{"id":8646,"date":"2024-10-02T22:37:16","date_gmt":"2024-10-02T20:37:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=8646"},"modified":"2024-10-13T16:06:09","modified_gmt":"2024-10-13T14:06:09","slug":"tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/","title":{"rendered":"Tra il visibile e l&#8217;invisibile: intervista al fondatore de La Noce d&#8217;Oro"},"content":{"rendered":"<p><strong>La Noce d&#8217;Oro<\/strong> nasce nel 2021, dapprima da un\u2019esperienza di traduzione condivisa. Arrivate poi le prime pubblicazioni, <strong>il catalogo ha preso forma con titoli sotto falso nome o pseudonimo, o con opere minori di voci note<\/strong>. Testi, insomma, che sarebbero potuti rimanere dimenticati, alcuni nemmeno pensati per la pubblicazione. Il fondatore ed editore ce ne spiega i motivi, l&#8217;iter fino a qui, gli slanci futuri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>La Noce d&#8217;Oro. Come avete scelto il vostro nome?<\/strong><\/h6>\n<p>Ci sono tre motivi, o forse quattro, e solo due sono dicibili. La Noce d&#8217;Oro \u00e8 il titolo dell\u2019unico racconto \u2013 di cui si ha notizia \u2013 lasciato da Cristina Campo. Lei e i sentieri da lei tracciati nel bosco pi\u00f9 invisibile della letteratura hanno avuto molta parte nel nostro aver accolto l&#8217;idea di esistere.<\/p>\n<p>Il secondo motivo ha a che fare con le fiabe; una noce, soprattutto se dorata, \u00e8 in queste simbolo di custodia, per ci\u00f2 che \u00e8 magico e per tutti quegli incanti che non vanno molto d\u2019accordo con la logica del mondo, con la razionalit\u00e0 che vuol spiegare ogni cosa. <strong>Cos\u00ec pensiamo debba essere un libro, un viatico indispensabile per altri mondi, una custodia per cose inaccettabili o incomprensibili<\/strong>, da sfogliare solo nell\u2019estremo e certo bisogno, quando si conosce una nuova lingua senza averla imparata, per dono o per grazia.<\/p>\n<p><strong>Indicibilit\u00e0<\/strong>, <strong>necessit\u00e0<\/strong>, <strong>altrove<\/strong>, gi\u00e0 queste sono alcune delle nostre parole guida, come luci sul sentiero, ma ce ne sono anche altre, e molte. Un nome \u00e8 solo un inizio e spesso \u00e8 un inizio a occhi chiusi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>&#8220;I Talismani&#8221;, &#8220;Adespota&#8221;, &#8220;Tebaide&#8221;, &#8220;Vivarium&#8221;, &#8220;Nostom\u00e0nia&#8221;. Sono i nomi delle vostre collane, testi pubblicati sotto pseudonimo o anonimi, corrispondenze, opere minori di autori noti, anche non letterarie. Perch\u00e9 pubblicare voci rimaste nascoste a lungo?<\/strong><\/h6>\n<p>\u00c8 quello che ci chiediamo ogni giorno e non abbiamo risposta. \u00c8 qualcosa che ha a che fare con la purezza e con la sua violazione. Credo fortemente che alcune cose vorrebbero restare nascoste, che non sono nate per gli occhi, per le labbra, per le orecchie. Di conseguenza pubblicare forse non \u00e8 un atto cos\u00ec lecito, \u00e8 un atto di gravit\u00e0, irrimediabile, come rompere il guscio di una noce che mai potr\u00e0 tornare intera, n\u00e9 pi\u00f9 germinare non vista, al buio, verso l&#8217;alto. Chi siamo noi per disturbare la sacralit\u00e0 del buio?<\/p>\n<p>Tuttavia, infine, <strong>si pubblica cos\u00ec come si rompe una noce: per nutrirsi<\/strong>. Sempre l&#8217;uomo ha vissuto in questa contraddizione: cercare la purezza e cercare cibo; avere l\u2019anima e avere fame. Forse un libro pu\u00f2 essere la riconciliazione di questa scissione? O almeno l&#8217;ombra di quell\u2019unit\u00e0? Ecco, questo sarebbe un libro prezioso, <strong>l&#8217;unico motivo per cui pubblicare: riconciliare visibile e invisibile<\/strong>.<\/p>\n<p>Quindi perch\u00e9? Per fame, per senso di colpa, per incontenibile fede, perch\u00e9 alcune parole fanno s\u00ec che il mondo continui a esistere, per celebrare alcune cose e il loro scomparire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Le copertine dei vostri libri sembrano essere pensate per smaterializzarsi al tocco. La sensazione tattile della carta, le figure che sbiadiscono, il nome dell&#8217;autore a volte \u00e8 appuntato con le sole iniziali, altre sembra essere assorbito dal colore, viola sul viola tra i ricami d&#8217;oro. I vostri libri chiamano davvero all&#8217;incontro con il lettore?<\/strong><\/h6>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-8651\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0042.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"308\" \/><\/p>\n<p>Non crediamo in alcun modo che un libro debba chiamare. La noce porta-magie della fiaba, non \u00e8 lei a chiamare, lei esiste, \u00e8 l\u00ec a portata di mano e di speranza, \u00e8 immediatamente l\u00ec se vi si crede. \u00c8 lei a essere chiamata. Piuttosto dunque vale il contrario: <strong>\u00e8 il lettore a dover chiamare, \u00e8 di nuovo un atto di fede<\/strong>: chiamare in una stanza vuota, cercare un serpente nella cesta buia.<\/p>\n<p>Ai <strong>libri viola<\/strong> \u2013 vorremmo \u2013 <strong>non si arriva perch\u00e9 si \u00e8 udito, ma proprio perch\u00e9 si \u00e8 troppo ascoltato e nessuno di quei suoni assomigliava al proprio nome<\/strong>. Forse vi si arriva per esilio, perch\u00e9 si \u00e8 cercato proprio quel silenzio, quel vuoto della pagina, quel dettaglio che si mostra solo a un altissimo grado di attenzione.<\/p>\n<p>Non avrebbe senso chiamare in un mondo che ha gi\u00e0 troppo rumore, meglio uscire nel deserto, aspettare, avere una piccola riserva di acqua azzurra ed essere come un miraggio, che non si sa davvero se sia reale o meno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><\/h6>\n<h6><strong>Sempre sulla copertina: la vostra collana &#8220;Vivarium&#8221; raccoglie pagine di diario e scritti privati. Sul fronte, si presentano con un ritaglio di pagina manoscritta dall\u2019autore o dall\u2019autrice; quanto la carta, i caratteri fanno un testo? Pensate ad altri modelli di grafica e di font per i prossimi titoli?<\/strong><\/h6>\n<h6><strong><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-8649 alignright\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0044.jpg\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"251\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0044.jpg 630w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0044-274x300.jpg 274w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0044-22x24.jpg 22w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0044-33x36.jpg 33w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0044-44x48.jpg 44w\" sizes=\"(max-width: 229px) 100vw, 229px\" \/><\/strong><\/h6>\n<p>\u00abUn giorno, in un villaggio ai piedi del monte Tai, arriv\u00f2 un uomo vestito di un abito giallo, legato in vita da una fascia verde. Portava nelle mani piccole pietre di giada. Lo invitammo in casa, dopo alcune ore inizi\u00f2 a raccontare\u00bb. Cos\u00ec comincia un racconto cinese. Qualsiasi uomo potrebbe raccontare, ma cosa racconter\u00e0 un uomo vestito di giallo con una cintura verde? I dettagli, per chi scriveva a mano su materiali fragili e rari, erano necessari quanto il racconto stesso. Ora anche noi non stampiamo molte copie, la prima tiratura ne prevede trecento, di cui solo una parte inizialmente circola, \u00e8 sfogliata, &#8220;va nei villaggi&#8221;. <strong>Ogni dettaglio dunque deve essere importante. \u00c8 una questione di responsabilit\u00e0: bisogna dire il pi\u00f9 possibile ma silenziosamente<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-8667\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"253\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65.jpg 829w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65-200x200.jpg 200w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65-75x75.jpg 75w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65-24x24.jpg 24w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65-36x36.jpg 36w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_e0c1eb65-48x48.jpg 48w\" sizes=\"(max-width: 254px) 100vw, 254px\" \/>La <strong>carta<\/strong>, il <strong>formato<\/strong>, le <strong>proporzioni<\/strong>, il <strong>carattere<\/strong> scelto e le sue dimensioni <strong>sono parole, frasi, o anche capitoli interi del libro stesso, lo introducono e circondano, come la musica che circonda e protegge un rito<\/strong>. Di alcune cose non avevamo coscienza \u2013 come della facile evanescenza delle copertine di &#8220;Tebaide&#8221; \u2013 ma hanno rivelato il loro senso dopo, anche molto dopo. Con l\u2019uso, con la lettura le copertine di quei libri scompaiono, si nascondono, proprio come quei monaci nel deserto egiziano dopo aver pronunciato i loro detti inarrivabili. Non vedi la perfetta identit\u00e0? Ed \u00e8 stato qualcosa di involontario.