{"id":6460,"date":"2021-06-15T12:00:43","date_gmt":"2021-06-15T10:00:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=6460"},"modified":"2021-06-13T12:56:49","modified_gmt":"2021-06-13T10:56:49","slug":"intervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/intervista\/","title":{"rendered":"Chi ha paura del freelancing? Intervista a Alessandra Zengo"},"content":{"rendered":"<h2>Editor, chi \u00e8 costui?<\/h2>\n<p><strong>Editor<\/strong>: professione pi\u00f9 desiderata dagli aspiranti lavoratori nel campo editoriale.<\/p>\n<p>Il mondo, come ormai sappiamo bene, \u00e8 composto da un numero tendente a quasi infinito di \u201cbolle\u201d: ognuno della propria saprebbe tratteggiare le caratteristiche: gusti, idiosincrasie, tendenze politiche e via discorrendo.<\/p>\n<p>Nella \u201cbolla editoriale\u201d l\u2019editor \u00e8 quella figura mitologica e tanto riverita, che per\u00f2 nelle altre bolle \u00e8 quasi sconosciuta. Al di fuori della vostra ristretta cerchia di colleghi e amici intellettualoidi, infatti, pochi sapranno di cosa si occupa un editor.<\/p>\n<p>Figuriamoci un digital strategist.<\/p>\n<p>Alessandra Zengo \u00e8 entrambe le cose. Su Instagram \u00e8 @<a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/editrix_maxima\/\">editrix_maxima<\/a>, ed \u00e8 molto attiva sia per questioni editoriali sia per tutto quello che concerne il suo universo personale (dalla passione per Sherlock, passando per le sue adorate macchine da scrivere per giungere alle sue amate cagnolone). Qualche mese fa ci siamo conosciute \u2013 virtualmente \u2013 e le ho chiesto se fosse disponibile a fare quattro chiacchiere su editoria, mondo del lavoro e digital strategy.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il risultato.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Formazione e professione<\/h3>\n<p><strong>Partiamo dalle basi, qual \u00e8 la tua formazione? E come hai deciso di diventare editor?<\/strong><\/p>\n<p>Formazione un po\u2019 poco scientifica (liceo) e un po\u2019 troppo umanistica (filosofia all\u2019universit\u00e0). Non ho deciso di diventare editor, ma mi ci sono trovata. Da cosa nasce cosa, come diceva Bruno Munari: ho cominciato parlando di libri e ho finito per correggerli, senza passare dal via col tesserino da giornalista.<br \/>\nSolo in un secondo momento, quando avevo gi\u00e0 provato l\u2019ebbrezza della revisione, mi sono fermata a riflettere sul senso dell\u2019editing del testo \u2014 qualsiasi tipo di testo, anche se di solito si pensa al romanzo. E forse \u00e8 stato meglio cos\u00ec, perch\u00e9 a volte la teoria pietrifica, tanto \u00e8 vasta e rizomatica.<\/p>\n<p><strong>Di che tipo di editing ti occupi? Narrativa, saggistica o entrambe?<\/strong><\/p>\n<p>Entrambe, insieme alla varia, ma con una netta prevalenza della narrativa letteraria e di genere. Non mi occupo, invece, di poesia e teatro.<br \/>\nL\u2019editing contenutistico cambia a seconda del tipo di libro: in un romanzo ci si concentra sulla trama, sulla caratterizzazione e sullo sviluppo dei personaggi, sui dialoghi, sulla lingua, sul <em>world building<\/em>, nel caso del fantastico, e cos\u00ec via; in un saggio la questione stilistica si pone ancora, in relazione al pubblico e al grado di specializzazione, mentre il resto scompare, lasciando spazio a preoccupazioni strutturali, retoriche e argomentative.<\/p>\n<blockquote><p>Il line editing, invece, sta bene su tutto.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Che profilo hanno i tuoi clienti: lavori per agenzie, case editrici o per privati? Quali sono le soluzioni che proponi loro?<\/strong><\/p>\n<p>Non ho mai collaborato con agenzie letterarie e service editoriali.