{"id":5432,"date":"2020-07-08T14:52:53","date_gmt":"2020-07-08T12:52:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=5432"},"modified":"2020-07-08T14:52:28","modified_gmt":"2020-07-08T12:52:28","slug":"il-ruolo-delleditoria-scolastica-nelleducazione-intervista-a-federica-giardino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/il-ruolo-delleditoria-scolastica-nelleducazione-intervista-a-federica-giardino\/","title":{"rendered":"Il ruolo dell&#8217;editoria scolastica nell&#8217;educazione: intervista a Federica Giardino"},"content":{"rendered":"<p>In un articolo precedente del nostro blog, <a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/leditoria-scolastica-oggi-intervista-a-federica-giardino\/\">abbiamo intervistato<\/a> Federica Giardino a proposito degli aspetti dell&#8217;editoria scolastica che ne fanno un settore del tutto atipico della nostra editoria.<\/p>\n<p>In questa seconda intervista torniamo da lei per riflettere insieme su alcune tematiche chiave relative al ruolo che i testi scolastici possono avere nel campo dell&#8217;educazione.<\/p>\n<p><em>di: Enrico Ferratini \/ Master Editoria 2020<\/em><\/p>\n<p><strong>Enrico Ferratini:<\/strong><em> L&#8217;editoria scolastica \u00e8 a servizio dei programmi ministeriali scolastici, e dunque ha poco spazio per la libert\u00e0 e l&#8217;inventiva. Tuttavia non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un libro di Stato come in epoca fascista, ogni manuale \u00e8 diverso e ogni casa editrice di scolastica avr\u00e0 il suo profilo e la sua identit\u00e0. Qual \u00e8 allora il confine nei manuali scolastici tra limiti imposti e libert\u00e0? Qual \u00e8 lo spazio di manovra all&#8217;interno del quale una casa editrice di scolastica pu\u00f2 trovare il suo taglio specifico e magari la sua linea interpretativa, rispetto ai programmi e alla materia che rappresenta?<\/em><\/p>\n<p><strong>Federica Giardino:<\/strong> Certamente il libro scolastico risponde a vincoli precisi e da questo punto di vista \u00e8 un unicum nel panorama editoriale: a un\u2019occhiata superficiale questo potrebbe sembrare un difetto, visto che bisogna attenersi rigorosamente alle Indicazioni nazionali del ministero, ma diventa anche una tutela per gli studenti: i libri sono di fatto prodotti \u201ccertificati\u201d, capaci di fornire gli strumenti e i contenuti necessari per il loro apprendimento. Se si pensa a certi libri autoprodotti da alcuni docenti (ci sono state sperimentazioni in tal senso) si capisce il valore del manuale scolastico di cui si fa garante l\u2019editore. Lo spazio di manovra c\u2019\u00e8 comunque: pur dovendo includere i contenuti previsti dai programmi, ci sono tanti modi per differenziare un libro da un altro: penso soprattutto a manuali di storia e letteratura che inevitabilmente rispecchiano il punto di vista e la linea interpretativa di chi scrive. Ma sono anche tanti altri gli aspetti che denotano e danno un\u2019impronta a un libro: dalla impostazione grafica al rapporto testo principale\/didattica, dalla tipologia di approfondimenti e schede ai nessi con le altre materie fino alla quantit\u00e0, alla tipologia e qualit\u00e0 dei contenuti digitali<\/p>\n<p><strong>E.F.: <\/strong><em>Pensa che i manuali scolastici, a seconda di come sono fatti, possano avere un loro ruolo educativo per i ragazzi a prescindere dagli insegnanti? In altre parole: chi si occupa di redigere i manuali scolastici ha o non ha un ruolo attivo nella formazione (per usare un termine enfatico) delle future generazioni?<\/em><\/p>\n<p><strong>F.G.: <\/strong>Assolutamente s\u00ec! \u00c8 chiaro che il docente assume il ruolo centrale nella formazione degli studenti ma il manuale scolastico \u00e8 un punto di riferimento. Pensiamo a quello che \u00e8 successo in questo periodo di emergenza: i ragazzi sono rimasti a casa e abbiamo tutti sentito parlare di didattica a distanza, di videolezioni, di Zoom e Google meet e vari dispositivi digitali che permettessero la relazione docenti studenti. Si \u00e8 parlato poco di libri ma in fondo quelli erano gli unici strumenti davvero presenti in tutte le case degli studenti. E quelli su cui probabilmente i ragazzi hanno studiato. In un paese come il nostro dove si legge molto poco i testi scolastici spesso sono gli unici libri che entrano nelle case delle famiglie. Se poi consideriamo che i docenti li usano costantemente per aggiornarsi ne capiamo ancora di pi\u00f9 il valore.