{"id":8834,"date":"2025-04-09T21:13:59","date_gmt":"2025-04-09T19:13:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=8834"},"modified":"2025-04-09T21:13:59","modified_gmt":"2025-04-09T19:13:59","slug":"il-mio-modo-di-fare-editoria-intervista-a-beatrice-benicchi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/il-mio-modo-di-fare-editoria-intervista-a-beatrice-benicchi\/","title":{"rendered":"Un altro modo di fare editoria                Intervista a Beatrice Benicchi"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"8834\" class=\"elementor elementor-8834\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-f1f3ae2 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"f1f3ae2\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-69a0b79\" data-id=\"69a0b79\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-inner-section elementor-element elementor-element-540c134 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"540c134\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-accefdc\" data-id=\"accefdc\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-c26b4dd elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"c26b4dd\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-00cd766\" data-id=\"00cd766\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-42b9c93 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"42b9c93\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: center\"><span style=\"color: #000000\"><em>Beatrice Benicchi, classe 1995, scrittrice eclettica, copyrighter, storyteller, reporter, esordisce nel 2024 per Feltrinelli Gramma con il romanzo<\/em> Non per cattiveria<em>. Il suo amore per la parola scritta pu\u00f2 declinarsi in molte forme, diventando un esempio originale di rapporto alternativo con l\u2019editoria<\/em><\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-acd7d85 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"acd7d85\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-ccca0c8\" data-id=\"ccca0c8\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4996451 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4996451\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span style=\"color: #000000\"><strong>Mi piacerebbe esplorare con te le tappe del tuo percorso nel mondo della parola scritta, parlando in particolare del tuo approccio all\u2019editoria. Come \u00e8 iniziato tutto? Quali sono state le esperienze di studio e di lavoro che ti hanno fatto arrivare fin qui?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Ho sempre scritto, fin da bambina. La scrittura e le storie hanno sempre fatto parte del mio quotidiano. Facevo i temi alle mie compagne di classe, scrivevo lettere ai fidanzati delle mie amiche, cercavo di utilizzare le parole per qualsiasi urgenza. Ad un certo punto della mia vita ho dovuto scegliere se farlo diventare un mestiere, e la mia risposta iniziale \u00e8 stata no.<\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Ho studiato comunicazione alla IULM di Milano, in un certo senso qualcosa di molto pratico. Volevo fare la copywriter e tenere la scrittura come qualcosa di laterale. <\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Poi per\u00f2 \u00e8 successa una cosa: sono partita per la Danimarca, poi per il Montenegro, e ho scritto un reportage che ha letto Antonio Scurati, che gestiva un corso di scrittura creativa all\u2019universit\u00e0. Dopo quel viaggio ho preso coraggio e ho iniziato a pensare che valeva la pena provare davvero a fare la scrittrice, a vivere scrivendo storie. Ho fatto la tesi di laurea con Scurati. Mi sono laureata prima in comunicazione, poi ho proseguito studiando scrittura narrativa e cinematografica.<\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Ho iniziato a lavorare in casa editrice, dentro al gruppo Giunti, occupandomi di varie cose, dall\u2019ufficio stampa al macro-editing di alcuni testi di varia, facendo anche la ghostwriter.<\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Ero ancora molto indecisa sulla strada da intraprendere. Cominciavo a soffrire un po\u2019 l\u2019ambito editoriale: io volevo scrivere le mie storie, non volevo occuparmi delle storie degli altri. Quando scoppia il COVID mi licenzio e decido di tornare a fare comunicazione. Ma torna presto la voglia di scrivere seriamente. Stavo lavorando freelance, quindi pian pianino abbasso i progetti, mi metto a fare la cameriera, comincio un lavoro come assistente di un artista, e pi\u00f9 o meno in un anno scrivo il romanzo che adesso \u00e8 stato pubblicato.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Mi racconteresti la storia di questa tua prima pubblicazione?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Avevo dei grandissimi contatti ma molto poco utili, degli ottimi rapporti ma in quel momento totalmente vani. E vivendo a Rimini ero tagliata fuori dall\u2019ambito editoriale. Servivo tagliatelle e pensavo all\u2019archivio dell\u2019artista per il quale lavoravo. Ma avevo un romanzo, e la grande ambizione di pubblicarlo con una buona casa editrice. Feltrinelli \u00e8 stata una cosa enorme.<br \/><\/span><span style=\"color: #000000\">Non si deve portare un romanzo appena scritto ad un festival, ma io non lo sapevo. Sono andata a testo [Come si diventa un libro] a Firenze, dove quest\u2019anno ho presentato il libro. Ho chiesto ad uno dei relatori del seminario <em>Come esordire<\/em> come poter proporre il mio romanzo perch\u00e9 venisse pubblicato. Lui mi ha consigliato un agente dell\u2019agenzia Oblique, la persona che mi ha insegnato cosa significa scrivere un libro. Quello \u00e8 stato il momento in cui sono ritornata nell\u2019ambito editoriale ma un po\u2019 diversamente, cominciando a capire quale poteva essere un vero approccio professionale alla scrittura. <\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Poco dopo Feltrinelli lanciava il progetto inprint Gramma. Oblique propone il mio manoscritto e, mentre sono sul Caucaso, mi arriva una sua mail che dice: Chiamami, \u00e8 urgente. Dalla Georgia sono volata fino a Roma, e ho firmato il contratto con Feltrinelli. Iniziava il mio percorso da scrittrice. Un percorso fatto di grandi occasioni fortuite, ma anche di momenti di consapevolezza: alla fine avevo studiato scrittura, avevo lavorato con il mio agente otto mesi prima di proporre il romanzo, frequentavo festival e conferenze per capire meglio, nonostante non fossi nessuno. Per il resto penso che le coincidenze facciano parte di ogni avventura, e che si debbano sempre ringraziare: ad esempio, dell\u2019agenzia Oblique ho avuto la mail sbagliata, e perci\u00f2 il mio romanzo non \u00e8 arrivato nella casella dove tutti gli altri manoscritti si accumulavano in coda, ma \u00e8 arrivato isolato. Magari, se cos\u00ec non fosse stato, sarebbero passati mesi, mi sarei persa d\u2019animo, chiss\u00e0.