{"id":2796,"date":"2018-03-23T10:30:21","date_gmt":"2018-03-23T09:30:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=2796"},"modified":"2020-06-26T10:22:25","modified_gmt":"2020-06-26T08:22:25","slug":"le-visionarie-intervista-a-claudia-durastanti-e-veronica-raimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/le-visionarie-intervista-a-claudia-durastanti-e-veronica-raimo\/","title":{"rendered":"Le visionarie: intervista a Claudia Durastanti e Veronica Raimo"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>\u00abUna volta qualcuno aveva chiesto alla scrittrice di fantascienza come le venissero le idee. Questo \u00e8 ci\u00f2 che disse: A volte mi sembra che la parte di me che scrive fantascienza viaggi a una velocit\u00e0 diversa dal resto\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Tredici modi di concepire lo spazio-tempo<\/em>, il geniale racconto di <strong>Catherynne M. Valente<\/strong> lo trovate in\u00a0<a href=\"https:\/\/not.neroeditions.com\/vandermeer-le-visionarie\/\"><strong><em>Le Visionarie<\/em><\/strong><\/a> un\u2019antologia di racconti di fantascienza, fantasy e femminismo appena pubblicata da <strong>Nero<\/strong>, casa editrice romana. Ventinove voci di scrittrici, dalle pi\u00f9 affermate come Angela Carter (<em>L\u2019ascia omicida di Fall River<\/em>) e Ursula K. Le Guin (<em>Sur<\/em>) a quelle meno note, raccontano di metamorfosi, aborti, utopiche storie d\u2019amore e non solo. L\u2019edizione italiana dell\u2019antologia che i curatori <strong>Ann &amp; Jeff VanderMeer<\/strong> definiscono \u00abil contributo a una conversazione in costante divenire sulla potenza della <em>speculative fiction<\/em> femminista\u00bb \u00e8 stata affidata alle scrittrici e traduttrici <strong>Claudia Durastanti<\/strong> e<strong> Veronica Raimo<\/strong> alle quali abbiamo deciso di rivolgere qualche domanda. Invece, domenica 25 marzo il libro sar\u00e0 presentato a <a href=\"http:\/\/bookpride.net\/site\/programma\/\"><strong>Book pride<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Pubblicata nel 2015 <em>Sisters of the Revolution<\/em> esce in Italia con il titolo <em>Le visionarie<\/em>: come siete arrivate a questa scelta a mio parere molto riuscita?<\/strong><\/p>\n<p>Volevamo un titolo che esplicitasse il carattere immaginifico e politico dell\u2019antologia, la traduzione letterale del titolo non ci convinceva. Abbiamo buttato gi\u00f9 vari possibili nomi, in maniera molto libera e azzardata, con un processo di brainstorming che ci allontanasse anche dal titolo originario. Quando ci \u00e8 venuta in mente la parola \u201cvisionarie\u201d ci \u00e8 sembrata perfetta. Molto spesso \u00e8 un aggettivo che viene riferito agli uomini, che siano artisti, imprenditori o politici, in senso positivo, mentre applicato alle donne ha un retaggio di misticismo o di allucinazione, un\u2019opacit\u00e0 pi\u00f9 che una chiarezza di visione. Ci interessava, invece, restituire alla parola proprio il senso di una proiezione verso il futuro, uno slancio, una capacit\u00e0 intuitiva e creativa insieme, ma anche politica: di uno sguardo che sovvertisse lo <em>status quo<\/em>, che non considerasse mai la realt\u00e0 come l\u2019unica possibilit\u00e0 data.<\/p>\n<p><strong><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2809\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/raimo_foto1_big-250x300.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/raimo_foto1_big-250x300.jpg 250w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/raimo_foto1_big-853x1024.jpg 853w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/raimo_foto1_big-1140x1368.jpg 1140w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/raimo_foto1_big-20x24.jpg 20w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/raimo_foto1_big-30x36.jpg 30w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/raimo_foto1_big-40x48.jpg 40w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Come avete individuato e poi scelto le traduttrici dei singoli racconti?