<\/p>\n<p><em><strong>E.F.:\u00a0 <\/strong>Mi \u00e8 sembrato di vedere che ultimamente si tende rispetto al passato a dare pi\u00f9 spazio nei manuali scolastici di materie umanistiche, come filosofia o storia, ai riferimenti alle questioni di attualit\u00e0. Quasi che lo studio del percorso storico debba sempre affiancarsi a una riflessione sul presente. Da quando \u00e8 avvenuto questo cambiamento e che cosa significa? \u00c8 stato un cambiamento spontaneo o una decisione consapevole? Vi \u00e8 forse l&#8217;influenza degli approcci alle discipline anglosassoni o comunque non-italiani?<\/em><\/p>\n<p><strong>F.G.: <\/strong>S\u00ec, \u00e8 certamente una tendenza degli ultimi anni quella di attualizzare i manuali. Gi\u00e0 a partire dagli anni duemila sono comparsi nei libri di scuola rubriche o schede con questo scopo. La tendenza non riguarda solo i testi di storia e di letteratura: per esempio in quelli scientifici spesso si cercano nessi con il mondo reale spiegando teorie e concetti matematici attraverso esperimenti. Nei manuali di storia sono frequenti i collegamenti tra il passato e il presente: l\u2019obiettivo \u00e8 far ragionare i ragazzi su qualcosa che riescano a sentire pi\u00f9 vicino e farli riflettere sul fatto che certe rilevanze e certi temi di stretta attualit\u00e0 hanno origini antiche. E lo stesso approccio lo si applica nei manuali di letteratura dove troviamo spesso ipotetiche interviste ad autori del passato. L\u2019idea \u00e8 di stimolare la curiosit\u00e0 di chi apprende cercando di rendere pi\u00f9 \u201cviva\u201d la letteratura. Alla base di tutto c\u2019\u00e8 quindi l\u2019intento di stimolare la curiosit\u00e0, di coinvolgere, di accendere la mente dei ragazzi.<\/p>\n<p><em><strong>E.F.:\u00a0 <\/strong>Per tradizione, il nostro approccio alle varie discipline \u00e8 fortemente storicistico. Per intenderci, non studiamo &#8220;filosofia&#8221; ma &#8220;storia della filosofia&#8221;. Mi pare, se non sbaglio, che sia stato Gentile nella sua riforma scolastica in epoca fascista ad aver posto le basi di questo approccio, dal momento che era un filosofo di stampo hegeliano. Ormai noi abbiamo talmente assimilato questo approccio da darlo per scontato: le cose vanno studiate nel loro contesto storico e seguendo il loro sviluppo nella linea temporale. Tuttavia, in altri paesi, come nel mondo anglosassone, le cose non stanno cos\u00ec. Vi \u00e8 un approccio molto meno storicistico alle cose. Lei cosa ne pensa di questi due atteggiamenti? Pensa che abbiano entrambi punti di forza e di debolezza, o trova che uno dei due sia meglio dell&#8217;altro? Pensa che il nostro approccio alle materie possa lasciarsi influenzare da quello di altre tradizioni?\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>F.G.: <\/strong>Questo \u00e8 un grande tema. Ho studiato letteratura e filosofia secondo un approccio chiaramente storicistico e solo all\u2019universit\u00e0 ho cominciato a lavorare davvero sui testi. Per impostazione mi viene naturale pensare che un approccio diretto con i testi di autori del passato non sia per niente semplice ma in realt\u00e0 se ben guidati dal docente i ragazzi potrebbero appassionarsi di pi\u00f9 a quello che leggono e magari immedesimarsi, scoprire che nei testi ci sono richiami, pensieri ed emozioni simili alle loro. Forse bisognerebbe provare a cambiare qualcosa; un approccio esclusivamente storicistico rischia di allontanare buona parte della classe: si potrebbe provare a studiare un autore da pi\u00f9 punti di vista: linguistico, psicologico, sociale, storico&#8230; Ma alla fine penso che la differenza la faccia l\u2019insegnante: un docente preparato, motivato e capace di instaurare una relazione coi propri alunni lascia sicuramente una traccia al di l\u00e0 dell\u2019approccio alla materia.