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Leggendo <em>Non per cattiveria<\/em> mi aveva incuriosito l&#8217;uso molto originale delle note a pi\u00e8 di pagina, dove non ci sono rimandi a fonti esterne ma semplicemente delle piccole riflessioni della voce narrante, della protagonista, come in un <em>a parte <\/em>teatrale.<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Io e il mio agente avremmo voluto metterne di pi\u00f9, ma le abbiamo studiate tanto, non volevamo farlo in maniera casuale. Queste note sono un modo per stabilire una vicinanza diversa con il lettore. Non si tratta mai di note scientifiche, non vogliono appuntarti qualcosa perch\u00e9 tu sappia muoverti meglio nel testo. \u00c8 un&#8217;apertura di parentesi. Le ho sempre viste cos\u00ec e sono sempre state l\u00ec. Sono gli asterischi che ti segni quando scrivi un diario. E a volte credo ce ne sia bisogno. Io ho scritto un libro dove alla seconda pagina dico \u201cstate bene a sentire\u201d. Non lo sto facendo nel secondo romanzo, per\u00f2 scrivendo il primo mi sono immaginata un lettore, forse ero io a rileggermi continuamente, e volevo tenere questo lettore immaginario con me, anche nei ragionamenti che non sono interni alla storia.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Come sta andando il lavoro sul tuo secondo romanzo?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Lo sto scrivendo ma ho ancora paura a proporlo. \u00c8 stato pi\u00f9 facile scrivere il primo, perch\u00e9 non avevo pressioni, mi ero presa del tempo per me. E in quel periodo non sapevo neanche cosa desiderare davvero. Desideravo solo scriverlo. Ho sempre pensato che il mio punto d\u2019arrivo non fosse la pubblicazione, ma mettere il punto finale alla mia storia e sentire che funzionava. Adesso, ovviamente, comincia ad essere un po\u2019 diverso. <\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Il secondo romanzo subisce un altro tipo di pressione. Per\u00f2 sai anche che hai delle orecchie che ascoltano. Questa \u00e8 una cosa pazzesca: un libro, anche se lo scrivi solo tu, nasconde dietro una squadra di persone che provano a comprendere il tuo punto di vista per esprimerlo al meglio. Adesso forse ho pi\u00f9 paura di deludere la squadra. Prima deludevo al massimo me stessa. Per\u00f2 sono meno sola, \u00e8 questa la grande differenza.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Qual \u00e8 il tuo rapporto attuale con il mondo dell\u2019editoria?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Adesso sono dentro questo mondo da autrice, non da addetta ai lavori interni, e ne sono contenta. Continuo a vivere di comunicazione, facendo anche dei reportage. Le dinamiche dell\u2019editoria mi toccano, per\u00f2 nel senso che pi\u00f9 preferisco: mi chiedono solo di continuare a divertirmi, e a scrivere bene. Sono fuori circuito, e questa cosa forse \u00e8 fa un po\u2019 strana, ma \u00e8 comunque accettata. A volte si pensa che ci sia troppo amichettismo nell&#8217;editoria; ma non \u00e8 l&#8217;unico modo attraverso cui si possono scrivere e proporre dei libri, fare delle cose belle e avere un riconoscimento. \u00c8 certamente pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 subito quel passaparola all\u2019interno del mondo degli autori, nessuno conosce il tuo nome e tu non conosci i loro numeri e le loro voci, eppure c\u2019\u00e8 un modo, ed \u00e8 anche il mio.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Hai accennato al fatto di scrivere anche reportage, difatti sei una delle redattrici del magazine Inland. Com\u2019\u00e8 per te pubblicare una rivista indipendente e pubblicare per un editore?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">La risposta \u00e8 semplice: a me piace il mondo. Ero a Linosa fino a ieri, adesso parto per le Tremiti perch\u00e9 sto facendo un progetto sulle isole minori e otto mesi fa ero in Georgia a vivere nelle comunit\u00e0 marginali. <\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Anche se trovo la letteratura uno spazio meraviglioso in cui stare, anche se a volte, leggendo un libro, penso davvero che non ci sia niente di meglio di un testo ben scritto, allo stesso tempo mi attrae tutto quel mondo che \u00e8 meno acculturato ma comunque profondo, meno analitico ma stupefacente. Cos\u00ec rinuncio un po\u2019 a stare sulla pagina e nei discorsi letterari, e mi concedo il resto, che significa viaggiare e pubblicare un magazine come lo abbiamo sempre sognato, significa sprecare energie per trovare finanziamenti e significa spesso anche non guadagnarci un bel nulla. O meglio, il guadagno \u00e8 tutto spostato su un altro piano. \u00c8 chiaro che \u00e8 una follia. Lo pensiamo tutti, anche noi che lo facciamo. Per\u00f2 s\u00ec che \u00e8 un\u2019avventura, che poi si traduce in carta, perch\u00e9 siamo ambiziosi e forse un po\u2019 matti. Questo \u00e8 il mio modo, assolutamente insensato, di stare nell\u2019editoria: lavorare a un progetto a discapito delle vendite e dei circuiti commerciali. In questo caso il prodotto \u00e8 solo la ciliegina sulla torta, ma ci\u00f2 che mi interessa \u00e8 tutto il processo che ci sta dietro: la ricerca, la conoscenza delle persone, il viaggio, e poi la messa a punto di tutta la narrazione interna al magazine, della sua struttura. Si tratta di un grande lavoro che d\u00e0 dignit\u00e0 a tutto il processo, sebbene non porti chiss\u00e0 dove. Forse l\u2019autopubblicazione fa questo. Non avrei mai autopubblicato il romanzo: quando si tratta di letteratura, le mie intenzioni sono quelle di fare la scrittrice di narrativa attraverso le vie pi\u00f9 canoniche e importanti. D\u2019altronde, la facilit\u00e0 con cui si pu\u00f2 accedere alla pubblicazione fa s\u00ec che le persone pensino che questa possa avere meno valore. Per questo sono sempre stata convinta di volere alle spalle una casa editrice che certificasse il mio romanzo. Piuttosto avrei aspettato cent&#8217;anni, piuttosto avrei scritto altri dieci libri. Quando si tratta di Inland, invece, facciamo i conti con il valore del progetto durante tutti i passaggi: dallo studio al coinvolgimento di partner, dalle collaborazioni locali ai rapporti personali che stabiliamo durante i nostri soggiorni. In questo progetto, solo alla fine arrivano le pagine. E allora dici chi se ne frega, nessuno deve dirmi se questa cosa \u00e8 bella oppure no. Questa cosa \u00e8 degna e d\u00e0 dignit\u00e0 alle persone, questo basta.