<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto ci piaceva l\u2019idea di avere una pluralit\u00e0 di voci che restituisse anche la pluralit\u00e0 delle autrici coinvolte nell\u2019antologia. Nel selezionare i nomi abbiamo pensato a delle voci di autrici, traduttrici, scrittrici e accademiche che ci piacessero ma che potessero essere anche interessate al progetto, insomma persone che sentivamo vicine a noi per diverse ragioni. Ci ha fatto molto piacere che abbiano risposto tutte con grande entusiasmo. Anche chi non aveva in quel momento troppo tempo a disposizione per imbarcarsi in un nuovo lavoro ci ha tenuto comunque a scegliere almeno un racconto da tradurre per prendere parte all\u2019antologia, il che non era affatto scontato. \u00c8 stato un lavoro collettivo sotto molti aspetti e anche adesso che stiamo portando un po\u2019 il libro in giro per presentazioni e festival, la partecipazione \u00e8 condivisa.<\/p>\n<p><strong>Ho trovato assolutamente interessante la vostra affermazione nella postfazione <em>Gli Universi Possibili<\/em>: \u00abUn certo tipo di realismo \u2013 chirurgico, analitico, rigoroso \u2013 aveva smesso di incuriosirci e stimolarci\u00bb. L\u2019interesse per il fantastico e la distopia nasce dall\u2019inadeguatezza e usura del realismo classico o postmoderno?<\/strong><\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare presuntuoso parlare di usura del realismo, ma di sicuro in questo momento l\u2019interesse per la distopia o per un tipo di realismo \u201caumentato\u201d rispecchia una certa inadeguatezza del canone realista per raccontare il presente, proprio per come il presente stesso si sta conformando. Non si tratta soltanto di una contaminazione tecnologica che ovviamente prospetta scenari inediti \u2013 pi\u00f9 o meno angoscianti, ma anche di un rimodellamento della societ\u00e0 nelle sue strutture, nei suoi flussi migratori, nella definizione di confine e nel suo superamento, nei nuovi conflitti e nelle contraddizioni che spesso rendono ambigua una distinzione tra utopia e distopia. In questo senso spostare la prospettiva da cui si analizza il presente sembra far emergere una visione pi\u00f9 complessa e meno prevedibile.<\/p>\n<p><strong>\u00abLa speculative fiction \u00e8 letteraria perch\u00e9 televisiva, non il contrario\u00bb. Ricollegandomi alla domanda precedente e alle serie tv da voi citate (Black Mirror, Stranger Things, The OA) anche la serialit\u00e0 televisiva e un certo cinema hanno giocato un ruolo cruciale?<\/strong><\/p>\n<p>Se consideriamo la popolarit\u00e0 della <em>speculative fiction<\/em> oggi e il fatto che le\u00a0 case editrici non specializzate stanno incoraggiando i loro autori a sperimentare con il genere (basta dare un\u2019occhiata alle prossime uscite letterarie in Uk e negli Usa, sono tutte storie che non avrebbero sfigurato nelle <em>Visionarie<\/em>), dobbiamo ammettere che questa popolarit\u00e0 deve pi\u00f9 di qualcosa ai film di Denis Villeneuve o a produzioni televisive new weird stile The OA su Netflix, una piattaforma che ha puntato moltissimo sulla fantascienza. Diventando un linguaggio pi\u00f9 comune e massificato, in coincidenza con la frustrazione del realismo, va inevitabilmente a condizionare gli scrittori che non hanno mai avuto un\u2019inclinazione particolare per questa modalit\u00e0 di racconto e non si sono formati cos\u00ec. \u00c8 anche una questione di velocit\u00e0 degli impulsi: tra Do Androids Dream of Electric Sheep di Philip K. Dick e il primo Blade Runner passano circa quindici anni, idem tra Story of Your Life di Ted Chiang e The Arrival; tra The Handmaid\u2019s Tale e Il racconto dell\u2019ancella di Margaret Atwood ne passano venti. Invece, pochi anni dopo aver letto <em>Annientamento<\/em> di Jeff VanderMeer, eccoci gi\u00e0 alle prese con il suo adattamento visivo. Che per\u00f2 introduce una controspinta interessante in questo rapporto libro-film sci-fi: invece di potenziare il testo con la sua visionariet\u00e0, in qualche modo lo riduce, rinunciando agli elementi costitutivi della storia, a quel qualcosa che non torna che \u00e8 una premessa fondamentale.<\/p>\n<p><strong><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2808\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb-200x200.jpg 200w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb-75x75.jpg 75w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb-24x24.jpg 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb-36x36.jpg 36w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb-48x48.jpg 48w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/i_P0LMDb.