<br \/>\nLe agenzie ricoprono un ruolo fondamentale, ma nell\u2019ultimo decennio \u00e8 andato consolidandosi un nuovo standard, quello della \u201ctassa di lettura\u201d: lo scrittore, per essere considerato, deve accettare una valutazione a pagamento del proprio manoscritto. A volte il lettore professionista \u00e8 un dipendente, altre volte \u00e8 un collaboratore esterno che poi corrisponde una percentuale all\u2019agenzia. Succede pure che lo scrittore debba sostenere i costi dell\u2019editing, peraltro senza alcuna garanzia di rappresentanza. Nella mia idea di editoria, l\u2019agente letterario chiede una percentuale (fino a qualche anno fa era fissata al 10%, adesso \u00e8 raddoppiata) sull\u2019anticipo e sulle royalties che vengono corrisposti agli autori. Se l\u2019agente guadagna a monte, cio\u00e8 dal cliente, viene meno l\u2019incentivo (pecuniario) nel piazzamento dei titoli presso le case editrici, no?<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato della barricata si trovano i service editoriali, che non sono noti per la qualit\u00e0 del lavoro svolto. In effetti, se lo scopo del service \u00e8 la concentrazione del processo produttivo (ideazione, stesura, editing, correzione, grafica e impaginazione) al miglior prezzo, la cura del prodotto non sar\u00e0 certo la preoccupazione principale. E nemmeno le tutele dei lavoratori: pochissimi, infatti, godono di un regolare contratto. I compensi per i collaboratori esterni a Partita Iva? Spesso inferiori a quelli offerti dagli editori.<br \/>\nHo lavorato e continuo a lavorare per alcuni gruppi editoriali. Sempre meno, per\u00f2, visto che le tariffe e le tempistiche sono molto lontane dall\u2019ideale. Nella mia esperienza, i privati e le aziende di altri settori pagano prima e pagano meglio.<\/p>\n<p><strong>Tu sei editor e digital strategist, come sei arrivata a coniugare questi due aspetti nella tua professione? E cosa significa essere digital strategist per l\u2019editoria?<\/strong><\/p>\n<p>Quando mi chiedono che lavoro faccio, rispondo soltanto \u201ceditor\u201d e poi, invece di aspettare la consueta espressione di perplessit\u00e0, specifico: \u201ccorreggo libri\u201d. Non correggo solo libri, ma la parte redazionale \u00e8 quella meno complessa da spiegare a chi non \u00e8 del mestiere.<\/p>\n<blockquote><p>Per una buona fetta della popolazione le professioni digitali sono ancora oscure, indistinguibili, e forse non a torto dato che le definizioni sono arbitrarie, e cambiano con la stessa frequenza delle previsioni metereologiche. Ognuno sceglie (o s\u2019inventa) il <em>job title<\/em> che preferisce, al di l\u00e0 delle mansioni.<\/p><\/blockquote>\n<p>E non parliamo delle liste di \u201c<em>skills<\/em>\u201d richieste negli annunci online: le aziende italiane hanno creato il mito del social media manager strategist copywriter editor webmaster videomaker graphic designer promoter ufficio stampa. Una figura mitologica che dovrebbe essere pagata a peso d\u2019oro, se esistesse sul serio, e che invece vorrebbero inquadrare come stagista ma con promessa di assunzione a 1.300 euro al mese. Il problema \u00e8 che la gente finisce per crederci, e sentirsi in difetto nella comparazione.<\/p>\n<p>Nel mio caso le due cose, l\u2019editoria e il digitale, sono emerse e cresciute insieme. Ho cominciato il mio percorso sul web nel 2009 con un blog collettivo e una rivista (che ha avuto un grandissimo successo nonostante non sia mai stata stampata), e da l\u00ec non mi sono mossa. Mi piace sperimentare con la fisicit\u00e0 del progetto, della carta, del libro, ma il mio <em>mainframe<\/em> \u00e8 tarato sull\u2019immateriale, sulla comunicazione asincrona, sui bit. Sulla possibilit\u00e0 di fare cose che prima non si potevano fare, sulle commistioni tra vecchio e nuovo. La nostalgia per l\u2019analogico c\u2019\u00e8 (colleziono macchine da scrivere meccaniche!) ma il procedimento \u00e8 inverso: dal digitale al reale; o meglio, concreto, perch\u00e9 pure tutto ci\u00f2 che \u00e8 digitale \u00e8 reale, hegelianamente parlando.