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Che consigli daresti, in base alla tua esperienza, a coloro che vorrebbero approcciarsi al mondo editoriale come hai fatto tu, in maniera non canonica, cercando di rimanere s\u00e9 stessi e vivendo al contempo delle esperienze esterne all\u2019editoria?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Credo che la forza stia nella consapevolezza della propria misura. Non c\u2019\u00e8 un unico percorso, nemmeno due, nemmeno tre. E ci sono davvero tante misure diverse attraverso le quali possiamo riuscire a stare dentro alla letteratura. Penso che sapere come funziona il mondo dell&#8217;editoria aiuti a comprendere delle dinamiche e ad accettare il fatto che alla fine \u00e8 un&#8217;industria. In base a questo, puoi capire quanto pu\u00f2 essere o meno rilevante per te la vendita e il commerciale. Devi trovare il tuo posto, il modo in cui stare l\u00ec dentro, e farlo significa anche capire che non lo vuoi fare. <\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">La letteratura ci deve appartenere. Che tu voglia fare l&#8217;editor, il caporedattore, l&#8217;ufficio stampa, i comunicati, gestire i social oppure l\u2019autrice. Qualsiasi cosa appartenga al mondo letterario prevede la passione per la letteratura, ma questo non comporta per forza il dover stare in mezzo al circuito. Sono due cose diverse. Il mio consiglio \u00e8: se senti che questa potrebbe essere la tua strada trova dei pertugi, per capire qual \u00e8 la misura entro cui ci vuoi stare dentro. E poi leggi. Leggi tantissimo e sii consapevole di qual \u00e8 la tua fonte d\u2019ispirazione principale.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Da cosa trai maggiormente ispirazione per la tua scrittura?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Per me la fonte principale \u00e8 il mondo esterno, ma riconosco che per qualcuno possa essere il proprio mondo interiore, e che per qualcun altro le fonti siano semplicemente i libri. Io traggo ispirazione da un pescatore che imita con la voce il verso di un uccello. E l\u00ec c\u2019\u00e8 tutto il mondo che voglio tradurre in una pagina. Dov&#8217;\u00e8 che davvero ti si aprono le spalle e il mondo ti entra dentro? A qualcuno succede di pi\u00f9 leggendo, a qualcuno ascoltando, a qualcuno riflettendo. Prima vivi, poi scrivi, dicevano. E per me questo consiglio \u00e8 stato d\u2019aiuto, anche se, senza leggere si pu\u00f2 scrivere, ma difficilmente si scrive meglio. Io mi accorgo che quando leggo tanta buona letteratura il mio orecchio si abitua a non innamorarsi delle mie parole scarse. Se invece sono presa da altre cose, se leggo poco, diventa molto pi\u00f9 difficile. Credo che sia quasi impossibile fare la scrittrice senza leggere. Ma si pu\u00f2 fare gli scrittori senza lavorare nei libri.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Hai sperimentato, e sperimenti tutt\u2019ora, declinazioni diverse della scrittura: non solo normale prosa ma anche racconti, poesia (sei attiva nel poetry slam). E poi reportage, storytelling\u2026 C\u2019\u00e8 un nesso in tutto questo?<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Credo che ogni storia abbia una modalit\u00e0, quasi connaturale, attraverso cui riesce ad arrivare meglio alle persone. Posso utilizzare la prosa, la poesia scritta o fare poesia performativa, posso fare addirittura un reportage narrativo se devo attenermi completamente alla realt\u00e0. Ma ci devo sempre pensare. Devo sempre capire in che rapporto stanno le storie e le parole, le storie e il ritmo, le storie e la loro fisicit\u00e0. A volte non riesco a mettere un pensiero in versi, ma diventa subito un racconto, a volte invece \u00e8 tutto il contrario. Bisognerebbe ascoltare le cose che si hanno da dire e capire, di nuovo, qual \u00e8 la loro misura. Il filo rosso tra questi modi di esprimersi \u00e8 che scrivere non richiede nient\u2019altro che te stesso: tu hai la possibilit\u00e0 costante, in ogni momento e ovunque nel mondo, di darti cinque minuti per capire quello che sta succedendo e per dargli una forma, un senso. \u00c8 una cosa potentissima. Ho letto da qualche parte che forse la cosa pi\u00f9 faticosa per uno scrittore \u00e8 proprio scrivere. Per\u00f2 \u00e8 necessaria per muoversi, credo sia come un movimento, \u00e8 il mio movimento nel mondo, il mio danzare. Io non so ballare, quando ballo sono davvero una visione orrenda, per\u00f2 per me \u00e8 quello. Il modo in cui il mondo danza, o io danzo nel mondo.<\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\"><strong>Qual \u00e8 il tuo rapporto con il viaggio? Al centro di tutti i tuoi viaggi, da quelli con Inland alle tappe del tour promozionale del tuo libro, c\u2019\u00e8 l\u2019incontro con le persone.<\/strong><\/span><\/p><p><span style=\"color: #000000\">Il viaggio \u00e8 il mio modo per dimenticarmi di me stessa, ma allo stesso tempo di ricordarmi quanto sono connessa alle cose. La scrittura a volte mi disconnette, il viaggio invece mi lega agli altri. Tutti i viaggi che faccio prevedono la relazione. Inland nasce con l\u2019intento di raccontare luoghi attraverso le persone che li abitano. Sono tornata alle due di notte dall\u2019ultimo viaggio di otto giorni in cui abbiamo parlato costantemente, tutto il giorno con tutti gli abitanti di questo posto. Giorno dopo giorno si stabilisce un\u2019intesa, un ascolto profondo che ti consente di capire molte cose dell\u2019altro, e anche alcune cose di te. <\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Con Inland andiamo sempre in posti abbastanza isolati, in qualche modo estremi, con delle comunit\u00e0 particolari, spesso in disgregazione o in estinzione. Le tappe della promozione del mio libro in Italia non erano luoghi estremi, per\u00f2 erano quasi tutte aree interne: abbiamo scelto di girare per le librerie indipendenti in piccoli centri abitati, evitando grandi citt\u00e0 come