{"id":5571,"date":"2021-02-16T12:00:11","date_gmt":"2021-02-16T11:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=5571"},"modified":"2021-02-15T15:19:54","modified_gmt":"2021-02-15T14:19:54","slug":"recensione-il-silenzio-don-delillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/recensione-il-silenzio-don-delillo\/","title":{"rendered":"Il nuovo presagio di Don DeLillo: Il Silenzio | Recensione"},"content":{"rendered":"<p>Don DeLillo si presta, con la sua ultima pubblicazione <i>Il Silenzio,<\/i>\u00a0a un tema inquietantemente attuale: un\u2019epidemia. Certo, non si parla di virus biologico, di quello ne sappiamo fin troppo. Il motore di questo volume \u00e8 un virus digitale, che si insinua nel mondo tecnologizzato degli Stati Uniti del 2022, causando un blackout di dimensioni inimmaginabili.<\/p>\n<blockquote><p><i>In altri tempi, pi\u00f9 o meno ordinari, c\u2019era sempre qualcuno con lo sguardo perso nel proprio cellulare, di mattina, a mezzogiorno, di sera, in mezzo al marciapiede, incurante degli altri che gli passavano velocemente accanto, completamente immerso, ipnotizzato, consumato dall\u2019apparecchio [\u2026]; e adesso questi tossicodipendenti digitali non possono fare niente, i cellulari sono fuori uso.<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><b>La proposta italiana<\/b><\/h4>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/recs.richrelevance.com\/rrserver\/click?a=316b853da166dbbd&amp;vg=f459812f-bfc0-440d-7316-0b5de2c03eb9&amp;pti=2&amp;pa=recs_1&amp;hpi=9565&amp;stn=SearchedPurchasedPercent&amp;stid=29&amp;rti=2&amp;sgs=&amp;mvtId=47923&amp;mvtTs=1612945016942&amp;uguid=bcf4ad77-15f3-4359-96e3-025d6c55fe3c&amp;channelId=WEB&amp;s=mhhxxcf1tpujptqoag0etuai&amp;pg=2501&amp;p=9788806248413&amp;ind=4&amp;ct=https%3A%2F%2Fwww.ibs.it%2Fsilenzio-libro-don-delillo%2Fe%2F9788806248413\">volume<\/a> italiano, nella proposta di Einaudi, viene pubblicato a inizio febbraio per la collana &#8220;Supercoralli&#8221;, ma in una maniera diversa dalla tradizione dell\u2019editoria einaudiana, ricalcando la grafica dell\u2019edizione statunitense. Ci troviamo quindi in mano un libricino di dimensioni ridotte e dalla copertina totalmente nera, a eccezione del titolo e del nome dell\u2019autore che, come nell\u2019originale <i>The Silence<\/i>, giocano figurativamente riempiendo, per quanto piccoli, tutto lo spazio. Sono separati solamente, ma nettamente, dal profilo di un telefono.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Un volume, insomma, che ci mette gi\u00e0 davanti al suo contenuto: le dimensioni ci ricordano gli smartphone che teniamo abitualmente in mano; il colore prevalente, il nero, riproduce il blackout degli schermi raccontati; la composizione della copertina, cos\u00ec nettamente divisa, ci sottolinea gi\u00e0 quanto sarebbe netta la divisione tra il prima e il dopo un possibile collasso tecnologico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_5564\" aria-describedby=\"caption-attachment-5564\" style=\"width: 236px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5564\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG-658x1024.jpg\" alt=\"Edizione italiana della collana Supercoralli di Einaudi\" width=\"236\" height=\"367\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG-658x1024.jpg 658w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG-987x1536.jpg 987w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG-15x24.jpg 15w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG-23x36.jpg 23w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG-31x48.jpg 31w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/978880624841HIG.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-5564\" class=\"wp-caption-text\">Edizione italiana<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_5563\" aria-describedby=\"caption-attachment-5563\" style=\"width: 236px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5563\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-659x1024.jpg\" alt=\"Confronto tra l'edizione italiana della collana Supercoralli di Einaudi e quella originale statunitense\" width=\"236\" height=\"367\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-659x1024.jpg 659w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-988x1536.jpg 988w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-1318x2048.jpg 