{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"Godland - Nella terra di Dio - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"BS8wydFOB6\"><a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/godland-nella-terra-di-dio\/\">Godland &#8211; Nella terra di Dio<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/godland-nella-terra-di-dio\/embed\/#?secret=BS8wydFOB6\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Godland &#8211; Nella terra di Dio&#8221; &#8212; il BLOG di EDITORIA\" data-secret=\"BS8wydFOB6\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script>\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/godlandcopertina-e1711456470826.jpg","thumbnail_width":903,"thumbnail_height":838,"description":"Una silenziosa e drammatica pellicola che si inserisce di diritto tra i grandi titoli del cinema scandinavo Proiettato a conclusione della rassegna della recente edizione de I Boreali, Godland &#8211; Nella terra di Dio rappresenta uno dei film pi\u00f9 interessanti del 2023, malgrado la scarsa diffusione nelle sale cinematografiche italiane all\u2019inizio dello scorso anno. Si tratta della perla simbolista del regista islandese Hlynur P\u00e1lmason, fotografata dalla sua fedele collaboratrice Maria von Hausswolff e musicata in modo minimale da Alex Zhang Hungtai. Al suo terzo lungometraggio (si ricordano Vinterbr\u00f8dre, 2017 e A White, White Day &#8211; Segreti nella nebbia, 2019) il regista regala una riflessione antropologica e spirituale sullo sfondo di una terra desolata e metafisica che \u00e8 il motore su cui si sviluppa l\u2019intera pellicola. Alla fine del XIX secolo, il prete luterano Lucas (interpretato da Elliott Crosset Hove) viene mandato nella remota isola d\u2019Islanda, antico dominio del Regno di Danimarca, per supervisionare la costruzione di una chiesa. Inizia cos\u00ec la prima parte del film, forse quella pi\u00f9 incisiva, un\u2019odissea drammatica in cui il protagonista \u00e8 costretto ad affrontare le avversit\u00e0 di una Natura sublime, tanto amena quanto distruttiva, e dei suoi accompagnatori autoctoni, guidati dall\u2019esperto e burbero Ragnar (interpretato da Ingvar Eggert Sigur\u00f0sson) che, sebbene conosca il danese, non vuole piegarsi alla lingua di colui che \u00e8 venuto a \u201ccolonizzarli\u201d. Fin dal principio viene messa alla prova la fermezza spirituale e culturale di Lucas, fotografo e studioso, tanto interessato a scoprire e cristallizzare nel tempo le peculiarit\u00e0 di una terra inesplorata quanto giudicato e respinto dalla stessa Natura che non accetta di essere dominata (guadi e salite troppo difficoltosi, scarso foraggio per i cavalli, eruzioni vulcaniche). La missione del prete inizia cos\u00ec a vacillare, oppressa da una situazione ostile e soffocante e rimarcata dall\u2019espediente tecnico del formato quadrotto con angoli arrotondati che intrappola visivamente la fede del protagonista e le sue energie fisiche (durante l\u2019arco delle riprese l\u2019attore protagonista ha perso 12kg). Dopo un climax ascendente di poesia e angoscia, Lucas arriva a destinazione, iniziando a fare i conti con la costruzione di una chiesa che forse, a questo punto, non gli \u00e8 pi\u00f9 cara. Se nella prima parte P\u00e1lmason si concentra maggiormente sul rapporto tra il prete e la Natura selvaggia, nella seconda il dualismo principe dell\u2019opera si misura nella conoscenza della comunit\u00e0 islandese, in particolare col proprietario terriero Carl e le sue figlie, Anna e Ida. Contemporaneamente all\u2019erezione della chiesa, la pace spirituale di Lucas si affievolisce sempre pi\u00f9, accostandosi a quella che lo storico dell\u2019arte austriaco Hans Sedlmayr definisce, in un suo profetico saggio, \u00abperdita del centro\u00bb (Verlust der Mitte, 1948, edito in Italia da Rusconi, 1975, e Borla, 1983), cio\u00e8 perdita di Dio, tema gi\u00e0 affrontato sul grande schermo da Ingmar Bergman ne Il settimo sigillo (1957). Non mancano dunque vari riferimenti alla poetica del Maestro svedese, o alcune soluzioni che strizzano l\u2019occhio al cinema di Carl Theodor Dreyer e Werner Herzog, citazioni calibrate al servizio di una lenta e graduale sconfitta interiore del protagonista. I barbari islandesi e la Natura selvaggia e ostile, \u00abche non hanno bisogno di nessuno\u00bb, si inseriscono in un discorso antropologico in bilico tra la tragedia e un\u2019identit\u00e0 culturale che fatica a instaurarsi nella comunit\u00e0. Su questo filo sottile il regista restituisce due parabole contrapposte: quella di Lucas, in continuo disfacimento morale, e quella di Ragnar, in conflitto con una presa di coscienza mentre rivendica la propria volont\u00e0 di avvicinarsi a Dio. Ma cosa pu\u00f2 quest\u2019ultimo di fronte al rancore e al desiderio di supremazia insiti nell\u2019uomo? Pathos che culmina con la confessione in lingua danese di Ragnar, suggellando un rapporto tra amore e odio, tra realt\u00e0 e trascendenza, che solo il tempo e la Natura possono disgregare. L\u2019opera di P\u00e1lmason analizza cos\u00ec un percorso morale e spirituale nella cornice di quella \u00abterra di Dio\u00bb, o \u201cterra malformata\u201d (traduzione del titolo originale in danese e islandese), che nessuno pu\u00f2 sopraffare: uno scenario \u00abterribilmente bello, terribile e bello\u00bb in cui l\u2019uomo vedr\u00e0 la sua fine, divenendo in eterno parte organica di quella stessa Natura immortale. &nbsp; Francesco Marinello"}