{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"Intervista a Paul Murray su \"Skippy muore\" - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"jmZ08dk3Ux\"><a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/intervista-a-paul-murray-su-skippy-muore\/\">Intervista a Paul Murray su &#8220;Skippy muore&#8221;<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/intervista-a-paul-murray-su-skippy-muore\/embed\/#?secret=jmZ08dk3Ux\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Intervista a Paul Murray su &#8220;Skippy muore&#8221;&#8221; &#8212; il BLOG di EDITORIA\" data-secret=\"jmZ08dk3Ux\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script>\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Immagine1-Paul-Murray.jpg","thumbnail_width":481,"thumbnail_height":270,"description":"Grazie a Giulia Zagrebelsky dell\u2019ufficio Stampa Einaudi, ho avuto l\u2019occasione di intervistare in videochiamata lo scrittore irlandese Paul Murray. Con lui ho parlato del suo romanzo Skippy muore, pubblicato da Einaudi Stile Libero a gennaio 2026, e del suo processo di scrittura. Ecco cosa mi ha raccontato: I protagonisti del romanzo sono un gruppo di quattordicenni che frequentano un college maschile in Irlanda. Da dove nasce il desiderio di raccontare la complessa e caotica fase dell\u2019adolescenza e quanto c\u2019\u00e8 di autobiografico nella storia? Inizialmente il libro doveva essere un racconto incentrato su un professore dell\u2019et\u00e0 che avevo io quando ho iniziato a scriverlo, ovvero 28 o 29 anni. Questo professore era simile a me, un po\u2019 insicuro sul suo futuro e non cos\u00ec certo di voler fare l\u2019insegnante. Il racconto si apriva con questa scena: il professore sta cercando di fare lezione alla sua classe, che non sembra per\u00f2 ascoltarlo, e quando suona la campanella ed esce dall\u2019aula, vede il corridoio pieno di ragazzini quattordicenni scatenati. \u00c8 stato molto divertente scrivere questa scena, diventata poi parte del romanzo, perch\u00e9 ho vissuto di nuovo in modo vivido la mia esperienza scolastica e mi sono tornati in mente tanti personaggi comici o spaventosi. La vita dei ragazzini di quattordici anni \u00e8 davvero caotica e raccontarla mi offriva tante possibilit\u00e0: a quell\u2019et\u00e0 non sei davvero consapevole delle conseguenze di nulla, quindi nella mia storia poteva succedere di tutto. All\u2019epoca in Irlanda, i ragazzini non erano considerati un soggetto \u201cadeguato\u201d per la narrativa letteraria e questo mi ha permesso anche di scrivere qualcosa di nuovo, che mi incuriosiva. \u00c8 un romanzo molto autobiografico: la scuola \u00e8 basata su quella che ho frequentato io a Dublino e ci sono un paio di insegnanti piuttosto simili a quelli che avevo, mentre alcuni dei ragazzini assomigliano ai miei amici o ai miei nemici. Anche se pu\u00f2 richiedere del tempo, quando uno scrittore trova qualcosa che lo entusiasma, gli sembra di andare nella direzione giusta ed \u00e8 quello che \u00e8 successo quando ho iniziato a scrivere questo libro e sono entrato in questo mondo: mi sembrava di divertirmi davvero! Nel suo personale processo di scrittura di un romanzo, cosa prende vita per primo? Parte dai personaggi e dalla trama oppure sviluppa prima i temi, costruendo poi attorno a essi i personaggi? \u00c8 davvero molto caotico e quando comincio un libro non penso: \u00abSto scrivendo un libro, prendo un foglio di carta e comincio il capitolo uno\u00bb. Di solito parto da un\u2019idea, come un piccolo seme, a cui poi si aggiungono, un po\u2019 casualmente, altre idee o semplicemente temi che mi interessano. In questo caso, ero interessato a scrivere dell\u2019irresponsabilit\u00e0 di questo professore, dei grandi cambiamenti economici in Irlanda e di ci\u00f2 che stava accadendo agli adolescenti in questo contesto economico. La storia si apriva a scuola e mi era venuta l\u2019idea di basarla principalmente su due personaggi, ovvero il professore e questo ragazzino con dei problemi di cui il professore non \u00e8 a conoscenza, e questo \u00e8 rimasto lo \u201cscheletro\u201d della storia. Poi, una volta che entro nel mondo \u201cabbozzato\u201d, iniziano ad apparire nuove idee e personaggi, anche sotto forma di battute o di frasi da attribuire loro, che sviluppo anche fuori dalla pagina, prendendo appunti. Quando scrivo penso sia a quello che sto scrivendo sia a quello che potrei far accadere pi\u00f9 avanti nella storia. Ecco perch\u00e9 la fase iniziale di un libro \u00e8 davvero emozionante: contemporaneamente tutti i personaggi prendono vita e i cambiamenti che avvengono in loro si intrecciano