{"id":6160,"date":"2021-04-29T12:00:59","date_gmt":"2021-04-29T10:00:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=6160"},"modified":"2021-04-28T11:00:37","modified_gmt":"2021-04-28T09:00:37","slug":"la-democraticita-della-malattia-in-bianco-e-il-colore-del-danno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/la-democraticita-della-malattia-in-bianco-e-il-colore-del-danno\/","title":{"rendered":"La democraticit\u00e0 della malattia in &#8216;Bianco \u00e8 il colore del danno&#8217;"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">\u00ab<\/span>Sei sicura di volerlo leggere proprio ora?<span class=\"s1\">\u00bb<\/span>, mi chiede mia madre mentre le mostro il mio ultimo acquisto fresco di consegna a domicilio. Con quel <em>proprio ora<\/em> si riferisce alla nostra, nuova condizione di malati Covid-19; <em>proprio ora<\/em> che iniziano a manifestarsi i primi sintomi, <em>proprio ora<\/em> che inizia a prendere spazio la paura.<\/p>\n<p>La domanda sorge perch\u00e9 <em>Bianco \u00e8 il colore del danno <\/em>ad una prima<em>, <\/em>superficiale occhiata sembra parli di una malattia. E malattia \u00e8 sinonimo di fragilit\u00e0 e alla fragilit\u00e0 non siamo mai pronti; a quella non ci hanno mai educati.\u00a0L\u2019attuale situazione potrebbe fornire allora l\u2019ennesima scusa per rimandare qualunque incontro con questa.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una domanda che puntualmente arriva quando una malattia, un <em>accidente, <\/em>si abbatte sulla nostra vita. \u201cPerch\u00e9 a me? Perch\u00e9 proprio a me?\u201d, <span class=\"s1\">\u00ab\u00e8<\/span> una frase ingiusta, \u00e8 lo scandalo della cattiveria quando ci riguarda<span class=\"s1\">\u00bb<\/span>, scrive Francesca. \u00c8 l\u2019espressione della rabbia del malato, alla quale spesso non troviamo spiegazioni e che, nei migliori dei casi, riusciamo solo a depotenziare quando <em>l\u2019evento accidentale <\/em>viene dichiarato superato, sconfitto.<\/p>\n<p>Oggi a questa domanda sentiamo di poter rinunciare (?), ma forse solo perch\u00e9 la condivisione della condizione \u00e8 facile da vedere, perch\u00e9 si esprime in centinaia di migliaia, perch\u00e9 <em>tutto <\/em>il mondo ne \u00e8 affetto.<\/p>\n<p>Ma cosa succede quando la malattia dalla quale nasce oltre a non avere una causa non ha neanche una cura, e la condizione di malato diventa permanente? Cosa ce ne facciamo di quella domanda allora? Come ci trasformer\u00e0 tutta quella rabbia?<\/p>\n<blockquote><p>Ho chiesto al Dottore di abbandonare la gabbia delle parole scientifiche e camminare per un po&#8217; insieme a me dove si scivola, di immaginare la mia vita come una stanza che prima era rumorosa e ora si \u00e8 svuotata.<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel suo ultimo libro, pubblicato da Einaudi Stile Libero in febbraio 2021, Francesca Mannocchi decide di ascoltare e di dare spazio a queste ed altre domande che una diagnosi di sclerosi multipla recidivante-remittente porta con s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00c8 il suo viaggio della vita fino a qui ripercorso attraverso il filtro della malattia. Attraverso questa ora tutto passa di nuovo: cambia il modo di guardare il passato, devia il tempo che scandisce il presente e opacizza l\u2019idea di futuro che esisteva fino a quel momento. Ma Francesca rifiuta di diventarne vittima e anzi ne fa uno strumento attraverso cui <em>ri-conoscere<\/em> se stessi e gli altri.