambiato: la mia giornata oggi \u00e8 spezzettata in molte diverse attivit\u00e0, che vanno dal verificare una bozza al controllare una copertina. Il mio lavoro \u00e8 pi\u00f9 ampio e meno specializzato. A parte questo direi che le esperienze sono simili, come case editrici, anche se non sembra, perch\u00e9 anche il Saggiatore aveva una sua specializzazione ed era una casa indipendente. Quindi diciamo che le esperienze sono abbastanza simili. &nbsp; Iperborea \u00e8 stata fondata nel 1987, trentasette anni fa. Se volesse raccontare le fasi, i momenti salienti della vostra storia editoriale con pochi libri, diciamo sette, quali sarebbero? Direi il primo libro pubblicato, La notte di Gerusalemme, del 1988, perch\u00e9 \u00e8 il primo e va messo. L\u2019anno della lepre di Arto Paasilinna, del \u201994, che \u00e8 stato il nostro primo longseller ed \u00e8 tuttora il libro pi\u00f9 venduto della casa editrice. Poi metterei anche La vera storia del pirata Long John Silver, che \u00e8 di Bj\u00f6rn Larsson ed \u00e8 il nostro secondo libro pi\u00f9 venduto. E con Larsson in particolare \u00e8 stato un caso abbastanza raro di libro e di autore che ha pi\u00f9 successo in Italia che nel suo paese d\u2019origine, quindi il rapporto tra Larsson e Iperborea \u00e8 stato particolarmente fruttuoso. E quello \u00e8 stato il primo di tantissimi libri. Salto alle nuove collane, altrimenti ho paura che in sette non ci stiamo. Metterei Sai fischiare, Johanna? di Ulf Stark, il primo della collana dei \u201cMiniborei\u201d, uscito nel 2017: pochi mesi dopo la pubblicazione ha vinto il Premio Andersen, che \u00e8 il premio pi\u00f9 importante per la letteratura per l\u2019infanzia, quindi un buon inizio per la collana. Poi metterei The Passenger: Islanda, anche quello \u00e8 stato il primo della serie \u201cThe Passenger\u201d, che \u00e8 andata in Top 10 in classifica fin da subito, quindi \u00e8 stata anche una sorpresa molto positiva. A proposito di libri, il primo \u201cCOSE spiegate bene\u201d, il libro-rivista che facciamo con \u201cIl Post\u201d, quello del 2021, che \u00e8 andato molto bene, anche quello il primo di una serie. Ci ha dato molte soddisfazioni. \u00a0 Quindi i capostipiti. S\u00ec, ci metterei i capostipiti, che sono sempre quelli significativi. Metterei anche gli altri primi a questo punto, che sono L\u2019uomo con lo scandaglio di Patrik Svensson, il primo libro a inaugurare la serie dei \u201cCorvi\u201d, uscito a settembre, e poi \u2013 questo non \u00e8 un primo, \u00e8 un settimo, ma \u00e8 il primo che abbiamo fatto insieme \u2013 L\u2019integrale [n.7], una rivista indipendente nata nel 2020 che dal 2023 pubblichiamo noi sotto il marchio Iperborea. E poi il primo libro del nuovo marchio che abbiamo creato con \u201cIl Post\u201d, \u201cAltre COSE\u201d: il libro si chiama Mostri ed \u00e8 della scrittrice americana Claire Dederer. E dovremmo esserci, forse ho sforato. &nbsp; &nbsp; Restiamo sulle collane. Una caratteristica dell\u2019Iperborea degli ultimi anni \u00e8 proprio avere tante collane che coprono diversi ambiti. Cosa tiene uniti progetti cos\u00ec diversi tra loro? C\u2019\u00e8 un percorso che unisce alcune collane. La collana storica [\u201cGli Iperborei\u201d] doveva portare i libri nordici in Italia, e cos\u00ec \u00e8 rimasto per molto, molto tempo, fino al 2017, quando abbiamo aggiunto \u201cI Miniborei\u201d, che sono sempre legati alla letteratura nordica, quindi la filiazione \u00e8 evidente. Il primo cambio di direzione significativo rispetto alla storia della casa editrice \u00e8 quello di \u201cThe Passenger\u201d. Quello era qualcosa di diverso, ma l\u2019idea dietro, lo spunto che la fa nascere \u00e8 molto simile a quello delle altre collane, cio\u00e8 che, andando in libreria, ci siamo accorti che qualcosa che volevamo tanto che ci fosse mancava. Un