Milano, Torino, Bologna. Tutto questo era sempre orientato allo scambio, all\u2019incontro. Il libro diventa un pretesto per incontrare il libraio e dei lettori, che poi magari non sono lettori ma sono frequentatori della libreria, magari sono persone che non hanno niente da fare alle sei e che vengono l\u00ec per passare del tempo. Anche tu diventi un pretesto per parlare di altro, per raccogliere storie su com\u2019\u00e8 fare i librai, com&#8217;\u00e8 farlo in un piccolo paese. Questi posti sono davvero dei rifugi, sono molto pi\u00f9 vivi di quanto pensiamo. <\/span><br \/><span style=\"color: #000000\">Quando si viaggia per Inand si organizza tutto, prima di partire facciamo alcune ricerche che durano un paio di mesi. Da casa stabiliamo sempre una serie di contatti che ci potranno aiutare sul campo, perch\u00e9 quando arriviamo in due o tre, con la macchina fotografica e tutta l\u2019attrezzatura, sembriamo davvero una troupe, ed \u00e8 normale apparire come qualcosa di spaventoso, \u00e8 normale essere trattati con sospetto. Tutto il lavoro di preparazione spesso \u00e8 semplicemente orientato ad avere gi\u00e0 degli amici, delle persone che sanno ci\u00f2 che andremo a fare. Non siamo giornalisti. Il nostro approccio \u00e8 spesso molto amichevole e goliardico: tu stai bevendo e quindi bevo anch&#8217;io, se stai mangiando mangio anch&#8217;io. Sto facendo le cose come le fai tu, ti seguo nel tuo quotidiano: e allora s\u00ec, funziona. \u00c8 questo quello che ho provato a fare anche con librai, presentatori, lettori. Il tour \u00e8 stato fatto in van e ha seguito davvero tante tappe. \u00c8 stato bello. Mi sono alzata una mattina, ero nelle Marche, vicino ai Monti Sibillini e le persone sapevano che noi eravamo in van ma non sapevamo neanche dove, per\u00f2 devono averlo visto parcheggiato e ci hanno lasciato due brioches sul parabrezza. Questa \u00e8 la modalit\u00e0 attraverso cui veramente capisci e ti immergi. E tutto ti riempie, a volte ti riempie anche troppo. Ma \u00e8 il modo in generale in cui conduco la vita, un modo come ce ne sono altri, dicevo, ma questo, anche se non sempre funziona, \u00e8 il mio.<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-9c1fce3 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"9c1fce3\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2a4bfbe\" data-id=\"2a4bfbe\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-73c30d9 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"73c30d9\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: right\">\u00a0Ginevra Gagliardi<\/p><p style=\"text-align: right\"><em>Foto di Omar Iannuzzi<\/em><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beatrice Benicchi, classe 1995, scrittrice eclettica, copyrighter, storyteller, reporter, esordisce nel 2024 per Feltrinelli Gramma con il romanzo Non per cattiveria. Il suo amore per la parola scritta pu\u00f2 declinarsi in molte forme, diventando un esempio originale di rapporto alternativo con l\u2019editoria Mi piacerebbe esplorare con te le tappe del tuo percorso nel mondo della parola scritta, parlando in particolare del tuo approccio all\u2019editoria. Come \u00e8 iniziato tutto? Quali sono state le esperienze di studio e di lavoro che ti hanno fatto arrivare fin qui? Ho sempre scritto, fin da bambina. La scrittura e le storie hanno sempre fatto parte del mio quotidiano. Facevo i temi alle mie compagne di classe, scrivevo lettere ai fidanzati delle mie amiche, cercavo di utilizzare le parole per qualsiasi urgenza. Ad un certo punto della mia vita ho dovuto scegliere se farlo diventare un mestiere, e la mia risposta iniziale \u00e8 stata no.Ho studiato comunicazione alla IULM di Milano, in un certo senso qualcosa di molto pratico. Volevo fare la copywriter e tenere la scrittura come qualcosa di laterale. Poi per\u00f2 \u00e8 successa una cosa: sono partita per la Danimarca, poi per il Montenegro, e ho scritto un reportage che ha letto Antonio Scurati, che gestiva un corso di scrittura creativa all\u2019universit\u00e0. Dopo quel viaggio ho preso coraggio e ho iniziato a pensare che valeva la pena provare davvero a fare la scrittrice, a vivere scrivendo storie. Ho fatto la tesi di laurea con Scurati. Mi sono laureata prima in comunicazione, poi ho proseguito studiando scrittura narrativa e cinematografica.Ho iniziato a lavorare in casa editrice, dentro al gruppo Giunti, occupandomi di varie cose, dall\u2019ufficio stampa al macro-editing di alcuni testi di varia, facendo anche la ghostwriter.Ero ancora molto indecisa sulla strada da intraprendere. Cominciavo a soffrire un po\u2019 l\u2019ambito editoriale: io volevo scrivere le mie storie, non volevo occuparmi delle storie degli altri. Quando scoppia il COVID mi licenzio e decido di tornare a fare comunicazione. Ma torna presto la voglia di scrivere seriamente. Stavo lavorando freelance, quindi pian pianino abbasso i progetti, mi metto a fare la cameriera, comincio un lavoro come assistente di un artista, e pi\u00f9 o meno in un anno scrivo il romanzo che adesso \u00e8 stato pubblicato. Mi racconteresti la storia di questa tua prima pubblicazione? Avevo dei grandissimi contatti ma molto poco utili, degli ottimi rapporti ma in quel momento totalmente vani. E vivendo a Rimini ero tagliata fuori dall\u2019ambito editoriale. Servivo tagliatelle e pensavo all\u2019archivio dell\u2019artista per il quale lavoravo. Ma avevo un romanzo, e la grande ambizione di pubblicarlo con una buona casa editrice. Feltrinelli \u00e8 stata una cosa enorme.Non si deve portare un romanzo appena scritto ad un festival, ma io non lo sapevo. Sono andata a testo [Come si diventa un libro] a Firenze, dove quest\u2019anno ho presentato il libro. Ho chiesto ad uno dei relatori del seminario Come esordire come poter proporre il mio romanzo perch\u00e9 venisse pubblicato. Lui mi ha consigliato un agente dell\u2019agenzia Oblique, la persona che mi ha insegnato cosa significa scrivere un libro. Quello \u00e8 stato il momento in cui sono ritornata nell\u2019ambito editoriale ma un po\u2019 diversamente, cominciando a capire quale poteva essere un vero approccio professionale alla scrittura. Poco dopo Feltrinelli lanciava il progetto inprint Gramma. Oblique propone il mio manoscritto e, mentre sono sul Caucaso, mi arriva una sua mail che dice: Chiamami, \u00e8 urgente. Dalla Georgia sono volata fino a Roma, e ho firmato il contratto con Feltrinelli. Iniziava