{"id":9240,"date":"2025-06-06T12:03:06","date_gmt":"2025-06-06T10:03:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=9240"},"modified":"2025-06-06T15:06:14","modified_gmt":"2025-06-06T13:06:14","slug":"dolore-e-grandezza-di-thomas-mann","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/dolore-e-grandezza-di-thomas-mann\/","title":{"rendered":"Dolore e grandezza di Thomas Mann"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"9240\" class=\"elementor elementor-9240\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-58f9c0e5 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"58f9c0e5\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6a9932f1\" data-id=\"6a9932f1\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4ae3139e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4ae3139e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nato centocinquant\u2019anni fa, lo scrittore tedesco, premio Nobel nel 1929, rimane uno dei pilastri letterari del Novecento, della cui prima met\u00e0 incarn\u00f2 tragedia e speranza.<\/em><\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">Quando si parla di Thomas Mann \u00e8 spesso inevitabile sentirsi intimoriti. Del resto egli \u00e8 <strong>l\u2019erede di Goethe nel Novecento<\/strong> e di un filone della letteratura europea \u2013 si pensi soprattutto a grandi russi come Tolstoj e Dostoevskij cos\u00ec amati dall\u2019autore \u2013 che, nella narrazione, lega indissolubilmente fra loro corpo e mente, pensiero e azione, in un tutto che, a un lettore inavvertito, <strong>appare complesso, difficile da seguire e, a volte, da comprendere<\/strong>. E cos\u00ec questo autore, nato a Lubecca nel 1875, centocinquant\u2019anni fa, <strong>viene considerato fra i pi\u00f9 ingombranti, quelli che spesso se non li si \u00e8 letti si finge di leggerli<\/strong>. Oppure, semmai, <strong>ci si interroga<\/strong>, anche giustamente, <strong>sulla loro attualit\u00e0<\/strong> e, in definitiva, sulla loro modernit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, per afferrarne la natura non solo da \u201cevergreen\u201d ma da contemporaneo <strong>Mann e la sua opera andrebbero letti non tanto con la mente, quanto e soprattutto col cuore<\/strong>: infatti, lungi dall\u2019essere uno scrittore freddo, cerebrale, nelle sue opere <strong>egli appare innanzitutto come un uomo che soffre<\/strong>.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 forse per\u00f2 inutile sottolineare che <strong>non si tratta soltanto di un dolore privato<\/strong>, personale, legato, ad esempio, al soffertissimo rapporto dell\u2019autore con la propria omosessualit\u00e0 (mai realmente risolto) o, semmai, relativo soltanto a una generazione o a un et\u00e0 della vita: la giovinezza, reduce dalla <strong>decadenza del mondo borghese<\/strong> che avrebbe portato alla Prima guerra mondiale, la vecchiaia vissuta nell\u2019<strong>autoesilio dal nazismo<\/strong> e dalla patria distrutta \u2013 questo poteva avvenire nel primo capolavoro del suo padre letterario putativo, il <em>Werther<\/em>, o in altre grandissime opere del Romanticismo, et\u00e0 d\u2019oro della letteratura tedesca: Mann invece, guardando al <strong>modello tolstojano<\/strong>, riesce \u2013 e questo \u00e8 gi\u00e0 gran parte della sua grandezza \u2013 a <strong>rendere il proprio dolore universale<\/strong>. <\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel fare ci\u00f2 egli per\u00f2, lungi dall\u2019essere quello scrittore \u201ctradizionalista\u201d che \u00e8 stato accusato di essere, non \u00e8 come Tolstoj o tanti autori del secolo precedente: non ha bisogno di immettere i suoi personaggi esplicitamente nel vortice della Storia, dove le bombe esplodono e la morte raggiunge infallibilmente l\u2019umanit\u00e0 \u2013 e anche quando lo fa, come nelle pagine del <em>Doctor