{"id":3627,"date":"2019-04-16T16:38:52","date_gmt":"2019-04-16T14:38:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=3627"},"modified":"2020-05-13T20:38:37","modified_gmt":"2020-05-13T18:38:37","slug":"i-sommersi-e-i-salvati-dellera-social","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/i-sommersi-e-i-salvati-dellera-social\/","title":{"rendered":"I sommersi e i salvati dell&#8217;era social"},"content":{"rendered":"\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mondo editoriale si \u00e8 di recente salutato l\u2019avvento della <strong>promozione<\/strong> tramite social come la rivoluzione dell\u2019ufficio stampa; in Inghilterra, invece, la nota azienda <strong>Lush<\/strong>, produttrice di cosmetici <em>vegan <\/em>e <em>cruelty free<\/em>, ha detto addio all\u2019uso delle piattaforme di <strong>comunicazione online<\/strong> sul mercato inglese. Pochi giorni fa sulla pagina Instagram dell\u2019azienda britannica \u00e8 apparso un video in bianco e nero \u2013 quasi a segno di lutto \u2013 in cui si annuncia ai propri follower l\u2019abbandono di social quali <strong>Instagram<\/strong> e <strong>Facebook<\/strong> per favorire il contatto \u201cumano\u201d e una ritrovata <strong>comunicazione <em>face to face<\/em><\/strong>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un periodo denso di cambiamenti \u2013 o, per lo meno, di dibattiti riguardanti sedicenti e sperati cambiamenti \u2013 Lush ha deciso di osare, di cambiare davvero: l\u2019uso dei <strong>social media<\/strong> da parte delle imprese quale canale pubblicitario \u00e8 cresciuto esponenzialmente e i clienti sono invasi dalle ondate pubblicitarie presenti su Instagram e Facebook. Per un\u2019impresa, ritirarsi ora dalla partita pu\u00f2, ai pi\u00f9, sembrare una scelta poco saggia. La decisione, per\u00f2, \u00e8 stata presa da un\u2019azienda come Lush che nel corso della propria storia si \u00e8 distinta per numerose iniziative sociali e per la scelta di abolire tutti gli imballaggi in plastica puntando sul prodotto <em>naked<\/em>. Il marchio ha fatto dell\u2019impegno <em>green <\/em>e anticonformista una cifra distintiva, quindi poco sorprende la volont\u00e0 di rendersi nuovamente riconoscibile divenendo una delle prime imprese mondiali ad abbandonare i social media per dialogare con i propri clienti. Tuttavia Lush ha anche \u2013 come suol dirsi \u2013 le spalle coperte per poter prendere una simile decisione: guardando solo ai dati dell\u2019Italia, nel 2018 Lush fatturava, al netto, circa 30 milioni di euro e progettava l\u2019apertura di altri negozi da aggiungere ai 32 gi\u00e0 esistenti<sup>1<\/sup>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"aligncenter\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"640\" class=\"wp-image-3629\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi-1024x640.jpg\" alt=\"social lush\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi-1140x713.jpg 1140w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi-24x15.jpg 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi-36x23.jpg 36w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi-48x30.jpg 48w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/saponi.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spostato lo sguardo sul <strong>mondo editoriale<\/strong>, invece, le cose cambiano: i report leggermente positivi pubblicati da AIE nel <em>Rapporto sullo stato dell\u2019editoria in Italia<\/em> sono un piccolo incoraggiamento per gli addetti ai lavori che lasciano, per\u00f2, lo spumante ancora chiuso in fresco: secondo Istat i lettori sono solo il 41% della popolazione \u2013 triste antifona al paragrafo intitolato <em>Perch\u00e9 non si legge <\/em>\u2013 che permettono al settore di fatturare 2,7 miliardi di euro a prezzo di copertina<sup>2<\/sup>, equivalente \u2013 per un prezzo medio di 18\u20ac \u2013 alla vendita di 150 milioni di libri nel 2017. Si badi bene, per\u00f2, che il prezzo di copertina non \u00e8 tutto guadagno dell\u2019editore e che, di conseguenza, non lo sono nemmeno i 2,7 miliardi di euro fatturati dalla totalit\u00e0 dell\u2019editoria italiana.