1318w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-1140x1772.jpg 1140w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-15x24.jpg 15w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-23x36.jpg 23w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L-31x48.jpg 31w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/61n-sg6Vn2L.jpg 1399w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-5563\" class=\"wp-caption-text\">Edizione originale<\/figcaption><\/figure>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><b>Il mondo delilliano<\/b><\/h4>\n<p>Seguendo la tendenza che ha portato l\u2019autore dal massimalismo di <i>Underworld<\/i> al minimalismo degli ultimi lavori, <i>Il Silenzio<\/i> presenta poco pi\u00f9 di 100 pagine. Impaginate quasi come un canovaccio teatrale, rapide da leggere e dritte al punto, presentano una moltitudine di spazi via via pi\u00f9 bianchi, che pongono il lettore davanti al proprio e personalissimo silenzio. In attesa che qualcuno dei personaggi possa dire qualcosa che scagioni anche noi dalla dipendenza dagli strumenti tramite i quali interagiamo e lavoriamo perennemente. \u00abViviamo, disperati e felici, in un mondo delilliano\u00bb, \u00e8 riportato in quarta di copertina: io, oggi, scrivo dal mio Mac; voi, probabilmente, leggete dal vostro smartphone.<\/p>\n<p><i>Il Silenzio<\/i> \u00e8 ambientato in un futuro pi\u00f9 prossimo che mai, ormai quasi presente. Un tempo che diventa il protagonista delle atmosfere di paranoia che ben conosciamo da <i>Rumore Bianco <\/i>e che hanno consacrato DeLillo come un autore in grado di restituire al lettore un\u2019immagine del mondo che, priva di psicologismi e inutili voli pindarici, colpisce recando con s\u00e9 una forza che risiede in prima battuta nella sua sincerit\u00e0. Il giudizio che chiunque possa dare riguardo a questo libro, o in generale riguardo ai romanzi dell\u2019autore, non pu\u00f2 essere un giudizio di semplice gradimento. \u00c8 come se l\u2019esperienza di lettura strabordasse dal libro in s\u00e9 per catturarci con un&#8217;ombra di inquietudine, anche una volta chiuso il volume.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><b>La trama<\/b><\/h4>\n<p>Si inizia su un aereo: una coppia sta per raggiungere il proprio gruppo di amici, ragazzi medio borghesi che si incontrano per guardare la finale del Super Bowl. Niente di pi\u00f9 quotidiano. Ma, paradossalmente, niente di pi\u00f9 difficile da attuare se colpiti da \u201cun\u2019apocalisse della rete\u201d, per citare lo scrittore.<\/p>\n<p>Le comunicazioni con gli aerei si interrompono, i telefoni sono fuori uso, le metropolitane automatizzate non sanno pi\u00f9 fin dove proseguire. Gli ospedali sono saturi. Le strade inizialmente deserte. Tutti gli schermi sono neri e ci\u00f2 che regna, in modo prepotente, \u00e8 il silenzio, introdotto a piccole dosi nel corso del racconto. Un silenzio prodotto dall\u2019incapacit\u00e0 di comunicare davanti all\u2019assenza di immagine e al mutismo degli smartphone, delle televisioni e dei PC. Prodotto per\u00f2 anche dalla schiavit\u00f9 e dall\u2019impossibilit\u00e0 di reagire a questo drastico e repentino cambiamento. Un silenzio che non \u00e8 quindi solo una trasformazione, ma una vera e propria cessazione del ritmo precedente. Un silenzio che mette i personaggi faccia a faccia con quanto la rivoluzione digitale si sia presa di loro stessi, della loro memoria e del loro modo di stare con l\u2019altro.<\/p>\n<blockquote><p><i>Questa cosa le dava un senso di soddisfazione. Venuto fuori dal nulla. Non viene pi\u00f9 quasi niente fuori dal nulla. Quando un elemento mancante viene a galla senza l\u2019ausilio di alcun supporto digitale, ognuno lo annuncia all\u2019altro con lo sguardo perso in lontananza, l\u2019aldil\u00e0 di ci\u00f2 che si sapeva un tempo e che \u00e8 andato smarrito.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><b>DeLillo in italiano: la traduzione di Federica Aceto<\/b><\/h4>\n<p>Senza scendere in descrizioni emotive, DeLillo riesce a trattare un tema inflazionato come la dipendenza dal digitale apportando un contributo che, nel mare degli autori che hanno voluto approfondire l\u2019argomento, si fa notare. Protagoniste, qui, sono le reazioni sconclusionate dei personaggi, o meglio: il loro essere inetti, l\u2019aria di enorme disagio che traspare e l&#8217;atmosfera di paranoia. Le cause di questo collasso non sono rilevanti: \u00e8 l&#8217;effetto sulla natura umana che interessa. La prosa \u00e8 asciutta, non verbosa: i sentimenti emergono proprio come nella vita quotidiana. \u00c8 un classico esempio di <em>show, don&#8217;t tell<\/em>, che evidenzia una padronanza del mezzo invidiabile.