Faustus<\/em> in cui irrompono a pi\u00f9 riprese i fatti della Seconda guerra mondiale, in corso mentre l\u2019autore scrive, o nel finale della <em>Montagna incantata<\/em> (o \u201cmagica\u201d secondo la divisiva ritraduzione del titolo da parte di Renata Colorni nel 2010) allorch\u00e9 il protagonista Hans Castorp si ritrova sul campo di battaglia della Prima, <strong>gli avvenimenti principali della narrazione avvengono sempre apparentemente altrove<\/strong>, nel sanatorio svizzero di Berghof nella <em>Montagna<\/em>, nella casa di campagna a Pfeiffering, ritiro dell\u2019eccentrico compositore Adrian Leverk\u00fchn, di cui il <em>Doctor Faustus<\/em> racconta la biografia, nella crepuscolare citt\u00e0 lagunare della<em> Morte a Venezia<\/em>.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tutto ci\u00f2 \u00e8 forse l\u2019arte, l\u2019espressione artistica, la soluzione, l\u2019argine contro il rapido imbarbarimento della societ\u00e0 e della storia? La risposta dell\u2019autore \u00e8 molto problematica. Egli infatti, pi\u00f9 per il proprio stesso sentire che per influenze freudiane, <strong>scopre fin da subito<\/strong> \u2013 quando descrive la fine del piccolo Hanno Buddenbrook, primo esponente della grande famiglia borghese a mostrare inclinazioni artistiche e precocemente stroncato dal tifo \u2013 <strong>nell\u2019arte una parentela con la morte<\/strong>, con la pulsione di morte, in quanto altra faccia di quel vitalismo che consuma le facolt\u00e0 dell\u2019uomo e <strong>capace soltanto in parte di sublimare le dolorose passioni dei suoi sensi<\/strong>: esempi supremi di questo difficile rapporto con la propria stessa vocazione sono due personaggi di compositori, dall\u2019Aschenbach della <em>Morte a Venezia<\/em>, artista in apparenza equilibrato ma che cede all\u2019amore mortalmente impossibile per la bellezza, al faustiano Leverk\u00fchn, che, per coltivare la propria arte al massimo grado stringe un vero e proprio patto col diavolo, raggiungendo \u2013 a discapito del pieno soddisfacimento delle proprie pulsioni sessuali \u2013 le pi\u00f9 alte vette come profeta dionisiaco dell\u2019imminente apocalisse nazista ma finisce preda della demenza causatagli dalla neurosifilide.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo questa breve e insufficiente ricognizione di uno dei temi fondamentali nell\u2019opera di Thomas Mann, pu\u00f2 per\u00f2 forse risultare chiaro come <strong>leggere quest\u2019opera col cuore significhi capire l\u2019importanza e la <em>drammaticamente<\/em> istintiva contemporaneit\u00e0<\/strong> di un autore che si \u00e8 reso in effetti <strong>cantore<\/strong> affranto <strong>di due epoche tragiche<\/strong>, la belle \u00e9poque e gli anni fra le due guerre, segnati in Italia dal fascismo e in Germania dalla debole Repubblica di Weimar da un lato, e dalla resistibile ascesa del nazismo dall\u2019altra, due epoche <strong>cos\u00ec purtroppo simili all\u2019attuale<\/strong>, in cui sempre di pi\u00f9 l\u2019umanit\u00e0 (europea, occidentale ma non solo) davanti agli eventi luttuosi da lei causati sembra perdere ogni interesse per le conseguenze \u2013 per s\u00e9 e per gli altri \u2013 delle proprie azioni, tutti sintomi di \u201cbrutalismo\u201d che purtroppo ricordano da vicino quelli che portarono alla Prima guerra mondiale e, soprattutto alla Seconda.