L’ idioma gentile. L’ idioma gentile. Lingua e società nel giornalismo e nella narrativa di Edmondo De Amicis

L’IDIOMA GENTILE. LINGUA E SOCIETA’ NEL GIORNALISMO E NELLA NARRATIVA DI EDMONDO DE AMICIS

A cura di Giuseppe Polimeni

Edizioni Santa Caterina, 2012 – pp. 256

Collana “Biblioteca del Collegio Santa Caterina. Serie Umanistica ”

 

EURO  20.00

 

SOMMARIO

– Presentazione (GIUSEPPE POLIMENI)

L’IDIOMA GENTILE

– Roma 1904: due disperse interviste a Edmondo De Amicis (FRANCO CONTORBIA)
– De Amicis e la guerra franco-prussiana del 1870. Un recupero bibliografico (ALBERTO BRAMBILLA)
– Primi sondaggi per un’analisi linguistica delle Lettere dalla Spagna (MATTEO GRASSANO)
– «Ah, povra Italia!» Appunti su dialetto e rappresentazionilinguistiche in Sull’Oceano (FRANCO PIERNO)
– Tra Quadri e statue. De Amicis poeta all’Esposizione d’arte di Torino (GIANFRANCA LAVEZZI)
– De Amicis e l’infanzia (PINO BOERO)
– Lingua italiana del dialogo in Cuore di Edmondo De Amicis (CECILIA DEMURU, LAURA GIGLIOTTI)
– De Amicis e le parole della persuasione: propaganda e propagandista (GIOVANNI BATTISTA BOCCARDO)
– Fare prosa, e saperlo. L’idioma gentile, la pratica e la grammatica (MASSIMO PRADA)
– Le parole nuove di De Amicis (CLAUDIA BUSSOLINO)
– I sinonimi sul banco: aspetti dell’educazione linguistica postunitaria nell’Idioma gentile (GIUSEPPE POLIMENI)

APPENDICE

– Appunti sulla biblioteca di De Amicis linguista (MATTEO GRASSANO)
– Ringraziamenti
– Indice dei nomi

PRESENTAZIONE

Nel novembre del 1904, durante un’intervista concessa a Eugenio Checchi per “Il Giornale d’Italia” e riportata oggi alla luce da Franco Contorbia, Edmondo De Amicis ricostruisce la genesi dell’Idioma gentile, in uscita da Treves. Scrittore di culto non solo per i più giovani, percorre a ritroso la genesi di un libro che raccoglie appunti, considerazioni, dubbi affiorati nel corso di una vita:

È un’idea antica molto. Fino dall’età di venticinque anni l’arduo problema della lingua mi sedusse: e d’anno in anno mettevo assieme in tanti quaderni le idee che mi balenavano alla mente. Riordinando quelli appunti, dando una forma letteraria a quei pensieri, ho composto, quasi senza accorgermene, un libro di più che cinquecento pagine: libro forse non inutile, seppure non m’inganna l’amore di padre.

Le riflessioni intorno all’«arduo problema» della lingua, strumento dell’espressione e della comunicazione, accompagnano il percorso della scrittura di De Amicis; come l’instancabile ricerca del «sommo e venerato Alessandro», quell’«eterno lavoro» non appare direttamente finalizzato soltanto a stabilire e a perfezionare le scelte espressive, del giornalista come dello scrittore, ma ha radice in domande più profonde, legate al nuovo assetto politico e sociale, ai nodi complessi della nazione. Come il milanese Manzoni, e soprattutto come l’astigiano Alfieri (a una sua lirica chiede in prestito il titolo del libro), il «ligure di idioma piemontese» De Amicis sente di non possedere la lingua e di dovere per conseguenza mettersi in cerca di quella.
Questa assenza e la ricerca che ne segue non sono però percepite come un limite, ma vengono lette come una condizione perpetua, e in un certo senso ideale, di indagine, una tensione positiva che, se appartiene allo scrittore, può e deve essere di ciascuno. Dirà perciò in un’altra intervista del 1904:

– E che cos’è codesto vostro nuovo libro? È un racconto o una dissertazione?
– Che dirvi? – rispose l’autore d’Idioma gentile. – Il mio nuovo libro vuole essere un eccitamento, un grande eccitamento, allo studio della nostra lingua. E perciò sarà un insieme di bozzetti, di scene, di dialoghi, soprattutto di dialoghi, atti a invogliare i lettori a parlare e a scriver bene. 

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