{"id":3343,"date":"2018-10-07T13:44:47","date_gmt":"2018-10-07T11:44:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=3343"},"modified":"2019-04-05T09:34:42","modified_gmt":"2019-04-05T07:34:42","slug":"lotta-e-rassegnazione-in-resto-qui-di-marco-balzano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/lotta-e-rassegnazione-in-resto-qui-di-marco-balzano\/","title":{"rendered":"Lotta e rassegnazione in &#8220;Resto qui&#8221; di Marco Balzano"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono romanzi che sono lenti di ingrandimento su un granello di storia e romanzi che si configurano come finestre sullo sconfinato paesaggio umano. Il vetro che si interpone tra il lettore e l\u2019autore altro non \u00e8 che la voce dello scrittore. Tanto pi\u00f9 questo vetro si presenta limpido, tanto pi\u00f9 il lettore sar\u00e0 in grado di godere di una visione perturbante. In <strong><em>Resto qui<\/em><\/strong>&nbsp;(Einaudi 2018) da sapiente artigiano&nbsp;<strong>Marco Balzano<\/strong>&nbsp;si dedica alla sua foggiatura, laminazione e finitura. Il lettore \u00e8 in grado di ascoltare e osservare la storia di Trina in tre arcate: Gli anni, Fuggire e L\u2019acqua.<\/p>\n<p>Attraverso la forma del diario, la voce di Trina si scioglie onesta tenendosi a galla tra confessionalismo e patetismo nel raccontare una vita costellata di perdite alla sua principale interlocutrice: la figlia Marica. Utilizzando l\u2019espediente della preterizione, la protagonista mette in luce il dramma della separazione: \u00abNon ti racconter\u00f2 la tua assenza. Non ti dir\u00f2 una sola parola degli anni passati a cercarti, dei giorni sulla soglia a fissare la strada\u00bb. Trina e suo marito Erich si perdono nel disperato e insensato tentativo di riportarla a casa, dove non vuole pi\u00f9 stare.<\/p>\n<p><strong><em>Resto qui<\/em> \u00e8 una storia di dolorosa sopravvivenza prima alla fuga di Marica, poi alla guerra, infine a Curon, il piccolo paese di montagna ai margini del tempo dove la vita scorre tra salde radici.<\/strong><\/p>\n<p>Erich si contrappone a Trina per antico coraggio e strenui ideali: bisogna restare a tutti i costi e difendere Curon dai fascisti, dai nazisti, dalla diga. <strong>Tutta la sua vita \u00e8 un corpo a corpo, una lotta estenuante.<\/strong> Forse Erich sa che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 crudele al mondo del massacro che spetta alla preda codarda. Non \u00e8 il destino del singolo il punto, la sua caparbiet\u00e0 nasce dall\u2019indifferenza e la noncuranza, il disprezzo per il senso armonico di una vita semplice. Il compromesso e il patto con il predatore, nazista o fascista che sia, non rientrano nel suo vocabolario. <strong>Sopravvivere significa restare.<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019approccio alla semplice narrazione, ben salda nel campo fertile delle suggestioni,<strong> l\u2019autore dipana il racconto sotteso dello scontro generazionale,<\/strong> di cui se ne possono individuare gli ingranaggi. Da un lato, i giovani sono pi\u00f9 disposti ad abbandonare la propria terra d\u2019origine che ai loro occhi non ha niente da offrire se non un\u2019immobilit\u00e0 sterile e improduttiva; dall\u2019altro lato ci sono i padri e le madri radicati come alberi secolari con i propri comandamenti e una tradizione da proteggere e preservare.<\/p>\n<p>Fin da subito Trina appare al lettore come un ramo spezzato che nelle intemperie diventa sempre pi\u00f9 selvatico e robusto. Infatti, unica sopravvissuta, anche lei avr\u00e0 combattuto: le parole che danno corpo alla sua rabbia latente altro non sono che uno strumento di lotta efficace seppure insufficiente. Cos\u00ec Trina, infaticabile maestra, quasi indirettamente indottrina il lettore sulla potenza divina della parola. Le parole sono reali, possono creare mondi e distruggerli, sono affilate come coltelli, ma si riducono a mero fiato se inascoltate. Per questo la rabbia, che come un invisibile cordone ombelicale lega i protagonisti, cede il posto alla rassegnazione: <strong>\u00abNon so se questa rassegnazione sia la pi\u00f9 grande fierezza dell\u2019uomo, il suo gesto pi\u00f9 eroico, la massima eternit\u00e0 a cui pu\u00f2 aspirare o se \u00e8 invece la conferma della sua naturale vilt\u00e0, visto che \u00e8 insensato smettere di ribellarsi prima della fine\u00bb<\/strong>. Arriver\u00e0 anche il momento in cui sar\u00e0 necessario soltanto dimenticare: \u00abForse perch\u00e9 dopo la guerra, insieme ai morti, bisogna seppellire tutto quello che si \u00e8 visto e che si \u00e8 fatto, scappare a gambe levate prima di diventare noi stessi macerie. Prima che gli spettri diventino l\u2019ultima battaglia\u00bb.