<\/p>\n<p><em><strong>E.F.: <\/strong>I nostri programmi scolastici (penso soprattutto alle materie letterarie) sono cambiati estremamente poco nel corso dei decenni. Oserei dire che i programmi di letteratura italiana attuali nelle scuole superiori non siano molto diversi da quelli che potevano esserci negli anni &#8217;50. Ho la sensazione che ci si sia da tempo immemore rinchiusi in un &#8220;canone&#8221; rigidissimo, che si tende a riproporre sempre invariato, ma che di fatto \u00e8 riflesso di un&#8217;epoca passata. I nomi sono sempre quelli (Dante, Petrarca, Tasso, Leopardi, Manzoni, D&#8217;Annunzio, etc.), e anche l&#8217;interpretazione critica dei loro testi \u00e8 sempre la stessa (la divisione fra pessimismo storico e pessimismo cosmico per Leopardi, e via dicendo). Per contro, un&#8217;enorme e fondamentale fetta di letteratura continua a venire ignorata. Gi\u00e0 Dario Fo negli anni &#8217;70 ironizzava sul fatto che i contenuti erotici e comici nella letteratura medievale venivano sistematicamente rimossi dai manuali (al punto che il poeta &#8220;Ciullo d&#8217;Alcamo&#8221; diventava &#8220;Cielo d&#8217;Alcamo&#8221;), dando di fatto un&#8217;idea totalmente parziale della letteratura di quel periodo. In generale, tutta la letteratura pi\u00f9 &#8220;popolare&#8221;, dalle liriche tradizionali ai canovacci della Commedia dell&#8217;Arte, per quanto fondamentale per la nostra cultura, non ha mai trovato posto nel nostro &#8220;canone&#8221;. Persino un capolavoro universalmente celebrato come il Pinocchio di Collodi ancora non compare nelle nostre antologie di letteratura italiana per il pregiudizio, ormai chiaramente ridicolo, che \u00e8 &#8220;soltanto&#8221; un libro per bambini. <\/em><em>Lei cosa ne pensa di questo? Pensa che i manuali scolastici possano in questo senso avere un loro ruolo nello spingere un po&#8217; in avanti e rendere nel tempo pi\u00f9 elastica questa (chiamiamola pure cos\u00ec)\u00a0tradizione? O anche questo \u00e8 tutto nelle mani dei programmi ministeriali, ed eventualmente dei singoli insegnanti?<\/em><\/p>\n<p><strong>F.G.: <\/strong>In realt\u00e0 le Indicazioni nazionali hanno rimodulato la distribuzione della letteratura nel triennio delle superiori con l\u2019intento di dare maggiore peso al Novecento e agli anni Duemila. E infatti i manuali pi\u00f9 recenti arrivano ad antologizzare scrittori contemporanei. In teoria l\u2019ultimo anno dovrebbe essere dedicato al Novecento, oltre che a Leopardi. Credo che il problema non sia tanto nei libri ma pi\u00f9 legato all\u2019organizzazione scolastica: si arriva sempre alla fine del triennio con grande affanno e quasi sempre in ritardo rispetto al programma. Perch\u00e9? Non lo so ma evidentemente gli insegnanti tendono a soffermarsi sui grandi classici schiacciando inevitabilmente il Novecento. Forse \u00e8 anche pi\u00f9 difficile fare delle scelte: fino alla fine dell\u2019Ottocento esiste un canone letterario da cui difficilmente ci si discosta (con buona pace della letteratura popolare e della Commedia dell\u2019arte!). \u00c8 proprio il Novecento che darebbe pi\u00f9 libert\u00e0 di manovra ma come dicevo credo che il problema sia il tempo a disposizione per fare tutto.<\/p>\n<p><strong>E.F.: <\/strong><em>Ultimamente i manuali scolastici (e tutto il sistema scolastico, a dire il vero) sta ponendo moltissimo l&#8217;accento sull&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie e delle loro potenzialit\u00e0 specifiche come mezzi aggiuntivi a quelli tradizionali per trasmettere il sapere. Personalmente sono molto dubbioso sul fatto che sia necessariamente un buon segno. I ragazzi sono gi\u00e0 assuefatti e perennemente circondati nella loro quotidianit\u00e0 dagli schermi digitali, che a loro volta hanno dimostrato di avere ripercussioni pericolose sulla loro (nostra, a dire il vero) capacit\u00e0 di concentrazione e approfondimento delle informazioni, oltre che sull&#8217;empatia. Personalmente ho la sensazione che la scuola e tutti gli strumenti che ha a disposizione, compresi i manuali scolastici, dovrebbero invece, proprio oggi, dare pi\u00f9 risalto possibile alle cose diametralmente opposte: l&#8217;apprendimento del nostro patrimonio culturale attraverso l&#8217;interazione umana con l&#8217;insegnante, il racconto orale come strumento privilegiato per la trasmissione del sapere&#8230; <\/em><em>So tuttavia che lei crede molto invece nell&#8217;importanza di includere i nuovi strumenti multimediali nei nuovi testi scolastici. Quali sono secondo lei i benefici che possono portare?