{"id":6258,"date":"2021-05-11T12:00:13","date_gmt":"2021-05-11T10:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=6258"},"modified":"2021-05-11T10:06:19","modified_gmt":"2021-05-11T08:06:19","slug":"il-serpente-di-stig-dagerman-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/il-serpente-di-stig-dagerman-recensione\/","title":{"rendered":"Il Serpente di Stig Dagerman &#8211; Recensione"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6260\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Stig-Dagerman-195x300.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Stig-Dagerman-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Stig-Dagerman-16x24.jpg 16w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Stig-Dagerman-23x36.jpg 23w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Stig-Dagerman-31x48.jpg 31w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Stig-Dagerman.jpg 260w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/>Nell\u2019autunno del 1945 un nuovo, giovane talento veniva riconosciuto nel mondo letterario svedese: <strong>Stig Dagerman<\/strong>, appena ventiduenne, esordiva con il suo primo romanzo, <em>Il Serpente<\/em>. Bench\u00e9 sia l\u2019esordio del celebre scrittore, <em>Il Serpente<\/em> \u00e8 rimasto inedito in Italia finora, ed \u00e8 stato pubblicato per la prima volta da Iperborea nel gennaio 2021.<\/p>\n<p>Dagerman, nell\u2019anno della sua prima pubblicazione, per quanto giovanissimo, era gi\u00e0 attivo nello scenario culturale e politico svedese: attivista e militante anarchico fin dall\u2019adolescenza, era caporedattore della rivista \u201cArbetaren\u201d per la quale gi\u00e0 da tempo scriveva poesie e articoli di critica. Con la pubblicazione del <em>Serpente<\/em> entr\u00f2 ufficialmente a far parte della cerchia dei letterati pi\u00f9 influenti della sua epoca.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalla prima pubblicazione, la critica ebbe problemi a catalogare questo libro in un genere letterario ben definito: <em>Il Serpente<\/em> \u00e8 infatti un <strong>romanzo dalla struttura del tutto singolare<\/strong>. I protagonisti della prima parte (<em>Ir\u00e8ne<\/em>) infatti scompaiono completamente nella seconda (<em>Non riusciamo a dormire<\/em>), che apre le porte a una serie di capitoli \u2013 o racconti? \u2013 nei quali a prendere la parola sono una serie di personaggi appartenenti ad uno stesso scenario, una caserma militare di Stoccolma. Le voci e i punti di vista continuano ad alternarsi di capitolo in capitolo richiedendo al lettore estrema attenzione. Per capire e collegare le vicende narrate \u2013 a volte addirittura solo alluse \u2013 \u00e8 necessaria un\u2019attiva partecipazione; solo raccogliendo tutti gli indizi, racchiusi all\u2019interno del libro come in scatole cinesi, sar\u00e0 possibile riconoscere e capire il senso vero della trama e il suo messaggio.<\/p>\n<p>Il testo, che inizialmente sembra un insieme sconnesso di racconti, \u00e8 in realt\u00e0 ricco di anticipazioni, allusioni e rimandi interni che creano coerenza e riportano il lettore sempre verso gli stessi due temi ricorrenti: <strong>la paura e l\u2019angoscia<\/strong>. <em>Il Serpente<\/em> \u00e8 infatti un romanzo sul senso di colpa e sul terrore, \u00e8 un libro in grado di esprimere il clima di inquietudine e sgomento creato dagli orrori della guerra e il rettile velenoso ne rappresenta il simbolo pi\u00f9 potente, dal quale non si pu\u00f2 fuggire.