e influenzano la trama. \u00c8 un processo abbastanza naturale: non ho in mente una lista di temi ma sono questi a derivare, in qualche modo, dal personaggio. Questo mi d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di scrivere di qualcosa che mi interessa e, in quanto membro della societ\u00e0, il presente e quello che accade intorno a noi mi affascina molto. Nel capitolo che apre il romanzo il protagonista muore. Perch\u00e9 ha fatto questa scelta narrativa, volendo rivelare subito, e persino gi\u00e0 dal titolo, un evento cos\u00ec cruciale? Quando andavo al college avevo scritto un racconto molto simile al capitolo iniziale di Skippy muore in cui due ragazzini, in una scena ridicola, fanno a gara a chi mangia pi\u00f9 ciambelle. Uno dei due, per\u00f2, muore e per questo motivo mi ero poi reso conto che come racconto non poteva funzionare. Quando, anni dopo, ho scritto il racconto sull\u2019insegnante, ho capito che poteva esserci qualcosa di pi\u00f9 e ho pensato che Skippy poteva essere il ragazzo di cui l\u2019insegnante si preoccupava, senza poterlo poi aiutare davvero. Questa storia sulla gara di ciambelle mi \u00e8 sempre piaciuta, cos\u00ec come l\u2019idea di avere un\u2019apertura d\u2019effetto che catturasse l\u2019attenzione dei lettori. Inoltre, se paragonato ai molti ragazzini del libro, Skippy \u00e8 abbastanza tranquillo e se il lettore, nella scena iniziale, focalizza la sua attenzione su di lui, da subito capisce che gli succeder\u00e0 qualcosa. \u00c8 un libro lungo ma l\u2019obiettivo \u00e8 che i lettori continuino a leggere, quindi si tratta di un espediente narrativo piuttosto semplice, che aggancia e fa chiedere al lettore: \u00abCosa succeder\u00e0 a questo personaggio?\u00bb. Cosa aggiunge, secondo lei, la narrazione corale che ha adottato in questo romanzo rispetto a una narrazione che offre un unico punto di vista? Anche in questo caso \u00e8 tutto abbastanza spontaneo, quindi non decido se scrivere il libro in prima o in terza persona. In generale, sono un po\u2019 diffidente nei confronti della narrazione in prima persona, perch\u00e9 penso che quando le persone raccontano le loro storie spesso non dicano tutta la verit\u00e0. Non volevo dividere il libro in sezioni, quindi la struttura narrativa a pi\u00f9 voci si prestava al mio desiderio di descrivere un piccolo mondo: nel Giorno dell\u2019ape \u00e8 la citt\u00e0, mentre in Skippy muore \u00e8 la scuola. Viviamo in un mondo pieno di relazioni e anche se pensiamo a noi stessi come a degli individui, poi ognuno di noi \u00e8 una persona diversa con ogni persona che incontra. Volevo quindi scrivere del fatto che tutti questi ragazzini si sentono soli ma allo stesso tempo imparano che l\u2019unico modo per sopravvivere alla scuola \u00e8 quello di creare legami tra di loro. Nel Giorno dell\u2019ape tutti i membri della famiglia si sentono intrappolati in loro stessi e l\u2019unica via d\u2019uscita \u00e8 andare oltre e creare dei legami autentici. \u00c8 pi\u00f9 democratico dare voce a tutti i personaggi, perch\u00e9 questo arricchisce il libro e la narrazione. Inoltre, anche un personaggio che all\u2019inizio si considera come cattivo pu\u00f2 avere le sue ragioni per agire in un certo modo e, se si pensa al suo passato e alle sue origini, si finisce per capirlo. \u00c8 stato davvero divertente per me cercare di creare un mondo che fosse un ecosistema, in cui tutti fossero collegati tra loro e dipendenti gli uni dagli altri in modi diversi. Che sensazione prova nel presentare oggi ai lettori italiani un romanzo scritto diversi anni fa? Oggi lo riscriverebbe in modo diverso? Non riscriverei nulla di ci\u00f2 che ho scritto in passato perch\u00e9 mi sembra che non mi appartenga pi\u00f9 allo stesso modo, ma provo comunque affetto per i personaggi. Ovviamente ora sono ancora pi\u00f9 distante dal mondo adolescenziale e, anche se non sono nella posizione giusta per giudicarlo, mi sembra che in linea di massima il libro sia ancora attuale. Nel frattempo il mondo \u00e8 cambiato radicalmente, soprattutto dal punto di vista tecnologico. Ho iniziato il libro nel 2002 e allora c\u2019erano social media enormemente popolari, come Myspace, di cui oggi molti non conoscono l\u2019esistenza, il che \u00e8 pazzesco. Infatti, a un certo punto ho deciso che non avrei inserito nel romanzo tutte le nuove ondate di tecnologia, altrimenti sarei impazzito. Se lo riscrivessi oggi, la grande differenza sarebbe sicuramente una maggiore presenza della tecnologia, perch\u00e9 ora gli smartphone dominano le nostre vite e siamo ancora pi\u00f9 disconnessi dalla realt\u00e0 fisica. A parte