<br \/>\nTemo che un digital strategist per l\u2019editoria sia destinato a scontrarsi con un solidissimo muro di gomma. Le case editrici ci stanno dimostrando, giorno dopo giorno, quanto poca importanza diano alla comunicazione online.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Freelancing: pro e contro<\/h3>\n<p><strong>Cosa significa per te lavorare come freelance? Quali sono i punti di forza e di debolezza rispetto al lavoro da dipendente?<\/strong><\/p>\n<p>Breve riassunto della vita da freelance. Non so dire se siano pregi o difetti, in assoluto; penso dipenda da aspettative, preferenze e sensibilit\u00e0 individuali.<\/p>\n<p>\u2014 Nessun bisogno di uscire di casa e passare ore affollate e asfissianti sui mezzi pubblici o nel traffico. Nessuna vita da ufficio a cui conformarsi. Nessun capo, magari meno qualificato, a cui rendere conto. Nessun collega sgradito. E addio alle \u201c<em>call<\/em>\u201d inutili che si potrebbero risolvere con uno scambio di e-mail.<br \/>\n\u2014 La possibilit\u00e0 di guadagnare molto di pi\u00f9, o molto di meno, con le tipiche fluttuazioni da borsa finanziaria. E la possibilit\u00e0, da non sottovalutare, di scegliere i progetti e le persone da seguire. Lo scenario reale sar\u00e0 liberatorio o limitante a seconda della propria esperienza e notoriet\u00e0.<br \/>\n\u2014 L\u2019impossibilit\u00e0 di sfuggire all\u2019ubiquit\u00e0 imposta dalla libera professione: non ci si pu\u00f2 limitare al compito specifico da svolgere, come un dipendente, ma \u00e8 essenziale dedicarsi anche a tutto quanto ci gravita attorno \u2014 la contabilit\u00e0, la promozione, la vendita, la comunicazione, la manutenzione ecc. <strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per quanto riguarda pi\u00f9 strettamente il lavoro con la L maiuscola: come ti sei procurata i primi clienti, sia come editor che come digital strategist? Hai qualche consiglio per chi volesse intraprendere la strada del freelance?<\/strong><\/p>\n<p>Esistono due categorie di freelance editoriali: chi apprezza la (relativa) stabilit\u00e0 di service e case editrici, e chi preferisce la mutevolezza dei clienti privati.<\/p>\n<p>Nel primo caso, ci si propone in un modo affatto differente dal redattore che cerca un impiego a tempo indeterminato: bisogna preparare un curriculum, bussare alle porte dei propri interlocutori e sperare che rispondano per elemosinare una prova di qualche tipo (lettura, correzione, editing, ecc.). Il processo, gi\u00e0 penoso di suo, \u00e8 complicato da un brutto vizio tipico dell\u2019editoria: operare nell\u2019ombra e non pubblicare annunci di lavoro. E cos\u00ec le opportunit\u00e0 d\u2019ingresso si riducono drasticamente, e non per colpa della preparazione dei candidati.<\/p>\n<p>Nel secondo caso, il curriculum tradizionale non serve. Io non lo aggiorno dal 2015, credo. Ci\u00f2 che serve, invece, \u00e8 una presenza online solida, a partire da un sito ottimizzato per i motori di ricerca. Se i testi saranno scritti bene, se la presentazione non sar\u00e0 l\u2019ennesima variazione sullo stesso tema, se le tariffe saranno facili da trovare, risparmierete tempo nel rispondere alle richieste e attirerete i clienti <em>giusti<\/em>, che apprezzeranno la vostra personalit\u00e0 e il vostro metodo di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Valentina Diod\u00e0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Editor, chi \u00e8 costui? Editor: professione pi\u00f9 desiderata dagli aspiranti lavoratori nel campo editoriale. Il mondo, come ormai sappiamo bene, \u00e8 composto da un numero tendente a quasi infinito di \u201cbolle\u201d: ognuno della propria saprebbe tratteggiare le caratteristiche: gusti, idiosincrasie, tendenze politiche e via discorrendo. 