<\/p>\n<blockquote><p>Corrono leggeri per i prati, alcuni forse giocano addirittura al calcio, facendo finta di non sapere che si trascinano dietro la loro paura come una palla di cannone al piede. Forse si illudono che ci si vaccini contro la paura come contro il vaiolo. Poi arriva un giorno in cui un serpente sparisce in una stanza. Ci si dispera, lo si cerca, ma non si riesce a trovarlo. Cosa bisogna fare? Allora si capisce che la paura \u00e8 una malattia che \u00e8 sempre l\u00ec, latente, che cerca di strisciare lungo i pi\u00f9 sottili filamenti della coscienza e li punzecchia finch\u00e9 si scaldano e bruciano.<\/p><\/blockquote>\n<p>Dagerman usa parte della sua esperienza per gettare le basi di questo romanzo. Il <strong>richiamo alla vita militare<\/strong> <strong>dell\u2019autore<\/strong> \u00e8 infatti evidente; ci\u00f2 nonostante non \u00e8 corretto definire <em>Il Serpente <\/em>un volume di memorie o una descrizione della vita militare. La caserma \u00e8 solo un espediente per toccare temi molto pi\u00f9 profondi e generali.<\/p>\n<p>La prima parte del romanzo si intitola <em>Ir\u00e8ne<\/em> ed \u00e8 un lungo racconto ambientato in un campo di addestramento della campagna svedese. Qui il serpente compare per la prima volta nella sua forma concreta di rettile velenoso e viene catturato da Bill, una giovane recluta, che lo nasconde nel suo zaino. Questo gesto, compiuto a cuor leggero, disturber\u00e0 profondamente la quiete del soldato e delle persone che lo circondano: il serpente, che crede di avere al sicuro nello zaino, si tramuter\u00e0 in angoscia e infester\u00e0 i sogni di Bill, getter\u00e0 nel panico gli amici e confonder\u00e0 realt\u00e0 e fantasia tanto a lui quanto a Ir\u00e8ne \u2013 personaggio che d\u00e0 il titolo al racconto.<\/p>\n<p>La seconda parte, <em>Non riusciamo a dormire<\/em>, \u00e8, come gi\u00e0 detto, composta da sei capitoli raccontati dalle diverse voci dei soldati di una caserma di Stoccolma. Per comprendere appieno il nesso tra le due parti, il lettore deve attendere fino al penultimo capitolo, intitolato proprio <em>Il Serpente<\/em>, in cui viene svelato che il rettile catturato da Bill finisce, forse per volont\u00e0 dello stesso Bill, nello zaino di un\u2019altra recluta che, dopo aver partecipato alle esercitazioni in campagna, viene inviata alla caserma di Stoccolma. Qui il serpente si libera, spargendo il panico tra i soldati di una camerata che, proprio per questa ragione, oppressi dall\u2019angoscia, non riescono a dormire.<\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 solo che, quando il caporale di giornata spegne la luce sul soffitto dopo il passaggio di consegne e noi ci infiliamo sotto le coperte polverose e pesanti, ognuno di noi sente all\u2019improvviso un vago, pungente odore di paura salire dalle fessure del pavimento. Noi cerchiamo di difenderci. Magari ci tiriamo le coperte sopra la testa e ci tappiamo le orecchie con le mani, gelate dopo la visita ai bagni. Dopo un po\u2019 per\u00f2 dobbiamo arrenderci.<\/p><\/blockquote>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6261\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-151x300.jpg\" alt=\"\" width=\"151\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-151x300.jpg 151w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-516x1024.jpg 516w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-773x1536.jpg 773w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-1031x2048.jpg 1031w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-1140x2264.jpg 1140w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-12x24.jpg 12w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-18x36.jpg 18w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente-24x48.jpg 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Il-serpente.jpg 1201w\" sizes=\"(max-width: 151px) 100vw, 151px\" \/>Qui il serpente \u00e8 la manifestazione vera e propria della paura, di quella paura che \u2013 come ci insegna il personaggio Scriver nell\u2019ultimo capitolo \u2013 \u00e8 inestirpabile dalla condizione umana. Questo terrore \u00e8 onnipresente e ricorre nel testo non solo attraverso la figura concreta del rettile, ma anche nel suo continuo riapparire sotto forme metaforiche: al serpente assomiglia la lingua di una vecchia, serpenti sono le file di soldati alla mensa, Bill sogna che una granata gli esploda tra le mani e i frammenti della bomba siano come serpentelli.