{"id":4117,"date":"2019-07-19T20:45:28","date_gmt":"2019-07-19T18:45:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=4117"},"modified":"2019-07-20T10:54:32","modified_gmt":"2019-07-20T08:54:32","slug":"montalbano-je-suis-linvenzione-del-vigatese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/montalbano-je-suis-linvenzione-del-vigatese\/","title":{"rendered":"\u00abMontalbano, je suis\u00bb: l\u2019invenzione del vigatese e le sue traduzioni nel mondo"},"content":{"rendered":"<p>\u00abOrmai Montalbano \u00e8 un ricattatore perch\u00e9 mi si presenta e dice \u201cMa te lo immaginavi tutto &#8216;sto successo? Se non era per me che ogni giorno venivo e ti dicevo \u2013 Scrivimi &#8211; non l\u2019avresti avuto\u201d. E quindi mi ricatta. Ma come si fa a rinunciare a Montalbano? Non ne posso fare a meno\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Andrea Camilleri, scomparso il 17 luglio 2019, parlava del suo commissario in un\u2019intervista televisiva di B. Berlinguer al programma Cartabianca, il 20 febbraio 2018.<\/p>\n<p>La prima apparizione del commissario Montalbano risale al 1994, nel romanzo <em>La forma dell\u2019acqua <\/em>(Sellerio): da l\u00ec Camilleri non ne ha davvero pi\u00f9 fatto a meno arrivando, 25 anni dopo e a pochissimi mesi dalla scomparsa, a scrivere <em>Il cuoco dell\u2019Alcyon <\/em>(Sellerio, 2019),\u00a0 una nuova e travolgente avventura di Montalbano che si apre con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogi\u00f2.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di una volta gli allievi del Master in \u201cProfessioni e prodotti dell\u2019editoria\u201d si sono occupati di Camilleri, analizzando le sue opere e i suoi personaggi, soprattutto dal punto di vista linguistico.<\/p>\n<p>Flavio Mainetti ha scritto il saggio <em>Da<\/em> <em>Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri<strong>, <\/strong><\/em>all\u2019interno del libro <em>Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale <\/em>(Edizioni Santa Caterina, 2016), volume che raccoglie gli studi di tutti gli alunni dell\u2019edizione 2016 del Master in Editoria e che \u00e8 incentrato proprio sull\u2019arte silenziosa e discreta del tradurre. In questo saggio, Mainetti racconta l\u2019imperitura fortuna degli intrecci della serie di Montalbano, sottolineando il ruolo cruciale di un linguaggio originale ed elaborato, divenuto parte dell\u2019immaginario collettivo di un gran numero di lettori e in seguito trasmesso anche al pubblico televisivo: \u00abLa lingua utilizzata da Camilleri\u00bb, spiega Mainetti, \u00ab\u00e8 un intreccio tra italiano canonico, dialetto di Sicilia e sonorit\u00e0 caratteristiche dell\u2019isola e in particolare della provincia di Agrigento\u00bb.<\/p>\n<p>Lo studio si sposta poi sulle traduzioni in francese dei romanzi di Camilleri, soffermandosi sulle differenze metodologiche operate dai due traduttori che hanno lavorato sul maggior numero di titoli: da una parte abbiamo Dominique Vittoz, che si approccia al lavoro di traduzione partendo dal presupposto che \u00able parole in dialetto irradiano suoni, odori, colori\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>; ecco perch\u00e9 Vittoz, come spiega nel dettaglio Mainetti, \u00abcrea un francese meticcio che attinge a piene mani dalla parlata francoprovenzale di Lione ormai in disuso. Dove possibile, le singole parole siciliane sono sostituite da termini lionesi\u00bb<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte abbiamo invece Serge Quadruppani, che traduce Camilleri cercando di far risaltare il divario tra dialetto e italiano, attingendo dai gerghi del sud della Francia, in particolare dal marsigliese. In Italia il regionalismo \u00e8 considerato patrimonio prezioso, a differenza della Francia, dove il forte centralismo non farebbe avvertire la lingua di Montalbano come una ricchezza. Quadruppani vuole riproporre il suono, la parlata di Montalbano e dei suoi, e allora forza il francese. Lui traduce Montalbano sono\u201d con <em>Montalbano<\/em> <em>je suis<\/em>, che in francese \u00e8 un azzardo, ma restituisce bene il carattere del protagonista, un eroe burbero e integerrimo, con uno spirito solitario e a tratti selvatico.