<\/p>\n<p>Chiedi del futuro. Esso \u00e8 imprevedibile, a meno di costringerlo a ripetersi, a imbalsamarsi. Ed \u00e8 bello sia cos\u00ec, il futuro \u00e8 molto pi\u00f9 simile al vento che alle stagioni. Tutto potr\u00e0 cambiare. Abbiamo un libro di <strong>Simone Weil<\/strong>, piccolo e nato dall\u2019affluire di coincidenze, che ha dettato totalmente le sue regole per <em>essere s<\/em><em>e stesso<\/em>. <strong>Il formato \u00e8 diverso, niente titolo e autore in copertina<\/strong>, solo due iniziali \u2013 frammenti del nome \u2013, ha le bandelle pressoch\u00e9 vuote, contrariamente al nostro solito, in una rilegatura spillata:\u00a0 <strong>tutto \u00e8 fuori canone<\/strong>. E per questo fa luce, <strong>per questo \u00e8 bello che esista, ha una sua voce<\/strong>.<\/p>\n<p>Sappiamo che prima o poi vedr\u00e0 la luce un font a cui stiamo pensando da molto, ispirato alla levigatezza e alla semplicit\u00e0 di alcune formule e preghiere dipinte, dell&#8217;arte paleocristiana, bizantina e cinese, ma anche allo stupore di una passeggiata nella natura. Speriamo che le lettere saranno come foglie o petali e il libro come un giardino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Restando su &#8220;Vivarium&#8221;, pagine di diario o corrispondenze nate per restare nello spazio fra due persone. Perch\u00e9 pubblicarle?<\/strong><\/h6>\n<p>I numeri uno, due e tre sono molto importanti, sono il fondamento di tutto ci\u00f2 che con essi si pu\u00f2 costruire, come nell&#8217;antica cultura indiana il mondo terreno, il cielo e ci\u00f2 che sta tra i due, unico tramite e mezzo di comunicazione. La poesia \u00e8 come il numero uno, la singolarit\u00e0, il cielo, non si deve davvero nulla a nessuno e si pu\u00f2 essere senza peso e corpo, puri, un canto per la bellezza di essere canto. Il romanzo, il racconto e il saggio sono come il numero tre, il mondo terreno, richiedono parere, dialogo, discussione, connettono punti e colori come un telaio. Al numero due corrispondono epistolari, diari e anche le fiabe, le leggende, i miti, il teatro, perch\u00e9 sono un tramite, sono comunicazione senza vero possibile linguaggio: si parla in due, o a se stessi, o si racconta a un altro, ma per evocare qualcosa che non c\u2019\u00e8, che non pu\u00f2 essere presente. \u00c8 qualcosa che \u00e8 impossibile trovare altrove.<\/p>\n<p>Le corrispondenze, ad esempio, quando non hanno a che fare con le cose del tempo, sono universi con regole tutte loro, spesso sono illeggibili e intraducibili. Si possono pubblicare, ma con la consapevolezza che il vero centro \u00e8 altrove, non scritto. Il linguaggio non arriva a tanto. Quindi di nuovo, <strong>si pubblica per fame, ma sapendo che non vi pu\u00f2 essere saziet\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Le cose pi\u00f9 vere, soprattutto nel mondo occidentale, non si dicono a pi\u00f9 di due persone. C\u2019\u00e8 un infinito linguaggio privato che \u00e8 sotterraneo e inesauribile; una volta che \u00e8 costretto a esporsi muta, viene reciso e sagomato, adattato a &#8220;quello che si pu\u00f2 dire&#8221;, a &#8220;quello che si pu\u00f2 ascoltare&#8221;. Per questo <strong>gli epistolari, i diari sono esemplari unici<\/strong>.<strong> Vorremmo tener traccia e custodire questi mondi che possono far a meno del mondo<\/strong>. Questo \u00e8 un motivo, ma come sempre ce ne sono altri e molti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>&#8220;I Talismani&#8221; sono la vostra nuova collana. Sono raccolte poetiche di contemporanei, e le prime due edite sembrano parlare soprattutto di infanzia. \u00c8 questo il vero talismano che il lettore deve portare con s\u00e9 nel quotidiano?<\/strong><\/h6>\n<p>\u00c8 una domanda molto bella e molto attenta. <strong>&#8220;I Talismani&#8221;<\/strong>\u00a0non conterranno solo raccolte poetiche in realt\u00e0, bens\u00ec tutti quei <strong>testi che hanno in s\u00e9 un motivo poetico, di creazione, un suono<\/strong>. Crescendo, con l&#8217;et\u00e0 adulta ma anche anni prima, si perde quell&#8217;estatica fede nella creazione. Ogni volta che un bambino gioca crea un mondo, ne vede uno tutto suo e ogni volta nuovo, \u00e8 sovrapposto alla realt\u00e0 o nascosto nella realt\u00e0, e vi crede ciecamente, vi d\u00e0 la massima importanza. Poi si smette di credere, gli occhi si spengono e con essi parte del cuore, e la realt\u00e0 si fa sempre pi\u00f9 unidimensionale, univoca, meno colorata. In verit\u00e0 quei mondi sono molto reali, ma perdiamo del tutto la capacit\u00e0 di intravederli.<\/p>\n<p>Un Talismano, nella sua <strong>sovraccoperta ambrata<\/strong>, coi suoi <strong>simboli al posto delle &#8220;adulte&#8221; parole da quarta di copertina<\/strong>, pu\u00f2 avere l&#8217;effetto opposto, riaprire quell&#8217;occhio, rispalancare quel cancello fiorito. Dunque non tanto l&#8217;infanzia come et\u00e0, come stato, ma infanzia come sentire, come natura dell\u2019anima, che \u00e8 qualcosa del tutto indipendente dall\u2019et\u00e0. <strong>Sono libri in cui si pu\u00f2 molto giocare, in cui non c&#8217;\u00e8 molto passato n\u00e9 molto futuro: il loro tempo ha una misura tutta diversa<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>Dove trovarvi? In quali librerie, quali fiere?<\/strong><\/h6>\n<p>\u00c8 facile trovare ogni cosa \u00abquando la si cerca senza avere le mani in tasca\u00bb, come dice la fiaba. Abbiamo una normale distribuzione, ci sono molte librerie che hanno avuto la meraviglia di ospitare un intero angolo viola, ma in ogni libreria, anche di catena, si pu\u00f2 chiedere di noi. Magari non tutto sar\u00e0 cos\u00ec immediato, ma se un lettore ha fretta forse non \u00e8 un nostro lettore, sta cercando oro nel posto sbagliato!<\/p>\n<p>Quest&#8217;anno abbiamo avuto un anno come di pausa, di riposo, o sarebbe meglio dire &#8220;di seme&#8221;, non siamo stati n\u00e9 tronco n\u00e9 foglia, non abbiamo accolto il sole e la pioggia delle fiere, ma di nuovo ritorneremo il prossimo anno, non nelle fiere grandi dove c&#8217;\u00e8 troppo rumore, ma in ogni luogo l\u00ec dove si pu\u00f2 sostare, avere un po&#8217; di meraviglia e tempo, dove non c&#8217;\u00e8 fretta di parlare e dove infine la voce non deve mai essere troppo alta. Speriamo poi col tempo di dare vita ad una nostra idea di fiera itinerante, proprio l\u00ec dove non arriva il clamore, dove non ci sono librerie e forse neppure usuali lettori, lentamente e senza scadenze. Non una semplice fiera ma come una carovana di teatranti medievali, coi loro misteri e i loro giullari, o come uno sciame, ricco di miele dorato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6><strong>&#8220;La Parola&#8221; \u00e8 il numero zero della vostra rivista. Si legge l&#8217;indice e si nota che gli scritti tracciano il corso del sole, dall&#8217;alba fino al crepuscolo, \u00e8 chi legge a svelarne poco a poco la simbologia. La metafora \u00e8 quella del sole che ritorna sempre: per voi questo \u00e8 la Parola? I testi che accogliete in catalogo sono quelli che, idealmente, tornano alla luce dopo una fase di scomparsa?