{"id":2424,"date":"2017-03-21T09:08:37","date_gmt":"2017-03-21T08:08:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=2424"},"modified":"2017-04-28T15:29:31","modified_gmt":"2017-04-28T13:29:31","slug":"bosco-mi-racconti-la-voce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/bosco-mi-racconti-la-voce\/","title":{"rendered":"Il bosco che mi racconti con la voce"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\">Martina D&#8217;Andrea<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2490\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/genealogia-imperfetta.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"267\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/genealogia-imperfetta.jpg 200w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/genealogia-imperfetta-16x24.jpg 16w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/genealogia-imperfetta-24x36.jpg 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/genealogia-imperfetta-32x48.jpg 32w\" sizes=\"(max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Festeggiamo la giornata mondiale della poesia con la raccolta poetica di una giovane autrice italiana.<\/p>\n<p><strong>Silvia Rosa<\/strong><\/p>\n<p><strong>Genealogia Imperfetta<\/strong><\/p>\n<p>collana: Le voci italiane<\/p>\n<p>La Vita Felice, 2014<\/p>\n<p>p.71, 12\u20ac<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 l&#8217;immaginario dell&#8217;incanto e del fiabesco che ci accompagna fin dalle prime pagine di questa particolare raccolta poetica.<\/p>\n<blockquote><p>&#8211; M&#8217;innamoro adesso del bosco che mi racconti con la voce, dopo tutta questa quiete, dopo troppi fantasmi di vento [&#8230;] io voglio perdermi per sentieri di mattoni gialli e rossi per il tuo sguardo, e poi trovare un punto di sole tra le ombre in cui spogliarmi di ogni desiderio e di ogni forma-<\/p><\/blockquote>\n<p>La giovane autrice ci conduce con delicatezza, quasi tenendoci per mano, nel suo mondo pi\u00f9 intimo. Passo dopo passo ci disvela fragilit\u00e0 e debolezze, ci trascina\u00a0nel turbine personale e inaccessibile dei suoi pensieri e delle sue sensazioni.<\/p>\n<p>Silvia Rosa sa come incantarci: la parola tra le sue mani diventa materia plastica e viva, malleabile strumento per\u00a0la nuda esposizione di s\u00e9. Non c&#8217;\u00e8 pudore, n\u00e9 artificio. La poesia sembra essere la trasposizione pi\u00f9 autentica\u00a0di un gomitolo\u00a0interiore di percezioni contrastanti, e forse l&#8217;unico modo per giungere al<em> \u00abpunto di sole tra le ombre\u00bb\u00a0<\/em>del proprio universo nascosto. E come evidenzia Gabriella Musetti introducendo questo libro:\u00a0\u00ab<em>\u00e8 fiducia nella parola, nel suo potere di cura, di dare quiete e risonanza insieme<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>La poesia come gesto emotivo, come impulso vibrante e necessario. Un po&#8217; come\u00a0un quadro di Rothko, dove \u00e8 per\u00f2 il gesto artistico che si fa poesia e portatore di mondi interiori oscillanti e sempre sull&#8217;orlo di un&#8217;esplosione trattenuta.<\/p>\n<p>La punteggiatura \u00e8 libera, anarchica, quasi fosse un fardello inutile e trascurabile.<\/p>\n<p>Sembra suggerircelo lei stessa nella poesia <em>Ottobre<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>cadono avverbi di tempo dagli alberi spogli e all&#8217;appello mancano virgole e pause e, quante ore poi lungo un sentiero brullo &#8211; senza parole- e le tue mani immaginate in carezze e tra le ciglia il grigio dei sassi lustri di nuvole, perdere il senso del cammino se oltre il cespuglio di rovi non si rivela lo sguardo perfetto che sanno i tuoi occhi [&#8230;] tu che sei corsa e riposo tu che sei la tre costole respiro vertigine spina, l&#8217;imprevisto ritorno a.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tuttavia,\u00a0come in un gioco di chiaroscuro, la delicatezza e l&#8217;eleganza della sua scrittura emergono proprio dal contrasto tra l&#8217;emotivit\u00e0 profonda e la riflessione attenta, la ponderazione di ogni singolo vocabolo. Tutto sembra perfettamente calibrato, tutto ha il suo posto preciso.