po\u2019 come quando mia madre ha fondato Iperborea: l\u2019ha fondata perch\u00e9 aveva scoperto la letteratura nordica nelle librerie parigine e, quando \u00e8 tornata in Italia, si \u00e8 accorta che questi grandi autori non si trovavano in italiano e ha deciso di fondare una casa editrice. Non solo io, ma tutte le persone che lavorano in questa casa e che hanno collaborato negli anni, siamo tutti lettori-viaggiatori, ci piacciono i long-form, le grandi riviste americane, e ci eravamo resi conto che in libreria, se da un lato era pieno di guide turistiche di vario tipo, mancava, relativamente ai luoghi, un libro o una rivista che ti facesse capire cosa sta succedendo oggi in quel paese. Per cui abbiamo iniziato a lavorarci, senza sapere bene che direzione avrebbe preso, e questo ha portato a \u201cThe Passenger\u201d. E poi tutte le altre collane che sono seguite sono in qualche modo derivazioni di questo. Luca Sofri, il direttore del \u201cPost\u201d, un giorno mi ha detto: \u00abPerch\u00e9 non facciamo una rivista come \u201cThe Passenger\u201d con i contenuti del \u201cPost\u201d?\u00bb, e da l\u00ec \u00e8 nata \u201cCOSE spiegate bene\u201d. \u201cI Corvi\u201d invece si trovano a met\u00e0 strada: nascono dal lavoro fatto da Iperborea sui libri letterari e la ricerca che fa \u201cThe Passenger\u201d per i suoi articoli. Quando lavoriamo ai \u201cThe Passenger\u201d ci imbattiamo in moltissimi libri di saggistica, narrativa o in autori che non vengono mai tradotti in italiano, oppure ci accorgiamo che dei capitoli di questi libri, che noi abbiamo estratto e pubblicato dentro \u201cThe Passenger\u201d, sono stati montati da altri editori che poi hanno pubblicato il libro intero. Quindi ci siamo resi conto che grazie al lavoro di \u201cThe Passenger\u201d ci imbattevamo in tanti libri che non arrivavano in Italia, e che parallelamente nella collana \u201cGli Iperborei\u201d avevamo gi\u00e0 e vendevamo molto bene. &nbsp; Anche l\u2019apertura per cui poi agli autori nordici si sono aggiunti autori baltici, tedeschi, olandesi, serviva a supplire ad alcune mancanze dell\u2019editoria italiana? Non \u00e8 stata in nessuno di questi casi una cosa programmatica, ed era sottintesa fin dall\u2019inizio. Nel senso che mia madre aveva cominciato con gli scandinavi; poi aveva trovato degli autori islandesi e li aveva pubblicati; poi aveva trovato il primo olandese, che era stato Cees Nooteboom, che aveva scoperto trovando un libro su una bancarella, amandolo molto e decidendo di aggiungere anche gli olandesi; lo stesso \u00e8 successo poi con gli estoni. 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Quelle pi\u00f9 difficili allora, complicate d sono che \u00e8 difficile per noi, che oggi siamo immersi dentro Internet, i computer e il mondo digitale, capire come poteva funzionare un mondo totalmente non digitale, il mondo in cui ha cominciato Iperborea, in cui non c\u2019erano i computer, si faceva tutto via carta. Era molto pi\u00f9 difficile ottenere informazioni sui libri, ottenere i libri; uno vedeva un libro e doveva farselo spedire dalla Svezia, tempi molto pi\u00f9 dilatati, senza appunto contare che, se nessuno pubblicava i nordici, il motivo era anche che c\u2019erano molti meno contatti, molti meno traduttori, quindi mia madre si \u00e8 dovuta creare una rete di traduttori, di collaboratori, di lettori da zero. Oggi tutto questo \u00e8 molto pi\u00f9 fluido, \u00e8 pi\u00f9 facile. La cosa un po\u2019 pi\u00f9 difficile \u00e8 che oggi vengono pubblicati molti pi\u00f9 libri di un tempo, quindi, se un tempo l\u2019editore faceva una proposta editoriale interessante, chiara e ben fatta, c\u2019erano forse pi\u00f9 possibilit\u00e0 di emergere. Oggi si pubblica credo tre volte tanto quello che si pubblicava negli anni \u201980, a fronte di un numero di lettori simile, quindi