<\/strong><\/h6>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-8652 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0043.jpg\" alt=\"\" width=\"372\" height=\"340\" srcset=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0043.jpg 685w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0043-300x275.jpg 300w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0043-24x22.jpg 24w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0043-36x33.jpg 36w, http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/IMG-20241002-WA0043-48x44.jpg 48w\" sizes=\"(max-width: 372px) 100vw, 372px\" \/>Chi dice che sia il sole e non la luna? Non abbiamo dato una spiegazione chiara proprio perch\u00e9 un simbolo non ha una soluzione, \u00e8 qualcosa di aperto e come tu dici ogni persona, sfogliando, pu\u00f2 trovare, scoprire, svelare. Del resto il titolo, non troppo in vista, della rivista \u00e8 &#8220;Efemeride&#8221;. Che sia luna o sole per\u00f2 \u00e8 importante tenere a mente che una luce appare pi\u00f9 luminosa quanto pi\u00f9 \u00e8 buio quello che la circonda e che una stessa luce, assieme ad altre luci, non si nota poi tanto e l\u2019occhio non percepisce differenze. <strong>Una parola \u00e8 un po&#8217; questo. Se \u00e8 al buio diventa Parola, con la P maiuscola. Se sta nel rumore, nel discorso comune, nel mondo, non ha potere, non ha magia n\u00e9 incanto<\/strong>, non pu\u00f2 ispirare conversione, n\u00e9 pu\u00f2 creare, non \u00e8 una soglia, oppure lo \u00e8 ma \u00e8 una porta chiusa.<\/p>\n<p>Buio, deserto, giardino, sono la stessa cosa, cambiamo le parole in questa intervista ma parliamo sempre dello stesso <em>mysterion<\/em>. L\u2019arco della giornata nel primo numero vuol dire questo: si parla, si usa la voce, la lingua, con la fiducia del sole aurorale e poi si arriva a un bivio, ci si rende conto che molte cose sono indicibili, allora o si tace o si parla un linguaggio che pi\u00f9 si fa vero pi\u00f9 diventa incomprensibile e cifrato. Ecco il <em>mysterion<\/em>, ci\u00f2 che si deve tacere o anche ci\u00f2 che si sa ascoltare nel silenzio. Per questo poi si scrive \u2013 come dice Zambrano \u2013 per il senso di colpa della voce parlata. <strong>I nostri libri sono quelli scritti in questa lingua di espiazione, questa lingua segnata di impossibilit\u00e0. Ecco la mano tesa verso una luce che sta sempre oltre, che non verr\u00e0 afferrata n\u00e9 mai toccata, del nostro logo<\/strong>.<\/p>\n<pre>Le immagini presenti nell'intervista sono prese dall'account Instagram della casa editrice @lanocedoro<\/pre>\n<h6 style=\"text-align: right\"><strong>Camilla Gazzaniga<\/strong><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Noce d&#8217;Oro nasce nel 2021, dapprima da un\u2019esperienza di traduzione condivisa. Arrivate poi le prime pubblicazioni, il catalogo ha preso forma con titoli sotto falso nome o pseudonimo, o con opere minori di voci note. Testi, insomma, che sarebbero potuti rimanere dimenticati, alcuni nemmeno pensati per la pubblicazione. Il fondatore ed editore ce ne spiega i motivi, l&#8217;iter fino a qui, gli slanci futuri. &nbsp; La Noce d&#8217;Oro. Come avete scelto il vostro nome? Ci sono tre motivi, o forse quattro, e solo due sono dicibili. La Noce d&#8217;Oro \u00e8 il titolo dell\u2019unico racconto \u2013 di cui si ha notizia \u2013 lasciato da Cristina Campo. Lei e i sentieri da lei tracciati nel bosco pi\u00f9 invisibile della letteratura hanno avuto molta parte nel nostro aver accolto l&#8217;idea di esistere. Il secondo motivo ha a che fare con le fiabe; una noce, soprattutto se dorata, \u00e8 in queste simbolo di custodia, per ci\u00f2 che \u00e8 magico e per tutti quegli incanti che non vanno molto d\u2019accordo con la logica del mondo, con la razionalit\u00e0 che vuol spiegare ogni cosa. Cos\u00ec pensiamo debba essere un libro, un viatico indispensabile per altri mondi, una custodia per cose inaccettabili o incomprensibili, da sfogliare solo nell\u2019estremo e certo bisogno, quando si conosce una nuova lingua senza averla imparata, per dono o per grazia. Indicibilit\u00e0, necessit\u00e0, altrove, gi\u00e0 queste sono alcune delle nostre parole guida, come luci sul sentiero, ma ce ne sono anche altre, e molte. Un nome \u00e8 solo un inizio e spesso \u00e8 un inizio a occhi chiusi. &nbsp; &#8220;I Talismani&#8221;, &#8220;Adespota&#8221;, &#8220;Tebaide&#8221;, &#8220;Vivarium&#8221;, &#8220;Nostom\u00e0nia&#8221;. Sono i nomi delle vostre collane, testi pubblicati sotto pseudonimo o anonimi, corrispondenze, opere minori di autori noti, anche non letterarie. Perch\u00e9 pubblicare voci rimaste nascoste a lungo? \u00c8 quello che ci chiediamo ogni giorno e non abbiamo risposta. \u00c8 qualcosa che ha a che fare con la purezza e con la sua violazione. Credo fortemente che alcune cose vorrebbero restare nascoste, che non sono nate per gli occhi, per le labbra, per le orecchie. Di conseguenza pubblicare forse non \u00e8 un atto cos\u00ec lecito, \u00e8 un atto di gravit\u00e0, irrimediabile, come rompere il guscio di una noce che mai potr\u00e0 tornare intera, n\u00e9 pi\u00f9 germinare non vista, al buio, verso l&#8217;alto. Chi siamo noi per disturbare la sacralit\u00e0 del buio? Tuttavia, infine, si pubblica cos\u00ec come si rompe una noce: per nutrirsi. Sempre l&#8217;uomo ha vissuto in questa contraddizione: cercare la purezza e cercare cibo; avere l\u2019anima e avere fame. Forse un libro pu\u00f2 essere la riconciliazione di questa scissione? O almeno l&#8217;ombra di quell\u2019unit\u00e0? Ecco, questo sarebbe un libro prezioso, l&#8217;unico motivo per cui pubblicare: riconciliare visibile e invisibile. Quindi perch\u00e9? Per fame, per senso di colpa, per incontenibile fede, perch\u00e9 alcune parole fanno s\u00ec che il mondo continui a esistere, per celebrare alcune cose e il loro scomparire. &nbsp; Le copertine dei vostri libri sembrano essere pensate per smaterializzarsi al tocco. La sensazione tattile della carta, le figure che sbiadiscono, il nome dell&#8217;autore a volte \u00e8 appuntato con le sole iniziali, altre sembra essere assorbito dal colore, viola sul viola tra i ricami d&#8217;oro. I vostri libri chiamano davvero all&#8217;incontro con il lettore? Non crediamo in alcun modo che un libro debba chiamare. La noce porta-magie della fiaba, non \u00e8 lei a chiamare, lei esiste, \u00e8 l\u00ec a portata di mano e di speranza, \u00e8 immediatamente l\u00ec se vi si crede. \u00c8 lei a essere chiamata. Piuttosto dunque vale il contrario: \u00e8 il lettore a dover chiamare, \u00e8 di nuovo un atto di fede: chiamare in una stanza vuota, cercare un serpente nella cesta buia. Ai libri viola \u2013 vorremmo \u2013 non si arriva perch\u00e9 si \u00e8 udito, ma proprio perch\u00e9 si \u00e8 troppo ascoltato e nessuno di quei suoni assomigliava al proprio nome. Forse vi si arriva per esilio, perch\u00e9 si \u00e8 cercato proprio quel silenzio, quel vuoto della pagina, quel dettaglio che si mostra solo a un altissimo grado di attenzione. Non avrebbe senso chiamare in un mondo che ha gi\u00e0 troppo rumore, meglio uscire nel deserto, aspettare, avere una piccola riserva di acqua azzurra ed essere come un miraggio, che non si sa davvero se sia reale o meno. &nbsp; Sempre sulla copertina: la vostra collana &#8220;Vivarium&#8221; raccoglie pagine di diario e scritti privati. Sul fronte, si presentano con un ritaglio di pagina manoscritta dall\u2019autore o dall\u2019autrice; quanto la carta, i caratteri fanno un testo? Pensate ad altri modelli di grafica e di font per i prossimi titoli? \u00abUn giorno, in un villaggio ai piedi del monte Tai, arriv\u00f2 un uomo vestito di un abito giallo, legato in vita da una fascia verde. Portava nelle mani piccole pietre di giada. Lo invitammo in casa, dopo alcune ore inizi\u00f2 a raccontare\u00bb. Cos\u00ec comincia un racconto cinese. Qualsiasi uomo potrebbe raccontare, ma cosa racconter\u00e0 un uomo vestito di giallo con una cintura verde? I dettagli, per chi scriveva a mano su materiali fragili e rari, erano necessari quanto il racconto stesso. Ora anche noi non stampiamo molte copie, la prima tiratura ne prevede trecento, di cui solo una parte inizialmente circola, \u00e8 sfogliata, &#8220;va nei villaggi&#8221;. Ogni dettaglio dunque deve essere importante. \u00c8 una questione di responsabilit\u00e0: bisogna dire il pi\u00f9 possibile ma silenziosamente. La carta, il formato, le proporzioni, il carattere scelto e le sue dimensioni sono parole, frasi, o anche capitoli interi del libro stesso, lo introducono e circondano, come la musica che circonda e protegge un rito. Di alcune cose non avevamo