<\/p>\n<blockquote><p><strong>\u00abuna storia non dura che nella cenere\/e persistenza \u00e8 solo l&#8217;estinzione\u00bb<\/strong> (Montale)<\/p><\/blockquote>\n<p>Attraverso la finestra costruita da Balzano siamo in grado di conoscere questi personaggi cos\u00ec vividi e di percepire l\u2019ambiente naturale in cui si muovono. Il lettore coglie i rumori assordanti e penetranti, il nitore della neve che ricopre ogni cosa, strenua le caviglie di Trina e infiacchisce la sua fuga sulle montagne, grandi creature che isolano l\u2019uomo con le loro pareti di solitudine. <strong>Come in una premonizione, la neve diventa la metafora della fine e di un nuovo sconfortante inizio.<\/strong> Il bianco nitore apre uno spiraglio sulle macerie: un campanile e dei turisti incoscienti.<\/p>\n<p>Quello che resta \u00e8 un silenzio profondo, ma anche una storia da raccontare: la storia di una sconfitta, di un\u2019umanit\u00e0 mai conquistata, del significato della lotta. Quando la vertigine del dolore diventa qualcosa di familiare e nello stesso tempo di clandestino, ogni storia non pu\u00f2 che durare nella cenere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-2700 size-medium\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-300x64.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"64\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-300x64.png 300w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-1024x220.png 1024w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-24x5.png 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-36x8.png 36w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga-48x10.png 48w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/02c78-separatore-stamberga.png 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>&nbsp;<strong>Silvana Farina<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono romanzi che sono lenti di ingrandimento su un granello di storia e romanzi che si configurano come finestre sullo sconfinato paesaggio umano. 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Trina e suo marito Erich si perdono nel disperato e insensato tentativo di riportarla a casa, dove non vuole pi\u00f9 stare. Resto qui \u00e8 una storia di dolorosa sopravvivenza prima alla fuga di Marica, poi alla guerra, infine a Curon, il piccolo paese di montagna ai margini del tempo dove la vita scorre tra salde radici. Erich si contrappone a Trina per antico coraggio e strenui ideali: bisogna restare a tutti i costi e difendere Curon dai fascisti, dai nazisti, dalla diga. Tutta la sua vita \u00e8 un corpo a corpo, una lotta estenuante. Forse Erich sa che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 crudele al mondo del massacro che spetta alla preda codarda. Non \u00e8 il destino del singolo il punto, la sua caparbiet\u00e0 nasce dall\u2019indifferenza e la noncuranza, il disprezzo per il senso armonico di una vita semplice. Il compromesso e il patto con il predatore, nazista o fascista che sia, non rientrano nel suo vocabolario. Sopravvivere significa restare. Nell\u2019approccio alla semplice narrazione, ben salda nel campo fertile delle suggestioni, l\u2019autore dipana il racconto sotteso dello scontro generazionale, di cui se ne possono individuare gli ingranaggi. Da un lato, i giovani sono pi\u00f9 disposti ad abbandonare la propria terra d\u2019origine che ai loro occhi non ha niente da offrire se non un\u2019immobilit\u00e0 sterile e improduttiva; dall\u2019altro lato ci sono i padri e le madri radicati come alberi secolari con i propri comandamenti e una tradizione