{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"Il ritratto dello studioso: eversivo e contrario - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"2EVZxiDTjV\"><a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/il-ritratto-dello-studioso-eversivo-e-contrario\/\">Il ritratto dello studioso: eversivo e contrario<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/il-ritratto-dello-studioso-eversivo-e-contrario\/embed\/#?secret=2EVZxiDTjV\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Il ritratto dello studioso: eversivo e contrario&#8221; &#8212; il BLOG di EDITORIA\" data-secret=\"2EVZxiDTjV\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script>\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Mastrocola-e1467195914120.jpg","thumbnail_width":198,"thumbnail_height":300,"description":"di Maria Ceraso Paola Mastrocola La passione ribelle Collana: i Robinson \/ Letture Laterza, 2015 p.149, 14 \u20ac \u00abChi studia \u00e8 sempre un ribelle. Uno che si mette da un\u2019altra parte rispetto al mondo e, a suo modo, ne contrasta la corsa. Chi studia si ferma e sta: cos\u00ec, si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c\u2019\u00e8 sempre una scontentezza: di s\u00e9, o del mondo. Ma non \u00e8 mai una fuga. \u00c8 solo una ribellione silenziosa e, oggi pi\u00f9 che mai, invisibile. A tutti i ribelli invisibili \u00e8 dedicato questo libro.\u00bb Dopo La scuola raccontata al mio cane (Guanda, 2008) e Togliamo il disturbo: saggio sulla libert\u00e0 di non studiare (Guanda, 2011), Paola Mastrocola torna a cimentarsi nella trattazione di un tema a lei molto caro e congeniale: quello dello studio, alias La passione ribelle.\u00a0Mettendo a frutto la sua esperienza didattica pluriennale e una personalissima analisi antropologica e sociologica della realt\u00e0, l&#8217;autrice ci fornisce uno scorcio, spesso graffiante e polemico, dell&#8217;attuale mondo dell&#8217;istruzione e della cultura. Il saggio, velato dalla nostalgia ma forte del suo disincanto, prende atto della marginalizzazione dello studio nelle scuole, nelle famiglie, nel nostro tempo libero. Le responsabilit\u00e0 di questo fenomeno sono molteplici e indagate con oggettivit\u00e0: in primis viene chiamata in causa la scuola, sempre pi\u00f9 indulgente verso la svogliatezza e sempre pi\u00f9 incline alla semplificazione dei programmi e dei metodi di studio. Nei licei \u2013 spiega la Mastrocola \u2013 ma anche nelle universit\u00e0, viene sacrificata l&#8217;eccellenza in nome di una ben poco aurea mediocritas, quella impegnata in mille attivit\u00e0 extracurricolari ma incapace di una concentrazione costante nello studio giornaliero, quella tesa alla socializzazione ma inadatta alla compagnia di libri e manuali. Tuttavia occorre guardare al di l\u00e0 delle mura scolastiche per cogliere appieno le radici e le cause profonde della scomparsa dello studio: la societ\u00e0 moderna ci inculca la mitizzazione della tecnologia e del benessere, la crisi economica ci rende pragmatici, e nonostante tutto desideriamo cose di cui non abbiamo effettivamente bisogno. Perch\u00e9 recarsi in biblioteca se esiste internet? Perch\u00e9 studiare, se il lavoro \u00e8 poco e le lauree non garantiscono posti fissi? Perch\u00e9 fare ricerca, qual&#8217;\u00e8 il suo scopo pratico? La famiglia \u00e8 l&#8217;organo pi\u00f9 colpito da questa malattia sociale: i genitori considerano inutile e dispendioso investire nell\u2019istruzione, preferiscono che i figli facciano sport, socializzino e cerchino presto un lavoro. Lo studio \u00e8 un investimento che non ripaga immediatamente, non comporta necessariamente aumenti di stipendio, ma \u00e8 ci\u00f2 che ci rende veramente vivi. \u00c8 qui che giunge la riflessione della Mastrocola: dopo capitoli di riflessioni amare sul reale stato delle cose, finalmente si lascia andare alla speranza, si abbandona all&#8217;immaginazione di un mondo migliore, anche se dichiara di non saper \u00abinventare utopie\u00bb. Citando l&#8217;Elogio dell&#8217;ozio di Russell e l&#8217;utopia di Keynes, l&#8217;autrice prefigura un mondo in cui si lavora meno, o comunque solo per il proprio sostentamento, e si vive realmente realizzandosi nel proprio tempo libero, in un otium autentico, privo di scopi estrinseci, teso soltanto alla nostra perfettibilit\u00e0 di esseri umani. In un mondo in cui si \u00e8 imposta l&#8217;interconnessione continua, un tempo prepotentemente condiviso, la Mastrocola crede ancora nella solitudine pi\u00f9 feconda, quella di chi vive la conoscenza come un obbiettivo, un oggetto del desiderio. Come scrive Thoreau infatti \u00ablo studente realmente studioso \u00e8 un solitario\u00bb e questo desiderio di conoscere, coltivato nella solitudine della propria camera o di una biblioteca, pu\u00f2 forse realmente salvare l&#8217;uomo moderno da se stesso, perch\u00e9 ci fornisce \u00abun sapere legato alla vita, capace di aprire porte, finestre, mondi\u00bb (Massimo Recalcati, L&#8217;ora di lezione, Einaudi, 2014)."}