<\/p>\n<p>L&#8217;esplosione che la poesia di Silvia Rosa comprime tra gli spazi e i versi \u00e8 la solitudine dolorosa, \u00e8 il bisogno di affetto che ha radici lontane nel rapporto con la madre, l&#8217;assenza, il senso di inadeguatezza, la frustrazione di non sentirsi amati: \u00ab<em>e tu non mi vieni a cercare<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Le quattro sezioni che compongono la raccolta hanno ritmo mutevole: in <em>Orme<\/em>\u00a0ci si addentra con cautela, con solenne lentezza nel mondo interiore dell&#8217;autrice e domina il tema del rapporto con la natura e il paesaggio; segue la sezione <em>Amore centro\u00a0<\/em>in cui il ritmo si fa pi\u00f9 incalzante, in un continuo rincorrere il filo rapido dei pensieri; in <em>Per la costruzione di un&#8217; archeologia (futura)\u00a0<\/em>il ritmo vivace accompagna le poesie pi\u00f9 legate al processo di crescita dell&#8217;autrice; infine, con l&#8217;ultima sezione\u00a0<em>Genealogia imperfetta,<\/em> si ritorna a un ritmo decrescente, che rallenta mentre si indugia sulla figura della madre e sul percorso da bambina a donna.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che l&#8217;autrice spalanca davanti a noi non \u00e8 solo il racconto poetico del suo percorso di crescita, del rapporto con la propria femminilit\u00e0 e con i propri fantasmi, ma anche la\u00a0ricerca talvolta dolorosa, talvolta commovente di s\u00e9 stessi. Proprio per questo \u00e8 capace di parlare un linguaggio universale e di toccare le corde di tutti.<\/p>\n<blockquote><p>gli occhi due bottoni appesi a ci\u00f2 che resta, potessi prenderli tra le dita e dirti indossali, e adesso guardami con quelli, nuda come non mi hai mai vista.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Martina D&#8217;Andrea &nbsp; Festeggiamo la giornata mondiale della poesia con la raccolta poetica di una giovane autrice italiana. Silvia Rosa Genealogia Imperfetta collana: Le voci italiane La Vita Felice, 2014 p.71, 12\u20ac &nbsp; \u00c8 l&#8217;immaginario dell&#8217;incanto e del fiabesco che ci accompagna fin dalle prime pagine di questa particolare raccolta poetica. &#8211; M&#8217;innamoro adesso del bosco che mi racconti con la voce, dopo tutta questa quiete, dopo troppi fantasmi di vento [&#8230;] io voglio perdermi per sentieri di mattoni gialli e rossi per il tuo sguardo, e poi trovare un punto di sole tra le ombre in cui spogliarmi di ogni desiderio e di ogni forma- La giovane autrice ci conduce con delicatezza, quasi tenendoci per mano, nel suo mondo pi\u00f9 intimo. Passo dopo passo ci disvela fragilit\u00e0 e debolezze, ci trascina\u00a0nel turbine personale e inaccessibile dei suoi pensieri e delle sue sensazioni. Silvia Rosa sa come incantarci: la parola tra le sue mani diventa materia plastica e viva, malleabile strumento per\u00a0la nuda esposizione di s\u00e9. 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Sembra suggerircelo lei stessa nella poesia Ottobre: cadono avverbi di tempo dagli alberi spogli e all&#8217;appello mancano virgole e pause e, quante ore poi lungo un sentiero brullo &#8211; senza parole- e le tue mani immaginate in carezze e tra le ciglia il grigio dei sassi lustri di nuvole, perdere il senso del cammino se oltre il cespuglio di rovi non si rivela lo sguardo perfetto che sanno i tuoi occhi [&#8230;] tu che sei corsa e riposo tu che sei la tre costole respiro vertigine spina, l&#8217;imprevisto ritorno a. Tuttavia,\u00a0come in un gioco di chiaroscuro, la delicatezza e l&#8217;eleganza della sua scrittura emergono proprio dal contrasto tra l&#8217;emotivit\u00e0 profonda e la riflessione attenta, la ponderazione di ogni singolo vocabolo. Tutto sembra perfettamente calibrato, tutto ha il suo posto preciso. L&#8217;esplosione che la poesia di Silvia Rosa comprime tra gli spazi e i versi \u00e8 la solitudine dolorosa, \u00e8 il bisogno di affetto che ha radici lontane nel rapporto con la madre, l&#8217;assenza, il senso di inadeguatezza, la frustrazione di non sentirsi amati: \u00abe tu non mi vieni a cercare\u00bb. Le