<\/p>\n<p>Osservando gli effetti della malattia sulla vita di uno, come questa cambia il modo di essere figli, genitori, compagni, cittadini, parte del sistema economico e produttivo ci rendiamo conto che questa in realt\u00e0 si allarga su altre vite, su intere famiglie e quindi sulle comunit\u00e0. Improvvisamente il nostro legame con il Servizio sanitario nazionale si fa visibile. Ci scontriamo con la sanit\u00e0 privata e prima di poterci ricordare che la cura \u00e8, almeno in principio, un diritto garantito dalla costituzione, soffriamo la vergogna e l\u2019umiliazione di non poterci permettere i controlli necessari.<\/p>\n<p>Sono capitoli densi, scritti con parole asciutte e precise e allo stesso tempo dense ed evocative. Capitoli inframmezzati da intime pagine di diario attraverso cui Francesca d\u00e0 spazio alla fragilit\u00e0 mostrandoci come sia necessario e possibile, sebbene costi fatica e coraggio, riconoscerla e accettarla.<br \/>\nRicercando parole esatte, tenta di tradurre quello che accade al suo corpo perch\u00e9 <span class=\"s1\">\u00ab<\/span>la lingua della medicina non coincide col male che prova a descrivere<span class=\"s1\">\u00bb<\/span> e a chiamare le cose con il proprio nome, perch\u00e9 <span class=\"s1\">\u00ab<\/span>le parole che\u00a0 usiamo disegnano la realt\u00e0, e se le usiamo in maniera impropria ci illudiamo di vivere realt\u00e0 inesistenti<span class=\"s1\">\u00bb<\/span>. \u00c8 proprio questa una delle tante piccole grandi rivoluzioni compiute con questo libro: rivendicare l\u2019importanza e il peso delle parole. Francesca crede in una parola che disturba, che non \u00e8 mai leggera e che \u00e8 spesso l\u2019unica arma per mettere in ordine mettendo in disordine, magari per cambiare le cose.<\/p>\n<p>E cos\u00ec quel \u201cperch\u00e9 a me?\u201d e la sua rabbia non cessano di esistere ma si rimpiccioliscono, si sgonfiano e in parte si trasformano. Mentre Francesca impara <span class=\"s1\">\u00ab<\/span>un nuovo modo di sorridere<span class=\"s1\">\u00bb<\/span>, noi impariamo a guardare di nuovo al dramma del singolo, a riconoscerlo come un problema collettivo, ad accettare la fragilit\u00e0 come un processo sociale, di cui (imparare a) non avere vergogna.<br \/>\nIl racconto di una vita ordinaria alle prese con le paure e i problemi legati ad un evento straordinario, eppure cos\u00ec ordinario com\u2019\u00e8 la malattia ci ricorda che davanti a questa diventiamo tutti uguali e che tali dovremmo essere anche davanti all\u2019accesso alle cure e alla sua sostenibilit\u00e0.\u00a0Per questo dovremmo occuparcene, anche prima, anche senza, che la profezia del \u201cfinch\u00e9 non ti tocca da vicino\u201d si avveri e i numeri non raggiungono l\u2019emergenza sanitaria.<\/p>\n<p>Un libro<\/p>\n<blockquote><p><span class=\"s1\">&#8220;<\/span>dove io si dice per dire<\/p>\n<p>\u2013 per essere \u2013 noi&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<h6>(dalla poesia di Pierluigi Cappello &#8211; <em>Assetto di volo<\/em>)<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sulle soglie del testo<br \/>\n<\/strong>Valentina Notarberardino nel suo libro <a href=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/fuori-di-testo-notarberardino\/\"><em>Fuori di testo <\/em><\/a>(Ponte alle Grazie 2021) racconta come tra i vari elementi paratestuali, uno, l\u2019epigrafe \u00e8 tra le scelte pi\u00f9 personali dell\u2019autore legandosi indissolubilmente alla sua idea dell\u2019opera. Francesca Mannocchi ne semina abbastanza in esergo ad alcuni capitoli. Non c\u2019\u00e8, almeno non si percepisce, una sistematicit\u00e0 ma, come direbbe mia nonna e forse anche Rita, ce ne sono come la farina nei dolci: \u2018quanto basta\u2019.