Come cambiano i modi di leggere? Dalla carta agli audiolibri: l’evoluzione contemporanea dell’esperienza di lettura.

Tra nostalgia e innovazione, qualsiasi trasformazione di un prodotto come il libro è un qualcosa destinato a dividere ma, alla fine, cosa è davvero importante?
“Che bello un libro, che è stato pensato per essere preso in mano, anche a letto, anche in barca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, e sopporta segnacci e orecchie, può essere lasciato cadere per terra o abbandonato aperto sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, sta in tasca, si sciupa, registra l’intensità, l’assiduità o la regolarità delle nostre letture, ci ricorda (se appare troppo fresco o intonso) che non l’abbiamo ancora letto…”
Così Umberto Eco riesce a spiegare quasi l’inspiegabile: quel piacere intimo e pervasivo che tutti prima o poi conosciamo e che dà l’esperienza della lettura. Eco celebra la bellezza del libro cartaceo, quella singolare sensazione di magico scintillio, come se le pagine che si sfogliano una dopo l’altra fossero sempre toccate da una forza luminosa e allo stesso tempo naturale e prodigiosa.
In un mondo iperconnesso come quello in cui viviamo, la riflessione di Eco risulta quanto mai attuale: si sottolinea come la forza intrinseca del libro, e della sua fruizione, sia la sua naturale e totale indipendenza dalla tecnologia, in grado di accompagnarci ovunque e di portare con sé la testimonianza dei segni del tempo e della nostra interazione con esso. È un elogio alla fisicità del libro, resa speciale dalla sua semplicità e tangibilità.
Come si inserisce allora un prodotto come l’audiolibro in questo contesto?
Se si pensa alla sua storia, l’evoluzione del libro in formato audio parrebbe anomala in un processo di trasformazione che ha sempre avuto come protagonista un supporto tangibile. Supporto talmente importante da denominare le varie forme che il libro assume nel corso della sua metamorfosi:
“ […] il vocabolo volume deriva da «volumen», rotolo costituito da fogli di papiro, la cui denominazione originaria è «byblos», dall’antica città fenicia di Byblos che iniziò a commerciarlo, da cui il greco «bìblion» che è nell’etimologia di gran parte delle parole, da Bibbia a biblioteca, legate all’universo del libro. Quest’ultimo vocabolo a sua volta deriva dal latino «liber», che […] riguarda la pellicola vegetale collocata tra il legno di un albero e la sua corteccia. È uno dei primi supporti per la scrittura […] finché con una materia prima animale, la pelle di pecora, capra o vitello trasformata in pergamena, si passa dallo scomodo «volumen» al più maneggevole «codex», assemblaggio di fascicoli che possono essere piegati ed essere scritti su entrambe le facciate, creando i fascicoli di un vero libro, seppure ancora manoscritto. Ciò avviene prima della rivoluzione di Gutenberg, nel XV secolo, che adotta una triplice tecnologia (dei caratteri mobili metallici, dell’inchiostro oleoso e del torchio per l’impressione) sulla carta, la nuova e più economica evoluzione del supporto.”
(Roberto Cicala, I meccanismi dell’editoria. Il mondo dei libri dalla carta all’intelligenza artificiale, 2ª ed., Il Mulino, p.22)
Oltre al tema del supporto, pare altrettanto anomala la direzione intrapresa da questa trasformazione del libro: la storia ci insegna che per migliaia di anni la cultura e le tradizioni dei popoli umani vengono tramandate oralmente e che, con l’avvento della scrittura, si ha, letteralmente, una svolta epocale, permettendo di fissare in modo univoco e permanete ciò che l’oralità rendeva labile e mutevole.
Se dunque la forza del libro risiede, come sosteneva appassionatamente Eco, nella sua materialità, e se la storia ci mostra che la scrittura arriva in soccorso a una dimensione di trasmissione orale piena di criticità, come si spiega la scelta e il successo della trasposizione della parola scritta, della sua fisicità, in qualcosa che appare così distante dalla concretezza? Come si spiega un prodotto come l’audiolibro?
È necessario sottolineare una, sebbene (forse) scontata, ma fondamentale differenza con le antiche tradizioni orali: le registrazioni offrono l’essenziale vantaggio di poter essere fissate su un supporto che può essere ascoltato ipoteticamente all’infinito, consentendo una riproduzione teoricamente illimitata del suono, estremamente effimero per sua stessa natura.
Assodato poi che tutto nasce da un supporto e sebbene si perda, con l’audiolibro, l’evidenza tangibile della materialità, come invece si ha nel caso della carta stampata, ciò non significa che il supporto sia scomparso, il supporto continua a esistere ma è tecnologico: questo incide profondamente e inevitabilmente sulla nuova forma-libro, modificandone e ampliandone la fruibilità con importanti differenze e implicazioni rispetto al passato, senza tuttavia inficiare sul gradimento dell’esperienza narrativa.
I dati ANSA delineano un quadro preciso, che mostra come il boom di ascolti di audiolibri durante la pandemia si sia trasformato da novità ad abitudine consolidata. Sono infatti più di 11 milioni le persone che ascoltano le “storie in cuffia”: chi a casa, cucinando o sotto la doccia, chi in macchina, sui mezzi pubblici o camminando. Nell’ultimo anno hanno ascoltato un audiolibro 400 mila persone in più, quasi mezzo milione di italiani, con un incremento del +4% rispetto al 2023. Dal 2020 a oggi si stima un incremento del 22%
Tuttavia, nonostante gli audiolibri registrino numeri importanti, come per numerose e disparate tematiche, anche questa vede contrapporsi detrattori e sostenitori.
I primi disapprovano e sottolineano in particolar modo un aspetto tra tanti, oltre alla perdita della materialità del libro e a cui la principale criticità è strettamente collegata: si enfatizza la grandissima differenza fra la lettura e l’ascolto nella forma di consumo, che individua l’atto del leggere come forma di consumo attivo del libro in opposizione all’atto passivo dell’ascoltare.
A questo aspetto si collegherebbe un calo dell’attenzione e del coinvolgimento se questo atto è svolto, per esempio, mentre si guida o si cucina, relegando la lettura a un mero atto accessorio e subordinato a un’altra azione che si sta compiendo.
I secondi ne individuano invece diverse e interessanti potenzialità: oltre alla possibilità di godere della narrazione in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, come si fa quando si ascolta la radio o un album musicale, gli audiolibri semplificano e ampliano la fruibilità dei contenuti narrativi anche per coloro che presentano difficoltà nella lettura per diversi motivi, enfatizzandone il carattere inclusivo e di democratizzazione. A questo proposito, l’audiolibro può rivelarsi uno strumento fondamentale per persone con dislessia, ipovisione o altre difficoltà di lettura, in modo da rendere maggiormente e facilmente accessibili i contenuti letterari.
Altro importante punto di forza è quello di permettere, a chi non ha l’abitudine di leggere su carta, di avvicinarsi alla letteratura offrendo un’alternativa che può stimolare nuove forme di consumo culturale e fungendo quindi anche da potente strumento educativo.
Probabilmente il dibattito è destinato a proseguire, è bene però considerare che il successo di questa modalità di fruizione della parola dimostra la capacità della letteratura di stare al passo con i tempi, adattandosi efficacemente alle trasformazioni tecnologiche e dimostrandosi più attenta alle esigenze di un pubblico sempre più variegato e dinamico.
Un’unica cosa rimane veramente importante, la più importante, indipendentemente da come la si fa: leggere!
di Aurora Vezzani