questo, nella scuola, un ambiente chiuso e dettato da molte regole, ci si sente pi\u00f9 o meno nello stesso modo anche oggi, ovvero separati dal resto del mondo. La scuola \u00e8 un mondo familiare al lettore dove pu\u00f2 avventurarsi in ogni sorta di scenario emotivo conosciuto, in situazioni teatrali o ridicole create al suo interno dallo scrittore. Oggi mi interessa molto riflettere e scrivere sulla tecnologia. In Skippy muore gioca un ruolo importante, ma nel Giorno dell\u2019ape \u00e8 ancora pi\u00f9 presente nelle vite dei personaggi e il mondo reale svanisce. Come persona lo trovo deprimente e spaventoso, ma scrivere serve a trasformare e, in parte, a controllare questi sentimenti. Durante il processo di scrittura ha mai avuto dubbi sulle scelte narrative? Ad esempio, c\u2019\u00e8 un personaggio che l\u2019ha messa in difficolt\u00e0 morale mentre sviluppava la storia del romanzo? Se non avessi avuto dubbi mentre scrivevo il libro, mi sarei preoccupato: la vita da scrittore \u00e8 tutta un susseguirsi di ansie perch\u00e9 non sai mai se quello che stai scrivendo funzioner\u00e0 o meno. Dopo tre anni passati a scrivere Skippy muore, mi chiedevo ancora: \u00ab\u00c8 il libro giusto?\u00bb.Eppure va bene cos\u00ec, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 una formula per scrivere: un libro \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte e pu\u00f2 essere un disastro cos\u00ec come qualcosa di buono, per cui bisogna correre il rischio. Nel mio lavoro come scrittore il dubbio \u00e8 una parte importante: i personaggi del libro sono preoccupati e ansiosi e non sanno se stanno facendo la cosa giusta, quindi io non voglio sentirmi come un dio che si limita a spostare queste piccole figure da una situazione all\u2019altra. Poi, se un personaggio mi pone di fronte a un dilemma morale, solitamente rifletto chiedendomi se si adatta al tono del libro. \u00c8 un po\u2019 come la vita: \u00e8 giusto che i personaggi ti sorprendano e che tu voglia che siano liberi quando stai dando loro forma sulla pagina. La parte \u201cpretenziosa\u201d, quando scrivo, \u00e8 arrivare alla mia mente inconscia e cercare di sorprendere anche me stesso, cos\u00ec che anche il lettore possa esserlo. Quindi, nelle fasi iniziali, i dubbi sono sicuramente importanti, ma conta anche presentare ai lettori dei dilemmi perch\u00e9 penso che possa essere emozionante per loro rifletterci sopra cos\u00ec come lo \u00e8 per me. I personaggi dei suoi romanzi appaiono inizialmente molto ordinari, ma poi rivelano progressivamente una maggiore profondit\u00e0. Perch\u00e9 sceglie di non esplicitare subito i conflitti interiori dei suoi personaggi e di lasciare delle \u201czone d\u2019ombra\u201d, non spiegando fino in fondo al lettore ci\u00f2 che davvero avviene? \u00c8 proprio cos\u00ec che ci appaiono le persone: hanno vite difficili, anche se all\u2019inizio non lo vediamo. In generale, se parliamo con le persone e chiediamo loro cosa sta succedendo nelle loro vite ci rendiamo conto che hanno enormi problemi e vivono sotto forti pressioni, anche in una societ\u00e0 ricca come quella dell\u2019Europa occidentale dove al momento \u00e8 bello vivere. Quando scrivo in una narrazione a pi\u00f9 voci, quello che mi interessa davvero \u00e8 dare ai diversi personaggi la possibilit\u00e0 di rivelarsi e cos\u00ec tutti risultano ancora pi\u00f9 interessanti di quanto si poteva pensare all\u2019inizio. Forse sono una persona superficiale se penso che molte persone sembrano unidimensionali e noiose, a cui importa solo dei soldi o di assomigliare a tutti gli altri, ma poi rimango continuamente sorpreso dalla profondit\u00e0 che si pu\u00f2 scoprire ogni volta che qualcuno ci parla della sua vita in modo onesto. C\u2019\u00e8 sempre molto di pi\u00f9 nelle vite delle persone ed \u00e8 cos\u00ec che sono anche i libri. Lo scrittore James Joyce diceva: \u00abNon ho mai incontrato una persona noiosa\u00bb e credo che anche questo faccia parte di Skippy muore: abbiamo bisogno di raccontarci storie a vicenda, di ascoltarci l\u2019un l\u2019altro per non scomparire o isolarci nella solitudine e i romanzi sono anche un modo per farci coinvolgere da chi ci circonda. Quando scrive, tiene a mente i lettori? Le \u00e8 mai capitato di modificare il finale di un romanzo per soddisfare maggiormente le aspettative dei suoi lettori? Cerco di non pensare, di non preoccuparmi dei lettori o mi verrebbero troppi dubbi, soprattutto perch\u00e9 ci sono tantissimi lettori diversi e accontentare tutti \u00e8 impossibile. Per me scrivere la prima bozza di una storia \u00e8 come innamorarsi, perch\u00e9 \u00e8..."}