Mondo Editoriale

Dietro le classifiche dei libri più venduti

«Guardo la classifica dei best-seller come il risultato d’un check-up»

Roberto Gervaso, Il grillo parlante, Bompiani, Milano 1983.

 

Quante volte vi sarà capitato di aprire un qualsiasi inserto di un quotidiano, trovarvi una classifica con i dieci libri più venduti della settimana e decidere di andare a comprarne uno? O di entrare in una libreria, buttare l’occhio sui tavoli all’ingresso o sul bancone e notare libri con fascette sgargianti che recano la dicitura «1° nella classifica di..», «in classifica da 50 settimane»? Per capire come funzionano le classifiche dei libri, è necessario addentrarsi dietro le quinte dell’editoria, e andare alla scoperta di un mondo che, forse, risulterà per lo più sconosciuto ai non addetti ai lavori.

 

Cos’è una classifica libraria?

In un’editoria sempre più mediatica, la classifica libraria è per tutti gli operatori del settore del libro – dagli editori, ai librai, agli autori – uno strumento fondamentale per il lancio dei titoli, che indirizza e condiziona il controllo e la promozione delle vendite. È, in un certo senso, un punto di intersezione tra due rette che altrimenti correrebbero parallele senza mai incontrarsi: la cultura e il mercato. Un luogo dove i libri e la letteratura si fondono con i numeri e la pubblicità. Una contaminazione fertile, che consente all’editore di arrivare al pubblico, di vendere libri e poter continuare a pubblicarne altri.

Nato negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, il fenomeno delle classifiche si diffonde presto in tutto il mondo, determinando sempre più il successo o meno dei libri. In Italia, il primo quotidiano a diffondere una classifica libraria fu “La Stampa” nel 1975, con il suo inserto “Tuttolibri”, prima in via sperimentale poi in forma più completa. Ad oggi, oltre a quest’ultimo, i principali inserti che pubblicano le classifiche settimanali sono “La Lettura” del “Corriere della Sera” e “Robinson” di “Repubblica”.

 

Come vengono elaborate le classifiche?

Esse non sono altro che il risultato di un calcolo statistico che, in quanto tale, non si basa sul numero delle copie realmente vendute, ma prende a campione un dato rilevante, sufficientemente rappresentativo, che verrà poi proiettato. Nel nostro Paese, sono due le società che si occupano di fare le rilevazioni: Nielsen e GFK. Queste, in sostanza, ricevono ogni settimana i dati sui libri venduti da circa 900 punti vendita e, attraverso un algoritmo, fanno la dovuta proiezione sul totale del mercato, stilando così la classifica.

I numeri poi vengono generalmente messi a confronto con quelli forniti dalla banca dati Arianna, di Informazioni Editoriali, che fornisce una classifica più rappresentativa e pubblicata in rete, in quanto assume a campione oltre 600 librerie aderenti, che inviano i loro dati sulle vendite, e un panel di librerie di controllo. Fondamentale, inoltre, per avere una prospettiva sulle vendite online, è la classifica stilata da Internet Bookshop Italia, la più grande libreria italiana in rete.

 

A cosa servono?

Quanto alla loro funzione, infine, le classifiche servono perché sono in grado di produrre effetti commerciali non indifferenti. Esse, difatti, veicolano e influenzano le scelte dei lettori; attivano di conseguenza le librerie, che prenotano, ordinano ed espongono in vetrina le classifiche stesse, persuadendo i clienti; alimentano il marketing editoriale e i canali di promozione; sono linfa per i mass media che, cavalcando il successo di un libro, lo fanno proprio portando il libro a un pubblico più ampio. Una rete virtuosa che produce effetti favorevoli a catena, in particolare per gli autori, in termini di prestigio e guadagno, e per gli editori, quanto a vendite e diritti secondari, capacità di sostentamento e possibilità di investimento.

 

Marianna Mancini