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il testo raccoglie diverse autrici dagli anni sessanta ai giorni nostri. Avete scritto che sono poche le questioni strettamente LGBT, non c\u2019\u00e8 ancora il femminismo di internet ed \u00e8 poco intersezionale: evidente \u00e8 quindi l\u2019evoluzione storica di certi temi e stile annesso. Che cosa vi ha affascinato di pi\u00f9 di questa raccolta e cosa, invece, se c\u2019\u00e8, non vi ha convinto fino in fondo?<\/strong><\/p>\n<p>Ad affascinarci sono gli elementi in comune tra queste storie: la capacit\u00e0 di gestire un racconto in\u00a0 seconda persona per indicare una fuoriuscita da s\u00e9, ma anche un rientro violento e perturbante al proprio interno quando necessario, la rinuncia alle pose accellerazioniste per approdare a una distopia ambigua, ma comunque basata sull\u2019empatia, la tendenza al finale aperto: se un sistema non si chiude, non si espone solo alla crisi ma anche alla speranza, e molti racconti hanno questo tipo particolare di luce. I racconti migliori riescono a gestire tutte queste tensioni, non solo con le idee ma anche con lo stile. A volte l\u2019insistenza sul materno o sulla mutilazione del corpo ci \u00e8 parsa un automatismo, il riflesso di un dibattito distante. In alcuni racconti si intravedono le tematiche ambientaliste tipiche della <em>speculative fiction<\/em> contemporanea, in particolare il rapporto tra femminismo e le altre specie.<\/p>\n<p><strong>Sarebbe possibile in Italia una operazione editoriale del genere?<\/strong><\/p>\n<p>Non solo sarebbe possibile, ma in teoria otterremmo un\u2019antologia del genere senza commissionare racconti di fantascienza o <em>speculative fiction<\/em>: se chiedessimo a una dozzina di scrittrici di mandarci un racconto che indaga le questioni del presente, o addirittura a tema libero, quante scriverebbero una storia che rientra nella costellazione di generi di cui <em>Le visionarie<\/em> fa un campionario? Un\u2019antologia femminista in Italia, oggi, quanto si allontanerebbe dal canone del realismo? Molto, a nostro avviso, e senza che nessuno glielo abbia chiesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2700\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-300x64.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"64\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-300x64.png 300w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-1024x220.png 1024w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-24x5.png 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-36x8.png 36w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-48x10.png 48w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga.png 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><strong>di Silvana Farina<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUna volta qualcuno aveva chiesto alla scrittrice di fantascienza come le venissero le idee. 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Invece, domenica 25 marzo il libro sar\u00e0 presentato a Book pride. Pubblicata nel 2015 Sisters of the Revolution esce in Italia con il titolo Le visionarie: come siete arrivate a questa scelta a mio parere molto riuscita? Volevamo un titolo che esplicitasse il carattere immaginifico e politico dell\u2019antologia, la traduzione letterale del titolo non ci convinceva. Abbiamo buttato gi\u00f9 vari possibili nomi, in maniera molto libera e azzardata, con un processo di brainstorming che ci allontanasse anche dal titolo originario. Quando ci \u00e8 venuta in mente la parola \u201cvisionarie\u201d ci \u00e8 sembrata perfetta. Molto spesso \u00e8 un aggettivo che viene riferito agli uomini, che siano artisti, imprenditori o politici, in senso positivo, mentre applicato alle donne ha un retaggio di misticismo o di allucinazione, un\u2019opacit\u00e0 pi\u00f9 che una chiarezza di visione. 