<\/p>\n<p>Anche Cristina Bassi si \u00e8 occupata dello scrittore di Porto Empedocle nel suo saggio <em>Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale<\/em>, raccolto nel volume prodotto dagli allievi dell\u2019edizione 2018, <em>Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine<\/em> (Edizioni Santa Caterina, 2018). Bassi spiega che \u00abquella che Camilleri ha inventato \u00e8 una nuova lingua, il vigatese, formata dalla commistione di varie forme del dialetto siculo, a volte arcaiche, e l\u2019italiano\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. I romanzi dello scrittore siciliano, specie quelli del commissario, sono stati tradotti in trenta lingue differenti, facendo di Camilleri l\u2019autore italiano pi\u00f9 conosciuto all\u2019estero, insieme a Elena Ferrante. Cristina Bassi si domanda come si saranno confrontati i traduttori di tutto il mondo con espressioni idiomatiche come \u00abMontalbano sono\u00bb o modi di dire totalmente dialettali come \u00abFuttiri addritta e caminari na rina\/ portanu l\u2019omu a la ruvina\u00bb.<\/p>\n<p>Oltre alle gi\u00e0 analizzate traduzioni francesi, Bassi si sofferma, tra le altre, su quelle spagnole: \u00abSe in Francia la lingua ha sub\u00ecto un processo di unificazione massiccia, tra l\u2019Italia e la Spagna ci sono molte pi\u00f9 assonanze per ci\u00f2 che concerne il vasto numero di dialetti parlati correntemente. \u00c8 questo il motivo per cui sul versante iberico si annoverano ben quattro diverse traduzioni, in basco, in castigliano, in catalano e in galiziano, per un totale di ben dodici traduttori differenti\u00bb.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>Quello che \u00e8 certo \u00e8 che la lingua di Camilleri \u00e8 un unicum prezioso che si \u00e8 costruito nel tempo e che rende inimitabili le opere dello scrittore; lui stesso parla della creazione di questo linguaggio, specificando che\u00a0 \u00abnon si tratta di incastonare parole in dialetto all&#8217;interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce pi\u00f9 il lavoro strutturale che c&#8217;\u00e8 dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane\u00bb.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> D. VITTOZ, <em>Quale francese per tradurre Camilleri? Una proposta non pacifica<\/em>, in<em> Il caso Camilleri. Letteratura e storia<\/em>, Sellerio, Palermo, 2004, p. 192.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> F. MAINETTI, <em>Da<\/em> <em>Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri<strong>, <\/strong><\/em>p.165; in <em>Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, <\/em>Edizioni Santa Caterina, Pavia, 2016.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> C. BASSI, <em>Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale<\/em>, p. 35; in <em>Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine<\/em>, Edizioni Santa Caterina, 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> C. BASSI, <em>Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale<\/em>, p. 38.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> A. CAMILLERI,\u00a0T. DE MAURO,\u00a0<em>La lingua batte dove il dente duole<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Editori_Laterza\">Editori Laterza<\/a>, 2013.