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A centocinquant\u2019anni dalla sua nascita, e a settant\u2019anni dalla sua morte \u2013 altro rilevantissimo anniversario manniano che ricorre il prossimo dodici agosto (e far\u00e0, com\u2019\u00e8 noto, cadere i diritti di pubblicazione, per cui nei mesi successivi assisteremo a un profluvio di riedizioni e ritraduzioni dell\u2019autore) \u2013 Thomas Mann ci ha quindi lasciato un messaggio certamente attuale ma privo di ogni speranza di una qualsiasi salvezza? Neanche questa possibile critica coglie nel segno, poich\u00e9 se \u00e8 vero che l\u2019arte non sublima mai del tutto la morte e anzi ne \u00e8 complice, <strong>lo scrittore sembra non perdere mai del tutto la fede nella vittoria della vita morale contro lo spietato cinismo della morte<\/strong>. Si rilegga quindi l\u2019interrogativo pieno di bruciante speranza con cui si conclude la <em>Montagna incantata<\/em> (fratello dei versi finali della contemporanea <em>Primavera hitleriana<\/em> di Montale):<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi sa se anche da questa mondiale sagra della morte, anche dalla febbre maligna che incendia tutt\u2019intorno il cielo piovoso di questa sera, sorger\u00e0 un giorno l\u2019amore?<\/p>\n<p><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">Matteo Casanova<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nato centocinquant\u2019anni fa, lo scrittore tedesco, premio Nobel nel 1929, rimane uno dei pilastri letterari del Novecento, della cui prima met\u00e0 incarn\u00f2 tragedia e speranza. Quando si parla di Thomas Mann \u00e8 spesso inevitabile sentirsi intimoriti. Del resto egli \u00e8 l\u2019erede di Goethe nel Novecento e di un filone della letteratura europea \u2013 si pensi soprattutto a grandi russi come Tolstoj e Dostoevskij cos\u00ec amati dall\u2019autore \u2013 che, nella narrazione, lega indissolubilmente fra loro corpo e mente, pensiero e azione, in un tutto che, a un lettore inavvertito, appare complesso, difficile da seguire e, a volte, da comprendere. E cos\u00ec questo autore, nato a Lubecca nel 1875, centocinquant\u2019anni fa, viene considerato fra i pi\u00f9 ingombranti, quelli che spesso se non li si \u00e8 letti si finge di leggerli. Oppure, semmai, ci si interroga, anche giustamente, sulla loro attualit\u00e0 e, in definitiva, sulla loro modernit\u00e0.&nbsp; Tuttavia, per afferrarne la natura non solo da \u201cevergreen\u201d ma da contemporaneo Mann e la sua opera andrebbero letti non tanto con la mente, quanto e soprattutto col cuore: infatti, lungi dall\u2019essere uno scrittore freddo, cerebrale, nelle sue opere egli appare innanzitutto come un uomo che soffre. Non \u00e8 forse per\u00f2 inutile sottolineare che non si tratta soltanto di un dolore privato, personale, legato, ad esempio, al soffertissimo rapporto dell\u2019autore con la propria omosessualit\u00e0 (mai realmente risolto) o, semmai, relativo soltanto a una generazione o a un et\u00e0 della vita: la giovinezza, reduce dalla decadenza del mondo borghese che avrebbe portato alla Prima guerra mondiale, la vecchiaia vissuta nell\u2019autoesilio dal nazismo e dalla patria distrutta \u2013 questo poteva avvenire nel primo capolavoro del suo padre letterario putativo, il Werther, o in altre grandissime opere del Romanticismo, et\u00e0 d\u2019oro della letteratura tedesca: Mann invece, guardando al modello tolstojano, riesce \u2013 e questo \u00e8 gi\u00e0 gran parte della sua grandezza \u2013 a rendere il proprio dolore universale. Nel fare ci\u00f2 egli per\u00f2, lungi dall\u2019essere quello scrittore \u201ctradizionalista\u201d che \u00e8 stato accusato di essere, non \u00e8 come Tolstoj o tanti autori del secolo precedente: non ha bisogno di immettere i suoi personaggi esplicitamente nel vortice della Storia, dove le bombe esplodono e la morte raggiunge infallibilmente l\u2019umanit\u00e0 \u2013 e anche quando lo fa, come nelle pagine del Doctor Faustus in cui irrompono a pi\u00f9 riprese i fatti della Seconda guerra mondiale, in corso mentre l\u2019autore scrive, o nel finale della Montagna incantata (o \u201cmagica\u201d secondo la divisiva ritraduzione del titolo da parte di Renata Colorni nel 2010) allorch\u00e9 il protagonista Hans Castorp si ritrova sul campo di battaglia della Prima, gli avvenimenti principali della