{"id":2606,"date":"2017-05-22T13:05:13","date_gmt":"2017-05-22T11:05:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=2606"},"modified":"2017-06-29T21:52:53","modified_gmt":"2017-06-29T19:52:53","slug":"le-otto-montagne-strega2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/le-otto-montagne-strega2017\/","title":{"rendered":"Le otto montagne. Storia di un\u2019amicizia ad alta quota."},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2607 alignnone\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/20170522_120728-e1495448512820-169x300.jpg\" alt=\"\" width=\"186\" height=\"330\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/20170522_120728-e1495448512820-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/20170522_120728-e1495448512820-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/20170522_120728-e1495448512820-14x24.jpg 14w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/20170522_120728-e1495448512820-20x36.jpg 20w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/20170522_120728-e1495448512820-27x48.jpg 27w\" sizes=\"(max-width: 186px) 100vw, 186px\" \/><\/p>\n<p><em><strong>Le otto montagne<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Paolo Cognetti<\/p>\n<p>Einaudi, pp. 199<\/p>\n<p>18,50\u00a0\u20ac<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">di <strong>Elisa Frilli<\/strong><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400\">In the mountains, there you feel free<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">. Lo scrive T.S. Eliot nei primi versi di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">The Waste Land<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">. La montagna, questa terra fuori dal tempo e dalla civilt\u00e0 che da sempre richiama eremiti e poeti, Paolo Cognetti la conosce molto bene. Da qualche anno ha infatti scelto di vivere in una baita sul Monte Rosa, a duemila metri. Gi\u00e0 autore di racconti per Minimum fax, esordisce nel romanzo con <\/span><strong><i>Le otto montagne<\/i><\/strong><span style=\"font-weight: 400\">. Il libro ha iniziato ad avere successo ancor prima di essere pubblicato: presentato lo scorso ottobre alla fiera del libro di Francoforte, \u00e8 stato venduto in ventinove paesi ed ora \u00e8 considerato uno dei favoriti al <strong>premio Strega<\/strong>.<\/span><\/p>\n<blockquote><p>Cominciai a capire un fatto, e cio\u00e8 che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. [&#8230;] Se il punto in cui ti immergi in un fiume \u00e8 il presente, pensai, allora il passato \u00e8 l\u2019acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente per te, mentre il futuro \u00e8 l\u2019acqua che scende dall\u2019alto, portando pericoli e sorprese. Il passato \u00e8 a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.<\/p><\/blockquote>\n<p>Pietro \u00e8 un bambino timido, nato e vissuto nella periferia milanese. I suoi genitori per\u00f2 sono originari delle Dolomiti, e a Milano si sentono in gabbia. La madre lavora come assistente sanitaria in un consultorio, e si ostina a coltivare fiori \u00absu un balconcino annerito dal fumo e ammuffito da piogge secolari\u00bb; il padre \u00e8 un chimico industriale, scontroso e pieno di rabbia, che ogni giorno va in fabbrica \u00abcome se dovesse calarsi in trincea\u00bb. Sognano tutto l\u2019anno l\u2019estate, che passano ad esplorare le montagne della Val D\u2019Aosta, finch\u00e9 un giorno scoprono Grana, un paese antico in una valle dimenticata, e se ne innamorano. Grana \u00e8 il centro di questa storia, perch\u00e9 qui Pietro impara a conoscere e amare la montagna. Qui scopre un padre molto diverso da quello di citt\u00e0, che lo porta sulle cime e cammina veloce senza mai voltarsi indietro. Ma soprattutto, qui conosce Bruno, un ragazzino dall\u2019aspetto selvatico, che porta le mucche al pascolo. Dal loro incontro nasce un\u2019amicizia lunga trent\u2019anni, lo spazio di tutto il romanzo.