<\/p>\n<p>Le citazioni rivelano passione e profonda conoscenza per la poesia del Novecento ma anche contemporanea, spaziando da Ingeborg Bachmann a Mariangela Gualtieri. Versi che racchiudono lo spirito del capitolo che precedono, attraverso i quali Francesca sembra ritornare alla Bellezza esistente, infine che contribuiscono ad innalzare la dignit\u00e0 letteraria dei temi che emergono dalla convivenza con l\u2019ospite indesiderato.<\/p>\n<p>La poesia di Marianne Moore \u2018I May, I Might, I Must\u2019 sembra essere l\u2019epigrafe pi\u00f9 emblematica, che raccoglie in s\u00e9 tutto il bianco del danno ma anche la resilienza di chi l\u2019ha scelta in apertura del libro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><span class=\"s1\">&#8220;<\/span>If you tell me why the fen<\/p>\n<p>appears impassable, I then<\/p>\n<p>will tell you why I think that I<\/p>\n<p>can get across it , if I try&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La copertina<br \/>\n<\/strong>L\u2019illustrazione della copertina \u00e8 stata affidata al realismo di Manuele Fior, tra i pi\u00f9 grandi fumettisti contemporanei. Fior si distingue per un tratto leggero e dal suo uso di colori tradizionali come acrilici e tempere. Francesca \u00e8 rappresentata nell\u2019intimit\u00e0 in una camera da letto; Il corpo non nasconde la sua fragilit\u00e0 e anzi vuole mostrarla. La familiarit\u00e0 percepita \u00e8 quella che si prova stando soli nella camera dei nostri genitori o dei nostri nonni.<\/p>\n<p><strong>Il titolo<br \/>\n<\/strong>Il titolo \u00e8 l\u2019ennesima scelta di parole esatte, di parole che chiamano le cose con il loro nome, che con forza mostrano la loro fragilit\u00e0. Bianco \u00e8 il colore delle lesioni causate dalla sclerosi multipla al cervello.<\/p>\n<p><strong>Francesca Mannocchi<br \/>\n<\/strong>Classe 1981, reporter a partita iva (perch\u00e9 \u201cfreelance\u201d non rende giustizia alla difficolt\u00e0 della condizione), regista, inviata di guerra per l\u2019Espresso, collabora anche con le pi\u00f9 grandi testate internazionali.<\/p>\n<p>Il suo primo libro, <em>Io Khaled vendo uomini e sono innocente <\/em>(Einaudi Stile Libero 2019) ha vinto il Premio Estense nel 2019.\u00a0 Per le sue inchieste sul traffico di migranti e sulle carceri libiche le sono stati conferiti vari premi giornalistici. Ha co-diretto il documentario <em>Isis, Tomorrow<\/em> presentato alla 75a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.<br \/>\nIn tutti i suoi lavori, la ricostruzione della storia, dei conflitti passa attraverso le vite di chi li ha vissuti. Non senza fatica, Francesca si pone in una condizione di ascolto priva di giudizio, cercando sempre di \u00abfare (e farsi) domande trascurate\u00bb incontrando \u00abl&#8217;entusiasmo e lo sconforto del non capire\u00bb, come scrive lei nei ringraziamenti in <em>Porti ciascuno la sua colpa<\/em> (Laterza, 2019). Ci racconta storie che trascendono le nostre definizioni di bene e male e ci spinge ad andare oltre le spiegazioni semplicistiche, che non esistono davvero mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Fabiola Zaccardelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSei sicura di volerlo leggere proprio ora?