il mio percorso da scrittrice. Un percorso fatto di grandi occasioni fortuite, ma anche di momenti di consapevolezza: alla fine avevo studiato scrittura, avevo lavorato con il mio agente otto mesi prima di proporre il romanzo, frequentavo festival e conferenze per capire meglio, nonostante non fossi nessuno. Per il resto penso che le coincidenze facciano parte di ogni avventura, e che si debbano sempre ringraziare: ad esempio, dell\u2019agenzia Oblique ho avuto la mail sbagliata, e perci\u00f2 il mio romanzo non \u00e8 arrivato nella casella dove tutti gli altri manoscritti si accumulavano in coda, ma \u00e8 arrivato isolato. Magari, se cos\u00ec non fosse stato, sarebbero passati mesi, mi sarei persa d\u2019animo, chiss\u00e0. Leggendo Non per cattiveria mi aveva incuriosito l&#8217;uso molto originale delle note a pi\u00e8 di pagina, dove non ci sono rimandi a fonti esterne ma semplicemente delle piccole riflessioni della voce narrante, della protagonista, come in un a parte teatrale. Io e il mio agente avremmo voluto metterne di pi\u00f9, ma le abbiamo studiate tanto, non volevamo farlo in maniera casuale. Queste note sono un modo per stabilire una vicinanza diversa con il lettore. Non si tratta mai di note scientifiche, non vogliono appuntarti qualcosa perch\u00e9 tu sappia muoverti meglio nel testo. \u00c8 un&#8217;apertura di parentesi. Le ho sempre viste cos\u00ec e sono sempre state l\u00ec. Sono gli asterischi che ti segni quando scrivi un diario. E a volte credo ce ne sia bisogno. Io ho scritto un libro dove alla seconda pagina dico \u201cstate bene a sentire\u201d. Non lo sto facendo nel secondo romanzo, per\u00f2 scrivendo il primo mi sono immaginata un lettore, forse ero io a rileggermi continuamente, e volevo tenere questo lettore immaginario con me, anche nei ragionamenti che non sono interni alla storia. Come sta andando il lavoro sul tuo secondo romanzo? Lo sto scrivendo ma ho ancora paura a proporlo. \u00c8 stato pi\u00f9 facile scrivere il primo, perch\u00e9 non avevo pressioni, mi ero presa del tempo per me. E in quel periodo non sapevo neanche cosa desiderare davvero. Desideravo solo scriverlo. Ho sempre pensato che il mio punto d\u2019arrivo non fosse la pubblicazione, ma mettere il punto finale alla mia storia e sentire che funzionava. Adesso, ovviamente, comincia ad essere un po\u2019 diverso. Il secondo romanzo subisce un altro tipo di pressione. Per\u00f2 sai anche che hai delle orecchie che ascoltano. Questa \u00e8 una cosa pazzesca: un libro, anche se lo scrivi solo tu, nasconde dietro una squadra di persone che provano a comprendere il tuo punto di vista per esprimerlo al meglio. Adesso forse ho pi\u00f9 paura di deludere la squadra. Prima deludevo al massimo me stessa. Per\u00f2 sono meno sola, \u00e8 questa la grande differenza. Qual \u00e8 il tuo rapporto attuale con il mondo dell\u2019editoria? Adesso sono dentro questo mondo da autrice, non da addetta ai lavori interni, e ne sono contenta. Continuo a vivere di comunicazione, facendo anche dei reportage. Le dinamiche dell\u2019editoria mi toccano, per\u00f2 nel senso che pi\u00f9 preferisco: mi chiedono solo di continuare a divertirmi, e a scrivere bene. Sono fuori circuito, e questa cosa forse \u00e8 fa un po\u2019 strana, ma \u00e8 comunque accettata. A volte si pensa che ci sia troppo amichettismo nell&#8217;editoria; ma non \u00e8 l&#8217;unico modo attraverso cui si possono scrivere e proporre dei libri, fare delle cose belle e avere un riconoscimento. \u00c8 certamente pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 subito quel passaparola all\u2019interno del mondo degli autori, nessuno conosce il tuo nome e tu non conosci i loro numeri e le loro voci, eppure c\u2019\u00e8 un modo, ed \u00e8 anche il mio. Hai accennato al fatto di scrivere anche reportage, difatti sei una delle redattrici del magazine Inland. Com\u2019\u00e8 per te pubblicare una rivista indipendente e pubblicare per un editore? La risposta \u00e8 semplice: a me piace il mondo. Ero a Linosa fino a ieri, adesso parto per le Tremiti perch\u00e9 sto facendo un progetto sulle isole minori e otto mesi fa ero in Georgia a vivere nelle comunit\u00e0 marginali. Anche se trovo la letteratura uno spazio meraviglioso in cui stare, anche se a volte, leggendo un libro, penso davvero che non ci sia niente di meglio di un testo ben scritto, allo stesso tempo mi attrae tutto quel mondo che \u00e8 meno acculturato ma comunque profondo, meno analitico ma stupefacente. Cos\u00ec rinuncio un po\u2019 a stare sulla pagina e nei discorsi letterari, e mi concedo il resto, che significa viaggiare e pubblicare un magazine come lo abbiamo sempre sognato, significa sprecare energie per trovare finanziamenti e significa spesso anche non guadagnarci un bel nulla. O meglio, il guadagno \u00e8 tutto spostato su un altro piano. \u00c8 chiaro che \u00e8 una follia. Lo pensiamo tutti, anche noi che lo facciamo. Per\u00f2 s\u00ec che \u00e8 un\u2019avventura, che poi si traduce in carta, perch\u00e9 siamo ambiziosi e forse un po\u2019 matti. Questo \u00e8 il mio modo, assolutamente insensato, di stare nell\u2019editoria: lavorare a un progetto a discapito delle vendite e dei circuiti commerciali. In questo caso il prodotto \u00e8 solo la ciliegina sulla torta, ma ci\u00f2 che mi interessa \u00e8 tutto il processo che ci sta dietro: la ricerca, la conoscenza delle persone, il viaggio, e poi la messa a punto di tutta la narrazione interna al magazine, della sua struttura. Si tratta di un grande lavoro che d\u00e0 dignit\u00e0 a tutto il processo, sebbene non porti chiss\u00e0 dove. Forse l\u2019autopubblicazione fa questo. Non avrei mai autopubblicato il romanzo: quando si tratta di letteratura, le mie intenzioni sono quelle di fare la scrittrice di narrativa attraverso le vie pi\u00f9 canoniche e importanti. D\u2019altronde, la facilit\u00e0 con cui si pu\u00f2 accedere alla pubblicazione fa s\u00ec che le persone pensino che questa possa avere meno valore. Per questo sono sempre stata convinta di volere alle spalle una casa editrice che certificasse il mio romanzo. Piuttosto avrei aspettato cent&#8217;anni, piuttosto avrei scritto altri dieci libri. Quando si tratta di Inland, invece, facciamo i conti con il valore del progetto durante tutti i passaggi: dallo studio al coinvolgimento di partner, dalle collaborazioni locali ai rapporti personali che stabiliamo durante i nostri