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Crescendo, Pietro sceglie di scappare da tutte e tre le cose: la montagna, suo padre e Bruno. Ma a tutte e tre finisce per tornare. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Le otto montagne<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> \u00e8 quindi la storia di un\u2019amicizia profonda, che resiste a ogni lontananza. \u00c8 il racconto di un padre amato e odiato, a lungo perso e infine ritrovato sulle cime delle Alpi. Ma soprattutto, \u00e8 un lungo <strong>canto d\u2019amore per la montagna<\/strong>, il canto di un amante appassionato ma non illuso, anzi ben consapevole che la sua amata pretende molto, e sa essere dura e crudele. Soprattutto d\u2019inverno. Non vi aspettate di trovare paesaggi incantevoli in questo romanzo, perch\u00e9 alle descrizioni idilliche Cognetti \u00e8 allergico: \u00abC\u2019\u00e8 una retorica insopportabile, almeno per me, legata alla montagna, che trovo artefatta. Il senso di bellezza, soavit\u00e0, di sentirsi in paradiso: fa parte di una retorica che non mi interessa. Per cui ad un certo punto ho deciso di bandire da questa storia tutti gli aggettivi come incantevole, meraviglioso, splendido, stupendo. Non ci sono\u00bb (dall\u2019intervista su <\/span><a href=\"http:\/\/www.illibraio.it\"><span style=\"font-weight: 400\">www.illibraio.it<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400\">, 26 novembre 2016).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La montagna \u00e8 in questo libro la metafora per dire tutto. Dal modo in cui ciascun personaggio la affronta riusciamo a cogliere la sua anima:<\/span><\/p>\n<blockquote><p><span style=\"font-weight: 400\">Forse \u00e8 vero, come sosteneva mia madre, che ciascuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene. La sua era senz\u2019altro il bosco dei 1500 metri, quello di abeti e larici, alla cui ombra crescono il mirtillo, il ginepro e il rododendro, e si nascondono i caprioli. Io ero pi\u00f9 attratto dalla montagna che viene dopo: prateria alpina, torrenti, torbiere, erbe d\u2019alta quota, bestie al pascolo. Ancora pi\u00f9 in alto, la vegetazione scompare, la neve copre ogni cosa fino all\u2019inizio dell\u2019estate e il colore prevalente \u00e8 il grigio della roccia, venato dal quarzo e intarsiato dal giallo dei licheni. L\u00ec cominciava il mondo di mio padre.<\/span><\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Soprattutto, nei rispettivi modi di vivere la montagna si possono riassumere tutte le differenze tra Pietro e Bruno. Per Pietro, Grana \u00e8 il centro del mondo, il luogo da cui parte e a cui ritorna ogni peregrinazione, l\u2019unico in cui si sente davvero a casa. Per Bruno, la montagna non \u00e8 solo una casa, \u00e8 il mondo intero: \u00e8 il limite entro cui si definisce la sua identit\u00e0, che lui non pu\u00f2 e non vuole superare. Come in ogni grande amicizia, i due riescono a capire chi sono solo dal confronto con l\u2019altro. Pietro \u00e8 destinato a vagare per il mondo, Bruno a rimanere l\u00ec. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Le otto montagne<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, quindi \u00ab\u00e8 soprattutto una storia sul <strong>rapporto che abbiamo con i luoghi<\/strong>, sul modo in cui mettiamo radici\u00bb (dall\u2019intervista di Paolo Cognetti a <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Che tempo che fa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">, 19 febbraio 2017).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Cognetti ha un talento magico per la misura. In tutto il libro non c\u2019\u00e8 una parola di troppo o al posto sbagliato. Il suo \u00e8 un <strong>linguaggio semplice e perfetto<\/strong>, che fa venire voglia di rileggere ogni frase cento volte. \u00a0<\/span><\/p>\n<blockquote><p><span style=\"font-weight: 400\">Un paio di giorni dopo, in quella stessa cucina, trovai il ragazzino delle mucche che faceva colazione sulla mia sedia. Lo annusai, per la verit\u00e0, prima di vederlo, perch\u00e9 aveva addosso lo stesso odore di stalla, fieno, latte cagliato, terra umida e fumo di legna, che per me da allora \u00e8 sempre stato l\u2019odore della montagna, e che ho ritrovato in qualunque montagna del mondo. Si chiamava Bruno Guglielmina. Il cognome era quello di tutti a Grana, tenne a spiegarci, ma il nome Bruno ce l\u2019aveva soltanto lui.