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Formazione un po\u2019 poco scientifica (liceo) e un po\u2019 troppo umanistica (filosofia all\u2019universit\u00e0). Non ho deciso di diventare editor, ma mi ci sono trovata. Da cosa nasce cosa, come diceva Bruno Munari: ho cominciato parlando di libri e ho finito per correggerli, senza passare dal via col tesserino da giornalista. Solo in un secondo momento, quando avevo gi\u00e0 provato l\u2019ebbrezza della revisione, mi sono fermata a riflettere sul senso dell\u2019editing del testo \u2014 qualsiasi tipo di testo, anche se di solito si pensa al romanzo. E forse \u00e8 stato meglio cos\u00ec, perch\u00e9 a volte la teoria pietrifica, tanto \u00e8 vasta e rizomatica. Di che tipo di editing ti occupi? Narrativa, saggistica o entrambe? Entrambe, insieme alla varia, ma con una netta prevalenza della narrativa letteraria e di genere. Non mi occupo, invece, di poesia e teatro. 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In effetti, se lo scopo del service \u00e8 la concentrazione del processo produttivo (ideazione, stesura, editing, correzione, grafica e impaginazione) al miglior prezzo, la cura del prodotto non sar\u00e0 certo la preoccupazione principale. E nemmeno le tutele dei lavoratori: pochissimi, infatti, godono di un regolare contratto. I compensi per i collaboratori esterni a Partita Iva? Spesso inferiori a quelli offerti dagli editori. Ho lavorato e continuo a lavorare per alcuni gruppi editoriali. Sempre meno, per\u00f2, visto che le tariffe e le tempistiche sono molto lontane dall\u2019ideale. Nella mia esperienza, i privati e le aziende di altri settori pagano prima e pagano meglio. Tu sei editor e digital strategist, come sei arrivata a coniugare questi due aspetti nella tua professione? E cosa significa essere digital strategist per l\u2019editoria? Quando mi chiedono che lavoro faccio, rispondo soltanto \u201ceditor\u201d e poi, invece di aspettare la consueta espressione di perplessit\u00e0, specifico: \u201ccorreggo libri\u201d. Non correggo solo libri, ma la parte redazionale \u00e8 quella meno complessa da spiegare a chi non \u00e8 del mestiere. Per una buona fetta della popolazione le professioni digitali sono ancora oscure, indistinguibili, e forse non a torto dato che le definizioni sono arbitrarie, e cambiano con la stessa frequenza delle previsioni metereologiche. Ognuno sceglie (o s\u2019inventa) il job title che preferisce, al di l\u00e0 delle mansioni. E non parliamo delle liste di \u201cskills\u201d richieste negli annunci online: le aziende italiane hanno creato il mito del social media manager strategist copywriter editor webmaster videomaker graphic designer promoter ufficio stampa. Una figura mitologica che dovrebbe essere pagata a peso d\u2019oro, se esistesse sul serio, e che invece vorrebbero inquadrare come stagista ma con promessa di assunzione a 1.300 euro al mese. Il problema \u00e8 che la gente finisce per crederci, e sentirsi in difetto nella comparazione. Nel mio caso le due cose, l\u2019editoria e il digitale, sono emerse e cresciute insieme. Ho cominciato il mio percorso sul web nel 2009 con un blog collettivo e una rivista (che ha avuto un grandissimo successo nonostante non sia mai stata stampata), e