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal roseo panorama di Lush il mondo editoriale si discosta anche per il tipo di prodotto venduto: il <strong>libro<\/strong> \u00e8 un bene molto diverso da creme, balsami, shampoo e profumi ecosostenibili e vegani. Prendiamo, ad esempio, il catalogo di una sola casa editrice medio-grande quale Bompiani e facciamo un \u2013 ahim\u00e8 eretico \u2013 confronto: facciamo finta che la collana di Bompiani di narrativa italiana equivalga al <em>parterre<\/em> di shampoo di Lush. Il risultato \u00e8 154 libri contro 29 saponette di shampoo. Il semplificato paragone \u00e8 esemplificativo dell\u2019intrinseca diversit\u00e0 di <strong>operazione di marketing<\/strong> necessaria: per il prodotto shampoo di Lush l\u2019operazione pubblicitaria sar\u00e0 una, mentre per ognuno dei 154 libri \u2013 e autori, se viventi \u2013 il <strong>marketing<\/strong> dovr\u00e0 essere uno, nessuno, forse quasi centomila. Dopo il lancio di un nuovo shampoo io, cliente o no di Lush, passando a Milano in via Torino, \u00e8 possibile che entri in negozio attratta dal profumo e venga <strong>a conoscenza della novit\u00e0<\/strong> anche se non ne ho visto la pubblicit\u00e0 comparire sulla <strong><em>newsfeed<\/em> di Facebook<\/strong> o nella galleria <strong>immagini di Instagram<\/strong>; cos\u00ec non \u00e8 per i libri che vengono sempre pi\u00f9 sommersi dai propri \u201csimili\u201d in un effetto sabbie mobili dato dalla <strong>sovrapproduzione<\/strong> del settore che pubblica, all\u2019anno, circa <strong>65.000 nuovi titoli<\/strong>. In questo panorama non bastano bravissimi librai in grado di orientare il cliente, per quanto fidelizzato, e dunque si continuano a cercare soluzioni alternative: pubblicit\u00e0 e collaborazioni con <em>bookblogger<\/em> sui social media, le <strong><em>newsletter<\/em><\/strong> e tutte le azioni di <strong><em>viral marketing<\/em><\/strong> necessario per creare quel leggendario \u201c<strong>passaparola<\/strong>\u201d, quasi una moderna pietra filosofale in grado di donare l\u2019immortalit\u00e0 al libro e alla casa editrice che l\u2019ha pubblicato.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-image\">\r\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"345\" class=\"wp-image-3631\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/pubblicit\u00e0-1-1024x345.jpg\" alt=\"social marketing\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/pubblicit\u00e0-1-1024x345.jpg 1024w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/pubblicit\u00e0-1-300x101.jpg 300w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/pubblicit\u00e0-1-1140x384.jpg 1140w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/pubblicit\u00e0-1-24x8.jpg 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/pubblicit\u00e0-1-36x12.jpg 36w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/pubblicit\u00e0-1-48x16.jpg 48w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca di nuovi modi di <strong>comunicare con il lettore<\/strong> ha impiegato, e continua a farlo, un grande numero di forze all\u2019interno delle case editrici: nuove figure denominate \u201cdigital editor\u201d o addetti al <em>digital marketing <\/em>si sono sforzate di piegare i <strong>contenuti editoriali<\/strong> alla nuova realt\u00e0 social contemporanea. I maggiori risultati, per\u00f2, sono stati raggiunti dai <strong><em>bookblogger<\/em><\/strong> che, inizialmente, hanno seguito l\u2019esempio del mondo della moda e iniziato a pubblicizzare libri declinando il concetto di pubblicit\u00e0 ai canoni del mezzo social utilizzato: foto pi\u00f9 o meno originali per Instagram e video promozionali per Youtube. Al momento, per\u00f2, sembra che la linfa di queste operazioni si sia un poco esaurita: le case editrici hanno fagocitato la libert\u00e0 di scelta di questi <em>blogger<\/em> piegandola alle proprie necessit\u00e0 commerciali e hanno trasformato le pagine social