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abOrmai Montalbano \u00e8 un ricattatore perch\u00e9 mi si presenta e dice \u201cMa te lo immaginavi tutto &#8216;sto successo? Se non era per me che ogni giorno venivo e ti dicevo \u2013 Scrivimi &#8211; non l\u2019avresti avuto\u201d. E quindi mi ricatta. Ma come si fa a rinunciare a Montalbano? Non ne posso fare a meno\u00bb. Cos\u00ec Andrea Camilleri, scomparso il 17 luglio 2019, parlava del suo commissario in un\u2019intervista televisiva di B. Berlinguer al programma Cartabianca, il 20 febbraio 2018. La prima apparizione del commissario Montalbano risale al 1994, nel romanzo La forma dell\u2019acqua (Sellerio): da l\u00ec Camilleri non ne ha davvero pi\u00f9 fatto a meno arrivando, 25 anni dopo e a pochissimi mesi dalla scomparsa, a scrivere Il cuoco dell\u2019Alcyon (Sellerio, 2019),\u00a0 una nuova e travolgente avventura di Montalbano che si apre con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogi\u00f2. Pi\u00f9 di una volta gli allievi del Master in \u201cProfessioni e prodotti dell\u2019editoria\u201d si sono occupati di Camilleri, analizzando le sue opere e i suoi personaggi, soprattutto dal punto di vista linguistico. Flavio Mainetti ha scritto il saggio Da Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri, all\u2019interno del libro Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale (Edizioni Santa Caterina, 2016), volume che raccoglie gli studi di tutti gli alunni dell\u2019edizione 2016 del Master in Editoria e che \u00e8 incentrato proprio sull\u2019arte silenziosa e discreta del tradurre. In questo saggio, Mainetti racconta l\u2019imperitura fortuna degli intrecci della serie di Montalbano, sottolineando il ruolo cruciale di un linguaggio originale ed elaborato, divenuto parte dell\u2019immaginario collettivo di un gran numero di lettori e in seguito trasmesso anche al pubblico televisivo: \u00abLa lingua utilizzata da Camilleri\u00bb, spiega Mainetti, \u00ab\u00e8 un intreccio tra italiano canonico, dialetto di Sicilia e sonorit\u00e0 caratteristiche dell\u2019isola e in particolare della provincia di Agrigento\u00bb. Lo studio si sposta poi sulle traduzioni in francese dei romanzi di Camilleri, soffermandosi sulle differenze metodologiche operate dai due traduttori che hanno lavorato sul maggior numero di titoli: da una parte abbiamo Dominique Vittoz, che si approccia al lavoro di traduzione partendo dal presupposto che \u00able parole in dialetto irradiano suoni, odori, colori\u00bb[1]; ecco perch\u00e9 Vittoz, come spiega nel dettaglio Mainetti, \u00abcrea un francese meticcio che attinge a piene mani dalla parlata francoprovenzale di Lione ormai in disuso. Dove possibile, le singole parole siciliane sono sostituite da termini lionesi\u00bb[2]. Dall\u2019altra parte abbiamo invece Serge Quadruppani, che traduce Camilleri cercando di far risaltare il divario tra dialetto e italiano, attingendo dai gerghi del sud della Francia, in particolare dal marsigliese. In Italia il regionalismo \u00e8 considerato patrimonio prezioso, a differenza della Francia, dove il forte centralismo non farebbe avvertire la lingua di Montalbano come una ricchezza. Quadruppani vuole riproporre il suono, la parlata di Montalbano e dei suoi, e allora forza il francese. Lui traduce Montalbano sono\u201d con Montalbano je suis, che in francese \u00e8 un azzardo, ma restituisce bene il carattere del protagonista, un eroe burbero e integerrimo, con uno spirito solitario e a tratti selvatico. Anche Cristina Bassi si \u00e8 occupata dello scrittore di Porto Empedocle nel suo saggio Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, raccolto nel volume prodotto dagli allievi dell\u2019edizione 2018, Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine (Edizioni Santa Caterina, 2018). Bassi spiega che \u00abquella che Camilleri ha inventato \u00e8 una nuova lingua, il vigatese, formata dalla commistione