quattro sezioni che compongono la raccolta hanno ritmo mutevole: in Orme\u00a0ci si addentra con cautela, con solenne lentezza nel mondo interiore dell&#8217;autrice e domina il tema del rapporto con la natura e il paesaggio; segue la sezione Amore centro\u00a0in cui il ritmo si fa pi\u00f9 incalzante, in un continuo rincorrere il filo rapido dei pensieri; in Per la costruzione di un&#8217; archeologia (futura)\u00a0il ritmo vivace accompagna le poesie pi\u00f9 legate al processo di crescita dell&#8217;autrice; infine, con l&#8217;ultima sezione\u00a0Genealogia imperfetta, si ritorna a un ritmo decrescente, che rallenta mentre si indugia sulla figura della madre e sul percorso da bambina a donna. Ci\u00f2 che l&#8217;autrice spalanca davanti a noi non \u00e8 solo il racconto poetico del suo percorso di crescita, del rapporto con la propria femminilit\u00e0 e con i propri fantasmi, ma anche la\u00a0ricerca talvolta dolorosa, talvolta commovente di s\u00e9 stessi. Proprio per questo \u00e8 capace di parlare un linguaggio universale e di toccare le corde di tutti. gli occhi due bottoni appesi a ci\u00f2 che resta, potessi prenderli tra le dita e dirti indossali, e adesso guardami con quelli, nuda come non mi hai mai vista.<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":2490,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[543,541,284,542],"class_list":["post-2424","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-genealogia-imperfetta","tag-la-vita-felice","tag-poesia","tag-sivia-rosa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il bosco che mi racconti con la voce - il BLOG di EDITORIA<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/bosco-mi-racconti-la-voce\/\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il bosco che mi racconti con la voce - il BLOG di EDITORIA\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Martina D&#8217;Andrea &nbsp; Festeggiamo la giornata mondiale della poesia con la raccolta poetica di una giovane autrice italiana. 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Sembra suggerircelo lei stessa nella poesia Ottobre: cadono avverbi di tempo dagli alberi spogli e all&#8217;appello mancano virgole e pause e, quante ore poi lungo un sentiero brullo &#8211; senza parole- e le tue mani immaginate in carezze e tra le ciglia il grigio dei sassi lustri di nuvole, perdere il senso del cammino se oltre il cespuglio di rovi non si rivela lo sguardo perfetto che sanno i tuoi occhi [&#8230;] tu che sei corsa e riposo tu che sei la tre costole respiro vertigine spina, l&#8217;imprevisto ritorno a. Tuttavia,\u00a0come in un gioco di chiaroscuro, la delicatezza e l&#8217;eleganza della sua scrittura emergono proprio dal contrasto tra l&#8217;emotivit\u00e0 profonda e la riflessione attenta, la ponderazione di ogni singolo vocabolo. Tutto sembra perfettamente calibrato, tutto ha il suo posto preciso. L&#8217;esplosione che la poesia di Silvia Rosa comprime tra gli spazi e i versi \u00e8 la solitudine dolorosa, \u00e8 il bisogno di affetto che ha radici lontane nel rapporto con la madre, l&#8217;assenza, il senso di inadeguatezza, la frustrazione di non sentirsi amati: \u00abe tu non mi vieni a cercare\u00bb. Le quattro sezioni che compongono la raccolta hanno ritmo mutevole: in Orme\u00a0ci si addentra con cautela, con solenne lentezza nel mondo interiore dell&#8217;autrice e domina il tema del rapporto con la natura e il paesaggio; segue la sezione Amore centro\u00a0in cui il ritmo si fa pi\u00f9 incalzante, in un continuo rincorrere il filo rapido dei pensieri; in Per la costruzione di un&#8217; archeologia (futura)\u00a0il ritmo vivace accompagna le poesie pi\u00f9 legate al processo di crescita dell&#8217;autrice; infine, con l&#8217;ultima sezione\u00a0Genealogia imperfetta, si ritorna a un ritmo decrescente, che rallenta mentre si indugia sulla figura della madre e sul percorso da bambina a donna. Ci\u00f2 che l&#8217;autrice spalanca davanti a noi non \u00e8 solo il racconto poetico del suo percorso di crescita, del rapporto con la propria femminilit\u00e0 e con i propri fantasmi, ma anche la\u00a0ricerca talvolta dolorosa, talvolta commovente di s\u00e9 stessi. 