soggiorni. In questo progetto, solo alla fine arrivano le pagine. E allora dici chi se ne frega, nessuno deve dirmi se questa cosa \u00e8 bella oppure no. Questa cosa \u00e8 degna e d\u00e0 dignit\u00e0 alle persone, questo basta. Che consigli daresti, in base alla tua esperienza, a coloro che vorrebbero approcciarsi al mondo editoriale come hai fatto tu, in maniera non canonica, cercando di rimanere s\u00e9 stessi e vivendo al contempo delle esperienze esterne all\u2019editoria? Credo che la forza stia nella consapevolezza della propria misura. Non c\u2019\u00e8 un unico percorso, nemmeno due, nemmeno tre. E ci sono davvero tante misure diverse attraverso le quali possiamo riuscire a stare dentro alla letteratura. Penso che sapere come funziona il mondo dell&#8217;editoria aiuti a comprendere delle dinamiche e ad accettare il fatto che alla fine \u00e8 un&#8217;industria. In base a questo, puoi capire quanto pu\u00f2 essere o meno rilevante per te la vendita e il commerciale. Devi trovare il tuo posto, il modo in cui stare l\u00ec dentro, e farlo significa anche capire che non lo vuoi fare. La letteratura ci deve appartenere. Che tu voglia fare l&#8217;editor, il caporedattore, l&#8217;ufficio stampa, i comunicati, gestire i social oppure l\u2019autrice. Qualsiasi cosa appartenga al mondo letterario prevede la passione per la letteratura, ma questo non comporta per forza il dover stare in mezzo al circuito. Sono due cose diverse. Il mio consiglio \u00e8: se senti che questa potrebbe essere la tua strada trova dei pertugi, per capire qual \u00e8 la misura entro cui ci vuoi stare dentro. E poi leggi. Leggi tantissimo e sii consapevole di qual \u00e8 la tua fonte d\u2019ispirazione principale. Da cosa trai maggiormente ispirazione per la tua scrittura? Per me la fonte principale \u00e8 il mondo esterno, ma riconosco che per qualcuno possa essere il proprio mondo interiore, e che per qualcun altro le fonti siano semplicemente i libri. Io traggo ispirazione da un pescatore che imita con la voce il verso di un uccello. E l\u00ec c\u2019\u00e8 tutto il mondo che voglio tradurre in una pagina. Dov&#8217;\u00e8 che davvero ti si aprono le spalle e il mondo ti entra dentro? A qualcuno succede di pi\u00f9 leggendo, a qualcuno ascoltando, a qualcuno riflettendo. Prima vivi, poi scrivi, dicevano. E per me questo consiglio \u00e8 stato d\u2019aiuto, anche se, senza leggere si pu\u00f2 scrivere, ma difficilmente si scrive meglio. Io mi accorgo che quando leggo tanta buona letteratura il mio orecchio si abitua a non innamorarsi delle mie parole scarse. Se invece sono presa da altre cose, se leggo poco, diventa molto pi\u00f9 difficile. 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Ma torna presto la voglia di scrivere seriamente. Stavo lavorando freelance, quindi pian pianino abbasso i progetti, mi metto a fare la cameriera, comincio un lavoro come assistente di un artista, e pi\u00f9 o meno in un anno scrivo il romanzo che adesso \u00e8 stato pubblicato. Mi racconteresti la storia di questa tua prima pubblicazione? Avevo dei grandissimi contatti ma molto poco utili, degli ottimi rapporti ma in quel momento totalmente vani. E vivendo a Rimini ero tagliata fuori dall\u2019ambito editoriale. Servivo tagliatelle e pensavo all\u2019archivio dell\u2019artista per il quale lavoravo. Ma avevo un romanzo, e la grande ambizione di pubblicarlo con una buona casa editrice. Feltrinelli \u00e8 stata una cosa enorme.Non si deve portare un romanzo appena scritto ad un festival, ma io non lo sapevo. Sono andata a testo [Come si diventa un libro] a Firenze, dove quest\u2019anno ho presentato il libro. Ho chiesto ad uno dei relatori del seminario Come esordire come poter proporre il mio romanzo perch\u00e9 venisse pubblicato. Lui mi ha consigliato un agente dell\u2019agenzia Oblique, la persona che mi ha insegnato cosa significa scrivere un libro. Quello \u00e8 stato il momento in cui sono ritornata nell\u2019ambito editoriale ma un po\u2019 diversamente, cominciando a capire quale poteva essere un vero approccio professionale alla scrittura. Poco dopo Feltrinelli lanciava il progetto inprint Gramma. Oblique propone il mio manoscritto e, mentre sono sul Caucaso, mi arriva una sua mail che dice: Chiamami, \u00e8 urgente. Dalla Georgia sono volata fino a Roma, e ho firmato il contratto con Feltrinelli. Iniziava il mio percorso da scrittrice. Un percorso fatto di grandi occasioni fortuite, ma anche di momenti di consapevolezza: alla fine avevo studiato scrittura, avevo lavorato con il mio agente otto mesi prima di proporre il romanzo, frequentavo festival e conferenze per capire meglio, nonostante non fossi nessuno. Per il resto penso che le coincidenze facciano parte di ogni avventura, e che si debbano sempre ringraziare: ad esempio, dell\u2019agenzia Oblique ho avuto la mail sbagliata, e perci\u00f2 il mio romanzo non \u00e8 arrivato nella casella dove tutti gli altri manoscritti si accumulavano in coda, ma \u00e8 arrivato isolato. Magari, se cos\u00ec non fosse stato, sarebbero passati mesi, mi sarei persa d\u2019animo, chiss\u00e0. Leggendo Non per cattiveria mi aveva incuriosito l&#8217;uso molto originale delle note a pi\u00e8 di pagina, dove non ci sono rimandi a fonti esterne ma semplicemente delle piccole riflessioni della voce narrante, della protagonista, come in un a parte teatrale. Io e il mio agente avremmo voluto metterne di pi\u00f9, ma le abbiamo studiate tanto, non volevamo farlo in maniera casuale. Queste note sono un modo per stabilire una vicinanza diversa con il lettore. Non si tratta mai di note scientifiche, non vogliono appuntarti qualcosa perch\u00e9 tu sappia muoverti meglio nel testo. \u00c8 un&#8217;apertura di parentesi. Le ho sempre viste cos\u00ec e sono sempre state l\u00ec. Sono gli asterischi che ti segni quando scrivi un diario. E a volte credo ce ne sia bisogno. Io ho scritto un libro dove alla seconda pagina dico \u201cstate bene a sentire\u201d. Non lo sto facendo nel secondo romanzo, per\u00f2 scrivendo il primo mi sono immaginata un lettore, forse ero io a rileggermi continuamente, e volevo tenere questo lettore immaginario con me, anche nei ragionamenti che non sono interni alla storia. Come sta andando il lavoro sul tuo secondo romanzo? Lo sto scrivendo ma ho ancora paura a proporlo. \u00c8 stato pi\u00f9 facile scrivere il primo, perch\u00e9 non avevo pressioni, mi ero presa del tempo per me. E in quel periodo non sapevo neanche cosa desiderare davvero. Desideravo solo scriverlo. Ho sempre pensato che il mio punto d\u2019arrivo non fosse la pubblicazione, ma mettere il punto finale alla mia storia e sentire che funzionava. Adesso, ovviamente, comincia ad essere un po\u2019 diverso. Il secondo romanzo subisce un altro tipo di pressione. Per\u00f2 sai anche che hai delle orecchie che ascoltano. Questa \u00e8 una cosa pazzesca: un libro, anche se lo scrivi solo tu, nasconde dietro una squadra di persone che provano a comprendere il tuo punto di vista per esprimerlo al meglio. Adesso forse ho pi\u00f9 paura di deludere la squadra. Prima deludevo al massimo me stessa. Per\u00f2 sono meno sola, \u00e8 questa la grande differenza. Qual \u00e8 il tuo rapporto attuale con il mondo dell\u2019editoria? 