<\/span><\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Non c\u2019\u00e8 bisogno di essere appassionati di montagna per amare il libro di Paolo Cognetti, perch\u00e9 amicizia, famiglia e radici sono temi universali. Ma se per caso anche voi sognate i cieli tersi e le cime innevate, troverete un libro indimenticabile. E allora fate una gita in montagna e portatevi dietro questo romanzo, per assaporarlo lentamente tra una passeggiata e l\u2019altra. Oppure leggetelo a casa tutto d\u2019un fiato, in una sola serata. In ogni caso vi toccher\u00e0 il cuore. Perch\u00e9 <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Le otto montagne<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> \u00e8 un libro limpido come un ruscello alpino, che incanta e commuove.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le otto montagne Paolo Cognetti Einaudi, pp. 199 18,50\u00a0\u20ac di Elisa Frilli In the mountains, there you feel free. Lo scrive T.S. Eliot nei primi versi di The Waste Land. La montagna, questa terra fuori dal tempo e dalla civilt\u00e0 che da sempre richiama eremiti e poeti, Paolo Cognetti la conosce molto bene. Da qualche anno ha infatti scelto di vivere in una baita sul Monte Rosa, a duemila metri. Gi\u00e0 autore di racconti per Minimum fax, esordisce nel romanzo con Le otto montagne. Il libro ha iniziato ad avere successo ancor prima di essere pubblicato: presentato lo scorso ottobre alla fiera del libro di Francoforte, \u00e8 stato venduto in ventinove paesi ed ora \u00e8 considerato uno dei favoriti al premio Strega. Cominciai a capire un fatto, e cio\u00e8 che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. [&#8230;] Se il punto in cui ti immergi in un fiume \u00e8 il presente, pensai, allora il passato \u00e8 l\u2019acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente per te, mentre il futuro \u00e8 l\u2019acqua che scende dall\u2019alto, portando pericoli e sorprese. Il passato \u00e8 a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa. Pietro \u00e8 un bambino timido, nato e vissuto nella periferia milanese. I suoi genitori per\u00f2 sono originari delle Dolomiti, e a Milano si sentono in gabbia. La madre lavora come assistente sanitaria in un consultorio, e si ostina a coltivare fiori \u00absu un balconcino annerito dal fumo e ammuffito da piogge secolari\u00bb; il padre \u00e8 un chimico industriale, scontroso e pieno di rabbia, che ogni giorno va in fabbrica \u00abcome se dovesse calarsi in trincea\u00bb. Sognano tutto l\u2019anno l\u2019estate, che passano ad esplorare le montagne della Val D\u2019Aosta, finch\u00e9 un giorno scoprono Grana, un paese antico in una valle dimenticata, e se ne innamorano. Grana \u00e8 il centro di questa storia, perch\u00e9 qui Pietro impara a conoscere e amare la montagna. Qui scopre un padre molto diverso da quello di citt\u00e0, che lo porta sulle cime e cammina veloce senza mai voltarsi indietro. Ma soprattutto, qui conosce Bruno, un ragazzino dall\u2019aspetto selvatico, che porta le mucche al pascolo. Dal loro incontro nasce un\u2019amicizia lunga trent\u2019anni, lo spazio di tutto il romanzo. Crescendo, Pietro sceglie di scappare da tutte e tre le cose: la montagna, suo padre e Bruno. Ma a tutte e tre finisce per tornare. Le otto montagne \u00e8 quindi la storia di un\u2019amicizia profonda, che resiste a ogni lontananza. \u00c8 il racconto di un padre amato e odiato, a lungo perso e infine ritrovato sulle cime delle Alpi. Ma soprattutto, \u00e8 un lungo canto