\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>F.G.:<\/strong> Sono convinta che per fare una buona scuola occorrano buoni insegnanti. Questa \u00e8 la base da cui partire. E per me un buon insegnante osserva la propria classe, instaura una relazione e riesce nei limiti del possibile ad adattare il proprio modo di insegnare a chi ha di fronte. Non credo che il digitale da solo possa fare miracoli: dietro ci vuole una buona progettazione pedagogica e didattica altrimenti \u00e8 del tutto inutile. Per\u00f2 se pu\u00f2 aiutare a leggere un testo (penso ai libri con sintesi audio per DSA), a studiare e memorizzare meglio (dalle mappe interattive a diverse tipologie di esercizi pi\u00f9 \u201cdivertenti\u201d rispetto a quelli tradizionali), a rendere pi\u00f9 coinvolgente una lezione (magari attraverso la visione di alcuni video, non necessariamente in classe ma anche a casa) perch\u00e9 non provarci? Io credo che pi\u00f9 strumenti hai a disposizione meglio \u00e8. Sta poi all\u2019insegnante calibrare l\u2019utilizzo delle tecnologie e capire cosa serve e cosa no. L\u2019importante \u00e8 trasmettere conoscenze e competenze, e se con il digitale raggiungi qualche studente in pi\u00f9 perch\u00e9 non provarci?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un articolo precedente del nostro blog, abbiamo intervistato Federica Giardino a proposito degli aspetti dell&#8217;editoria scolastica che ne fanno un settore del tutto atipico della nostra editoria. In questa seconda intervista torniamo da lei per riflettere insieme su alcune tematiche chiave relative al ruolo che i testi scolastici possono avere nel campo dell&#8217;educazione. di: Enrico Ferratini \/ Master Editoria 2020 Enrico Ferratini: L&#8217;editoria scolastica \u00e8 a servizio dei programmi ministeriali scolastici, e dunque ha poco spazio per la libert\u00e0 e l&#8217;inventiva. 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Se si pensa a certi libri autoprodotti da alcuni docenti (ci sono state sperimentazioni in tal senso) si capisce il valore del manuale scolastico di cui si fa garante l\u2019editore. Lo spazio di manovra c\u2019\u00e8 comunque: pur dovendo includere i contenuti previsti dai programmi, ci sono tanti modi per differenziare un libro da un altro: penso soprattutto a manuali di storia e letteratura che inevitabilmente rispecchiano il punto di vista e la linea interpretativa di chi scrive. Ma sono anche tanti altri gli aspetti che denotano e danno un\u2019impronta a un libro: dalla impostazione grafica al rapporto testo principale\/didattica, dalla tipologia di approfondimenti e schede ai nessi con le altre materie fino alla quantit\u00e0, alla tipologia e qualit\u00e0 dei contenuti digitali E.F.: Pensa che i manuali scolastici, a seconda di come sono fatti, possano avere un loro ruolo educativo per i ragazzi a prescindere dagli insegnanti? In altre parole: chi si occupa di redigere i manuali scolastici ha o non ha un ruolo attivo nella formazione (per usare un termine enfatico) delle future generazioni? F.G.: Assolutamente s\u00ec! \u00c8 chiaro che il docente assume il ruolo centrale nella formazione degli studenti ma il manuale scolastico \u00e8 un punto di riferimento. Pensiamo a quello che \u00e8 successo in questo periodo di emergenza: i ragazzi sono rimasti a casa e abbiamo tutti sentito parlare di didattica a distanza, di videolezioni, di Zoom e Google meet e vari dispositivi digitali che permettessero la relazione docenti studenti. Si \u00e8 parlato poco di libri ma in fondo quelli erano gli unici strumenti davvero presenti in tutte le case degli studenti. E quelli su cui probabilmente i ragazzi hanno studiato. In un paese come il nostro dove si legge molto poco i testi scolastici spesso