\u00bb, mi chiede mia madre mentre le mostro il mio ultimo acquisto fresco di consegna a domicilio. Con quel proprio ora si riferisce alla nostra, nuova condizione di malati Covid-19; proprio ora che iniziano a manifestarsi i primi sintomi, proprio ora che inizia a prendere spazio la paura. La domanda sorge perch\u00e9 Bianco \u00e8 il colore del danno ad una prima, superficiale occhiata sembra parli di una malattia. E malattia \u00e8 sinonimo di fragilit\u00e0 e alla fragilit\u00e0 non siamo mai pronti; a quella non ci hanno mai educati.\u00a0L\u2019attuale situazione potrebbe fornire allora l\u2019ennesima scusa per rimandare qualunque incontro con questa. C\u2019\u00e8 una domanda che puntualmente arriva quando una malattia, un accidente, si abbatte sulla nostra vita. \u201cPerch\u00e9 a me? Perch\u00e9 proprio a me?\u201d, \u00ab\u00e8 una frase ingiusta, \u00e8 lo scandalo della cattiveria quando ci riguarda\u00bb, scrive Francesca. \u00c8 l\u2019espressione della rabbia del malato, alla quale spesso non troviamo spiegazioni e che, nei migliori dei casi, riusciamo solo a depotenziare quando l\u2019evento accidentale viene dichiarato superato, sconfitto. Oggi a questa domanda sentiamo di poter rinunciare (?), ma forse solo perch\u00e9 la condivisione della condizione \u00e8 facile da vedere, perch\u00e9 si esprime in centinaia di migliaia, perch\u00e9 tutto il mondo ne \u00e8 affetto. Ma cosa succede quando la malattia dalla quale nasce oltre a non avere una causa non ha neanche una cura, e la condizione di malato diventa permanente? Cosa ce ne facciamo di quella domanda allora? Come ci trasformer\u00e0 tutta quella rabbia? Ho chiesto al Dottore di abbandonare la gabbia delle parole scientifiche e camminare per un po&#8217; insieme a me dove si scivola, di immaginare la mia vita come una stanza che prima era rumorosa e ora si \u00e8 svuotata. Nel suo ultimo libro, pubblicato da Einaudi Stile Libero in febbraio 2021, Francesca Mannocchi decide di ascoltare e di dare spazio a queste ed altre domande che una diagnosi di sclerosi multipla recidivante-remittente porta con s\u00e9. \u00c8 il suo viaggio della vita fino a qui ripercorso attraverso il filtro della malattia. Attraverso questa ora tutto passa di nuovo: cambia il modo di guardare il passato, devia il tempo che scandisce il presente e opacizza l\u2019idea di futuro che esisteva fino a quel momento. Ma Francesca rifiuta di diventarne vittima e anzi ne fa uno strumento attraverso cui ri-conoscere se stessi e gli altri. Osservando gli effetti della malattia sulla vita di uno, come questa cambia il modo di essere figli, genitori, compagni, cittadini, parte del sistema economico e produttivo ci rendiamo conto che questa in realt\u00e0 si allarga su altre vite, su intere famiglie e quindi sulle comunit\u00e0. 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Ricercando parole esatte, tenta di tradurre quello che accade al suo corpo perch\u00e9 \u00abla lingua della medicina non coincide col male che prova a descrivere\u00bb e a chiamare le cose con il proprio nome, perch\u00e9 \u00able parole che\u00a0 usiamo disegnano la realt\u00e0, e se le usiamo in maniera impropria ci illudiamo di vivere realt\u00e0 inesistenti\u00bb. \u00c8 proprio questa una delle tante piccole grandi rivoluzioni compiute con questo libro: rivendicare l\u2019importanza e il peso delle parole. Francesca crede in una parola che disturba, che non \u00e8 mai leggera e che \u00e8 spesso l\u2019unica arma per mettere in ordine mettendo in disordine, magari per cambiare le cose. E cos\u00ec quel \u201cperch\u00e9 a me?