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Com\u2019\u00e8 per te pubblicare una rivista indipendente e pubblicare per un editore? La risposta \u00e8 semplice: a me piace il mondo. Ero a Linosa fino a ieri, adesso parto per le Tremiti perch\u00e9 sto facendo un progetto sulle isole minori e otto mesi fa ero in Georgia a vivere nelle comunit\u00e0 marginali. Anche se trovo la letteratura uno spazio meraviglioso in cui stare, anche se a volte, leggendo un libro, penso davvero che non ci sia niente di meglio di un testo ben scritto, allo stesso tempo mi attrae tutto quel mondo che \u00e8 meno acculturato ma comunque profondo, meno analitico ma stupefacente. Cos\u00ec rinuncio un po\u2019 a stare sulla pagina e nei discorsi letterari, e mi concedo il resto, che significa viaggiare e pubblicare un magazine come lo abbiamo sempre sognato, significa sprecare energie per trovare finanziamenti e significa spesso anche non guadagnarci un bel nulla. 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Che tu voglia fare l&#8217;editor, il caporedattore, l&#8217;ufficio stampa, i comunicati, gestire i social oppure l\u2019autrice. Qualsiasi cosa appartenga al mondo letterario prevede la passione per la letteratura, ma questo non comporta per forza il dover stare in mezzo al circuito. Sono due cose diverse. Il mio consiglio \u00e8: se senti che questa potrebbe essere la tua strada trova dei pertugi, per capire qual \u00e8 la misura entro cui ci vuoi stare dentro. E poi leggi. Leggi tantissimo e sii consapevole di qual \u00e8 la tua fonte d\u2019ispirazione principale. Da cosa trai maggiormente ispirazione per la tua scrittura? Per me la fonte principale \u00e8 il mondo esterno, ma riconosco che per qualcuno possa essere il proprio mondo interiore, e che per qualcun altro le fonti siano semplicemente i libri. Io traggo ispirazione da un pescatore che imita con la voce il verso di un uccello. E l\u00ec c\u2019\u00e8 tutto il mondo che voglio tradurre in una pagina. 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Il suo amore per la parola scritta pu\u00f2 declinarsi in molte forme, diventando un esempio originale di rapporto alternativo con l\u2019editoria Mi piacerebbe esplorare con te le tappe del tuo percorso nel mondo della parola scritta, parlando in particolare del tuo approccio all\u2019editoria. Come \u00e8 iniziato tutto? Quali sono state le esperienze di studio e di lavoro che ti hanno fatto arrivare fin qui? Ho sempre scritto, fin da bambina. La scrittura e le storie hanno sempre fatto parte del mio quotidiano. Facevo i temi alle mie compagne di classe, scrivevo lettere ai fidanzati delle mie amiche, cercavo di utilizzare le parole per qualsiasi urgenza. Ad un certo punto della mia vita ho dovuto scegliere se farlo diventare un mestiere, e la mia risposta iniziale \u00e8 stata no.Ho studiato comunicazione alla IULM di Milano, in un certo senso qualcosa di molto pratico. Volevo fare la copywriter e tenere la scrittura come qualcosa di laterale. Poi per\u00f2 \u00e8 successa una cosa: sono partita per la Danimarca, poi per il Montenegro, e ho scritto un reportage che ha letto Antonio Scurati, che gestiva un corso di scrittura creativa all\u2019universit\u00e0. Dopo quel viaggio ho preso coraggio e ho iniziato a pensare che valeva la pena provare davvero a fare la scrittrice, a vivere scrivendo storie. Ho fatto la tesi di laurea con Scurati. Mi sono laureata prima in comunicazione, poi ho proseguito studiando scrittura narrativa e cinematografica.Ho iniziato a lavorare in casa editrice, dentro al gruppo Giunti, occupandomi di varie cose, dall\u2019ufficio stampa al macro-editing di alcuni testi di varia, facendo anche la ghostwriter.Ero ancora molto indecisa sulla strada da intraprendere. Cominciavo a soffrire un po\u2019 l\u2019ambito editoriale: io volevo scrivere le mie storie, non volevo occuparmi delle storie degli altri. Quando scoppia il COVID mi licenzio e decido di tornare a fare comunicazione. Ma torna presto la voglia di scrivere seriamente. Stavo lavorando freelance, quindi pian pianino abbasso i progetti, mi metto a fare la cameriera, comincio un lavoro come assistente di un artista, e pi\u00f9 o meno in un anno scrivo il romanzo che adesso \u00e8 stato pubblicato. Mi racconteresti la storia di questa tua prima pubblicazione? Avevo dei grandissimi contatti ma molto poco utili, degli ottimi rapporti ma in quel momento totalmente vani. E vivendo a Rimini ero tagliata fuori dall\u2019ambito editoriale. Servivo tagliatelle e pensavo all\u2019archivio dell\u2019artista per il quale lavoravo. Ma avevo un romanzo, e la grande ambizione di pubblicarlo con una buona casa editrice. Feltrinelli \u00e8 stata una cosa enorme.Non si deve portare un romanzo appena scritto ad un festival, ma io non lo sapevo. Sono andata a testo [Come si diventa un libro] a Firenze, dove quest\u2019anno ho presentato il libro. Ho chiesto ad uno dei relatori del seminario Come esordire come poter proporre il mio romanzo perch\u00e9 venisse pubblicato. Lui mi ha consigliato un agente dell\u2019agenzia Oblique, la persona che mi ha insegnato cosa significa scrivere un libro. Quello \u00e8 stato il momento in cui sono ritornata nell\u2019ambito editoriale ma un po\u2019 diversamente, cominciando a capire quale poteva essere un vero approccio professionale alla scrittura. Poco dopo Feltrinelli lanciava il progetto inprint Gramma. Oblique propone il mio manoscritto e, mentre sono sul Caucaso, mi arriva una sua mail che dice: Chiamami, \u00e8 urgente. Dalla Georgia sono volata fino a Roma, e ho firmato il contratto con