coscienza \u2013 come della facile evanescenza delle copertine di &#8220;Tebaide&#8221; \u2013 ma hanno rivelato il loro senso dopo, anche molto dopo. Con l\u2019uso, con la lettura le copertine di quei libri scompaiono, si nascondono, proprio come quei monaci nel deserto egiziano dopo aver pronunciato i loro detti inarrivabili. Non vedi la perfetta identit\u00e0? Ed \u00e8 stato qualcosa di involontario. Chiedi del futuro. Esso \u00e8 imprevedibile, a meno di costringerlo a ripetersi, a imbalsamarsi. Ed \u00e8 bello sia cos\u00ec, il futuro \u00e8 molto pi\u00f9 simile al vento che alle stagioni. Tutto potr\u00e0 cambiare. Abbiamo un libro di Simone Weil, piccolo e nato dall\u2019affluire di coincidenze, che ha dettato totalmente le sue regole per essere se stesso. Il formato \u00e8 diverso, niente titolo e autore in copertina, solo due iniziali \u2013 frammenti del nome \u2013, ha le bandelle pressoch\u00e9 vuote, contrariamente al nostro solito, in una rilegatura spillata:\u00a0 tutto \u00e8 fuori canone. E per questo fa luce, per questo \u00e8 bello che esista, ha una sua voce. Sappiamo che prima o poi vedr\u00e0 la luce un font a cui stiamo pensando da molto, ispirato alla levigatezza e alla semplicit\u00e0 di alcune formule e preghiere dipinte, dell&#8217;arte paleocristiana, bizantina e cinese, ma anche allo stupore di una passeggiata nella natura. Speriamo che le lettere saranno come foglie o petali e il libro come un giardino. &nbsp; Restando su &#8220;Vivarium&#8221;, pagine di diario o corrispondenze nate per restare nello spazio fra due persone. Perch\u00e9 pubblicarle? I numeri uno, due e tre sono molto importanti, sono il fondamento di tutto ci\u00f2 che con essi si pu\u00f2 costruire, come nell&#8217;antica cultura indiana il mondo terreno, il cielo e ci\u00f2 che sta tra i due, unico tramite e mezzo di comunicazione. La poesia \u00e8 come il numero uno, la singolarit\u00e0, il cielo, non si deve davvero nulla a nessuno e si pu\u00f2 essere senza peso e corpo, puri, un canto per la bellezza di essere canto. Il romanzo, il racconto e il saggio sono come il numero tre, il mondo terreno, richiedono parere, dialogo, discussione, connettono punti e colori come un telaio. Al numero due corrispondono epistolari, diari e anche le fiabe, le leggende, i miti, il teatro, perch\u00e9 sono un tramite, sono comunicazione senza vero possibile linguaggio: si parla in due, o a se stessi, o si racconta a un altro, ma per evocare qualcosa che non c\u2019\u00e8, che non pu\u00f2 essere presente. \u00c8 qualcosa che \u00e8 impossibile trovare altrove. Le corrispondenze, ad esempio, quando non hanno a che fare con le cose del tempo, sono universi con regole tutte loro, spesso sono illeggibili e intraducibili. Si possono pubblicare, ma con la consapevolezza che il vero centro \u00e8 altrove, non scritto. Il linguaggio non arriva a tanto. Quindi di nuovo, si pubblica per fame, ma sapendo che non vi pu\u00f2 essere saziet\u00e0. Le cose pi\u00f9 vere, soprattutto nel mondo occidentale, non si dicono a pi\u00f9 di due persone. C\u2019\u00e8 un infinito linguaggio privato che \u00e8 sotterraneo e inesauribile; una volta che \u00e8 costretto a esporsi muta, viene reciso e sagomato, adattato a &#8220;quello che si pu\u00f2 dire&#8221;, a &#8220;quello che si pu\u00f2 ascoltare&#8221;. Per questo gli epistolari, i diari sono esemplari unici. Vorremmo tener traccia e custodire questi mondi che possono far a meno del mondo. Questo \u00e8 un motivo, ma come sempre ce ne sono altri e molti. &nbsp; &#8220;I Talismani&#8221; sono la vostra nuova collana. Sono raccolte poetiche di contemporanei, e le prime due edite sembrano parlare soprattutto di infanzia. \u00c8 questo il vero talismano che il lettore deve portare con s\u00e9 nel quotidiano? \u00c8 una domanda molto bella e molto attenta. &#8220;I Talismani&#8221;\u00a0non conterranno solo raccolte poetiche in realt\u00e0, bens\u00ec tutti quei testi che hanno in s\u00e9 un motivo poetico, di creazione, un suono. Crescendo, con l&#8217;et\u00e0 adulta ma anche anni prima, si perde quell&#8217;estatica fede nella creazione. Ogni volta che un bambino gioca crea un mondo, ne vede uno tutto suo e ogni volta nuovo, \u00e8 sovrapposto alla realt\u00e0 o nascosto nella realt\u00e0, e vi crede ciecamente, vi d\u00e0 la massima importanza. Poi si smette di credere, gli occhi si spengono e con essi parte del cuore, e la realt\u00e0 si fa sempre pi\u00f9 unidimensionale, univoca, meno colorata. In verit\u00e0 quei mondi sono molto reali, ma perdiamo del tutto la capacit\u00e0 di intravederli. Un Talismano, nella sua sovraccoperta ambrata, coi suoi simboli al posto delle &#8220;adulte&#8221; parole da quarta di copertina, pu\u00f2 avere l&#8217;effetto opposto, riaprire quell&#8217;occhio, rispalancare quel cancello fiorito. Dunque non tanto l&#8217;infanzia come et\u00e0, come stato, ma infanzia come sentire, come natura dell\u2019anima, che \u00e8 qualcosa del tutto indipendente dall\u2019et\u00e0. Sono libri in cui si pu\u00f2 molto giocare, in cui non c&#8217;\u00e8 molto passato n\u00e9 molto futuro: il loro tempo ha una misura tutta diversa. &nbsp; Dove trovarvi? In quali librerie, quali fiere? \u00c8 facile trovare ogni cosa \u00abquando la si cerca senza avere le mani in tasca\u00bb, come dice la fiaba. Abbiamo una normale distribuzione, ci sono molte librerie che hanno avuto la meraviglia di ospitare un intero angolo viola, ma in ogni libreria, anche di catena, si pu\u00f2 chiedere di noi. Magari non tutto sar\u00e0 cos\u00ec immediato, ma se un lettore ha fretta forse non \u00e8 un nostro lettore, sta cercando oro nel posto sbagliato! Quest&#8217;anno abbiamo avuto un anno come di pausa, di riposo, o sarebbe meglio dire &#8220;di seme&#8221;, non siamo stati n\u00e9 tronco n\u00e9 foglia, non abbiamo accolto il sole e la pioggia delle fiere, ma di nuovo ritorneremo il prossimo anno, non nelle fiere grandi dove c&#8217;\u00e8 troppo rumore, ma in ogni luogo l\u00ec dove si pu\u00f2 sostare, avere un po&#8217; di meraviglia e tempo, dove non c&#8217;\u00e8 fretta di parlare e dove infine la voce non deve mai essere troppo alta. Speriamo poi col tempo di dare vita ad una nostra idea di fiera itinerante, proprio l\u00ec dove non arriva il clamore, dove non ci sono librerie e forse neppure usuali lettori, lentamente e senza scadenze. Non una semplice fiera ma come una carovana di teatranti medievali, coi loro misteri e i loro giullari, o come uno sciame, ricco di miele dorato. &nbsp; &#8220;La Parola&#8221; \u00e8 il numero zero della vostra rivista. Si legge l&#8217;indice e si nota che gli scritti tracciano il corso del sole, dall&#8217;alba fino al crepuscolo, \u00e8 chi legge a svelarne poco a poco la simbologia. La metafora \u00e8 quella del sole che ritorna sempre: per voi questo \u00e8 la Parola? I testi che accogliete in catalogo sono quelli che, idealmente, tornano alla luce dopo una fase di scomparsa? Chi dice che sia il sole e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":8665,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1112,802],"tags":[566,1771,1530,1772],"class_list":["post-8646","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","category-mondo-editoriale","tag-intervista","tag-la-noce-doro","tag-progetto-grafico","tag-voci-inedite"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Tra il visibile e l&#039;invisibile: intervista al fondatore de La Noce d&#039;Oro - il BLOG di EDITORIA<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Tra il visibile e l&#039;invisibile: intervista al fondatore de La Noce d&#039;Oro - il BLOG di EDITORIA\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La Noce d&#8217;Oro nasce nel 2021, dapprima da un\u2019esperienza di traduzione condivisa. Arrivate poi le prime pubblicazioni, il catalogo ha preso forma con titoli sotto falso nome o pseudonimo, o con opere minori di voci note. Testi, insomma, che sarebbero potuti rimanere dimenticati, alcuni nemmeno pensati per la pubblicazione. Il fondatore ed editore ce ne spiega i motivi, l&#8217;iter fino a qui, gli slanci futuri. &nbsp; La Noce d&#8217;Oro. Come avete scelto il vostro nome? Ci