d\u2019amore per la montagna, il canto di un amante appassionato ma non illuso, anzi ben consapevole che la sua amata pretende molto, e sa essere dura e crudele. Soprattutto d\u2019inverno. Non vi aspettate di trovare paesaggi incantevoli in questo romanzo, perch\u00e9 alle descrizioni idilliche Cognetti \u00e8 allergico: \u00abC\u2019\u00e8 una retorica insopportabile, almeno per me, legata alla montagna, che trovo artefatta. Il senso di bellezza, soavit\u00e0, di sentirsi in paradiso: fa parte di una retorica che non mi interessa. Per cui ad un certo punto ho deciso di bandire da questa storia tutti gli aggettivi come incantevole, meraviglioso, splendido, stupendo. Non ci sono\u00bb (dall\u2019intervista su www.illibraio.it, 26 novembre 2016). La montagna \u00e8 in questo libro la metafora per dire tutto. Dal modo in cui ciascun personaggio la affronta riusciamo a cogliere la sua anima: Forse \u00e8 vero, come sosteneva mia madre, che ciascuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene. La sua era senz\u2019altro il bosco dei 1500 metri, quello di abeti e larici, alla cui ombra crescono il mirtillo, il ginepro e il rododendro, e si nascondono i caprioli. Io ero pi\u00f9 attratto dalla montagna che viene dopo: prateria alpina, torrenti, torbiere, erbe d\u2019alta quota, bestie al pascolo. Ancora pi\u00f9 in alto, la vegetazione scompare, la neve copre ogni cosa fino all\u2019inizio dell\u2019estate e il colore prevalente \u00e8 il grigio della roccia, venato dal quarzo e intarsiato dal giallo dei licheni. L\u00ec cominciava il mondo di mio padre. Soprattutto, nei rispettivi modi di vivere la montagna si possono riassumere tutte le differenze tra Pietro e Bruno. Per Pietro, Grana \u00e8 il centro del mondo, il luogo da cui parte e a cui ritorna ogni peregrinazione, l\u2019unico in cui si sente davvero a casa. Per Bruno, la montagna non \u00e8 solo una casa, \u00e8 il mondo intero: \u00e8 il limite entro cui si definisce la sua identit\u00e0, che lui non pu\u00f2 e non vuole superare. Come in ogni grande amicizia, i due riescono a capire chi sono solo dal confronto con l\u2019altro. Pietro \u00e8 destinato a vagare per il mondo, Bruno a rimanere l\u00ec. Le otto montagne, quindi \u00ab\u00e8 soprattutto una storia sul rapporto che abbiamo con i luoghi, sul modo in cui mettiamo radici\u00bb (dall\u2019intervista di Paolo Cognetti a Che tempo che fa, 19 febbraio 2017). Cognetti ha un talento magico per la misura. In tutto il libro non c\u2019\u00e8 una parola di troppo o al posto sbagliato. Il suo \u00e8 un linguaggio semplice e perfetto, che fa venire voglia di rileggere ogni frase cento volte. \u00a0 Un paio di giorni dopo, in quella stessa cucina, trovai il ragazzino delle mucche che faceva colazione sulla mia sedia. Lo annusai, per la verit\u00e0, prima di vederlo, perch\u00e9 aveva addosso lo stesso odore di stalla, fieno, latte cagliato, terra umida e fumo di legna, che per me da allora \u00e8 sempre stato l\u2019odore della montagna, e che ho ritrovato in qualunque montagna del mondo. Si chiamava Bruno Guglielmina. Il cognome era quello di tutti a Grana, tenne a spiegarci, ma il nome Bruno ce l\u2019aveva soltanto lui. Non c\u2019\u00e8 bisogno di essere appassionati di montagna per amare il libro di Paolo Cognetti, perch\u00e9 amicizia, famiglia e radici sono temi universali. Ma se per caso anche voi sognate i cieli tersi e le cime innevate, troverete un libro indimenticabile. E allora fate una gita in montagna e portatevi dietro questo romanzo, per assaporarlo lentamente tra una passeggiata e l\u2019altra. Oppure leggetelo a casa tutto d\u2019un fiato, in una sola serata. In ogni caso vi toccher\u00e0 il cuore. 