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>DeLillo, infatti, al contrario della tossicodipendenza tecnologica protagonista di questo volume, \u00e8 solito utilizzare una vecchia Olympia di seconda mano del 1975. I caratteri grandi della sua macchina da scrivere, <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/books\/2020\/oct\/18\/don-delillo-i-wondered-what-would-happen-if-power-failed-everywhere\">dice<\/a>, gli sono utili a comprendere, prima ancora di digitarle, le connessioni e le presenze visive di cui si compone la sua scrittura. Questa attenzione all\u2019estetica e alla ritmicit\u00e0 delle parole conferisce alla prosa una particolare visivit\u00e0. Don DeLillo \u00e8 un autore che lavora per immagini e atmosfere, e <em>Il Silenzio<\/em> non \u00e8 da meno. Come ha detto l\u2019autore al <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/interactive\/2020\/10\/12\/magazine\/don-delillo-interview.html\">New York Times<\/a>: \u00abLa tecnologia ha cambiato il modo in cui pensiamo [&#8230;] \u00c8 meno riflessivo e pi\u00f9 istantaneo\u00bb. Di conseguenza, anche un volume del genere lo deve essere.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;estetica complessa, che la traduttrice italiana, Federica Aceto, \u00e8 riuscita a riproporre anche in un volume cos\u00ec breve e conciso. Non a caso, la traduttrice dimostra, sbriciando il suo profilo Twitter, di avere compreso il fatto che la prosa di DeLillo, nonostante l\u2019asciuttezza che la contraddistingue a una prima occhiata, \u00e8 ricca di quel sentimento che rende la sua analisi della tecnologia, bench\u00e9 cos\u00ec \u201cistantanea\u201d, davvero potente, proprio in quanto esaustiva. Pi\u00f9 di quello che \u00e8 raccontato ne <i>Il Silenzio,<\/i> \u00e8 inutile scriverlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Cristina Gimini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don DeLillo si presta, con la sua ultima pubblicazione Il Silenzio,\u00a0a un tema inquietantemente attuale: un\u2019epidemia. 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Un tempo che diventa il protagonista delle atmosfere di paranoia che ben conosciamo da Rumore Bianco e che hanno consacrato DeLillo come un autore in grado di restituire al lettore un\u2019immagine del mondo che, priva di psicologismi e inutili voli pindarici, colpisce recando con s\u00e9 una forza che risiede in prima battuta nella sua sincerit\u00e0. Il giudizio che chiunque possa dare riguardo a questo libro, o in generale riguardo ai romanzi dell\u2019autore, non pu\u00f2 essere un giudizio di semplice gradimento. \u00c8 come se l\u2019esperienza di lettura strabordasse dal libro in s\u00e9 per catturarci con un&#8217;ombra di inquietudine, anche una volta chiuso il volume. &nbsp; La trama Si inizia su un aereo: una coppia sta per raggiungere il proprio gruppo di amici, ragazzi medio borghesi che si incontrano per guardare la finale del Super Bowl. Niente di pi\u00f9 quotidiano. 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Un silenzio che mette i personaggi faccia a faccia con quanto la rivoluzione digitale si sia presa di loro stessi, della loro memoria e del loro modo di stare con l\u2019altro. Questa cosa le dava un senso di soddisfazione. Venuto fuori dal nulla. Non viene pi\u00f9 quasi niente fuori dal nulla. Quando un elemento mancante viene a galla senza l\u2019ausilio di alcun supporto digitale, ognuno lo annuncia all\u2019altro con lo sguardo perso in lontananza, l\u2019aldil\u00e0 di ci\u00f2 che si sapeva un tempo e che \u00e8 andato smarrito.\u00a0 &nbsp; DeLillo in italiano: la traduzione di Federica Aceto Senza scendere in descrizioni emotive, DeLillo riesce a trattare un tema inflazionato come la dipendenza dal digitale apportando un contributo che, nel mare degli autori che hanno voluto approfondire l\u2019argomento, si fa notare. 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