sono tre motivi, o forse quattro, e solo due sono dicibili. La Noce d&#8217;Oro \u00e8 il titolo dell\u2019unico racconto \u2013 di cui si ha notizia \u2013 lasciato da Cristina Campo. Lei e i sentieri da lei tracciati nel bosco pi\u00f9 invisibile della letteratura hanno avuto molta parte nel nostro aver accolto l&#8217;idea di esistere. Il secondo motivo ha a che fare con le fiabe; una noce, soprattutto se dorata, \u00e8 in queste simbolo di custodia, per ci\u00f2 che \u00e8 magico e per tutti quegli incanti che non vanno molto d\u2019accordo con la logica del mondo, con la razionalit\u00e0 che vuol spiegare ogni cosa. Cos\u00ec pensiamo debba essere un libro, un viatico indispensabile per altri mondi, una custodia per cose inaccettabili o incomprensibili, da sfogliare solo nell\u2019estremo e certo bisogno, quando si conosce una nuova lingua senza averla imparata, per dono o per grazia. Indicibilit\u00e0, necessit\u00e0, altrove, gi\u00e0 queste sono alcune delle nostre parole guida, come luci sul sentiero, ma ce ne sono anche altre, e molte. Un nome \u00e8 solo un inizio e spesso \u00e8 un inizio a occhi chiusi. &nbsp; &#8220;I Talismani&#8221;, &#8220;Adespota&#8221;, &#8220;Tebaide&#8221;, &#8220;Vivarium&#8221;, &#8220;Nostom\u00e0nia&#8221;. Sono i nomi delle vostre collane, testi pubblicati sotto pseudonimo o anonimi, corrispondenze, opere minori di autori noti, anche non letterarie. Perch\u00e9 pubblicare voci rimaste nascoste a lungo? \u00c8 quello che ci chiediamo ogni giorno e non abbiamo risposta. \u00c8 qualcosa che ha a che fare con la purezza e con la sua violazione. Credo fortemente che alcune cose vorrebbero restare nascoste, che non sono nate per gli occhi, per le labbra, per le orecchie. Di conseguenza pubblicare forse non \u00e8 un atto cos\u00ec lecito, \u00e8 un atto di gravit\u00e0, irrimediabile, come rompere il guscio di una noce che mai potr\u00e0 tornare intera, n\u00e9 pi\u00f9 germinare non vista, al buio, verso l&#8217;alto. Chi siamo noi per disturbare la sacralit\u00e0 del buio? Tuttavia, infine, si pubblica cos\u00ec come si rompe una noce: per nutrirsi. Sempre l&#8217;uomo ha vissuto in questa contraddizione: cercare la purezza e cercare cibo; avere l\u2019anima e avere fame. Forse un libro pu\u00f2 essere la riconciliazione di questa scissione? O almeno l&#8217;ombra di quell\u2019unit\u00e0? Ecco, questo sarebbe un libro prezioso, l&#8217;unico motivo per cui pubblicare: riconciliare visibile e invisibile. Quindi perch\u00e9? Per fame, per senso di colpa, per incontenibile fede, perch\u00e9 alcune parole fanno s\u00ec che il mondo continui a esistere, per celebrare alcune cose e il loro scomparire. &nbsp; Le copertine dei vostri libri sembrano essere pensate per smaterializzarsi al tocco. La sensazione tattile della carta, le figure che sbiadiscono, il nome dell&#8217;autore a volte \u00e8 appuntato con le sole iniziali, altre sembra essere assorbito dal colore, viola sul viola tra i ricami d&#8217;oro. I vostri libri chiamano davvero all&#8217;incontro con il lettore? Non crediamo in alcun modo che un libro debba chiamare. La noce porta-magie della fiaba, non \u00e8 lei a chiamare, lei esiste, \u00e8 l\u00ec a portata di mano e di speranza, \u00e8 immediatamente l\u00ec se vi si crede. \u00c8 lei a essere chiamata. Piuttosto dunque vale il contrario: \u00e8 il lettore a dover chiamare, \u00e8 di nuovo un atto di fede: chiamare in una stanza vuota, cercare un serpente nella cesta buia. Ai libri viola \u2013 vorremmo \u2013 non si arriva perch\u00e9 si \u00e8 udito, ma proprio perch\u00e9 si \u00e8 troppo ascoltato e nessuno di quei suoni assomigliava al proprio nome. Forse vi si arriva per esilio, perch\u00e9 si \u00e8 cercato proprio quel silenzio, quel vuoto della pagina, quel dettaglio che si mostra solo a un altissimo grado di attenzione. Non avrebbe senso chiamare in un mondo che ha gi\u00e0 troppo rumore, meglio uscire nel deserto, aspettare, avere una piccola riserva di acqua azzurra ed essere come un miraggio, che non si sa davvero se sia reale o meno. &nbsp; Sempre sulla copertina: la vostra collana &#8220;Vivarium&#8221; raccoglie pagine di diario e scritti privati. Sul fronte, si presentano con un ritaglio di pagina manoscritta dall\u2019autore o dall\u2019autrice; quanto la carta, i caratteri fanno un testo? Pensate ad altri modelli di grafica e di font per i prossimi titoli? \u00abUn giorno, in un villaggio ai piedi del monte Tai, arriv\u00f2 un uomo vestito di un abito giallo, legato in vita da una fascia verde. Portava nelle mani piccole pietre di giada. Lo invitammo in casa, dopo alcune ore inizi\u00f2 a raccontare\u00bb. Cos\u00ec comincia un racconto cinese. Qualsiasi uomo potrebbe raccontare, ma cosa racconter\u00e0 un uomo vestito di giallo con una cintura verde? I dettagli, per chi scriveva a mano su materiali fragili e rari, erano necessari quanto il racconto stesso. Ora anche noi non stampiamo molte copie, la prima tiratura ne prevede trecento, di cui solo una parte inizialmente circola, \u00e8 sfogliata, &#8220;va nei villaggi&#8221;. Ogni dettaglio dunque deve essere importante. \u00c8 una questione di responsabilit\u00e0: bisogna dire il pi\u00f9 possibile ma silenziosamente. La carta, il formato, le proporzioni, il carattere scelto e le sue dimensioni sono parole, frasi, o anche capitoli interi del libro stesso, lo introducono e circondano, come la musica che circonda e protegge un rito. Di alcune cose non avevamo coscienza \u2013 come della facile evanescenza delle copertine di &#8220;Tebaide&#8221; \u2013 ma hanno rivelato il loro senso dopo, anche molto dopo. Con l\u2019uso, con la lettura le copertine di quei libri scompaiono, si nascondono, proprio come quei monaci nel deserto egiziano dopo aver pronunciato i loro detti inarrivabili. Non vedi la perfetta identit\u00e0? Ed \u00e8 stato qualcosa di involontario. Chiedi del futuro. Esso \u00e8 imprevedibile, a meno di costringerlo a ripetersi, a imbalsamarsi. Ed \u00e8 bello sia cos\u00ec, il futuro \u00e8 molto pi\u00f9 simile al vento che alle stagioni. Tutto potr\u00e0 cambiare. Abbiamo un libro di Simone Weil, piccolo e nato dall\u2019affluire di coincidenze, che ha dettato totalmente le sue regole per essere se stesso. Il formato \u00e8 diverso, niente titolo e autore in copertina, solo due iniziali \u2013 frammenti del nome \u2013, ha le bandelle pressoch\u00e9 vuote, contrariamente al nostro solito, in una rilegatura spillata:\u00a0 tutto \u00e8 fuori canone. E per questo fa luce, per questo \u00e8 bello che esista, ha una sua voce. Sappiamo che prima o poi vedr\u00e0 la luce un font a cui stiamo pensando da molto, ispirato alla levigatezza e alla semplicit\u00e0 di alcune formule e preghiere dipinte, dell&#8217;arte paleocristiana, bizantina e cinese, ma anche allo stupore di una passeggiata nella natura. Speriamo che le lettere saranno come foglie o petali e il libro come un giardino. &nbsp; Restando su &#8220;Vivarium&#8221;, pagine di diario o corrispondenze nate per restare nello spazio fra due persone. Perch\u00e9 pubblicarle? I numeri uno, due e tre sono molto importanti, sono il fondamento di tutto ci\u00f2 che con essi si pu\u00f2 costruire, come nell&#8217;antica cultura indiana il mondo terreno, il cielo e ci\u00f2 che sta tra i due, unico tramite e mezzo di comunicazione. La poesia \u00e8 come il numero uno, la singolarit\u00e0, il cielo, non si deve davvero nulla a nessuno e si pu\u00f2 essere senza peso e corpo, puri, un canto per la bellezza di essere canto. Il romanzo, il racconto e il saggio sono come il numero tre, il mondo terreno, richiedono parere, dialogo, discussione, connettono punti e colori come un telaio. Al numero due corrispondono epistolari, diari e anche le fiabe, le leggende, i miti, il teatro, perch\u00e9 sono un tramite, sono comunicazione senza vero possibile linguaggio: si parla in due, o a se stessi, o si racconta a un altro, ma per evocare qualcosa che non c\u2019\u00e8, che non pu\u00f2 essere presente. \u00c8 qualcosa che \u00e8 impossibile trovare altrove. Le corrispondenze, ad esempio, quando non hanno a che fare con le cose del tempo, sono universi con regole tutte