<\/p>\n<p>E se il serpente rappresenta la paura, l\u2019anello di ferro rappresenta l\u2019angoscia che ne consegue. \u00c8 questa la seconda figura metaforica che spesso ricompare all\u2019interno del libro. Lo si incontra per la prima volta dentro <em>Ir\u00e8ne<\/em>, quando un sergente scorge il serpente strisciargli a fianco e viene colto da un crampo che \u00ablo stringe come un cerchio di ferro\u00bb. <em>Il cerchio di ferro<\/em> \u00e8 il titolo stesso di uno dei capitoli del libro in cui l\u2019anarchico Edmund paragona l\u2019anello al senso di angoscia che deriva dal sentirsi inerme e in potere dello Stato. Ancora una volta \u00e8 un cerchio di ferro quello che compare attorno al bambino che viene portato via da uno sconosciuto vestito di nero e mentre il soldato S\u00f6renson assiste alla scena senza intervenire \u2013 forse per codardia, forse per indifferenza \u2013 \u00e8 un anello di acciaio che si stringe tutto attorno a lui, soffocandolo.<\/p>\n<p>La <strong>ricchezza del linguaggio metaforico<\/strong> \u00e8 sicuramente il punto di forza del romanzo, ma altrettanto importanti sono temi come la critica allo stato, alla guerra e alla realt\u00e0 militare crudele e oppressiva. Torna ancora una volta lo spirito di ribellione e insofferenza nei confronti della realt\u00e0, trama sempre presente nei lavori di Dagerman.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente come lo scrittore abbia qualcosa di importante da dire, come cerchi disperatamente di comunicare al lettore un messaggio importante, quasi come se volesse salvarlo. Questo <strong>\u00abinsopprimibile bisogno di comunicazione\u00bb<\/strong> accompagna Dagerman per tutta la sua vita di scrittore, ma si trasforma inesorabilmente, sfociando sempre di pi\u00f9 nella negativit\u00e0. Lo troviamo di nuovo in <em>Bambino bruciato<\/em> che, con il suo crudo realismo, parla delle contraddizioni e dell\u2019ingiustizia della vita e di come alla fine l\u2019uomo si ritrovi inevitabilmente smascherato da essa. Ritorna anche in <em>Il nostro bisogno di consolazione<\/em>, monologo scritto da Dagerman per un giornale solo pochi anni prima di togliersi la vita. In questa sua ultima opera il lettore assiste alla distruzione di tutte le proprie speranze e viene lasciato nudo e inerme di fronte alla realt\u00e0: non c\u2019\u00e8 via di fuga per l\u2019uomo da una vita di angoscia e dolore.<\/p>\n<p>Ma a questa condizione di infelicit\u00e0 esistenziale, l\u2019uomo deve dare una risposta e, come dice Dagerman attraverso Scriver nell\u2019ultimo capitolo del <em>Serpente<\/em>, questo compito spetta allo scrittore, la cui paura \u00ab\u00e8 la pi\u00f9 grande del mondo\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>Allo stesso modo l\u2019essere umano angosciato deve avere come simbolo chi \u00e8 andato fino in fondo alla sua paura, chi ne sa di pi\u00f9 e la teme meno, perch\u00e9 \u00e8 sua costante abitudine frequentarla. Quell\u2019essere umano \u00e8 lo scrittore. E dunque, essere scrittore non significa avere una paura che \u00e8 pi\u00f9 grande di quella di chiunque altro al mondo?