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Silvia Rosa Genealogia Imperfetta collana: Le voci italiane La Vita Felice, 2014 p.71, 12\u20ac &nbsp; \u00c8 l&#8217;immaginario dell&#8217;incanto e del fiabesco che ci accompagna fin dalle prime pagine di questa particolare raccolta poetica. &#8211; M&#8217;innamoro adesso del bosco che mi racconti con la voce, dopo tutta questa quiete, dopo troppi fantasmi di vento [&#8230;] io voglio perdermi per sentieri di mattoni gialli e rossi per il tuo sguardo, e poi trovare un punto di sole tra le ombre in cui spogliarmi di ogni desiderio e di ogni forma- La giovane autrice ci conduce con delicatezza, quasi tenendoci per mano, nel suo mondo pi\u00f9 intimo. Passo dopo passo ci disvela fragilit\u00e0 e debolezze, ci trascina\u00a0nel turbine personale e inaccessibile dei suoi pensieri e delle sue sensazioni. Silvia Rosa sa come incantarci: la parola tra le sue mani diventa materia plastica e viva, malleabile strumento per\u00a0la nuda esposizione di s\u00e9. Non c&#8217;\u00e8 pudore, n\u00e9 artificio. La poesia sembra essere la trasposizione pi\u00f9 autentica\u00a0di un gomitolo\u00a0interiore di percezioni contrastanti, e forse l&#8217;unico modo per giungere al \u00abpunto di sole tra le ombre\u00bb\u00a0del proprio universo nascosto. E come evidenzia Gabriella Musetti introducendo questo libro:\u00a0\u00ab\u00e8 fiducia nella parola, nel suo potere di cura, di dare quiete e risonanza insieme\u00bb. La poesia come gesto emotivo, come impulso vibrante e necessario. Un po&#8217; come\u00a0un quadro di Rothko, dove \u00e8 per\u00f2 il gesto artistico che si fa poesia e portatore di mondi interiori oscillanti e sempre sull&#8217;orlo di un&#8217;esplosione trattenuta. La punteggiatura \u00e8 libera, anarchica, quasi fosse un fardello inutile e trascurabile. Sembra suggerircelo lei stessa nella poesia Ottobre: cadono avverbi di tempo dagli alberi spogli e all&#8217;appello mancano virgole e pause e, quante ore poi lungo un sentiero brullo &#8211; senza parole- e le tue mani immaginate in carezze e tra le ciglia il grigio dei sassi lustri di nuvole, perdere il senso del cammino se oltre il cespuglio di rovi non si rivela lo sguardo perfetto che sanno i tuoi occhi [&#8230;] tu che sei corsa e riposo tu che sei la tre costole respiro vertigine spina, l&#8217;imprevisto ritorno a. Tuttavia,\u00a0come in un gioco di chiaroscuro, la delicatezza e l&#8217;eleganza della sua scrittura emergono proprio dal contrasto tra l&#8217;emotivit\u00e0 profonda e la riflessione attenta, la ponderazione di ogni singolo vocabolo. Tutto sembra perfettamente calibrato, tutto ha il suo posto preciso. L&#8217;esplosione che la poesia di Silvia Rosa comprime tra gli spazi e i versi \u00e8 la solitudine dolorosa, \u00e8 il bisogno di affetto che ha radici lontane nel rapporto con la madre, l&#8217;assenza, il senso di inadeguatezza, la frustrazione di non sentirsi amati: \u00abe tu non mi vieni a cercare\u00bb. Le quattro sezioni che compongono la raccolta hanno ritmo mutevole: in Orme\u00a0ci si addentra con cautela, con solenne lentezza nel mondo interiore dell&#8217;autrice e domina il tema del rapporto con la natura e il paesaggio; segue la sezione Amore centro\u00a0in cui il ritmo si fa pi\u00f9 incalzante, in un continuo rincorrere il filo rapido dei pensieri; in Per la costruzione di un&#8217; archeologia (futura)\u00a0il ritmo vivace accompagna le poesie pi\u00f9 legate al processo di crescita dell&#8217;autrice; infine, con l&#8217;ultima sezione\u00a0Genealogia imperfetta, si ritorna a un ritmo decrescente, che rallenta mentre si indugia sulla figura della madre e sul percorso da bambina a donna. Ci\u00f2 che l&#8217;autrice spalanca davanti a noi non \u00e8 solo il racconto poetico del suo percorso di crescita, del rapporto con la propria femminilit\u00e0 e con i propri fantasmi, ma anche la\u00a0ricerca talvolta dolorosa, talvolta commovente di s\u00e9 stessi. 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