di varie forme del dialetto siculo, a volte arcaiche, e l\u2019italiano\u00bb[3]. I romanzi dello scrittore siciliano, specie quelli del commissario, sono stati tradotti in trenta lingue differenti, facendo di Camilleri l\u2019autore italiano pi\u00f9 conosciuto all\u2019estero, insieme a Elena Ferrante. Cristina Bassi si domanda come si saranno confrontati i traduttori di tutto il mondo con espressioni idiomatiche come \u00abMontalbano sono\u00bb o modi di dire totalmente dialettali come \u00abFuttiri addritta e caminari na rina\/ portanu l\u2019omu a la ruvina\u00bb. Oltre alle gi\u00e0 analizzate traduzioni francesi, Bassi si sofferma, tra le altre, su quelle spagnole: \u00abSe in Francia la lingua ha sub\u00ecto un processo di unificazione massiccia, tra l\u2019Italia e la Spagna ci sono molte pi\u00f9 assonanze per ci\u00f2 che concerne il vasto numero di dialetti parlati correntemente. \u00c8 questo il motivo per cui sul versante iberico si annoverano ben quattro diverse traduzioni, in basco, in castigliano, in catalano e in galiziano, per un totale di ben dodici traduttori differenti\u00bb.[4] Quello che \u00e8 certo \u00e8 che la lingua di Camilleri \u00e8 un unicum prezioso che si \u00e8 costruito nel tempo e che rende inimitabili le opere dello scrittore; lui stesso parla della creazione di questo linguaggio, specificando che\u00a0 \u00abnon si tratta di incastonare parole in dialetto all&#8217;interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce pi\u00f9 il lavoro strutturale che c&#8217;\u00e8 dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane\u00bb.[5] &nbsp; &nbsp; [1] D. VITTOZ, Quale francese per tradurre Camilleri? Una proposta non pacifica, in Il caso Camilleri. Letteratura e storia, Sellerio, Palermo, 2004, p. 192. [2] F. MAINETTI, Da Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri, p.165; in Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, Edizioni Santa Caterina, Pavia, 2016. [3] C. BASSI, Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, p. 35; in Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine, Edizioni Santa Caterina, 2018. [4] C. BASSI, Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, p. 38. [5] A. CAMILLERI,\u00a0T. DE MAURO,\u00a0La lingua batte dove il dente duole,\u00a0Editori Laterza, 2013.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4118,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[802],"tags":[],"class_list":["post-4117","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-mondo-editoriale"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>\u00abMontalbano, je suis\u00bb: l\u2019invenzione del vigatese e le sue traduzioni nel mondo - il BLOG di EDITORIA<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/montalbano-je-suis-linvenzione-del-vigatese\/\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"\u00abMontalbano, je suis\u00bb: l\u2019invenzione del vigatese e le sue traduzioni nel mondo - il BLOG di EDITORIA\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"\u00abOrmai Montalbano \u00e8 un ricattatore perch\u00e9 mi si presenta e dice \u201cMa te lo immaginavi tutto &#8216;sto successo? Se non era per me che ogni giorno venivo e ti dicevo \u2013 Scrivimi &#8211; non l\u2019avresti avuto\u201d. E quindi mi ricatta. Ma come si fa a rinunciare a Montalbano? Non ne posso fare a meno\u00bb. Cos\u00ec Andrea Camilleri, scomparso il 17 luglio 2019, parlava del suo commissario in un\u2019intervista televisiva di B. Berlinguer al programma Cartabianca, il 20 febbraio 2018. La prima apparizione del commissario Montalbano risale al 1994, nel romanzo La forma dell\u2019acqua (Sellerio): da l\u00ec Camilleri non ne ha davvero pi\u00f9 fatto a meno arrivando, 25 anni dopo e a pochissimi mesi dalla scomparsa, a scrivere Il cuoco dell\u2019Alcyon (Sellerio, 2019),\u00a0 una nuova e travolgente avventura di Montalbano che si apre con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogi\u00f2. Pi\u00f9 di una volta gli allievi del Master in \u201cProfessioni e prodotti dell\u2019editoria\u201d si sono occupati di Camilleri, analizzando le sue opere e i suoi personaggi, soprattutto dal punto di vista linguistico. Flavio Mainetti ha scritto il saggio Da Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri, all\u2019interno del libro Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale (Edizioni Santa Caterina, 2016), volume che raccoglie gli studi di tutti gli alunni dell\u2019edizione 2016 del Master in Editoria e che \u00e8 incentrato proprio sull\u2019arte silenziosa e discreta del tradurre. In questo saggio, Mainetti racconta l\u2019imperitura fortuna degli intrecci della serie di Montalbano, sottolineando il ruolo cruciale di un linguaggio originale ed elaborato, divenuto parte dell\u2019immaginario collettivo di un gran numero di lettori e in seguito trasmesso anche al pubblico televisivo: \u00abLa lingua utilizzata da Camilleri\u00bb, spiega Mainetti, \u00ab\u00e8 un intreccio tra italiano canonico, dialetto di Sicilia e sonorit\u00e0 caratteristiche dell\u2019isola e in particolare della provincia di Agrigento\u00bb. Lo studio si sposta poi sulle traduzioni in francese dei romanzi di Camilleri, soffermandosi sulle differenze metodologiche operate dai due traduttori che hanno lavorato sul maggior numero di titoli: da una parte abbiamo Dominique Vittoz, che si approccia al lavoro di traduzione partendo dal presupposto che \u00able parole in dialetto irradiano suoni, odori, colori\u00bb[1]; ecco perch\u00e9 Vittoz, come spiega nel dettaglio Mainetti, \u00abcrea un francese meticcio che attinge a piene mani dalla parlata francoprovenzale di Lione ormai in disuso. Dove possibile, le singole parole siciliane sono sostituite da termini lionesi\u00bb[2]. Dall\u2019altra parte abbiamo invece Serge Quadruppani, che traduce Camilleri cercando di far risaltare il divario tra dialetto e italiano, attingendo dai gerghi del sud della Francia, in particolare dal marsigliese. In Italia il regionalismo \u00e8 considerato patrimonio prezioso, a differenza della Francia, dove il forte centralismo non farebbe avvertire la lingua di Montalbano come una ricchezza. Quadruppani vuole riproporre il suono, la parlata di Montalbano e dei suoi, e allora forza il francese. Lui traduce Montalbano sono\u201d con Montalbano je suis, che in francese \u00e8 un azzardo, ma restituisce bene il carattere del protagonista, un eroe burbero e integerrimo, con uno spirito solitario e a tratti selvatico. Anche Cristina Bassi si \u00e8 occupata dello scrittore di Porto Empedocle nel suo saggio Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, raccolto nel volume prodotto dagli allievi dell\u2019edizione 2018, Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine (Edizioni Santa Caterina, 2018). Bassi spiega che \u00abquella che Camilleri ha inventato \u00e8 una nuova lingua, il vigatese, formata dalla commistione di varie forme del dialetto siculo, a volte arcaiche, e l\u2019italiano\u00bb[3]. I romanzi dello scrittore siciliano, specie quelli del commissario, sono stati tradotti in trenta lingue differenti, facendo di Camilleri l\u2019autore italiano pi\u00f9 conosciuto all\u2019estero, insieme a Elena Ferrante. Cristina Bassi si domanda come si saranno confrontati i traduttori di tutto il mondo con espressioni idiomatiche come \u00abMontalbano sono\u00bb o modi di dire totalmente dialettali come \u00abFuttiri addritta e caminari na rina\/ portanu l\u2019omu a la ruvina\u00bb. Oltre alle gi\u00e0 analizzate traduzioni francesi, Bassi si sofferma, tra le altre, su quelle spagnole: \u00abSe in Francia la lingua ha sub\u00ecto un processo di unificazione massiccia, tra l\u2019Italia e la Spagna ci sono molte pi\u00f9 assonanze per ci\u00f2 che concerne il vasto numero di dialetti parlati correntemente. \u00c8 questo il motivo per cui sul versante iberico si annoverano ben quattro diverse traduzioni, in basco, in castigliano, in catalano e in galiziano, per un totale di ben dodici traduttori differenti\u00bb.