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Anche chi non aveva in quel momento troppo tempo a disposizione per imbarcarsi in un nuovo lavoro ci ha tenuto comunque a scegliere almeno un racconto da tradurre per prendere parte all\u2019antologia, il che non era affatto scontato. \u00c8 stato un lavoro collettivo sotto molti aspetti e anche adesso che stiamo portando un po\u2019 il libro in giro per presentazioni e festival, la partecipazione \u00e8 condivisa. Ho trovato assolutamente interessante la vostra affermazione nella postfazione Gli Universi Possibili: \u00abUn certo tipo di realismo \u2013 chirurgico, analitico, rigoroso \u2013 aveva smesso di incuriosirci e stimolarci\u00bb. L\u2019interesse per il fantastico e la distopia nasce dall\u2019inadeguatezza e usura del realismo classico o postmoderno? Pu\u00f2 sembrare presuntuoso parlare di usura del realismo, ma di sicuro in questo momento l\u2019interesse per la distopia o per un tipo di realismo \u201caumentato\u201d rispecchia una certa inadeguatezza del canone realista per raccontare il presente, proprio per come il presente stesso si sta conformando. Non si tratta soltanto di una contaminazione tecnologica che ovviamente prospetta scenari inediti \u2013 pi\u00f9 o meno angoscianti, ma anche di un rimodellamento della societ\u00e0 nelle sue strutture, nei suoi flussi migratori, nella definizione di confine e nel suo superamento, nei nuovi conflitti e nelle contraddizioni che spesso rendono ambigua una distinzione tra utopia e distopia. In questo senso spostare la prospettiva da cui si analizza il presente sembra far emergere una visione pi\u00f9 complessa e meno prevedibile. \u00abLa speculative fiction \u00e8 letteraria perch\u00e9 televisiva, non il contrario\u00bb. Ricollegandomi alla domanda precedente e alle serie tv da voi citate (Black Mirror, Stranger Things, The OA) anche la serialit\u00e0 televisiva e un certo cinema hanno giocato un ruolo cruciale? Se consideriamo la popolarit\u00e0 della speculative fiction oggi e il fatto che le\u00a0 case editrici non specializzate stanno incoraggiando i loro autori a sperimentare con il genere (basta dare un\u2019occhiata alle prossime uscite letterarie in Uk e negli Usa, sono tutte storie che non avrebbero sfigurato nelle Visionarie), dobbiamo ammettere che questa popolarit\u00e0 deve pi\u00f9 di qualcosa ai film di Denis Villeneuve o a produzioni televisive new weird stile The OA su Netflix, una piattaforma che ha puntato moltissimo sulla fantascienza. Diventando un linguaggio pi\u00f9 comune e massificato, in coincidenza con la frustrazione del realismo, va inevitabilmente a condizionare gli scrittori che non hanno mai avuto un\u2019inclinazione particolare per questa modalit\u00e0 di racconto e non si sono formati cos\u00ec. \u00c8 anche una questione di velocit\u00e0 degli impulsi: tra Do Androids Dream of Electric Sheep di Philip K. Dick e il primo Blade Runner passano circa quindici anni, idem tra Story of Your Life di Ted Chiang e The Arrival; tra The Handmaid\u2019s Tale e Il racconto dell\u2019ancella di Margaret Atwood ne passano venti. Invece, pochi anni dopo aver letto Annientamento di Jeff VanderMeer, eccoci gi\u00e0 alle prese con il suo adattamento visivo. Che per\u00f2 introduce una controspinta interessante in questo rapporto libro-film sci-fi: invece di potenziare il testo con la sua visionariet\u00e0, in qualche modo lo riduce, rinunciando agli elementi costitutivi della storia, a quel qualcosa che non torna che \u00e8 una premessa fondamentale. Il testo raccoglie diverse autrici dagli anni sessanta ai giorni nostri. Avete scritto che sono poche le questioni strettamente LGBT, non c\u2019\u00e8 ancora il femminismo di internet ed \u00e8 poco intersezionale: evidente \u00e8 quindi l\u2019evoluzione storica di certi temi e stile annesso. Che cosa vi ha affascinato di pi\u00f9 di questa raccolta e cosa, invece, se c\u2019\u00e8, non vi ha convinto fino in fondo? 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Sarebbe possibile in Italia una operazione editoriale del genere? Non solo sarebbe possibile, ma in teoria otterremmo un\u2019antologia del genere senza commissionare racconti di fantascienza o speculative fiction: se chiedessimo a una dozzina di scrittrici di mandarci un racconto che indaga le questioni del presente, o addirittura a tema libero, quante scriverebbero una storia che rientra nella costellazione di generi di cui Le visionarie fa un campionario? Un\u2019antologia femminista in Italia, oggi, quanto si allontanerebbe dal canone del realismo? 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