da proteggere e preservare. Fin da subito Trina appare al lettore come un ramo spezzato che nelle intemperie diventa sempre pi\u00f9 selvatico e robusto. Infatti, unica sopravvissuta, anche lei avr\u00e0 combattuto: le parole che danno corpo alla sua rabbia latente altro non sono che uno strumento di lotta efficace seppure insufficiente. Cos\u00ec Trina, infaticabile maestra, quasi indirettamente indottrina il lettore sulla potenza divina della parola. Le parole sono reali, possono creare mondi e distruggerli, sono affilate come coltelli, ma si riducono a mero fiato se inascoltate. Per questo la rabbia, che come un invisibile cordone ombelicale lega i protagonisti, cede il posto alla rassegnazione: \u00abNon so se questa rassegnazione sia la pi\u00f9 grande fierezza dell\u2019uomo, il suo gesto pi\u00f9 eroico, la massima eternit\u00e0 a cui pu\u00f2 aspirare o se \u00e8 invece la conferma della sua naturale vilt\u00e0, visto che \u00e8 insensato smettere di ribellarsi prima della fine\u00bb. Arriver\u00e0 anche il momento in cui sar\u00e0 necessario soltanto dimenticare: \u00abForse perch\u00e9 dopo la guerra, insieme ai morti, bisogna seppellire tutto quello che si \u00e8 visto e che si \u00e8 fatto, scappare a gambe levate prima di diventare noi stessi macerie. 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Trina e suo marito Erich si perdono nel disperato e insensato tentativo di riportarla a casa, dove non vuole pi\u00f9 stare. Resto qui \u00e8 una storia di dolorosa sopravvivenza prima alla fuga di Marica, poi alla guerra, infine a Curon, il piccolo paese di montagna ai margini del tempo dove la vita scorre tra salde radici. Erich si contrappone a Trina per antico coraggio e strenui ideali: bisogna restare a tutti i costi e difendere Curon dai fascisti, dai nazisti, dalla diga. Tutta la sua vita \u00e8 un corpo a corpo, una lotta estenuante. Forse Erich sa che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 crudele al mondo del massacro che spetta alla preda codarda. Non \u00e8 il destino del singolo il punto, la sua caparbiet\u00e0 nasce dall\u2019indifferenza e la noncuranza, il disprezzo per il senso armonico di una vita semplice. Il compromesso e il patto con il predatore, nazista o fascista che sia, non rientrano nel suo vocabolario. Sopravvivere significa restare. Nell\u2019approccio alla semplice narrazione, ben salda nel campo fertile delle suggestioni, l\u2019autore dipana il racconto sotteso dello scontro generazionale, di cui se ne possono individuare gli ingranaggi. Da un lato, i giovani sono pi\u00f9 disposti ad abbandonare la propria terra d\u2019origine che ai loro occhi non ha niente da offrire se non un\u2019immobilit\u00e0 sterile e improduttiva; dall\u2019altro lato ci sono i padri e le madri radicati come alberi secolari con i propri comandamenti e una tradizione da proteggere e preservare. Fin da subito Trina appare al lettore come un ramo spezzato che nelle intemperie diventa sempre pi\u00f9 selvatico e robusto. Infatti, unica sopravvissuta, anche lei avr\u00e0 combattuto: le parole che danno corpo alla sua rabbia latente altro non sono che uno strumento di lotta efficace seppure insufficiente. Cos\u00ec Trina, infaticabile maestra, quasi indirettamente indottrina il lettore sulla potenza divina della parola. Le parole sono reali, possono creare mondi e distruggerli, sono affilate come coltelli, ma si riducono a mero fiato se inascoltate. Per questo la rabbia, che come un invisibile cordone ombelicale lega i protagonisti, cede il posto alla rassegnazione: \u00abNon so se questa rassegnazione sia la pi\u00f9 grande fierezza dell\u2019uomo, il suo gesto pi\u00f9 eroico, la massima eternit\u00e0 a cui pu\u00f2 aspirare o se \u00e8 invece la conferma della sua naturale vilt\u00e0, visto che \u00e8 insensato smettere di ribellarsi prima della fine\u00bb. Arriver\u00e0 anche il momento in cui sar\u00e0 necessario soltanto dimenticare: \u00abForse perch\u00e9 dopo la guerra, insieme ai morti, bisogna seppellire tutto quello che si \u00e8 visto e che si \u00e8 fatto, scappare a gambe levate prima di diventare noi stessi macerie. 