{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"Il bosco che mi racconti con la voce - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"a6nbDAAHxv\"><a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/bosco-mi-racconti-la-voce\/\">Il bosco che mi racconti con la voce<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/bosco-mi-racconti-la-voce\/embed\/#?secret=a6nbDAAHxv\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Il bosco che mi racconti con la voce&#8221; &#8212; il BLOG di EDITORIA\" data-secret=\"a6nbDAAHxv\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script>\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/genealogia-imperfetta.jpg","thumbnail_width":200,"thumbnail_height":297,"description":"Martina D&#8217;Andrea &nbsp; Festeggiamo la giornata mondiale della poesia con la raccolta poetica di una giovane autrice italiana. Silvia Rosa Genealogia Imperfetta collana: Le voci italiane La Vita Felice, 2014 p.71, 12\u20ac &nbsp; \u00c8 l&#8217;immaginario dell&#8217;incanto e del fiabesco che ci accompagna fin dalle prime pagine di questa particolare raccolta poetica. &#8211; M&#8217;innamoro adesso del bosco che mi racconti con la voce, dopo tutta questa quiete, dopo troppi fantasmi di vento [&#8230;] io voglio perdermi per sentieri di mattoni gialli e rossi per il tuo sguardo, e poi trovare un punto di sole tra le ombre in cui spogliarmi di ogni desiderio e di ogni forma- La giovane autrice ci conduce con delicatezza, quasi tenendoci per mano, nel suo mondo pi\u00f9 intimo. Passo dopo passo ci disvela fragilit\u00e0 e debolezze, ci trascina\u00a0nel turbine personale e inaccessibile dei suoi pensieri e delle sue sensazioni. Silvia Rosa sa come incantarci: la parola tra le sue mani diventa materia plastica e viva, malleabile strumento per\u00a0la nuda esposizione di s\u00e9. Non c&#8217;\u00e8 pudore, n\u00e9 artificio. La poesia sembra essere la trasposizione pi\u00f9 autentica\u00a0di un gomitolo\u00a0interiore di percezioni contrastanti, e forse l&#8217;unico modo per giungere al \u00abpunto di sole tra le ombre\u00bb\u00a0del proprio universo nascosto. E come evidenzia Gabriella Musetti introducendo questo libro:\u00a0\u00ab\u00e8 fiducia nella parola, nel suo potere di cura, di dare quiete e risonanza insieme\u00bb. La poesia come gesto emotivo, come impulso vibrante e necessario. Un po&#8217; come\u00a0un quadro di Rothko, dove \u00e8 per\u00f2 il gesto artistico che si fa poesia e portatore di mondi interiori oscillanti e sempre sull&#8217;orlo di un&#8217;esplosione trattenuta. La punteggiatura \u00e8 libera, anarchica, quasi fosse un fardello inutile e trascurabile. Sembra suggerircelo lei stessa nella poesia Ottobre: cadono avverbi di tempo dagli alberi spogli e all&#8217;appello mancano virgole e pause e, quante ore poi lungo un sentiero brullo &#8211; senza parole- e le tue mani immaginate in carezze e tra le ciglia il grigio dei sassi lustri di nuvole, perdere il senso del cammino se oltre il cespuglio di rovi non si rivela lo sguardo perfetto che sanno i tuoi occhi [&#8230;] tu che sei corsa e riposo tu che sei la tre costole respiro vertigine spina, l&#8217;imprevisto ritorno a. Tuttavia,\u00a0come in un gioco di chiaroscuro, la delicatezza e l&#8217;eleganza della sua scrittura emergono proprio dal contrasto tra l&#8217;emotivit\u00e0 profonda e la riflessione attenta, la ponderazione di ogni singolo vocabolo. Tutto sembra perfettamente calibrato, tutto ha il suo posto preciso. L&#8217;esplosione che la poesia di Silvia Rosa comprime tra gli spazi e i versi \u00e8 la solitudine dolorosa, \u00e8 il bisogno di affetto che ha radici lontane nel rapporto con la madre, l&#8217;assenza, il senso di inadeguatezza, la frustrazione di non sentirsi amati: \u00abe tu non mi vieni a cercare\u00bb. Le quattro sezioni che compongono la raccolta hanno ritmo mutevole: in Orme\u00a0ci si addentra con cautela, con solenne lentezza nel mondo interiore dell&#8217;autrice e domina il tema del rapporto con la natura e il paesaggio; segue la sezione Amore centro\u00a0in cui il ritmo si fa pi\u00f9 incalzante, in un continuo rincorrere il filo rapido dei pensieri; in Per la costruzione di un&#8217; archeologia (futura)\u00a0il ritmo vivace accompagna le poesie pi\u00f9 legate al processo di crescita dell&#8217;autrice; infine, con l&#8217;ultima sezione\u00a0Genealogia imperfetta, si ritorna a un ritmo decrescente, che rallenta mentre si indugia sulla figura della madre e sul percorso da bambina a donna. Ci\u00f2 che l&#8217;autrice spalanca davanti a noi non \u00e8 solo il racconto poetico del suo percorso di crescita, del rapporto con la propria femminilit\u00e0 e con i propri fantasmi, ma anche la\u00a0ricerca talvolta dolorosa, talvolta commovente di s\u00e9 stessi. Proprio per questo \u00e8 capace di parlare un linguaggio universale e di toccare le corde di tutti. gli occhi due bottoni appesi a ci\u00f2 che resta, potessi prenderli tra le dita e dirti indossali, e adesso guardami con quelli, nuda come non mi hai mai vista."}