sono gli unici libri che entrano nelle case delle famiglie. Se poi consideriamo che i docenti li usano costantemente per aggiornarsi ne capiamo ancora di pi\u00f9 il valore. E.F.:\u00a0 Mi \u00e8 sembrato di vedere che ultimamente si tende rispetto al passato a dare pi\u00f9 spazio nei manuali scolastici di materie umanistiche, come filosofia o storia, ai riferimenti alle questioni di attualit\u00e0. Quasi che lo studio del percorso storico debba sempre affiancarsi a una riflessione sul presente. Da quando \u00e8 avvenuto questo cambiamento e che cosa significa? \u00c8 stato un cambiamento spontaneo o una decisione consapevole? Vi \u00e8 forse l&#8217;influenza degli approcci alle discipline anglosassoni o comunque non-italiani? F.G.: S\u00ec, \u00e8 certamente una tendenza degli ultimi anni quella di attualizzare i manuali. Gi\u00e0 a partire dagli anni duemila sono comparsi nei libri di scuola rubriche o schede con questo scopo. La tendenza non riguarda solo i testi di storia e di letteratura: per esempio in quelli scientifici spesso si cercano nessi con il mondo reale spiegando teorie e concetti matematici attraverso esperimenti. Nei manuali di storia sono frequenti i collegamenti tra il passato e il presente: l\u2019obiettivo \u00e8 far ragionare i ragazzi su qualcosa che riescano a sentire pi\u00f9 vicino e farli riflettere sul fatto che certe rilevanze e certi temi di stretta attualit\u00e0 hanno origini antiche. E lo stesso approccio lo si applica nei manuali di letteratura dove troviamo spesso ipotetiche interviste ad autori del passato. L\u2019idea \u00e8 di stimolare la curiosit\u00e0 di chi apprende cercando di rendere pi\u00f9 \u201cviva\u201d la letteratura. Alla base di tutto c\u2019\u00e8 quindi l\u2019intento di stimolare la curiosit\u00e0, di coinvolgere, di accendere la mente dei ragazzi. E.F.:\u00a0 Per tradizione, il nostro approccio alle varie discipline \u00e8 fortemente storicistico. Per intenderci, non studiamo &#8220;filosofia&#8221; ma &#8220;storia della filosofia&#8221;. Mi pare, se non sbaglio, che sia stato Gentile nella sua riforma scolastica in epoca fascista ad aver posto le basi di questo approccio, dal momento che era un filosofo di stampo hegeliano. Ormai noi abbiamo talmente assimilato questo approccio da darlo per scontato: le cose vanno studiate nel loro contesto storico e seguendo il loro sviluppo nella linea temporale. Tuttavia, in altri paesi, come nel mondo anglosassone, le cose non stanno cos\u00ec. Vi \u00e8 un approccio molto meno storicistico alle cose. Lei cosa ne pensa di questi due atteggiamenti? Pensa che abbiano entrambi punti di forza e di debolezza, o trova che uno dei due sia meglio dell&#8217;altro? Pensa che il nostro approccio alle materie possa lasciarsi influenzare da quello di altre tradizioni?\u00a0 F.G.: Questo \u00e8 un grande tema. Ho studiato letteratura e filosofia secondo un approccio chiaramente storicistico e solo all\u2019universit\u00e0 ho cominciato a lavorare davvero sui testi. Per impostazione mi viene naturale pensare che un approccio diretto con i testi di autori del passato non sia per niente semplice ma in realt\u00e0 se ben guidati dal docente i ragazzi potrebbero appassionarsi di pi\u00f9 a quello che leggono e magari immedesimarsi, scoprire che nei testi ci sono richiami, pensieri ed emozioni simili alle loro. Forse bisognerebbe provare a cambiare qualcosa; un approccio esclusivamente storicistico rischia di allontanare buona parte della classe: si potrebbe provare a studiare un autore da pi\u00f9 punti di vista: linguistico, psicologico, sociale, storico&#8230; Ma alla fine penso che la differenza la faccia l\u2019insegnante: un docente preparato, motivato e capace di instaurare una relazione coi propri alunni lascia sicuramente una traccia al di l\u00e0 dell\u2019approccio alla materia. E.F.: I nostri programmi scolastici (penso soprattutto alle materie letterarie) sono cambiati estremamente poco nel corso dei decenni. Oserei dire che i programmi di letteratura italiana attuali nelle scuole superiori non siano molto diversi da quelli che potevano esserci negli anni &#8217;50. Ho la sensazione