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Storia di un\u2019amicizia ad alta quota. - il BLOG di EDITORIA<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/le-otto-montagne-strega2017\/\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Le otto montagne. Storia di un\u2019amicizia ad alta quota. - il BLOG di EDITORIA\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Le otto montagne Paolo Cognetti Einaudi, pp. 199 18,50\u00a0\u20ac di Elisa Frilli In the mountains, there you feel free. Lo scrive T.S. Eliot nei primi versi di The Waste Land. 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[&#8230;] Se il punto in cui ti immergi in un fiume \u00e8 il presente, pensai, allora il passato \u00e8 l\u2019acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente per te, mentre il futuro \u00e8 l\u2019acqua che scende dall\u2019alto, portando pericoli e sorprese. Il passato \u00e8 a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa. Pietro \u00e8 un bambino timido, nato e vissuto nella periferia milanese. I suoi genitori per\u00f2 sono originari delle Dolomiti, e a Milano si sentono in gabbia. La madre lavora come assistente sanitaria in un consultorio, e si ostina a coltivare fiori \u00absu un balconcino annerito dal fumo e ammuffito da piogge secolari\u00bb; il padre \u00e8 un chimico industriale, scontroso e pieno di rabbia, che ogni giorno va in fabbrica \u00abcome se dovesse calarsi in trincea\u00bb. Sognano tutto l\u2019anno l\u2019estate, che passano ad esplorare le montagne della Val D\u2019Aosta, finch\u00e9 un giorno scoprono Grana, un paese antico in una valle dimenticata, e se ne innamorano. Grana \u00e8 il centro di questa storia, perch\u00e9 qui Pietro impara a conoscere e amare la montagna. Qui scopre un padre molto diverso da quello di citt\u00e0, che lo porta sulle cime e cammina veloce senza mai voltarsi indietro. Ma soprattutto, qui conosce Bruno, un ragazzino dall\u2019aspetto selvatico, che porta le mucche al pascolo. Dal loro incontro nasce un\u2019amicizia lunga trent\u2019anni, lo spazio di tutto il romanzo. Crescendo, Pietro sceglie di scappare da tutte e tre le cose: la montagna, suo padre e Bruno. Ma a tutte e tre finisce per tornare. Le otto montagne \u00e8 quindi la storia di un\u2019amicizia profonda, che resiste a ogni lontananza. \u00c8 il racconto di un padre amato e odiato, a lungo perso e infine ritrovato sulle cime delle Alpi. Ma soprattutto, \u00e8 un lungo canto d\u2019amore per la montagna, il canto di un amante appassionato ma non illuso, anzi ben consapevole che la sua amata pretende molto, e sa essere dura e crudele. Soprattutto d\u2019inverno. Non vi aspettate di trovare paesaggi incantevoli in questo romanzo, perch\u00e9 alle descrizioni idilliche Cognetti \u00e8 allergico: \u00abC\u2019\u00e8 una retorica insopportabile, almeno per me, legata alla montagna, che trovo artefatta. Il senso di bellezza, soavit\u00e0, di sentirsi in paradiso: fa parte di una retorica che non mi interessa. Per cui ad un certo punto ho deciso di bandire da questa storia tutti gli aggettivi come incantevole, meraviglioso, splendido, stupendo. Non ci sono\u00bb (dall\u2019intervista su www.illibraio.it, 26 novembre 2016). La montagna \u00e8 in questo libro la metafora per dire tutto. Dal modo in cui ciascun personaggio la affronta riusciamo a cogliere la sua anima: Forse \u00e8 vero, come sosteneva mia madre, che ciascuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene. La sua era senz\u2019altro il bosco dei 1500 metri, quello di abeti e larici, alla cui ombra crescono il mirtillo, il ginepro e il rododendro, e si nascondono i caprioli. Io ero pi\u00f9 attratto dalla montagna che viene dopo: prateria alpina, torrenti, torbiere, erbe d\u2019alta quota, bestie al pascolo. Ancora pi\u00f9 in alto, la vegetazione scompare, la neve copre ogni cosa fino all\u2019inizio dell\u2019estate e il colore prevalente \u00e8 il grigio della roccia, venato dal quarzo e intarsiato dal giallo dei licheni. L\u00ec cominciava il mondo di mio padre. Soprattutto, nei rispettivi modi di vivere la montagna si possono riassumere tutte le differenze tra Pietro e Bruno. Per Pietro, Grana \u00e8 il centro del mondo, il luogo da