\u201d e la sua rabbia non cessano di esistere ma si rimpiccioliscono, si sgonfiano e in parte si trasformano. Mentre Francesca impara \u00abun nuovo modo di sorridere\u00bb, noi impariamo a guardare di nuovo al dramma del singolo, a riconoscerlo come un problema collettivo, ad accettare la fragilit\u00e0 come un processo sociale, di cui (imparare a) non avere vergogna. Il racconto di una vita ordinaria alle prese con le paure e i problemi legati ad un evento straordinario, eppure cos\u00ec ordinario com\u2019\u00e8 la malattia ci ricorda che davanti a questa diventiamo tutti uguali e che tali dovremmo essere anche davanti all\u2019accesso alle cure e alla sua sostenibilit\u00e0.\u00a0Per questo dovremmo occuparcene, anche prima, anche senza, che la profezia del \u201cfinch\u00e9 non ti tocca da vicino\u201d si avveri e i numeri non raggiungono l\u2019emergenza sanitaria. Un libro &#8220;dove io si dice per dire \u2013 per essere \u2013 noi&#8221;. (dalla poesia di Pierluigi Cappello &#8211; Assetto di volo) &nbsp; Sulle soglie del testo Valentina Notarberardino nel suo libro Fuori di testo (Ponte alle Grazie 2021) racconta come tra i vari elementi paratestuali, uno, l\u2019epigrafe \u00e8 tra le scelte pi\u00f9 personali dell\u2019autore legandosi indissolubilmente alla sua idea dell\u2019opera. Francesca Mannocchi ne semina abbastanza in esergo ad alcuni capitoli. Non c\u2019\u00e8, almeno non si percepisce, una sistematicit\u00e0 ma, come direbbe mia nonna e forse anche Rita, ce ne sono come la farina nei dolci: \u2018quanto basta\u2019. Le citazioni rivelano passione e profonda conoscenza per la poesia del Novecento ma anche contemporanea, spaziando da Ingeborg Bachmann a Mariangela Gualtieri. Versi che racchiudono lo spirito del capitolo che precedono, attraverso i quali Francesca sembra ritornare alla Bellezza esistente, infine che contribuiscono ad innalzare la dignit\u00e0 letteraria dei temi che emergono dalla convivenza con l\u2019ospite indesiderato. La poesia di Marianne Moore \u2018I May, I Might, I Must\u2019 sembra essere l\u2019epigrafe pi\u00f9 emblematica, che raccoglie in s\u00e9 tutto il bianco del danno ma anche la resilienza di chi l\u2019ha scelta in apertura del libro. &nbsp; &#8220;If you tell me why the fen appears impassable, I then will tell you why I think that I can get across it , if I try&#8221;. &nbsp; La copertina L\u2019illustrazione della copertina \u00e8 stata affidata al realismo di Manuele Fior, tra i pi\u00f9 grandi fumettisti contemporanei. Fior si distingue per un tratto leggero e dal suo uso di colori tradizionali come acrilici e tempere. 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Il suo primo libro, Io Khaled vendo uomini e sono innocente (Einaudi Stile Libero 2019) ha vinto il Premio Estense nel 2019.\u00a0 Per le sue inchieste sul traffico di migranti e sulle carceri libiche le sono stati conferiti vari premi giornalistici. Ha co-diretto il documentario Isis, Tomorrow presentato alla 75a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. In tutti i suoi lavori, la ricostruzione della storia, dei conflitti passa attraverso le vite di chi li ha vissuti. Non senza fatica, Francesca si pone in una condizione di ascolto priva di giudizio, cercando sempre di \u00abfare (e farsi) domande trascurate\u00bb incontrando \u00abl&#8217;entusiasmo e lo sconforto del non capire\u00bb, come scrive lei nei ringraziamenti in Porti ciascuno la sua colpa (Laterza, 2019). Ci racconta storie che trascendono le nostre definizioni di bene e male e ci spinge ad andare oltre le spiegazioni semplicistiche, che non esistono davvero mai. 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