narrazione avvengono sempre apparentemente altrove, nel sanatorio svizzero di Berghof nella Montagna, nella casa di campagna a Pfeiffering, ritiro dell\u2019eccentrico compositore Adrian Leverk\u00fchn, di cui il Doctor Faustus racconta la biografia, nella crepuscolare citt\u00e0 lagunare della Morte a Venezia. In tutto ci\u00f2 \u00e8 forse l\u2019arte, l\u2019espressione artistica, la soluzione, l\u2019argine contro il rapido imbarbarimento della societ\u00e0 e della storia? La risposta dell\u2019autore \u00e8 molto problematica. Egli infatti, pi\u00f9 per il proprio stesso sentire che per influenze freudiane, scopre fin da subito \u2013 quando descrive la fine del piccolo Hanno Buddenbrook, primo esponente della grande famiglia borghese a mostrare inclinazioni artistiche e precocemente stroncato dal tifo \u2013 nell\u2019arte una parentela con la morte, con la pulsione di morte, in quanto altra faccia di quel vitalismo che consuma le facolt\u00e0 dell\u2019uomo e capace soltanto in parte di sublimare le dolorose passioni dei suoi sensi: esempi supremi di questo difficile rapporto con la propria stessa vocazione sono due personaggi di compositori, dall\u2019Aschenbach della Morte a Venezia, artista in apparenza equilibrato ma che cede all\u2019amore mortalmente impossibile per la bellezza, al faustiano Leverk\u00fchn, che, per coltivare la propria arte al massimo grado stringe un vero e proprio patto col diavolo, raggiungendo \u2013 a discapito del pieno soddisfacimento delle proprie pulsioni sessuali \u2013 le pi\u00f9 alte vette come profeta dionisiaco dell\u2019imminente apocalisse nazista ma finisce preda della demenza causatagli dalla neurosifilide. Dopo questa breve e insufficiente ricognizione di uno dei temi fondamentali nell\u2019opera di Thomas Mann, pu\u00f2 per\u00f2 forse risultare chiaro come leggere quest\u2019opera col cuore significhi capire l\u2019importanza e la drammaticamente istintiva contemporaneit\u00e0 di un autore che si \u00e8 reso in effetti cantore affranto di due epoche tragiche, la belle \u00e9poque e gli anni fra le due guerre, segnati in Italia dal fascismo e in Germania dalla debole Repubblica di Weimar da un lato, e dalla resistibile ascesa del nazismo dall\u2019altra, due epoche cos\u00ec purtroppo simili all\u2019attuale, in cui sempre di pi\u00f9 l\u2019umanit\u00e0 (europea, occidentale ma non solo) davanti agli eventi luttuosi da lei causati sembra perdere ogni interesse per le conseguenze \u2013 per s\u00e9 e per gli altri \u2013 delle proprie azioni, tutti sintomi di \u201cbrutalismo\u201d che purtroppo ricordano da vicino quelli che portarono alla Prima guerra mondiale e, soprattutto alla Seconda. A centocinquant\u2019anni dalla sua nascita, e a settant\u2019anni dalla sua morte \u2013 altro rilevantissimo anniversario manniano che ricorre il prossimo dodici agosto (e far\u00e0, com\u2019\u00e8 noto, cadere i diritti di pubblicazione, per cui nei mesi successivi assisteremo a un profluvio di riedizioni e ritraduzioni dell\u2019autore) \u2013 Thomas Mann ci ha quindi lasciato un messaggio certamente attuale ma privo di ogni speranza di una qualsiasi salvezza? Neanche questa possibile critica coglie nel segno, poich\u00e9 se \u00e8 vero che l\u2019arte non sublima mai del tutto la morte e anzi ne \u00e8 complice, lo scrittore sembra non perdere mai del tutto la fede nella vittoria della vita morale contro lo spietato cinismo della morte. Si rilegga quindi l\u2019interrogativo pieno di bruciante speranza con cui si conclude la Montagna incantata (fratello dei versi finali della contemporanea Primavera hitleriana di Montale): Chi sa se anche da questa mondiale sagra della morte, anche dalla febbre maligna che incendia tutt\u2019intorno il cielo piovoso di questa sera, sorger\u00e0 un giorno l\u2019amore? 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