in simil-vetrine di librerie che vendono solo il proprio marchio. Tuttavia, per quanto belle e artistiche alcune di queste fotografie possano sembrare, \u00e8 proprio la comunicazione con il lettore che viene a mancare. Nel <em>Rapporto sullo stato dell\u2019editoria in Italia<\/em> di AIE viene sottolineato che, per chi acquista un libro, la <strong>libreria<\/strong> \u00e8 ancora il canale privilegiato grazie all\u2019atmosfera, all\u2019esposizione e alla facilit\u00e0 di poterlo raggiungere e \u201cdare un\u2019occhiata\u201d<sup>3<\/sup>; nello stesso studio, poi, \u00e8 riportata la crescita del dato di acquisto di un libro grazie al <strong>consiglio del libraio<\/strong> (+1%) mentre cala la motivazione data proprio dalla <strong>segnalazione sui social<\/strong> (-1%)<sup>4<\/sup>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Gino Roncaglia, docente di Informatica applicata alle discipline umanistiche all\u2019Universit\u00e0 degli Studi della Tuscia, la <strong>promozione digitale<\/strong> sarebbe utile anche per avvicinare le giovani generazioni alla lettura<sup>5<\/sup>; tuttavia, questo pubblico passa il proprio tempo a sfogliare i contenuti dei social network pi\u00f9 per pigrizia che per vera e propria informazione. La scelta presa da Lush era stata preannunciata da Philip Kotler che, esperto di management, aveva capito come \u00abil contatto offline [\u2026] rappresenta un efficace elemento di differenziazione\u00bb<sup>6<\/sup>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel comunicato di Lush si legge: \u00abWe\u2019re a community and we always have been. We believe we can make more noise using all of our voices across the globe because when we do we drive change\u00bb (\u00abSiamo una comunit\u00e0 e lo siamo sempre stati. Crediamo di poter far pi\u00f9 rumore unendo le nostre voci in tutto il mondo perch\u00e9, quando lo facciamo, diamo vita al cambiamento\u00bb). <strong>Comunit\u00e0<\/strong>, <strong>spinta<\/strong>, <strong>cambiamento<\/strong>. Per il mondo editoriale, forse, l\u2019uscita dai social non \u00e8 la risposta alla crisi di settore, ma i tempi sono maturi perch\u00e9 l\u2019editoria capisca che quelle tre parole appartengono anche alla sua realt\u00e0. Appartengono anche a noi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un po&#8217; di informazioni sulle fonti:<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>1 <\/sup><em>Consumatori continuativi, grandi negozi e grandi location per Lush Italia<\/em>, \u201cDistribuzione Moderna\u201d, 19 marzo 2018 in: \u2039<a href=\"http:\/\/distribuzionemoderna.info\/intervista\/consumatori-continuativi-e-grandi-formati-per-lush-italia\">http:\/\/distribuzionemoderna.info\/intervista\/consumatori\u2013continuativi\u2013e\u2013grandi\u2013formati\u2013per\u2013lush\u2013italia<\/a>\u203a (ultima consultazione: 15 aprile 2019).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>2 <\/sup><em>Rapporto sullo stato dell\u2019editoria in Italia, 2018<\/em>, a cura dell\u2019Ufficio studi di AIE, Associazione Italiana Editori, Milano 2018, p. 50.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>3 <\/sup>Ivi, p. 43.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>4 <\/sup>Ivi, p. 41.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>5 <\/sup><em>Tirature \u201918: Lieto fine<\/em>, a cura di Vittorio Spinazzola, il Saggiatore e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2018, p. 258.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><sup>6 <\/sup>Ivi, p. 257.