Feltrinelli. Iniziava il mio percorso da scrittrice. Un percorso fatto di grandi occasioni fortuite, ma anche di momenti di consapevolezza: alla fine avevo studiato scrittura, avevo lavorato con il mio agente otto mesi prima di proporre il romanzo, frequentavo festival e conferenze per capire meglio, nonostante non fossi nessuno. Per il resto penso che le coincidenze facciano parte di ogni avventura, e che si debbano sempre ringraziare: ad esempio, dell\u2019agenzia Oblique ho avuto la mail sbagliata, e perci\u00f2 il mio romanzo non \u00e8 arrivato nella casella dove tutti gli altri manoscritti si accumulavano in coda, ma \u00e8 arrivato isolato. Magari, se cos\u00ec non fosse stato, sarebbero passati mesi, mi sarei persa d\u2019animo, chiss\u00e0. Leggendo Non per cattiveria mi aveva incuriosito l&#8217;uso molto originale delle note a pi\u00e8 di pagina, dove non ci sono rimandi a fonti esterne ma semplicemente delle piccole riflessioni della voce narrante, della protagonista, come in un a parte teatrale. Io e il mio agente avremmo voluto metterne di pi\u00f9, ma le abbiamo studiate tanto, non volevamo farlo in maniera casuale. Queste note sono un modo per stabilire una vicinanza diversa con il lettore. Non si tratta mai di note scientifiche, non vogliono appuntarti qualcosa perch\u00e9 tu sappia muoverti meglio nel testo. \u00c8 un&#8217;apertura di parentesi. Le ho sempre viste cos\u00ec e sono sempre state l\u00ec. Sono gli asterischi che ti segni quando scrivi un diario. E a volte credo ce ne sia bisogno. Io ho scritto un libro dove alla seconda pagina dico \u201cstate bene a sentire\u201d. Non lo sto facendo nel secondo romanzo, per\u00f2 scrivendo il primo mi sono immaginata un lettore, forse ero io a rileggermi continuamente, e volevo tenere questo lettore immaginario con me, anche nei ragionamenti che non sono interni alla storia. Come sta andando il lavoro sul tuo secondo romanzo? Lo sto scrivendo ma ho ancora paura a proporlo. \u00c8 stato pi\u00f9 facile scrivere il primo, perch\u00e9 non avevo pressioni, mi ero presa del tempo per me. E in quel periodo non sapevo neanche cosa desiderare davvero. Desideravo solo scriverlo. Ho sempre pensato che il mio punto d\u2019arrivo non fosse la pubblicazione, ma mettere il punto finale alla mia storia e sentire che funzionava. Adesso, ovviamente, comincia ad essere un po\u2019 diverso. Il secondo romanzo subisce un altro tipo di pressione. Per\u00f2 sai anche che hai delle orecchie che ascoltano. Questa \u00e8 una cosa pazzesca: un libro, anche se lo scrivi solo tu, nasconde dietro una squadra di persone che provano a comprendere il tuo punto di vista per esprimerlo al meglio. Adesso forse ho pi\u00f9 paura di deludere la squadra. Prima deludevo al massimo me stessa. Per\u00f2 sono meno sola, \u00e8 questa la grande differenza. Qual \u00e8 il tuo rapporto attuale con il mondo dell\u2019editoria? Adesso sono dentro questo mondo da autrice, non da addetta ai lavori interni, e ne sono contenta. Continuo a vivere di comunicazione, facendo anche dei reportage. Le dinamiche dell\u2019editoria mi toccano, per\u00f2 nel senso che pi\u00f9 preferisco: mi chiedono solo di continuare a divertirmi, e a scrivere bene. Sono fuori circuito, e questa cosa forse \u00e8 fa un po\u2019 strana, ma \u00e8 comunque accettata. A volte si pensa che ci sia troppo amichettismo nell&#8217;editoria; ma non \u00e8 l&#8217;unico modo attraverso cui si possono scrivere e proporre dei libri, fare delle cose belle e avere un riconoscimento. \u00c8 certamente pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 subito quel passaparola all\u2019interno del mondo degli autori, nessuno conosce il tuo nome e tu non conosci i loro numeri e le loro voci, eppure c\u2019\u00e8 un modo, ed \u00e8 anche il mio. Hai accennato al fatto di scrivere anche reportage, difatti sei una delle redattrici del magazine Inland. Com\u2019\u00e8 per te pubblicare una rivista indipendente e pubblicare per un editore? La risposta \u00e8 semplice: a me piace il mondo. Ero a Linosa fino a ieri, adesso parto per le Tremiti perch\u00e9 sto facendo un progetto sulle isole minori e otto mesi fa ero in Georgia a vivere nelle comunit\u00e0 marginali. Anche se trovo la letteratura uno spazio meraviglioso in cui stare, anche se a volte, leggendo un libro, penso davvero che non ci sia niente di meglio di un testo ben scritto, allo stesso tempo mi attrae tutto quel mondo che \u00e8 meno acculturato ma comunque profondo, meno analitico ma stupefacente. Cos\u00ec rinuncio un po\u2019 a stare sulla pagina e nei discorsi letterari, e mi concedo il resto, che significa viaggiare e pubblicare un magazine come lo abbiamo sempre sognato, significa sprecare energie per trovare finanziamenti e significa spesso anche non guadagnarci un bel nulla. 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Non avrei mai autopubblicato il romanzo: quando si tratta di letteratura, le mie intenzioni sono quelle di fare la scrittrice di narrativa attraverso le vie pi\u00f9 canoniche e importanti. D\u2019altronde, la facilit\u00e0 con cui si pu\u00f2 accedere alla pubblicazione fa s\u00ec che le persone pensino che questa possa avere meno valore. Per questo sono sempre stata convinta di volere alle spalle una casa editrice che certificasse il mio romanzo. Piuttosto avrei aspettato cent&#8217;anni, piuttosto avrei scritto altri dieci libri. Quando si tratta di Inland, invece, facciamo i conti con il valore del progetto durante tutti i passaggi: dallo studio al coinvolgimento di partner, dalle collaborazioni locali ai rapporti personali che stabiliamo durante i nostri soggiorni. In questo progetto, solo alla fine arrivano le pagine. E allora dici chi se ne frega, nessuno deve dirmi se questa cosa \u00e8 bella oppure no. 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Dov&#8217;\u00e8 che davvero ti si aprono le spalle e il mondo ti entra dentro? A qualcuno succede di pi\u00f9 leggendo, a qualcuno ascoltando, a qualcuno riflettendo. Prima vivi, poi scrivi, dicevano. E per me questo consiglio \u00e8 stato d\u2019aiuto, anche se, senza leggere si pu\u00f2 scrivere, ma difficilmente si scrive meglio. Io mi accorgo che quando leggo tanta buona letteratura il mio orecchio si abitua a non innamorarsi delle mie parole scarse. Se invece sono presa da altre cose, se leggo poco, diventa molto pi\u00f9 difficile. 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