[4] Quello che \u00e8 certo \u00e8 che la lingua di Camilleri \u00e8 un unicum prezioso che si \u00e8 costruito nel tempo e che rende inimitabili le opere dello scrittore; lui stesso parla della creazione di questo linguaggio, specificando che\u00a0 \u00abnon si tratta di incastonare parole in dialetto all&#8217;interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce pi\u00f9 il lavoro strutturale che c&#8217;\u00e8 dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane\u00bb.[5] &nbsp; &nbsp; [1] D. VITTOZ, Quale francese per tradurre Camilleri? Una proposta non pacifica, in Il caso Camilleri. Letteratura e storia, Sellerio, Palermo, 2004, p. 192. [2] F. MAINETTI, Da Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri, p.165; in Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, Edizioni Santa Caterina, Pavia, 2016. [3] C. BASSI, Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, p. 35; in Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine, Edizioni Santa Caterina, 2018. [4] C. BASSI, Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, p. 38. [5] A. CAMILLERI,\u00a0T. 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Se non era per me che ogni giorno venivo e ti dicevo \u2013 Scrivimi &#8211; non l\u2019avresti avuto\u201d. E quindi mi ricatta. Ma come si fa a rinunciare a Montalbano? Non ne posso fare a meno\u00bb. Cos\u00ec Andrea Camilleri, scomparso il 17 luglio 2019, parlava del suo commissario in un\u2019intervista televisiva di B. Berlinguer al programma Cartabianca, il 20 febbraio 2018. La prima apparizione del commissario Montalbano risale al 1994, nel romanzo La forma dell\u2019acqua (Sellerio): da l\u00ec Camilleri non ne ha davvero pi\u00f9 fatto a meno arrivando, 25 anni dopo e a pochissimi mesi dalla scomparsa, a scrivere Il cuoco dell\u2019Alcyon (Sellerio, 2019),\u00a0 una nuova e travolgente avventura di Montalbano che si apre con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogi\u00f2. Pi\u00f9 di una volta gli allievi del Master in \u201cProfessioni e prodotti dell\u2019editoria\u201d si sono occupati di Camilleri, analizzando le sue opere e i suoi personaggi, soprattutto dal punto di vista linguistico. Flavio Mainetti ha scritto il saggio Da Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri, all\u2019interno del libro Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale (Edizioni Santa Caterina, 2016), volume che raccoglie gli studi di tutti gli alunni dell\u2019edizione 2016 del Master in Editoria e che \u00e8 incentrato proprio sull\u2019arte silenziosa e discreta del tradurre. In questo saggio, Mainetti racconta l\u2019imperitura fortuna degli intrecci della serie di Montalbano, sottolineando il ruolo cruciale di un linguaggio originale ed elaborato, divenuto parte dell\u2019immaginario collettivo di un gran numero di lettori e in seguito trasmesso anche al pubblico televisivo: \u00abLa lingua utilizzata da Camilleri\u00bb, spiega Mainetti, \u00ab\u00e8 un intreccio tra italiano canonico, dialetto di Sicilia e sonorit\u00e0 caratteristiche dell\u2019isola e in particolare della provincia di Agrigento\u00bb. Lo studio si sposta poi sulle traduzioni in francese dei romanzi di Camilleri, soffermandosi sulle differenze metodologiche operate dai due traduttori che hanno lavorato sul maggior numero di titoli: da una parte abbiamo Dominique Vittoz, che si approccia al lavoro di traduzione partendo dal