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Il vetro che si interpone tra il lettore e l\u2019autore altro non \u00e8 che la voce dello scrittore. Tanto pi\u00f9 questo vetro si presenta limpido, tanto pi\u00f9 il lettore sar\u00e0 in grado di godere di una visione perturbante. In Resto qui&nbsp;(Einaudi 2018) da sapiente artigiano&nbsp;Marco Balzano&nbsp;si dedica alla sua foggiatura, laminazione e finitura. Il lettore \u00e8 in grado di ascoltare e osservare la storia di Trina in tre arcate: Gli anni, Fuggire e L\u2019acqua. Attraverso la forma del diario, la voce di Trina si scioglie onesta tenendosi a galla tra confessionalismo e patetismo nel raccontare una vita costellata di perdite alla sua principale interlocutrice: la figlia Marica. Utilizzando l\u2019espediente della preterizione, la protagonista mette in luce il dramma della separazione: \u00abNon ti racconter\u00f2 la tua assenza. Non ti dir\u00f2 una sola parola degli anni passati a cercarti, dei giorni sulla soglia a fissare la strada\u00bb. Trina e suo marito Erich si perdono nel disperato e insensato tentativo di riportarla a casa, dove non vuole pi\u00f9 stare. Resto qui \u00e8 una storia di dolorosa sopravvivenza prima alla fuga di Marica, poi alla guerra, infine a Curon, il piccolo paese di montagna ai margini del tempo dove la vita scorre tra salde radici. Erich si contrappone a Trina per antico coraggio e strenui ideali: bisogna restare a tutti i costi e difendere Curon dai fascisti, dai nazisti, dalla diga. Tutta la sua vita \u00e8 un corpo a corpo, una lotta estenuante. Forse Erich sa che non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 crudele al mondo del massacro che spetta alla preda codarda. Non \u00e8 il destino del singolo il punto, la sua caparbiet\u00e0 nasce dall\u2019indifferenza e la noncuranza, il disprezzo per il senso armonico di una vita semplice. Il compromesso e il patto con il predatore, nazista o fascista che sia, non rientrano nel suo vocabolario. Sopravvivere significa restare. Nell\u2019approccio alla semplice narrazione, ben salda nel campo fertile delle suggestioni, l\u2019autore dipana il racconto sotteso dello scontro generazionale, di cui se ne possono individuare gli ingranaggi. Da un lato, i giovani sono pi\u00f9 disposti ad abbandonare la propria terra d\u2019origine che ai loro occhi non ha niente da offrire se non un\u2019immobilit\u00e0 sterile e improduttiva; dall\u2019altro lato ci sono i padri e le madri radicati come alberi secolari con i propri comandamenti e una tradizione da proteggere e preservare. Fin da subito Trina appare al lettore come un ramo spezzato che nelle intemperie diventa sempre pi\u00f9 selvatico e robusto. Infatti, unica sopravvissuta, anche lei avr\u00e0 combattuto: le parole che danno corpo alla sua rabbia latente altro non sono che uno strumento di lotta efficace seppure insufficiente. Cos\u00ec Trina, infaticabile maestra, quasi indirettamente indottrina il lettore sulla potenza divina della parola. 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Quando la vertigine del dolore diventa qualcosa di familiare e nello stesso tempo di clandestino, ogni storia non pu\u00f2 che durare nella cenere. &nbsp;Silvana Farina","og_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/lotta-e-rassegnazione-in-resto-qui-di-marco-balzano\/","og_site_name":"il BLOG di EDITORIA","article_published_time":"2018-10-07T11:44:47+00:00","article_modified_time":"2019-04-05T07:34:42+00:00","og_image":[{"width":630,"height":1000,"url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8448196_3025092.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Studenti","twitter_misc":{"Scritto da":"Studenti","Tempo di lettura stimato":"4 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/lotta-e-rassegnazione-in-resto-qui-di-marco-balzano\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/lotta-e-rassegnazione-in-resto-qui-di-marco-balzano\/"},"author":{"name":"Studenti","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171"},"headline":"Lotta e rassegnazione in &#8220;Resto qui&#8221; 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