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: right;\">Giulia Verona<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei nostri ultimi articoli: <a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/i-colori-di-dylan\/\">https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/i-colori-di-dylan\/<\/a><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel mondo editoriale si \u00e8 di recente salutato l\u2019avvento della promozione tramite social come la rivoluzione dell\u2019ufficio stampa; in Inghilterra, invece, la nota azienda Lush, produttrice di cosmetici vegan e cruelty free, ha detto addio all\u2019uso delle piattaforme di comunicazione online sul mercato inglese. Pochi giorni fa sulla pagina Instagram dell\u2019azienda britannica \u00e8 apparso un video in bianco e nero \u2013 quasi a segno di lutto \u2013 in cui si annuncia ai propri follower l\u2019abbandono di social quali Instagram e Facebook per favorire il contatto \u201cumano\u201d e una ritrovata comunicazione face to face. In un periodo denso di cambiamenti \u2013 o, per lo meno, di dibattiti riguardanti sedicenti e sperati cambiamenti \u2013 Lush ha deciso di osare, di cambiare davvero: l\u2019uso dei social media da parte delle imprese quale canale pubblicitario \u00e8 cresciuto esponenzialmente e i clienti sono invasi dalle ondate pubblicitarie presenti su Instagram e Facebook. Per un\u2019impresa, ritirarsi ora dalla partita pu\u00f2, ai pi\u00f9, sembrare una scelta poco saggia. La decisione, per\u00f2, \u00e8 stata presa da un\u2019azienda come Lush che nel corso della propria storia si \u00e8 distinta per numerose iniziative sociali e per la scelta di abolire tutti gli imballaggi in plastica puntando sul prodotto naked. Il marchio ha fatto dell\u2019impegno green e anticonformista una cifra distintiva, quindi poco sorprende la volont\u00e0 di rendersi nuovamente riconoscibile divenendo una delle prime imprese mondiali ad abbandonare i social media per dialogare con i propri clienti. Tuttavia Lush ha anche \u2013 come suol dirsi \u2013 le spalle coperte per poter prendere una simile decisione: guardando solo ai dati dell\u2019Italia, nel 2018 Lush fatturava, al netto, circa 30 milioni di euro e progettava l\u2019apertura di altri negozi da aggiungere ai 32 gi\u00e0 esistenti1. Spostato lo sguardo sul mondo editoriale, invece, le cose cambiano: i report leggermente positivi pubblicati da AIE nel Rapporto sullo stato dell\u2019editoria in Italia sono un piccolo incoraggiamento per gli addetti ai lavori che lasciano, per\u00f2, lo spumante ancora chiuso in fresco: secondo Istat i lettori sono solo il 41% della popolazione \u2013 triste antifona al paragrafo intitolato Perch\u00e9 non si legge \u2013 che permettono al settore di fatturare 2,7 miliardi di euro a prezzo di copertina2, equivalente \u2013 per un prezzo medio di 18\u20ac \u2013 alla vendita di 150 milioni di libri nel 2017. Si badi bene, per\u00f2, che il prezzo di copertina non \u00e8 tutto guadagno dell\u2019editore e che, di conseguenza, non lo sono nemmeno i 2,7 miliardi di euro fatturati dalla totalit\u00e0 dell\u2019editoria italiana. Dal roseo panorama di Lush il mondo editoriale si discosta anche per il tipo di prodotto venduto: il libro \u00e8 un bene molto diverso da creme, balsami, shampoo e profumi ecosostenibili e vegani. Prendiamo, ad esempio, il catalogo di una sola casa editrice medio-grande quale Bompiani e facciamo un \u2013 ahim\u00e8 eretico \u2013 confronto: facciamo finta che la collana di Bompiani di narrativa italiana equivalga al parterre di shampoo di Lush. Il risultato \u00e8 154 libri contro 29 saponette di shampoo. Il semplificato paragone \u00e8 esemplificativo dell\u2019intrinseca diversit\u00e0 di operazione di marketing necessaria: per il prodotto shampoo di Lush l\u2019operazione pubblicitaria sar\u00e0 una, mentre per ognuno dei 154 libri \u2013 e autori, se viventi \u2013 il marketing dovr\u00e0 essere uno, nessuno, forse quasi centomila. Dopo il lancio di un nuovo shampoo io, cliente o no di Lush, passando a Milano in via Torino, \u00e8 possibile che entri in negozio attratta dal profumo e venga a conoscenza della novit\u00e0 anche se non ne ho visto la pubblicit\u00e0 comparire sulla newsfeed di Facebook o nella galleria immagini di Instagram; cos\u00ec non \u00e8 per i libri che vengono sempre pi\u00f9 sommersi dai propri \u201csimili\u201d in un effetto sabbie mobili dato dalla sovrapproduzione del settore che pubblica, all\u2019anno, circa 65.000 nuovi titoli. In questo panorama non bastano bravissimi librai in grado di orientare