loro, spesso sono illeggibili e intraducibili. Si possono pubblicare, ma con la consapevolezza che il vero centro \u00e8 altrove, non scritto. Il linguaggio non arriva a tanto. Quindi di nuovo, si pubblica per fame, ma sapendo che non vi pu\u00f2 essere saziet\u00e0. Le cose pi\u00f9 vere, soprattutto nel mondo occidentale, non si dicono a pi\u00f9 di due persone. C\u2019\u00e8 un infinito linguaggio privato che \u00e8 sotterraneo e inesauribile; una volta che \u00e8 costretto a esporsi muta, viene reciso e sagomato, adattato a &#8220;quello che si pu\u00f2 dire&#8221;, a &#8220;quello che si pu\u00f2 ascoltare&#8221;. Per questo gli epistolari, i diari sono esemplari unici. Vorremmo tener traccia e custodire questi mondi che possono far a meno del mondo. Questo \u00e8 un motivo, ma come sempre ce ne sono altri e molti. &nbsp; &#8220;I Talismani&#8221; sono la vostra nuova collana. Sono raccolte poetiche di contemporanei, e le prime due edite sembrano parlare soprattutto di infanzia. \u00c8 questo il vero talismano che il lettore deve portare con s\u00e9 nel quotidiano? \u00c8 una domanda molto bella e molto attenta. &#8220;I Talismani&#8221;\u00a0non conterranno solo raccolte poetiche in realt\u00e0, bens\u00ec tutti quei testi che hanno in s\u00e9 un motivo poetico, di creazione, un suono. Crescendo, con l&#8217;et\u00e0 adulta ma anche anni prima, si perde quell&#8217;estatica fede nella creazione. Ogni volta che un bambino gioca crea un mondo, ne vede uno tutto suo e ogni volta nuovo, \u00e8 sovrapposto alla realt\u00e0 o nascosto nella realt\u00e0, e vi crede ciecamente, vi d\u00e0 la massima importanza. Poi si smette di credere, gli occhi si spengono e con essi parte del cuore, e la realt\u00e0 si fa sempre pi\u00f9 unidimensionale, univoca, meno colorata. In verit\u00e0 quei mondi sono molto reali, ma perdiamo del tutto la capacit\u00e0 di intravederli. Un Talismano, nella sua sovraccoperta ambrata, coi suoi simboli al posto delle &#8220;adulte&#8221; parole da quarta di copertina, pu\u00f2 avere l&#8217;effetto opposto, riaprire quell&#8217;occhio, rispalancare quel cancello fiorito. Dunque non tanto l&#8217;infanzia come et\u00e0, come stato, ma infanzia come sentire, come natura dell\u2019anima, che \u00e8 qualcosa del tutto indipendente dall\u2019et\u00e0. Sono libri in cui si pu\u00f2 molto giocare, in cui non c&#8217;\u00e8 molto passato n\u00e9 molto futuro: il loro tempo ha una misura tutta diversa. &nbsp; Dove trovarvi? In quali librerie, quali fiere? \u00c8 facile trovare ogni cosa \u00abquando la si cerca senza avere le mani in tasca\u00bb, come dice la fiaba. Abbiamo una normale distribuzione, ci sono molte librerie che hanno avuto la meraviglia di ospitare un intero angolo viola, ma in ogni libreria, anche di catena, si pu\u00f2 chiedere di noi. Magari non tutto sar\u00e0 cos\u00ec immediato, ma se un lettore ha fretta forse non \u00e8 un nostro lettore, sta cercando oro nel posto sbagliato! Quest&#8217;anno abbiamo avuto un anno come di pausa, di riposo, o sarebbe meglio dire &#8220;di seme&#8221;, non siamo stati n\u00e9 tronco n\u00e9 foglia, non abbiamo accolto il sole e la pioggia delle fiere, ma di nuovo ritorneremo il prossimo anno, non nelle fiere grandi dove c&#8217;\u00e8 troppo rumore, ma in ogni luogo l\u00ec dove si pu\u00f2 sostare, avere un po&#8217; di meraviglia e tempo, dove non c&#8217;\u00e8 fretta di parlare e dove infine la voce non deve mai essere troppo alta. Speriamo poi col tempo di dare vita ad una nostra idea di fiera itinerante, proprio l\u00ec dove non arriva il clamore, dove non ci sono librerie e forse neppure usuali lettori, lentamente e senza scadenze. Non una semplice fiera ma come una carovana di teatranti medievali, coi loro misteri e i loro giullari, o come uno sciame, ricco di miele dorato. &nbsp; &#8220;La Parola&#8221; \u00e8 il numero zero della vostra rivista. Si legge l&#8217;indice e si nota che gli scritti tracciano il corso del sole, dall&#8217;alba fino al crepuscolo, \u00e8 chi legge a svelarne poco a poco la simbologia. La metafora \u00e8 quella del sole che ritorna sempre: per voi questo \u00e8 la Parola? I testi che accogliete in catalogo sono quelli che, idealmente, tornano alla luce dopo una fase di scomparsa? Chi dice che sia il sole e...\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"il BLOG di EDITORIA\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2024-10-02T20:37:16+00:00\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2024-10-13T14:06:09+00:00\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"762\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"677\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Studenti\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Studenti\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"14 minuti\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/\"},\"author\":{\"name\":\"Studenti\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171\"},\"headline\":\"Tra il visibile e l&#8217;invisibile: intervista al fondatore de La Noce d&#8217;Oro\",\"datePublished\":\"2024-10-02T20:37:16+00:00\",\"dateModified\":\"2024-10-13T14:06:09+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/\"},\"wordCount\":2279,\"publisher\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg\",\"keywords\":[\"intervista\",\"la noce d'oro\",\"progetto grafico\",\"voci inedite\"],\"articleSection\":[\"Interviste\",\"Mondo Editoriale\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/\",\"url\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/\",\"name\":\"Tra il visibile e l'invisibile: intervista al fondatore de La Noce d'Oro - il BLOG di EDITORIA\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg\",\"datePublished\":\"2024-10-02T20:37:16+00:00\",\"dateModified\":\"2024-10-13T14:06:09+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage\",\"url\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg\",\"contentUrl\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg\",\"width\":762,\"height\":677},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Tra il visibile e l&#8217;invisibile: intervista al fondatore de La Noce d&#8217;Oro\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website\",\"url\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/\",\"name\":\"il BLOG di EDITORIA\",\"description\":\"Master Professioni e prodotti dell'editoria - Universit&agrave; di Pavia\",\"publisher\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization\",\"name\":\"Master Editoria\",\"url\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/logo\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/logo_editoria2016.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/logo_editoria2016.png\",\"width\":365,\"height\":292,\"caption\":\"Master Editoria\"},\"image\":{\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/logo\/image\/\"}},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171\",\"name\":\"Studenti\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"\/\/www.gravatar.com\/avatar\/ee04120a8873aad0edfc2d72caba80c3?s=96&#038;r=g&#038;d=mm\",\"contentUrl\":\"\/\/www.gravatar.com\/avatar\/ee04120a8873aad0edfc2d72caba80c3?s=96&#038;r=g&#038;d=mm\",\"caption\":\"Studenti\"},\"sameAs\":[\"https:\/\/x.com\/editoriaunipv\"],\"url\":\"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Tra il visibile e l'invisibile: intervista al fondatore de La Noce d'Oro - il BLOG di EDITORIA","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Tra il visibile e l'invisibile: intervista al fondatore de La Noce d'Oro - il BLOG di EDITORIA","og_description":"La Noce d&#8217;Oro nasce nel 2021, dapprima da un\u2019esperienza di traduzione condivisa. Arrivate poi le prime pubblicazioni, il catalogo ha preso forma con titoli sotto falso nome o pseudonimo, o con opere minori di voci note. Testi, insomma, che sarebbero potuti rimanere dimenticati, alcuni nemmeno pensati per la pubblicazione. Il fondatore ed editore ce ne spiega i motivi, l&#8217;iter fino a qui, gli slanci futuri. &nbsp; La Noce d&#8217;Oro. Come avete scelto il vostro nome? Ci sono tre motivi, o forse quattro, e solo due sono dicibili. La Noce d&#8217;Oro \u00e8 il titolo dell\u2019unico racconto \u2013 di cui si ha notizia \u2013 lasciato da Cristina Campo. Lei e i sentieri da lei tracciati nel bosco pi\u00f9 invisibile della letteratura hanno avuto molta parte nel nostro aver accolto l&#8217;idea di esistere. Il secondo motivo ha a che fare con le fiabe; una noce, soprattutto se dorata, \u00e8 in queste simbolo di custodia, per ci\u00f2 che \u00e8 magico e per tutti quegli incanti che non vanno molto d\u2019accordo con la logica del mondo, con la razionalit\u00e0 che vuol spiegare ogni cosa. Cos\u00ec pensiamo debba essere un libro, un viatico indispensabile per altri mondi, una custodia per cose inaccettabili o incomprensibili, da sfogliare solo nell\u2019estremo e certo bisogno, quando si conosce una nuova lingua senza averla imparata, per dono o per grazia. Indicibilit\u00e0, necessit\u00e0, altrove, gi\u00e0 queste sono alcune delle nostre parole guida, come luci sul sentiero, ma ce ne sono anche altre, e molte. Un nome \u00e8 solo un inizio e spesso \u00e8 un inizio a occhi chiusi. &nbsp; &#8220;I Talismani&#8221;, &#8220;Adespota&#8221;, &#8220;Tebaide&#8221;, &#8220;Vivarium&#8221;, &#8220;Nostom\u00e0nia&#8221;. Sono i nomi delle vostre collane, testi pubblicati sotto pseudonimo o anonimi, corrispondenze, opere minori di autori noti, anche non letterarie. Perch\u00e9 pubblicare voci rimaste nascoste a lungo? \u00c8 quello che ci chiediamo ogni giorno e non abbiamo risposta. \u00c8 qualcosa che ha a che fare con la purezza e con la sua violazione. Credo fortemente che alcune cose vorrebbero restare nascoste, che non sono nate per gli occhi, per le labbra, per le orecchie. Di conseguenza pubblicare forse non \u00e8 un atto cos\u00ec lecito, \u00e8 un atto di gravit\u00e0, irrimediabile, come rompere il guscio di una noce che mai potr\u00e0 tornare intera, n\u00e9 pi\u00f9 germinare non vista, al buio, verso l&#8217;alto. Chi siamo noi per disturbare la sacralit\u00e0 del buio? Tuttavia, infine, si pubblica cos\u00ec come si rompe una noce: per nutrirsi. Sempre l&#8217;uomo ha vissuto in questa contraddizione: cercare la purezza e cercare cibo; avere l\u2019anima e avere fame. Forse un libro pu\u00f2 essere la riconciliazione di questa scissione? O almeno l&#8217;ombra di quell\u2019unit\u00e0? Ecco, questo sarebbe un libro prezioso, l&#8217;unico motivo per cui pubblicare: riconciliare visibile e invisibile. Quindi perch\u00e9? Per fame, per senso di colpa, per incontenibile fede, perch\u00e9 alcune parole fanno s\u00ec che il mondo continui a esistere, per celebrare alcune cose e il loro scomparire. &nbsp; Le copertine dei vostri libri sembrano essere pensate per smaterializzarsi al tocco. La sensazione tattile della carta, le figure che sbiadiscono, il nome dell&#8217;autore a volte \u00e8 appuntato con le sole iniziali, altre sembra essere assorbito dal colore, viola sul viola tra i ricami d&#8217;oro. I vostri libri chiamano davvero all&#8217;incontro con il lettore? Non crediamo in alcun modo che un libro debba chiamare. La noce porta-magie della fiaba, non \u00e8 lei a chiamare, lei esiste, \u00e8 l\u00ec a portata di mano e di speranza, \u00e8 immediatamente l\u00ec se vi si crede. \u00c8 lei a essere chiamata. Piuttosto dunque vale il contrario: \u00e8 il lettore a dover chiamare, \u00e8 di nuovo un atto di fede: chiamare in una stanza vuota, cercare un serpente nella cesta buia. Ai libri viola \u2013 vorremmo \u2013 non si arriva perch\u00e9 si \u00e8 udito, ma proprio perch\u00e9 si \u00e8 troppo ascoltato e nessuno di quei suoni assomigliava al proprio nome. Forse vi si arriva per esilio, perch\u00e9 si \u00e8 cercato proprio quel silenzio, quel vuoto della pagina, quel dettaglio che si mostra solo a un altissimo grado di attenzione. Non avrebbe senso chiamare in un mondo che ha gi\u00e0 troppo rumore, meglio uscire nel deserto, aspettare, avere una piccola riserva di acqua azzurra ed essere come un miraggio, che non si sa davvero se sia reale o meno. &nbsp; Sempre sulla copertina: la vostra collana &#8220;Vivarium&#8221; raccoglie pagine di diario e scritti privati. Sul fronte, si presentano con un ritaglio di pagina manoscritta dall\u2019autore o dall\u2019autrice; quanto la carta, i caratteri fanno un testo? Pensate ad altri modelli di grafica e di font per i prossimi titoli? \u00abUn giorno, in un villaggio ai piedi del monte Tai, arriv\u00f2 un uomo vestito di un abito giallo, legato in vita da una fascia verde. Portava nelle mani piccole pietre di giada. Lo invitammo in casa, dopo alcune ore inizi\u00f2 a raccontare\u00bb. Cos\u00ec comincia un racconto cinese. Qualsiasi uomo potrebbe raccontare, ma cosa racconter\u00e0 un uomo vestito di giallo con una cintura verde? I dettagli, per chi scriveva a mano su materiali fragili e rari, erano necessari quanto il racconto stesso. Ora anche noi non stampiamo molte copie, la prima tiratura ne prevede trecento, di cui solo una parte inizialmente circola, \u00e8 sfogliata, &#8220;va nei villaggi&#8221;. Ogni dettaglio dunque deve essere importante. \u00c8 una questione di responsabilit\u00e0: bisogna dire il pi\u00f9 possibile ma silenziosamente. La carta, il formato, le proporzioni, il carattere scelto e le sue dimensioni sono parole, frasi, o anche capitoli interi del libro stesso, lo introducono e circondano, come la musica che circonda e protegge un rito. Di alcune cose non avevamo coscienza \u2013 come della facile evanescenza delle copertine di &#8220;Tebaide&#8221; \u2013 ma hanno rivelato il loro senso dopo, anche molto dopo. Con l\u2019uso, con la lettura le copertine di quei libri scompaiono, si nascondono, proprio come quei monaci nel deserto egiziano dopo aver pronunciato i loro detti inarrivabili. Non vedi la perfetta identit\u00e0? Ed \u00e8 stato qualcosa di involontario. Chiedi del futuro. Esso \u00e8 imprevedibile, a meno di costringerlo a ripetersi, a imbalsamarsi. Ed \u00e8 bello sia cos\u00ec, il futuro \u00e8 molto pi\u00f9 simile al vento che alle stagioni. Tutto potr\u00e0 cambiare. Abbiamo un libro di Simone Weil, piccolo e nato dall\u2019affluire di coincidenze, che ha dettato totalmente le sue regole per essere se stesso. Il formato \u00e8 diverso, niente titolo e autore in copertina, solo due iniziali \u2013 frammenti del nome \u2013, ha le bandelle pressoch\u00e9 vuote, contrariamente al nostro solito, in una rilegatura spillata:\u00a0 tutto \u00e8 fuori canone. E per questo fa luce, per questo \u00e8 bello che esista, ha una sua voce. Sappiamo che prima o poi vedr\u00e0 la luce un font a cui stiamo pensando da molto, ispirato alla levigatezza e alla semplicit\u00e0 di alcune formule e preghiere dipinte, dell&#8217;arte paleocristiana, bizantina e cinese, ma anche allo stupore di una passeggiata nella natura. Speriamo che le lettere saranno come foglie o petali e il libro come un giardino. &nbsp; Restando su &#8220;Vivarium&#8221;, pagine di diario o corrispondenze nate per restare nello spazio fra due persone. Perch\u00e9 pubblicarle? I numeri uno, due e tre sono molto importanti, sono il fondamento di tutto ci\u00f2 che con essi si pu\u00f2 costruire, come nell&#8217;antica cultura indiana il mondo terreno, il cielo e ci\u00f2 che sta tra i due, unico tramite e mezzo di comunicazione. La poesia \u00e8 come il numero uno, la singolarit\u00e0, il cielo, non si deve davvero nulla a nessuno e si pu\u00f2 essere senza peso e corpo, puri, un canto per la bellezza di essere canto. Il romanzo, il racconto e il saggio sono come il numero tre, il mondo terreno, richiedono parere, dialogo, discussione, connettono punti e colori come un telaio. Al numero due corrispondono epistolari, diari e anche le fiabe, le leggende, i miti, il teatro, perch\u00e9 sono un tramite, sono comunicazione senza vero possibile linguaggio: si parla in due, o a se stessi, o si racconta a un altro, ma per evocare qualcosa che non c\u2019\u00e8, che non pu\u00f2 essere presente. \u00c8 qualcosa che \u00e8 impossibile trovare altrove. Le corrispondenze, ad esempio, quando non hanno a che fare con le cose del tempo, sono universi con regole tutte loro, spesso sono illeggibili e intraducibili. Si possono pubblicare, ma con la