cui parte e a cui ritorna ogni peregrinazione, l\u2019unico in cui si sente davvero a casa. Per Bruno, la montagna non \u00e8 solo una casa, \u00e8 il mondo intero: \u00e8 il limite entro cui si definisce la sua identit\u00e0, che lui non pu\u00f2 e non vuole superare. Come in ogni grande amicizia, i due riescono a capire chi sono solo dal confronto con l\u2019altro. Pietro \u00e8 destinato a vagare per il mondo, Bruno a rimanere l\u00ec. Le otto montagne, quindi \u00ab\u00e8 soprattutto una storia sul rapporto che abbiamo con i luoghi, sul modo in cui mettiamo radici\u00bb (dall\u2019intervista di Paolo Cognetti a Che tempo che fa, 19 febbraio 2017). Cognetti ha un talento magico per la misura. In tutto il libro non c\u2019\u00e8 una parola di troppo o al posto sbagliato. Il suo \u00e8 un linguaggio semplice e perfetto, che fa venire voglia di rileggere ogni frase cento volte. \u00a0 Un paio di giorni dopo, in quella stessa cucina, trovai il ragazzino delle mucche che faceva colazione sulla mia sedia. Lo annusai, per la verit\u00e0, prima di vederlo, perch\u00e9 aveva addosso lo stesso odore di stalla, fieno, latte cagliato, terra umida e fumo di legna, che per me da allora \u00e8 sempre stato l\u2019odore della montagna, e che ho ritrovato in qualunque montagna del mondo. Si chiamava Bruno Guglielmina. Il cognome era quello di tutti a Grana, tenne a spiegarci, ma il nome Bruno ce l\u2019aveva soltanto lui. Non c\u2019\u00e8 bisogno di essere appassionati di montagna per amare il libro di Paolo Cognetti, perch\u00e9 amicizia, famiglia e radici sono temi universali. Ma se per caso anche voi sognate i cieli tersi e le cime innevate, troverete un libro indimenticabile. E allora fate una gita in montagna e portatevi dietro questo romanzo, per assaporarlo lentamente tra una passeggiata e l\u2019altra. Oppure leggetelo a casa tutto d\u2019un fiato, in una sola serata. In ogni caso vi toccher\u00e0 il cuore. 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Il libro ha iniziato ad avere successo ancor prima di essere pubblicato: presentato lo scorso ottobre alla fiera del libro di Francoforte, \u00e8 stato venduto in ventinove paesi ed ora \u00e8 considerato uno dei favoriti al premio Strega. Cominciai a capire un fatto, e cio\u00e8 che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. [&#8230;] Se il punto in cui ti immergi in un fiume \u00e8 il presente, pensai, allora il passato \u00e8 l\u2019acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente per te, mentre il futuro \u00e8 l\u2019acqua che scende dall\u2019alto, portando pericoli e sorprese. Il passato \u00e8 a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa. Pietro \u00e8 un bambino timido, nato e vissuto nella periferia milanese. I suoi genitori per\u00f2 sono originari delle Dolomiti, e a Milano si sentono in gabbia. La madre lavora come assistente sanitaria in un consultorio, e si ostina a coltivare fiori \u00absu un balconcino annerito dal fumo e ammuffito da piogge secolari\u00bb; il padre \u00e8 un chimico industriale, scontroso e pieno di rabbia, che ogni giorno va in fabbrica \u00abcome se dovesse calarsi in trincea\u00bb. Sognano tutto l\u2019anno l\u2019estate, che passano ad esplorare le montagne della Val D\u2019Aosta, finch\u00e9 un giorno scoprono Grana, un paese antico in una valle dimenticata, e se ne innamorano. Grana \u00e8 il centro di questa storia, perch\u00e9 qui Pietro impara a conoscere e amare la montagna. Qui scopre un padre molto diverso da quello di citt\u00e0, che lo porta sulle cime e cammina veloce senza mai voltarsi indietro. Ma soprattutto, qui conosce Bruno, un ragazzino dall\u2019aspetto selvatico, che porta le mucche al pascolo. Dal loro incontro nasce un\u2019amicizia lunga trent\u2019anni, lo spazio di tutto il romanzo. Crescendo, Pietro sceglie di scappare da tutte e tre le cose: la montagna, suo padre e Bruno. Ma a tutte e tre finisce per tornare. Le otto montagne \u00e8 quindi