{"version":"1.0","provider_name":"il BLOG di EDITORIA","provider_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog","author_name":"Studenti","author_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/author\/studenti\/","title":"Un'educazione milanese. La Milano di Alberto Rollo - il BLOG di EDITORIA","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"Hp6F9mroFE\"><a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/recensione-uneducazionemilanese-strega2017\/\">Un&#8217;educazione milanese. La Milano di Alberto Rollo<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/recensione-uneducazionemilanese-strega2017\/embed\/#?secret=Hp6F9mroFE\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Un&#8217;educazione milanese. 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This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/\/# sourceURL=https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-includes\/js\/wp-embed.min.js\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/IMG_20170517_130556-1024x1022.jpg","thumbnail_width":1024,"thumbnail_height":1022,"description":"Un&#8217;educazione milanese Alberto Rollo Manni editori, pp. 317 16,00\u20ac Di Mario Gallucci Cerco ponti in cui lo spaesamento e il sentirmi a casa coincidano. E su quei ponti finiscono con l&#8217;apparire, tenere e meridiane, le figure che mi riconducono l\u00e0 dove io sono cominciato e dove \u00e8 cominciata, per me, questa citt\u00e0 Con l&#8217;attenzione critica di un saggio e la tensione narrativa di un romanzo, il racconto autobiografico di Rollo assume come sfondo culturale della propria formazione la Milano proletaria del dopoguerra. Una grande madre ruvida e senza grazia, fatta di asfalto e ferro battuto, che lo ha nutrito, cresciuto, educato, lasciando in lui tracce indelebili. L&#8217;architettura dei quartieri popolari tra viale Grigna e viale Certosa, le \u201cmaest\u00e0 monumentali dei gasometri\u201d, quell&#8217;odore \u201cmisto di polvere di cemento, vernice e tintura fresca\u201d della nuova casa in via Mac Mahon e soprattutto il ferro: \u00abtutto quel ferro e tutto quell&#8217;acciaio. Mi rendo conto di quanto ferro e quanto acciaio nella mia cultura milanese\u00bb. Questi gli ambienti che hanno fatto da sfondo alla sua prima infanzia. Rollo nasce da una famiglia umile. O meglio: \u201coperaia\u201d. Una madre sarta e amante della moda e un padre operaio metalmeccanico che dopo un periodo di lavoro in ditta, decide di aprirsi una propria officina &#8211; in una Milano in cui da l\u00ec a poco moda e industria si uniranno in un connubio vincente, questo pare essere un segno del destino che lo rende figlio di questa citt\u00e0 in tutti i sensi. Le domeniche sono l&#8217;occasione per le passeggiate con la Guzzi del pap\u00e0, autentiche \u201clezioni di cultura operaia\u201d, dove le fabbriche dei quartieri periferici diventano grandi monumenti da rispettare, luoghi del \u201cfare\u201d, del \u201ccreare\u201d, del \u201csentire la fatica\u201d, non del \u201cprodurre\u201d o del \u201crendere\u201d. Il padre ne parla: &#8220;come se, oltre le mura delle fabbriche ci fosse stato un uomo solo, un uomo che progettava e che faceva. Non parlava di padroni, perch\u00e9 quell&#8217;uomo l\u00e0 dentro non n\u00e9 aveva affatto bisogno, e quando non li avesse cacciati di persona [\u2026] ci avrebbe pensato il progresso a cancellarli. I padroni sarebbero stati consumati dal progredire del benessere comune, si sarebbero sciolti dentro un nuovo senso della comunit\u00e0\u201d Ma Milano per l&#8217;autore \u00e8 anche un \u201cnoi\u201d, luogo in cui si \u00e8 costituita l&#8217;identit\u00e0 collettiva di una generazione che voleva avere \u201cocchi diversi\u201d. Con passione e dovizia di particolari, il racconto autobiografico prosegue verso gli anni 70, tra speranze, desideri, angosce e piaceri di giovani uomini militanti che guardano al futuro sospinti dal sogno rivoluzionario. Le occupazioni, i cortei studenteschi, la morte di Feltrinelli, le lezioni di filosofia di Enzo Paci, il teatro di Dario Fo, la musica ribelle e carica di eccessi delle rock star americane. Questo \u00e8 stato il nutrimento di quel \u201cnoi\u201d, il pane quotidiano di una seconda famiglia composta da amici e compagni, indissolubilmente unititi in un \u201cconsorzio di speranze e di idee\u201d. Un nutrimento paradossalmente sospeso tra \u201cproletariato aristocratico e borghesia ribelle\u201d ma in ogni caso diverso dalla cultura operaia appresa tra le mura domestiche: \u201cDentro i confini dell&#8217;appartamento in cui vivevo con i miei genitori non c&#8217;era un orizzonte cos\u00ec vasto. Cercavo di portare le notizie che arrivavano dal mondo, ma ognuna di quelle notizie (cosa stavo studiando, quali libri stavo leggendo, che persone incontravo) era una tacca che misurava il mio tradimento. Entravo in una cultura per definizione borghese che faceva di me un candidato di una nuova, ancora ignota, piccola borghesia, saccente e caotica\u201d Il testo si apre cos\u00ec verso quell\u2019orizzonte vasto, indubbiamente emancipato, ma forse anche altrettanto spaesante in cui ci troviamo oggi. L\u2019educazione milanese, infatti, termina simbolicamente con lo sfaldarsi di quel \u201cnoi\u201d a causa di un tragico evento. Ma d&#8217;altronde \u00e8 anche vero che ogni educazione ha un inizio e una fine e che \u201cuna citt\u00e0 educa fino a quando l&#8217;et\u00e0 permette di essere educati&#8221;."}