da l\u00ec non mi sono mossa. Mi piace sperimentare con la fisicit\u00e0 del progetto, della carta, del libro, ma il mio mainframe \u00e8 tarato sull\u2019immateriale, sulla comunicazione asincrona, sui bit. Sulla possibilit\u00e0 di fare cose che prima non si potevano fare, sulle commistioni tra vecchio e nuovo. La nostalgia per l\u2019analogico c\u2019\u00e8 (colleziono macchine da scrivere meccaniche!) ma il procedimento \u00e8 inverso: dal digitale al reale; o meglio, concreto, perch\u00e9 pure tutto ci\u00f2 che \u00e8 digitale \u00e8 reale, hegelianamente parlando. Temo che un digital strategist per l\u2019editoria sia destinato a scontrarsi con un solidissimo muro di gomma. Le case editrici ci stanno dimostrando, giorno dopo giorno, quanto poca importanza diano alla comunicazione online. &nbsp; Freelancing: pro e contro Cosa significa per te lavorare come freelance? Quali sono i punti di forza e di debolezza rispetto al lavoro da dipendente? Breve riassunto della vita da freelance. Non so dire se siano pregi o difetti, in assoluto; penso dipenda da aspettative, preferenze e sensibilit\u00e0 individuali. \u2014 Nessun bisogno di uscire di casa e passare ore affollate e asfissianti sui mezzi pubblici o nel traffico. Nessuna vita da ufficio a cui conformarsi. Nessun capo, magari meno qualificato, a cui rendere conto. Nessun collega sgradito. E addio alle \u201ccall\u201d inutili che si potrebbero risolvere con uno scambio di e-mail. \u2014 La possibilit\u00e0 di guadagnare molto di pi\u00f9, o molto di meno, con le tipiche fluttuazioni da borsa finanziaria. E la possibilit\u00e0, da non sottovalutare, di scegliere i progetti e le persone da seguire. Lo scenario reale sar\u00e0 liberatorio o limitante a seconda della propria esperienza e notoriet\u00e0. \u2014 L\u2019impossibilit\u00e0 di sfuggire all\u2019ubiquit\u00e0 imposta dalla libera professione: non ci si pu\u00f2 limitare al compito specifico da svolgere, come un dipendente, ma \u00e8 essenziale dedicarsi anche a tutto quanto ci gravita attorno \u2014 la contabilit\u00e0, la promozione, la vendita, la comunicazione, la manutenzione ecc. Per quanto riguarda pi\u00f9 strettamente il lavoro con la L maiuscola: come ti sei procurata i primi clienti, sia come editor che come digital strategist? Hai qualche consiglio per chi volesse intraprendere la strada del freelance? Esistono due categorie di freelance editoriali: chi apprezza la (relativa) stabilit\u00e0 di service e case editrici, e chi preferisce la mutevolezza dei clienti privati. Nel primo caso, ci si propone in un modo affatto differente dal redattore che cerca un impiego a tempo indeterminato: bisogna preparare un curriculum, bussare alle porte dei propri interlocutori e sperare che rispondano per elemosinare una prova di qualche tipo (lettura, correzione, editing, ecc.). Il processo, gi\u00e0 penoso di suo, \u00e8 complicato da un brutto vizio tipico dell\u2019editoria: operare nell\u2019ombra e non pubblicare annunci di lavoro. E cos\u00ec le opportunit\u00e0 d\u2019ingresso si riducono drasticamente, e non per colpa della preparazione dei candidati. Nel secondo caso, il curriculum tradizionale non serve. Io non lo aggiorno dal 2015, credo. Ci\u00f2 che serve, invece, \u00e8 una presenza online solida, a partire da un sito ottimizzato per i motori di ricerca. Se i testi saranno scritti bene, se la presentazione non sar\u00e0 l\u2019ennesima variazione sullo stesso tema, se le tariffe saranno facili da trovare, risparmierete tempo nel rispondere alle richieste e attirerete i clienti giusti, che apprezzeranno la vostra personalit\u00e0 e il vostro metodo di lavoro. 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