<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Alice De Angeli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019autunno del 1945 un nuovo, giovane talento veniva riconosciuto nel mondo letterario svedese: Stig Dagerman, appena ventiduenne, esordiva con il suo primo romanzo, Il Serpente. Bench\u00e9 sia l\u2019esordio del celebre scrittore, Il Serpente \u00e8 rimasto inedito in Italia finora, ed \u00e8 stato pubblicato per la prima volta da Iperborea nel gennaio 2021. Dagerman, nell\u2019anno della sua prima pubblicazione, per quanto giovanissimo, era gi\u00e0 attivo nello scenario culturale e politico svedese: attivista e militante anarchico fin dall\u2019adolescenza, era caporedattore della rivista \u201cArbetaren\u201d per la quale gi\u00e0 da tempo scriveva poesie e articoli di critica. Con la pubblicazione del Serpente entr\u00f2 ufficialmente a far parte della cerchia dei letterati pi\u00f9 influenti della sua epoca. Gi\u00e0 dalla prima pubblicazione, la critica ebbe problemi a catalogare questo libro in un genere letterario ben definito: Il Serpente \u00e8 infatti un romanzo dalla struttura del tutto singolare. I protagonisti della prima parte (Ir\u00e8ne) infatti scompaiono completamente nella seconda (Non riusciamo a dormire), che apre le porte a una serie di capitoli \u2013 o racconti? \u2013 nei quali a prendere la parola sono una serie di personaggi appartenenti ad uno stesso scenario, una caserma militare di Stoccolma. Le voci e i punti di vista continuano ad alternarsi di capitolo in capitolo richiedendo al lettore estrema attenzione. Per capire e collegare le vicende narrate \u2013 a volte addirittura solo alluse \u2013 \u00e8 necessaria un\u2019attiva partecipazione; solo raccogliendo tutti gli indizi, racchiusi all\u2019interno del libro come in scatole cinesi, sar\u00e0 possibile riconoscere e capire il senso vero della trama e il suo messaggio. Il testo, che inizialmente sembra un insieme sconnesso di racconti, \u00e8 in realt\u00e0 ricco di anticipazioni, allusioni e rimandi interni che creano coerenza e riportano il lettore sempre verso gli stessi due temi ricorrenti: la paura e l\u2019angoscia. Il Serpente \u00e8 infatti un romanzo sul senso di colpa e sul terrore, \u00e8 un libro in grado di esprimere il clima di inquietudine e sgomento creato dagli orrori della guerra e il rettile velenoso ne rappresenta il simbolo pi\u00f9 potente, dal quale non si pu\u00f2 fuggire. Corrono leggeri per i prati, alcuni forse giocano addirittura al calcio, facendo finta di non sapere che si trascinano dietro la loro paura come una palla di cannone al piede. Forse si illudono che ci si vaccini contro la paura come contro il vaiolo. Poi arriva un giorno in cui un serpente sparisce in una stanza. Ci si dispera, lo si cerca, ma non si riesce a trovarlo. Cosa bisogna fare? Allora si capisce che la paura \u00e8 una malattia che \u00e8 sempre l\u00ec, latente, che cerca di strisciare lungo i pi\u00f9 sottili filamenti della coscienza e li punzecchia finch\u00e9 si scaldano e bruciano. Dagerman usa parte della sua esperienza per gettare le basi di questo romanzo. Il richiamo alla vita militare dell\u2019autore \u00e8 infatti evidente; ci\u00f2 nonostante non \u00e8 corretto definire Il Serpente un volume di memorie o una descrizione della vita militare. La caserma \u00e8 solo un espediente per toccare temi molto pi\u00f9 profondi e generali. La prima parte del romanzo si intitola Ir\u00e8ne ed \u00e8 un lungo racconto ambientato in un campo di addestramento della campagna svedese. Qui il serpente compare per la prima volta nella sua forma concreta di rettile velenoso e viene catturato da Bill, una giovane recluta, che lo nasconde nel suo zaino. Questo gesto, compiuto a cuor leggero, disturber\u00e0 profondamente la quiete del soldato e delle persone che lo circondano: il serpente, che crede di avere al sicuro nello zaino, si tramuter\u00e0 in angoscia e infester\u00e0 i sogni di Bill, getter\u00e0 nel panico gli amici e confonder\u00e0 realt\u00e0 e fantasia