consapevolezza che il vero centro \u00e8 altrove, non scritto. Il linguaggio non arriva a tanto. Quindi di nuovo, si pubblica per fame, ma sapendo che non vi pu\u00f2 essere saziet\u00e0. Le cose pi\u00f9 vere, soprattutto nel mondo occidentale, non si dicono a pi\u00f9 di due persone. C\u2019\u00e8 un infinito linguaggio privato che \u00e8 sotterraneo e inesauribile; una volta che \u00e8 costretto a esporsi muta, viene reciso e sagomato, adattato a &#8220;quello che si pu\u00f2 dire&#8221;, a &#8220;quello che si pu\u00f2 ascoltare&#8221;. Per questo gli epistolari, i diari sono esemplari unici. Vorremmo tener traccia e custodire questi mondi che possono far a meno del mondo. Questo \u00e8 un motivo, ma come sempre ce ne sono altri e molti. &nbsp; &#8220;I Talismani&#8221; sono la vostra nuova collana. Sono raccolte poetiche di contemporanei, e le prime due edite sembrano parlare soprattutto di infanzia. \u00c8 questo il vero talismano che il lettore deve portare con s\u00e9 nel quotidiano? \u00c8 una domanda molto bella e molto attenta. &#8220;I Talismani&#8221;\u00a0non conterranno solo raccolte poetiche in realt\u00e0, bens\u00ec tutti quei testi che hanno in s\u00e9 un motivo poetico, di creazione, un suono. Crescendo, con l&#8217;et\u00e0 adulta ma anche anni prima, si perde quell&#8217;estatica fede nella creazione. Ogni volta che un bambino gioca crea un mondo, ne vede uno tutto suo e ogni volta nuovo, \u00e8 sovrapposto alla realt\u00e0 o nascosto nella realt\u00e0, e vi crede ciecamente, vi d\u00e0 la massima importanza. Poi si smette di credere, gli occhi si spengono e con essi parte del cuore, e la realt\u00e0 si fa sempre pi\u00f9 unidimensionale, univoca, meno colorata. In verit\u00e0 quei mondi sono molto reali, ma perdiamo del tutto la capacit\u00e0 di intravederli. Un Talismano, nella sua sovraccoperta ambrata, coi suoi simboli al posto delle &#8220;adulte&#8221; parole da quarta di copertina, pu\u00f2 avere l&#8217;effetto opposto, riaprire quell&#8217;occhio, rispalancare quel cancello fiorito. Dunque non tanto l&#8217;infanzia come et\u00e0, come stato, ma infanzia come sentire, come natura dell\u2019anima, che \u00e8 qualcosa del tutto indipendente dall\u2019et\u00e0. Sono libri in cui si pu\u00f2 molto giocare, in cui non c&#8217;\u00e8 molto passato n\u00e9 molto futuro: il loro tempo ha una misura tutta diversa. &nbsp; Dove trovarvi? In quali librerie, quali fiere? \u00c8 facile trovare ogni cosa \u00abquando la si cerca senza avere le mani in tasca\u00bb, come dice la fiaba. Abbiamo una normale distribuzione, ci sono molte librerie che hanno avuto la meraviglia di ospitare un intero angolo viola, ma in ogni libreria, anche di catena, si pu\u00f2 chiedere di noi. Magari non tutto sar\u00e0 cos\u00ec immediato, ma se un lettore ha fretta forse non \u00e8 un nostro lettore, sta cercando oro nel posto sbagliato! Quest&#8217;anno abbiamo avuto un anno come di pausa, di riposo, o sarebbe meglio dire &#8220;di seme&#8221;, non siamo stati n\u00e9 tronco n\u00e9 foglia, non abbiamo accolto il sole e la pioggia delle fiere, ma di nuovo ritorneremo il prossimo anno, non nelle fiere grandi dove c&#8217;\u00e8 troppo rumore, ma in ogni luogo l\u00ec dove si pu\u00f2 sostare, avere un po&#8217; di meraviglia e tempo, dove non c&#8217;\u00e8 fretta di parlare e dove infine la voce non deve mai essere troppo alta. Speriamo poi col tempo di dare vita ad una nostra idea di fiera itinerante, proprio l\u00ec dove non arriva il clamore, dove non ci sono librerie e forse neppure usuali lettori, lentamente e senza scadenze. Non una semplice fiera ma come una carovana di teatranti medievali, coi loro misteri e i loro giullari, o come uno sciame, ricco di miele dorato. &nbsp; &#8220;La Parola&#8221; \u00e8 il numero zero della vostra rivista. Si legge l&#8217;indice e si nota che gli scritti tracciano il corso del sole, dall&#8217;alba fino al crepuscolo, \u00e8 chi legge a svelarne poco a poco la simbologia. La metafora \u00e8 quella del sole che ritorna sempre: per voi questo \u00e8 la Parola? I testi che accogliete in catalogo sono quelli che, idealmente, tornano alla luce dopo una fase di scomparsa? Chi dice che sia il sole e...","og_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/","og_site_name":"il BLOG di EDITORIA","article_published_time":"2024-10-02T20:37:16+00:00","article_modified_time":"2024-10-13T14:06:09+00:00","og_image":[{"width":762,"height":677,"url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Studenti","twitter_misc":{"Scritto da":"Studenti","Tempo di lettura stimato":"14 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#article","isPartOf":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/"},"author":{"name":"Studenti","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171"},"headline":"Tra il visibile e l&#8217;invisibile: intervista al fondatore de La Noce d&#8217;Oro","datePublished":"2024-10-02T20:37:16+00:00","dateModified":"2024-10-13T14:06:09+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/"},"wordCount":2279,"publisher":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization"},"image":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg","keywords":["intervista","la noce d'oro","progetto grafico","voci inedite"],"articleSection":["Interviste","Mondo Editoriale"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/","url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/","name":"Tra il visibile e l'invisibile: intervista al fondatore de La Noce d'Oro - il BLOG di EDITORIA","isPartOf":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage"},"image":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg","datePublished":"2024-10-02T20:37:16+00:00","dateModified":"2024-10-13T14:06:09+00:00","breadcrumb":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#primaryimage","url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg","contentUrl":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg","width":762,"height":677},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/tra-il-visibile-e-linvisibile-intervista-al-fondatore-de-la-noce-doro\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Tra il visibile e l&#8217;invisibile: intervista al fondatore de La Noce d&#8217;Oro"}]},{"@type":"WebSite","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website","url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/","name":"il BLOG di EDITORIA","description":"Master Professioni e prodotti dell'editoria - Universit&agrave; di Pavia","publisher":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization","name":"Master Editoria","url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/logo_editoria2016.png","contentUrl":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/logo_editoria2016.png","width":365,"height":292,"caption":"Master Editoria"},"image":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/logo\/image\/"}},{"@type":"Person","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171","name":"Studenti","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/image\/","url":"\/\/www.gravatar.com\/avatar\/ee04120a8873aad0edfc2d72caba80c3?s=96&#038;r=g&#038;d=mm","contentUrl":"\/\/www.gravatar.com\/avatar\/ee04120a8873aad0edfc2d72caba80c3?s=96&#038;r=g&#038;d=mm","caption":"Studenti"},"sameAs":["https:\/\/x.com\/editoriaunipv"],"url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/"}]}},"views":2095,"jetpack_featured_media_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Immagine-WhatsApp-2024-10-03-ore-08.53.39_7b82ad91-1.jpg","_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8646","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8646"}],"version-history":[{"count":10,"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8646\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8669,"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8646\/revisions\/8669"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8665"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8646"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8646"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8646"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}