la storia di un\u2019amicizia profonda, che resiste a ogni lontananza. \u00c8 il racconto di un padre amato e odiato, a lungo perso e infine ritrovato sulle cime delle Alpi. Ma soprattutto, \u00e8 un lungo canto d\u2019amore per la montagna, il canto di un amante appassionato ma non illuso, anzi ben consapevole che la sua amata pretende molto, e sa essere dura e crudele. Soprattutto d\u2019inverno. Non vi aspettate di trovare paesaggi incantevoli in questo romanzo, perch\u00e9 alle descrizioni idilliche Cognetti \u00e8 allergico: \u00abC\u2019\u00e8 una retorica insopportabile, almeno per me, legata alla montagna, che trovo artefatta. Il senso di bellezza, soavit\u00e0, di sentirsi in paradiso: fa parte di una retorica che non mi interessa. Per cui ad un certo punto ho deciso di bandire da questa storia tutti gli aggettivi come incantevole, meraviglioso, splendido, stupendo. Non ci sono\u00bb (dall\u2019intervista su www.illibraio.it, 26 novembre 2016). La montagna \u00e8 in questo libro la metafora per dire tutto. Dal modo in cui ciascun personaggio la affronta riusciamo a cogliere la sua anima: Forse \u00e8 vero, come sosteneva mia madre, che ciascuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene. La sua era senz\u2019altro il bosco dei 1500 metri, quello di abeti e larici, alla cui ombra crescono il mirtillo, il ginepro e il rododendro, e si nascondono i caprioli. Io ero pi\u00f9 attratto dalla montagna che viene dopo: prateria alpina, torrenti, torbiere, erbe d\u2019alta quota, bestie al pascolo. Ancora pi\u00f9 in alto, la vegetazione scompare, la neve copre ogni cosa fino all\u2019inizio dell\u2019estate e il colore prevalente \u00e8 il grigio della roccia, venato dal quarzo e intarsiato dal giallo dei licheni. L\u00ec cominciava il mondo di mio padre. Soprattutto, nei rispettivi modi di vivere la montagna si possono riassumere tutte le differenze tra Pietro e Bruno. Per Pietro, Grana \u00e8 il centro del mondo, il luogo da cui parte e a cui ritorna ogni peregrinazione, l\u2019unico in cui si sente davvero a casa. Per Bruno, la montagna non \u00e8 solo una casa, \u00e8 il mondo intero: \u00e8 il limite entro cui si definisce la sua identit\u00e0, che lui non pu\u00f2 e non vuole superare. Come in ogni grande amicizia, i due riescono a capire chi sono solo dal confronto con l\u2019altro. Pietro \u00e8 destinato a vagare per il mondo, Bruno a rimanere l\u00ec. Le otto montagne, quindi \u00ab\u00e8 soprattutto una storia sul rapporto che abbiamo con i luoghi, sul modo in cui mettiamo radici\u00bb (dall\u2019intervista di Paolo Cognetti a Che tempo che fa, 19 febbraio 2017). Cognetti ha un talento magico per la misura. In tutto il libro non c\u2019\u00e8 una parola di troppo o al posto sbagliato. Il suo \u00e8 un linguaggio semplice e perfetto, che fa venire voglia di rileggere ogni frase cento volte. \u00a0 Un paio di giorni dopo, in quella stessa cucina, trovai il ragazzino delle mucche che faceva colazione sulla mia sedia. Lo annusai, per la verit\u00e0, prima di vederlo, perch\u00e9 aveva addosso lo stesso odore di stalla, fieno, latte cagliato, terra umida e fumo di legna, che per me da allora \u00e8 sempre stato l\u2019odore della montagna, e che ho ritrovato in qualunque montagna del mondo. Si chiamava Bruno Guglielmina. Il cognome era quello di tutti a Grana, tenne a spiegarci, ma il nome Bruno ce l\u2019aveva soltanto lui. Non c\u2019\u00e8 bisogno di essere appassionati di montagna per amare il libro di Paolo Cognetti, perch\u00e9 amicizia, famiglia e radici sono temi universali. Ma se per caso anche voi sognate i cieli tersi e le cime innevate, troverete un libro indimenticabile. E allora fate una gita in montagna e portatevi dietro questo romanzo, per assaporarlo lentamente tra una passeggiata e l\u2019altra. Oppure leggetelo a casa tutto d\u2019un fiato, in una sola serata. In ogni caso vi toccher\u00e0 il cuore. 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