che ci si sia da tempo immemore rinchiusi in un &#8220;canone&#8221; rigidissimo, che si tende a riproporre sempre invariato, ma che di fatto \u00e8 riflesso di un&#8217;epoca passata. I nomi sono sempre quelli (Dante, Petrarca, Tasso, Leopardi, Manzoni, D&#8217;Annunzio, etc.), e anche l&#8217;interpretazione critica dei loro testi \u00e8 sempre la stessa (la divisione fra pessimismo storico e pessimismo cosmico per Leopardi, e via dicendo). Per contro, un&#8217;enorme e fondamentale fetta di letteratura continua a venire ignorata. Gi\u00e0 Dario Fo negli anni &#8217;70 ironizzava sul fatto che i contenuti erotici e comici nella letteratura medievale venivano sistematicamente rimossi dai manuali (al punto che il poeta &#8220;Ciullo d&#8217;Alcamo&#8221; diventava &#8220;Cielo d&#8217;Alcamo&#8221;), dando di fatto un&#8217;idea totalmente parziale della letteratura di quel periodo. In generale, tutta la letteratura pi\u00f9 &#8220;popolare&#8221;, dalle liriche tradizionali ai canovacci della Commedia dell&#8217;Arte, per quanto fondamentale per la nostra cultura, non ha mai trovato posto nel nostro &#8220;canone&#8221;. Persino un capolavoro universalmente celebrato come il Pinocchio di Collodi ancora non compare nelle nostre antologie di letteratura italiana per il pregiudizio, ormai chiaramente ridicolo, che \u00e8 &#8220;soltanto&#8221; un libro per bambini. Lei cosa ne pensa di questo? Pensa che i manuali scolastici possano in questo senso avere un loro ruolo nello spingere un po&#8217; in avanti e rendere nel tempo pi\u00f9 elastica questa (chiamiamola pure cos\u00ec)\u00a0tradizione? O anche questo \u00e8 tutto nelle mani dei programmi ministeriali, ed eventualmente dei singoli insegnanti? F.G.: In realt\u00e0 le Indicazioni nazionali hanno rimodulato la distribuzione della letteratura nel triennio delle superiori con l\u2019intento di dare maggiore peso al Novecento e agli anni Duemila. E infatti i manuali pi\u00f9 recenti arrivano ad antologizzare scrittori contemporanei. In teoria l\u2019ultimo anno dovrebbe essere dedicato al Novecento, oltre che a Leopardi. Credo che il problema non sia tanto nei libri ma pi\u00f9 legato all\u2019organizzazione scolastica: si arriva sempre alla fine del triennio con grande affanno e quasi sempre in ritardo rispetto al programma. Perch\u00e9? Non lo so ma evidentemente gli insegnanti tendono a soffermarsi sui grandi classici schiacciando inevitabilmente il Novecento. Forse \u00e8 anche pi\u00f9 difficile fare delle scelte: fino alla fine dell\u2019Ottocento esiste un canone letterario da cui difficilmente ci si discosta (con buona pace della letteratura popolare e della Commedia dell\u2019arte!). \u00c8 proprio il Novecento che darebbe pi\u00f9 libert\u00e0 di manovra ma come dicevo credo che il problema sia il tempo a disposizione per fare tutto. E.F.: Ultimamente i manuali scolastici (e tutto il sistema scolastico, a dire il vero) sta ponendo moltissimo l&#8217;accento sull&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie e delle loro potenzialit\u00e0 specifiche come mezzi aggiuntivi a quelli tradizionali per trasmettere il sapere. Personalmente sono molto dubbioso sul fatto che sia necessariamente un buon segno. I ragazzi sono gi\u00e0 assuefatti e perennemente circondati nella loro quotidianit\u00e0 dagli schermi digitali, che a loro volta hanno dimostrato di avere ripercussioni pericolose sulla loro (nostra, a dire il vero) capacit\u00e0 di concentrazione e approfondimento delle informazioni, oltre che sull&#8217;empatia. Personalmente ho la sensazione che la scuola e tutti gli strumenti che ha a disposizione, compresi i manuali scolastici, dovrebbero invece, proprio oggi, dare pi\u00f9 risalto possibile alle cose diametralmente opposte: l&#8217;apprendimento del nostro patrimonio culturale attraverso l&#8217;interazione umana con l&#8217;insegnante, il racconto orale come strumento privilegiato per la trasmissione del sapere&#8230; So tuttavia che lei crede molto invece nell&#8217;importanza di includere i nuovi strumenti multimediali nei nuovi testi scolastici. 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