oggi questa parte di comunicazione \u00e8 molto pi\u00f9 impegnativa. Noi diamo per scontato oggi che ci siano i festival letterari e le fiere del libro, ma il Salone del Libro \u00e8 nato nell\u201988, quindi insieme a Iperborea, e il Festival di Mantova, che \u00e8 stato il capostipite dei festival letterari in Italia, risale alla fine degli anni \u201990 [1997, ndr]. Il passaggio generazionale \u00e8 stato molto facile e molto fluido, grazie a mia madre che si era data un obiettivo, quando ha cominciato: arrivare a 25 anni di attivit\u00e0. Quando ci \u00e8 arrivata io nel frattempo ero entrato, e con me erano arrivate altre persone. Lei ci ha molto serenamente lasciato lo spazio per dedicarci a nuovi progetti e li ha anche supportati molto, cosa che non \u00e8 per niente scontata. In altri casi il passaggio generazionale \u00e8 molto pi\u00f9 difficile, soprattutto per la difficolt\u00e0 di una persona che ha fondato un progetto \u2013 in questo caso una casa editrice, un\u2019azienda \u2013 di vedere la trasformazione di questo progetto. Invece mia madre mi ha sempre dato una mano in questa direzione. &nbsp; A proposito di quanto si pubblica in Italia, e di quanto si legge, che confronto possiamo trarre tra l\u2019editoria dei paesi scandinavi e quella italiana? Pensando specialmente all\u2019Islanda, dove leggono tutti e quasi tutti pubblicano, c\u2019\u00e8 un rapporto molto forte con il libro, mentre da noi si legge meno, si pubblica probabilmente molto pi\u00f9 di quanto si legge, c\u2019\u00e8 una differenza di consumo. Potremmo apprendere qualcosa dal rapporto degli islandesi con i libri? E quanto \u00e8 diversa l\u2019editoria dei paesi scandinavi dalla nostra? Tutti i paesi scandinavi hanno tassi di lettura infinitamente pi\u00f9 alti del nostro: da noi neanche la met\u00e0 della popolazione ha familiarit\u00e0 con il libro, il che vuol dire che pi\u00f9 della met\u00e0 degli italiani non ha letto un libro negli ultimi dodici mesi. Queste percentuali nei paesi nordici sono invece intorno al 10%, quindi parliamo di un altro mondo. Questa cosa ha chiaramente ragioni storiche, nel senso che per vari motivi, che risalgono veramente alla Riforma, l\u2019alfabetizzazione di massa c\u2019\u00e8 da molto pi\u00f9 tempo che da noi. Da noi \u00e8 un fenomeno relativamente recente. Infatti succede spesso che, quando uno legge un classico dei paesi del nord o libri scritti adesso ma ambientati nel Settecento \u2013 penso all\u2019ultimo Paradiso e inferno di J\u00f3n Kalman Stef\u00e1nsson, che \u00e8 ambientato nell\u2019800 tra pescatori islandesi che fanno una vita di miseria e si citano Milton e tutti i grandi poeti della storia \u2013 \u00a0il rapporto con la cultura che traspare possa sembrare un\u2019invenzione. In realt\u00e0 no, \u00e8 una situazione assolutamente plausibile. Dall\u2019altro lato, in tanti paesi nordici c\u2019\u00e8 molta attenzione alla lettura: tantissimi fondi vengono destinati alle biblioteche. Se ti capita di andare a Oslo, Helsinki, ma anche citt\u00e0 pi\u00f9 piccole, in pieno centro uno dei palazzi pi\u00f9 belli e moderni spesso \u00e8 la biblioteca. Le biblioteche l\u00ec sono questi posti bellissimi, su pi\u00f9 piani, luminosi, accoglienti, dove la gente passa il tempo. L\u2019importanza delle biblioteche, al di l\u00e0 della posizione centrale che hanno, nella citt\u00e0 e nella vita culturale, \u00e8 anche sintomo del fatto che sono ben finanziate: i governi investono molto sulla lettura e sulla sua diffusione in tutte le fasce della popolazione. Da noi ti metti le mani nei capelli. Un passo in quella direzione era stato fatto, negli anni del Covid, come aiuto alla filiera editoriale, quando il ministro Franceschini aveva ridato dei fondi alle biblioteche per poter comprare i libri. 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