tanto a lui quanto a Ir\u00e8ne \u2013 personaggio che d\u00e0 il titolo al racconto. La seconda parte, Non riusciamo a dormire, \u00e8, come gi\u00e0 detto, composta da sei capitoli raccontati dalle diverse voci dei soldati di una caserma di Stoccolma. Per comprendere appieno il nesso tra le due parti, il lettore deve attendere fino al penultimo capitolo, intitolato proprio Il Serpente, in cui viene svelato che il rettile catturato da Bill finisce, forse per volont\u00e0 dello stesso Bill, nello zaino di un\u2019altra recluta che, dopo aver partecipato alle esercitazioni in campagna, viene inviata alla caserma di Stoccolma. Qui il serpente si libera, spargendo il panico tra i soldati di una camerata che, proprio per questa ragione, oppressi dall\u2019angoscia, non riescono a dormire. \u00c8 solo che, quando il caporale di giornata spegne la luce sul soffitto dopo il passaggio di consegne e noi ci infiliamo sotto le coperte polverose e pesanti, ognuno di noi sente all\u2019improvviso un vago, pungente odore di paura salire dalle fessure del pavimento. Noi cerchiamo di difenderci. Magari ci tiriamo le coperte sopra la testa e ci tappiamo le orecchie con le mani, gelate dopo la visita ai bagni. Dopo un po\u2019 per\u00f2 dobbiamo arrenderci. Qui il serpente \u00e8 la manifestazione vera e propria della paura, di quella paura che \u2013 come ci insegna il personaggio Scriver nell\u2019ultimo capitolo \u2013 \u00e8 inestirpabile dalla condizione umana. Questo terrore \u00e8 onnipresente e ricorre nel testo non solo attraverso la figura concreta del rettile, ma anche nel suo continuo riapparire sotto forme metaforiche: al serpente assomiglia la lingua di una vecchia, serpenti sono le file di soldati alla mensa, Bill sogna che una granata gli esploda tra le mani e i frammenti della bomba siano come serpentelli. E se il serpente rappresenta la paura, l\u2019anello di ferro rappresenta l\u2019angoscia che ne consegue. \u00c8 questa la seconda figura metaforica che spesso ricompare all\u2019interno del libro. 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Torna ancora una volta lo spirito di ribellione e insofferenza nei confronti della realt\u00e0, trama sempre presente nei lavori di Dagerman. \u00c8 evidente come lo scrittore abbia qualcosa di importante da dire, come cerchi disperatamente di comunicare al lettore un messaggio importante, quasi come se volesse salvarlo. Questo \u00abinsopprimibile bisogno di comunicazione\u00bb accompagna Dagerman per tutta la sua vita di scrittore, ma si trasforma inesorabilmente, sfociando sempre di pi\u00f9 nella negativit\u00e0. Lo troviamo di nuovo in Bambino bruciato che, con il suo crudo realismo, parla delle contraddizioni e dell\u2019ingiustizia della vita e di come alla fine l\u2019uomo si ritrovi inevitabilmente smascherato da essa. Ritorna anche in Il nostro bisogno di consolazione, monologo scritto da Dagerman per un giornale solo pochi anni prima di togliersi la vita. In questa sua ultima opera il lettore assiste alla distruzione di tutte le proprie speranze e viene lasciato nudo e inerme di fronte alla realt\u00e0: non c\u2019\u00e8 via di fuga per l\u2019uomo da una vita di angoscia e dolore. Ma a questa condizione di infelicit\u00e0 esistenziale, l\u2019uomo deve dare una risposta e, come dice Dagerman attraverso Scriver nell\u2019ultimo capitolo del Serpente, questo compito spetta allo scrittore, la cui paura \u00ab\u00e8 la pi\u00f9 grande del mondo\u00bb: Allo stesso modo l\u2019essere umano angosciato deve avere come simbolo chi \u00e8 andato fino in fondo alla sua paura, chi ne sa di pi\u00f9 e la teme meno, perch\u00e9 \u00e8 sua costante abitudine frequentarla. Quell\u2019essere umano \u00e8 lo scrittore. 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