il cliente, per quanto fidelizzato, e dunque si continuano a cercare soluzioni alternative: pubblicit\u00e0 e collaborazioni con bookblogger sui social media, le newsletter e tutte le azioni di viral marketing necessario per creare quel leggendario \u201cpassaparola\u201d, quasi una moderna pietra filosofale in grado di donare l\u2019immortalit\u00e0 al libro e alla casa editrice che l\u2019ha pubblicato. La ricerca di nuovi modi di comunicare con il lettore ha impiegato, e continua a farlo, un grande numero di forze all\u2019interno delle case editrici: nuove figure denominate \u201cdigital editor\u201d o addetti al digital marketing si sono sforzate di piegare i contenuti editoriali alla nuova realt\u00e0 social contemporanea. I maggiori risultati, per\u00f2, sono stati raggiunti dai bookblogger che, inizialmente, hanno seguito l\u2019esempio del mondo della moda e iniziato a pubblicizzare libri declinando il concetto di pubblicit\u00e0 ai canoni del mezzo social utilizzato: foto pi\u00f9 o meno originali per Instagram e video promozionali per Youtube. Al momento, per\u00f2, sembra che la linfa di queste operazioni si sia un poco esaurita: le case editrici hanno fagocitato la libert\u00e0 di scelta di questi blogger piegandola alle proprie necessit\u00e0 commerciali e hanno trasformato le pagine social in simil-vetrine di librerie che vendono solo il proprio marchio. Tuttavia, per quanto belle e artistiche alcune di queste fotografie possano sembrare, \u00e8 proprio la comunicazione con il lettore che viene a mancare. Nel Rapporto sullo stato dell\u2019editoria in Italia di AIE viene sottolineato che, per chi acquista un libro, la libreria \u00e8 ancora il canale privilegiato grazie all\u2019atmosfera, all\u2019esposizione e alla facilit\u00e0 di poterlo raggiungere e \u201cdare un\u2019occhiata\u201d3; nello stesso studio, poi, \u00e8 riportata la crescita del dato di acquisto di un libro grazie al consiglio del libraio (+1%) mentre cala la motivazione data proprio dalla segnalazione sui social (-1%)4. Secondo Gino Roncaglia, docente di Informatica applicata alle discipline umanistiche all\u2019Universit\u00e0 degli Studi della Tuscia, la promozione digitale sarebbe utile anche per avvicinare le giovani generazioni alla lettura5; tuttavia, questo pubblico passa il proprio tempo a sfogliare i contenuti dei social network pi\u00f9 per pigrizia che per vera e propria informazione. La scelta presa da Lush era stata preannunciata da Philip Kotler che, esperto di management, aveva capito come \u00abil contatto offline [\u2026] rappresenta un efficace elemento di differenziazione\u00bb6. Nel comunicato di Lush si legge: \u00abWe\u2019re a community and we always have been. We believe we can make more noise using all of our voices across the globe because when we do we drive change\u00bb (\u00abSiamo una comunit\u00e0 e lo siamo sempre stati. Crediamo di poter far pi\u00f9 rumore unendo le nostre voci in tutto il mondo perch\u00e9, quando lo facciamo, diamo vita al cambiamento\u00bb). Comunit\u00e0, spinta, cambiamento. Per il mondo editoriale, forse, l\u2019uscita dai social non \u00e8 la risposta alla crisi di settore, ma i tempi sono maturi perch\u00e9 l\u2019editoria capisca che quelle tre parole appartengono anche alla sua realt\u00e0. Appartengono anche a noi. Un po&#8217; di informazioni sulle fonti: 1 Consumatori continuativi, grandi negozi e grandi location per Lush Italia, \u201cDistribuzione Moderna\u201d, 19 marzo 2018 in: \u2039http:\/\/distribuzionemoderna.info\/intervista\/consumatori\u2013continuativi\u2013e\u2013grandi\u2013formati\u2013per\u2013lush\u2013italia\u203a (ultima consultazione: 15 aprile 2019). 2 Rapporto sullo stato dell\u2019editoria in Italia, 2018, a cura dell\u2019Ufficio studi di AIE, Associazione Italiana Editori, Milano 2018, p. 50. 3 Ivi, p. 43. 4 Ivi, p. 41. 5 Tirature \u201918: Lieto fine, a cura di Vittorio Spinazzola, il Saggiatore e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2018, p. 258. 6 Ivi, p. 257. 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