presupposto che \u00able parole in dialetto irradiano suoni, odori, colori\u00bb[1]; ecco perch\u00e9 Vittoz, come spiega nel dettaglio Mainetti, \u00abcrea un francese meticcio che attinge a piene mani dalla parlata francoprovenzale di Lione ormai in disuso. Dove possibile, le singole parole siciliane sono sostituite da termini lionesi\u00bb[2]. Dall\u2019altra parte abbiamo invece Serge Quadruppani, che traduce Camilleri cercando di far risaltare il divario tra dialetto e italiano, attingendo dai gerghi del sud della Francia, in particolare dal marsigliese. In Italia il regionalismo \u00e8 considerato patrimonio prezioso, a differenza della Francia, dove il forte centralismo non farebbe avvertire la lingua di Montalbano come una ricchezza. Quadruppani vuole riproporre il suono, la parlata di Montalbano e dei suoi, e allora forza il francese. Lui traduce Montalbano sono\u201d con Montalbano je suis, che in francese \u00e8 un azzardo, ma restituisce bene il carattere del protagonista, un eroe burbero e integerrimo, con uno spirito solitario e a tratti selvatico. Anche Cristina Bassi si \u00e8 occupata dello scrittore di Porto Empedocle nel suo saggio Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, raccolto nel volume prodotto dagli allievi dell\u2019edizione 2018, Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine (Edizioni Santa Caterina, 2018). Bassi spiega che \u00abquella che Camilleri ha inventato \u00e8 una nuova lingua, il vigatese, formata dalla commistione di varie forme del dialetto siculo, a volte arcaiche, e l\u2019italiano\u00bb[3]. I romanzi dello scrittore siciliano, specie quelli del commissario, sono stati tradotti in trenta lingue differenti, facendo di Camilleri l\u2019autore italiano pi\u00f9 conosciuto all\u2019estero, insieme a Elena Ferrante. Cristina Bassi si domanda come si saranno confrontati i traduttori di tutto il mondo con espressioni idiomatiche come \u00abMontalbano sono\u00bb o modi di dire totalmente dialettali come \u00abFuttiri addritta e caminari na rina\/ portanu l\u2019omu a la ruvina\u00bb. Oltre alle gi\u00e0 analizzate traduzioni francesi, Bassi si sofferma, tra le altre, su quelle spagnole: \u00abSe in Francia la lingua ha sub\u00ecto un processo di unificazione massiccia, tra l\u2019Italia e la Spagna ci sono molte pi\u00f9 assonanze per ci\u00f2 che concerne il vasto numero di dialetti parlati correntemente. \u00c8 questo il motivo per cui sul versante iberico si annoverano ben quattro diverse traduzioni, in basco, in castigliano, in catalano e in galiziano, per un totale di ben dodici traduttori differenti\u00bb.[4] Quello che \u00e8 certo \u00e8 che la lingua di Camilleri \u00e8 un unicum prezioso che si \u00e8 costruito nel tempo e che rende inimitabili le opere dello scrittore; lui stesso parla della creazione di questo linguaggio, specificando che\u00a0 \u00abnon si tratta di incastonare parole in dialetto all&#8217;interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce pi\u00f9 il lavoro strutturale che c&#8217;\u00e8 dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane\u00bb.[5] &nbsp; &nbsp; [1] D. VITTOZ, Quale francese per tradurre Camilleri? Una proposta non pacifica, in Il caso Camilleri. Letteratura e storia, Sellerio, Palermo, 2004, p. 192. [2] F. MAINETTI, Da Vigata a Parigi. Le traduzioni francesi di Andrea Camilleri, p.165; in Echi da Babele. La voce del traduttore nel mondo editoriale, Edizioni Santa Caterina, Pavia, 2016. [3] C. BASSI, Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, p. 35; in Editoriale, Watson! Libri gialli sotto indagine, Edizioni Santa Caterina, 2018. [4] C. BASSI, Oltre le porte della Sicilia. Montalbano: nascita e affermazione di un successo mondiale, p. 38. [5] A. CAMILLERI,\u00a0T. 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